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Quattro pezzi per capire di cosa si parla, e come.
Editoriale
La Libridinosa manda a quel paese i libri da ombrellone
Eccoli. Puntuali come il caldo, fastidiosi come la sabbia nelle mutande, inevitabili come il vicino di ombrellone che mette la musica a tutto volume e poi ti chiede se ti dà fastidio.
Recensione
'Quello che so di te' di Nadia Terranova
È il primo romanzo di Nadia Terranova che leggo. E adesso che l'ho chiuso, capisco che forse non era il punto di partenza più semplice; non perché sia un libro difficile, ma perché è un libro esigente.
Guida di lettura
Thriller psicologici che funzionano: 9 romanzi che ti rovinano il sonno (con criterio)
Sì, ce ne sono nove che funzionano davvero. No, non sono quelli che ti hanno consigliato in libreria. Qui ti dico quali sono. Spoiler: te ne accorgi sempre troppo tardi.
Classico del mese
Rileggere 'Jane Eyre': il romanzo che il tempo ha dovuto raggiungere
Terza rilettura. Tre giorni. Un pianto che non mi aspettavo più. E la conferma che certi classici non resistono al tempo: lo aspettano.
Le ultime chiacchiere
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Confessione: io ci sono cascata (eccome!)
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L'unico criterio che conta davvero
Perché tutti parlando di "Skippy muore" e io no
Letture, hype e onestà
Comincio da qui, senza prenderla alla larga: in questo periodo non ho voglia di leggere un libro che so già potrei detestare.Lo dico subito, così evitiamo equivoci.
Non è snobismo.
Non è posa intellettuale.
È memoria storica.
I miei precedenti con questo autore non sono felici, Il giorno dell’ape mi ha lasciato addosso una sensazione precisa e inequivocabile: fastidio.
Quello che non evolve, quello che non chiarisce.
Quello che ti infligge ferite a caso e poi se ne va, come se avesse fatto qualcosa di profondo solo perché è stato lungo e ambizioso.
Ecco perché, quando questa settimana ovunque sento nominare Skippy muore, io provo una cosa molto poco letteraria ma molto onesta: indifferenza.
Non irritazione.
Non rifiuto militante.
Proprio indifferenza.
Skippy muore è ovunque.
È il libro di cui bisogna parlare.
Quello che ti colloca subito nella categoria giusta: lettore serio, lettore colto, lettore che ti “capisce”.
Eppure, più tutti ne parlano, più diventa chiaro che il vero protagonista della settimana non è il romanzo.
È il consenso intorno a lui.
Perché questo libro, prima ancora di essere letto, è diventato un segnale.
Un badge.
Un modo per dire: “Io sto da questa parte della letteratura”.
E attenzione: non sto dicendo che Skippy muore non sia un libro importante.
Sto dicendo che, in questo momento, non è il libro giusto per me.
Io oggi nei libri cerco ferite giuste e non casuali, chiarezza e una scrittura che sappia toccare le corde giuste.
Non ho voglia di rischiare di nuovo un’esperienza da cui uscire stanca, distante e con la sensazione di aver letto qualcosa di “necessario” solo sulla carta.
Ho già fatto quell’errore.
L’ho fatto proprio con lo stesso autore.
E l’ho pagato caro, in termini di tempo, energia e fiducia.
Il mio silenzio su Skippy muore, quindi, non è una provocazione.
È un atto di onestà.
Non tutto quello che è di tendenza va letto.
Non tutto quello che tutti amano deve passare anche da me.
E soprattutto, non ogni grande romanzo arriva nel momento giusto per ogni lettore.
Forse Skippy muore è un libro enorme.
Forse è un capolavoro.
Forse mi parlerebbe, in un altro tempo.
Ma oggi no.
E fingere il contrario, solo per partecipare alla conversazione, sarebbe molto più disonesto che tacere.
Perché la lettura non è un dovere civico.
È una relazione.
E se non senti la chiamata, puoi anche non rispondere.
Il vero gesto controcorrente, questa settimana, non è leggere Skippy muore.
È ammettere che non tutto ciò di cui si parla è ciò che ci serve.
E io, oggi, ho scelto altro.
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Dieci frasi che ogni lettore odia sentirsi dire (e risposte ironiche per salvarsi dalla galera)
“Ah, io non ho tempo per leggere.”
Le 10 frasi proibite (e come rispondere senza finire in galera)
“Leggere è una perdita di tempo.”
Risposta ironica: “Hai ragione, in effetti è molto più produttivo guardare un cantiere.”“Io non ho tempo per leggere.”
Risposta ironica: “Tranquillo, anch’io non ho tempo per respirare, ma lo faccio lo stesso.”“Ma a cosa serve leggere?”
Risposta ironica: “Serve a capire perché la gente dice cose assurde e sopravvive senza perdere la sanità mentale.”“I libri sono noiosi.”
Risposta ironica: “Anche ascoltare te, ma lo faccio lo stesso.”“Io preferisco guardare film.”
Risposta ironica: “Io preferirei sotterrarti, ma i bagni delle carceri sono sporchi.”“Non leggo perché mi annoio subito.”
Risposta ironica: “Capisco, la pazienza è sopravvalutata. Meglio continuare a saltare da un reel all’altro.”“Io leggo solo se devo studiare o lavorare.”
Risposta ironica: “Quindi non lo fai da parecchi anni.”“Non mi piacciono i libri strani.”
Risposta ironica: “Se i tuoi familiari pensassero la stessa cosa delle persone, tu saresti un reietto.”“Leggere è roba da secchioni.”
Risposta ironica: “Non leggere è da fascisti.”“Non mi ricordo mai i nomi dei personaggi.”
Risposta ironica: “Ti svelo un segreto: carta, penna e calamaio.”
Riflessione tra le righe
E poi ci fermiamo un attimo a pensare: vivere in un mondo dove la gente crede che leggere sia un lusso o una perdita di tempo è come stare in una biblioteca e sentire qualcuno dire:
“Che palle, troppo silenzio qui dentro!”
Noi lettori lo sappiamo bene: i libri non giudicano, non interrompono, non ti spoilerano la vita con meme stupidi. E allora ci si ritrova, pazienti ma armati di sarcasmo, a navigare tra le frasi proibite con la grazia di chi sa che, prima o poi, il mondo finirà per leggere… o almeno per smettere di fare queste domande assurde.
“Ma a cosa serve leggere?”

















