Una pagina da... #1-2014

by - 1/01/2014 04:24:00 PM

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Una pagina da… è la rubrica del mercoledì in cui vi riporto la pagina che sto leggendo del libro che sto leggendo (scusate il gioco di parole!).
In questo primo giorno dell'anno, a tenermi compagnia, ottima compagnia, ho La dinastia.Il romanzo dei cinque imperatori di Andrea Frediani
la dinastia
20131021_173911-1Come gli era saltato in mente di tornare indietro per mare in quella stagione? Quando aveva preso la decisione, aveva detto al suo Stato maggiore di voler dare un senso alla spesa sostenuta per la flotta, per evitare che cinquantamila uomini fossero costretti a percorrere tutti insieme un territorio sterminato e infido tra l'Elba e il Reno, in un periodo in cui il clima poteva essere inclemente.
Ma la realtà era che voleva esplorare il Mare Germanico, approfittare di quell'ultimo scampolo di campagna per arricchire le sue conoscenze etnografiche e culturali, il solo aspetto che lo interessasse davvero della sua permanenza in quelle lande desolate. Sapeva bene che gli uomini avrebbero trovato quantomeno bizzarra una simile motivazione, se non addirittura ridicola. Quindi aveva mentito, semplicemente.
Proprio non era adatto a fare il generale, rifletté mentre assisteva alle operazioni di sbarco dei legionari, dei pochi cavalli serbati per le ricognizioni delle bestie da soma e delle salmerie che non aveva autorizzato a buttare in acqua durante la tempesta. Il mare era ancora piuttosto agitato e pioveva a dirotto. Le scialuppe sobbalzavano sulle onde dando l'impressione di potersi capovolgere da un momento all'altro, ma fortunatamente raggiungevano le spiagge poco distanti dal punto in cui la nave ammiraglia della flotta era finita in secca, oppure sbattevano contro gli scogli al limite della terraferma.
I cavalli, innervositi dal pericoloso rollio delle barche, si imbizzarrivano accentuandone il movimento, scalciando e talvolta colpendo gli uomini con cui erano stipati. Qualcuno cadeva in acqua e scompariva tra i flutti, o lo si vedeva sfracellarsi contro gli scogli.
Ed era tutta colpa sua.Germanico volle scendere per ultimo sulla terraferma, insieme al navarca e agli altri ufficiali. Nel frattempo, si era formata una colonna di soldati, marinai e serventi che risaliva il promontorio ove erano approdati, per allontanarsi dalla zona più soggetta i marosi. Quando toccò terra, il proconsole rimase per qualche istante  a osservare i superstiti della sfortunata traversata. Erano tutti zuppi, avviliti, contusi e feriti, con l'equipaggiamento rovinato o disperso; non sembrava affatto un esercito reduce da due trionfali successi.
Per gli dèi, solo lui era capace di trasformare delle vittorie in sconfitte!La pioggia si ridusse progressivamente fino a cessare, una volta giunti oltre la sommità del promontorio. Ma il cielo rimaneva plumbeo, le nubi tanto basse da sembrare nebbia, la visibilità offuscata da una luce fioca. Il paesaggio era indistinto e non era possibile vedere troppo lontano per capire dove fossero finiti. Ma in goni caso – immaginò Germanico dopo aver risalito la colonna e averne recuperato la testa – anche in una bella giornata sarebbe stato difficile orizzontarsi. Lungo il Mare Germanico, per centinaia di miglia la costa era un'interminabile sequenza di...
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