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Quattro pezzi per capire di cosa si parla, e come.
Editoriale
Instagram non salverà il vostro blog
Il punto non è essere su Instagram o non esserci. Il punto è capire cosa stiamo costruendo davvero e per chi. Perché ci sono tante voci che ti diranno come si fa la bookblogger nel 2026 e quasi tutte ti porteranno verso Instagram.
Recensione
'56 giorni' di Catherine Ryan Howard
Un thriller psicologico ambientato durante il lockdown di Dublino. Ciara e Oliver si incontrano per caso poco prima che il mondo si chiuda e decidono di convivere quasi subito - innescando una dinamica claustrofobica che il romanzo racconta attraverso un doppio binario temporale.
Guida di lettura
Thriller psicologici che funzionano: 9 romanzi che ti rovinano il sonno (con criterio)
Sì, ce ne sono nove che funzionano davvero. No, non sono quelli che ti hanno consigliato in libreria. Qui ti dico quali sono. Spoiler: te ne accorgi sempre troppo tardi.
Classico del mese
'La signora di Wildfell Hall': la rivoluzione silenziosa di Anne Brontë
Charlotte aveva la passione, Emily aveva la tempesta, Anne aveva la realtà. È la differenza che ho sentito più forte durante tutta la lettura. Dove le sorelle costruiscono mondi attraversati dall'eccezionalità romantica, Anne osserva la vita ordinaria e ne registra le crepe.
Le ultime chiacchiere
Cosa è uscito di recente sul blog
Bridgerton: perché la serie Netflix funziona meglio dei libri di Julia Quinn
Stiamo leggendo i classici o li stiamo esponendo?
Tra edizioni da Instagram e superiorità culturale, cosa resta della lettura vera
Tra letteratura e arredamento, una domanda che non è più evitabile
Il ritorno dei classici (ma dove?)
Confessione personale
La superiorità culturale in copertina rigida
La scena tipica
Ne parlavo con Roby
La conseguenza culturale
Difesa appassionata (perché sì, li difendo)
Satira necessaria
Non è una crociata contro il bello
La domanda vera
E allora?
Crisi dell'editoria 2026: tra influencer, sovrapproduzione e scaffali pieni che nessuno guarda
Se il mercato del libro fosse un creator in burnout e la vera rivoluzione fosse comprare meno
Se l'editoria fosse un influencer, sarebbe in terapia
Il romanzo dell'anno. Di nuovo.
Sovrapproduzione: la parola che fa finta di non esistere
Il paradosso tragicomico della crisi
Intanto, lo scaffale di casa tua ti guarda
Comprare meno non è tradire l'editoria
Reading Journal vs Diario di Lettura: differenze, significato e perché non esiste una regola
Manuale semiserio per smettere di litigare sui quaderni
La questione linguistica (spoiler: non è una guerra di liberazione)
Il punto vero: contenitore o prestazione?
- obiettivi da raggiungere
- numeri da superare
- categorie da spuntare
- grafici di performance
La libertà che dà fastidio
Una verità piccola ma solida
I blog sono davvero morti? Perché oggi scrivere online richiede più coraggio di prima
Scrivere non per piacere a tutti, ma per restare fedeli alla propria voce
I blog sono davvero morti?
Perché oggi tenere un blog richiede più coraggio di prima
Quando ho pensato di chiudere il blog (più di una volta)
Il vero problema oggi non è la visibilità
Cosa cerca davvero chi legge ancora i blog
Tenere aperto un blog oggi è una scelta
Come non farsi fregare dai consigli "motivazionali" da lettori perfetti
Perché "se vuoi il tempo lo trovi" è la frase più tossica detta a chi ama leggere
Quando la lettura diventa una disciplina (indovinate: non funziona)
Confessione: io ci sono cascata (eccome!)
"Se vuoi il tempo lo trovi" è una bugia educata
I lettori perfetti non esistono (ma parlano tantissimo)
L'unico criterio che conta davvero
Perché tutti parlando di "Skippy muore" e io no
Letture, hype e onestà
Comincio da qui, senza prenderla alla larga: in questo periodo non ho voglia di leggere un libro che so già potrei detestare.Lo dico subito, così evitiamo equivoci.
Non è snobismo.
Non è posa intellettuale.
È memoria storica.
I miei precedenti con questo autore non sono felici, Il giorno dell’ape mi ha lasciato addosso una sensazione precisa e inequivocabile: fastidio.
Quello che non evolve, quello che non chiarisce.
Quello che ti infligge ferite a caso e poi se ne va, come se avesse fatto qualcosa di profondo solo perché è stato lungo e ambizioso.
Ecco perché, quando questa settimana ovunque sento nominare Skippy muore, io provo una cosa molto poco letteraria ma molto onesta: indifferenza.
Non irritazione.
Non rifiuto militante.
Proprio indifferenza.
Skippy muore è ovunque.
È il libro di cui bisogna parlare.
Quello che ti colloca subito nella categoria giusta: lettore serio, lettore colto, lettore che ti “capisce”.
Eppure, più tutti ne parlano, più diventa chiaro che il vero protagonista della settimana non è il romanzo.
È il consenso intorno a lui.
Perché questo libro, prima ancora di essere letto, è diventato un segnale.
Un badge.
Un modo per dire: “Io sto da questa parte della letteratura”.
E attenzione: non sto dicendo che Skippy muore non sia un libro importante.
Sto dicendo che, in questo momento, non è il libro giusto per me.
Io oggi nei libri cerco ferite giuste e non casuali, chiarezza e una scrittura che sappia toccare le corde giuste.
Non ho voglia di rischiare di nuovo un’esperienza da cui uscire stanca, distante e con la sensazione di aver letto qualcosa di “necessario” solo sulla carta.
Ho già fatto quell’errore.
L’ho fatto proprio con lo stesso autore.
E l’ho pagato caro, in termini di tempo, energia e fiducia.
Il mio silenzio su Skippy muore, quindi, non è una provocazione.
È un atto di onestà.
Non tutto quello che è di tendenza va letto.
Non tutto quello che tutti amano deve passare anche da me.
E soprattutto, non ogni grande romanzo arriva nel momento giusto per ogni lettore.
Forse Skippy muore è un libro enorme.
Forse è un capolavoro.
Forse mi parlerebbe, in un altro tempo.
Ma oggi no.
E fingere il contrario, solo per partecipare alla conversazione, sarebbe molto più disonesto che tacere.
Perché la lettura non è un dovere civico.
È una relazione.
E se non senti la chiamata, puoi anche non rispondere.
Il vero gesto controcorrente, questa settimana, non è leggere Skippy muore.
È ammettere che non tutto ciò di cui si parla è ciò che ci serve.
E io, oggi, ho scelto altro.









