venerdì 9 maggio 2014

Pagina 69 #11-2014

Inferno

di

Dan Brown

13

Robert Langdon avvertì un'ondata di panico mentre se ne stava davanti alla finestra, gli occhi inchiodati sulla pensione al lato opposto della strada.
La donna dai capelli a spine era appena entrata, ma lui non riusciva a farsene una ragione.
Sentì l'adrenalina scorrergli nel corpo e disgregare ancora una volta i suoi processi mentali. <<Il mio governo ha mandato qualcuno a uccidermi?>>
Sienna sembrava stupefatta quanto lui. <<Ascolta, questo significa che anche il primo attentato alla tua vita, quello in ospedale, aveva l'approvazione del tuo governo.>> Andò a controllare che la porta dell'appartamento fosse chiusa a chiave. <<Se il consolato americano ha il permesso di ucciderti...>> Non finì la frase, ma non ce n'era bisogno. Le implicazioni erano drammatiche.
"Cosa accidenti credono che abbia fatto? Perché il mio stesso governo mi sta dando la caccia?"
Di nuovo, Langdon sentì risuonare nella mente le due parole che, a quanto pareva, aveva continuato a mormorare quando di era trascinato in ospedale.
Very sorry... very sorry.
<<Qui non sei al sicuro>> dichiarò Sienna. <<Non siamo al sicuro.>> Indicò l'altro lato della scala. <<Quella donna ci ha visto scappare insieme dall'ospedale e scommetto che il tuo governo e la polizia stanno già cercando di localizzarmi. Il contratto di questo appartamento è a nome di un'altra persona, che me lo ha subaffittato, ma primo o poi mi troveranno.>> Riportò l'attenzione sulla biocapsula sul tavolo. <<Devi aprirla, subito.>>

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