'Dandelion è morta' di Rosie Storey: quando un inizio brillante non basta a salvare un finale già scritto

Dandelion è morta
Autore Rosie Storey
Editore Neri Pozza
Pagine 384 pagine
Uscita 5 giugno 2026
Genere narrativa contemporanea
Jake è innamorato di Dandelion. Un sentimento fulmineo e ostinato. Dandelion è bella, libera, unica. Dandelion, però, è morta da sette mesi. Quando Poppy si imbatte nei messaggi di Jake sul profilo Hinge di Dandelion, avverte una vertigine: il richiamo di una vita che non è più, che pure continua a vivere. Decide di rispondere, di prendere in prestito per una sera il suo nome e la sua voce, per tenere a bada quella nostalgia che le toglie il respiro. Un appuntamento soltanto, nel giorno in cui Dandelion avrebbe compiuto quarant’anni: un gesto imprudente e irresistibile – esattamente il tipo di avventura verso cui sua sorella l’avrebbe spinta, se non altro per allontanarla da Sam, che a Dandelion non è mai piaciuto. Jake, dal canto suo, cerca di resistere al disordine che ha intorno: dopo la fine del suo matrimonio e la scoperta che il fidanzato ventenne della sua ex si è trasferito nella casa di famiglia, desidera qualcosa di vero. Quando incontra la donna che si presenta come Dandelion, sente di averlo trovato. Mentre, una sera dopo l’altra, la curiosità diventa amore, Poppy si ritrova intrappolata nei panni della sorella, nella doppia vita che non aveva avuto intenzione di creare. Eppure, ogni momento che trascorre con Jake sembra genuino, elettrizzante, giusto; tra loro c’è una chimica calda e confusa. Ma che cosa resta quando ci si innamora di una bugia?


C'è un tipo di delusione letteraria che non fa rumore. Non ti fa sbattere il libro sul comodino, non ti fa venire voglia di scrivere all'editore. Ti lascia semplicemente lì, con quella faccia da "ah, ecco", tipo quando ordini un dolce dal menù e arriva esattamente come te lo aspettavi, ma tu speravi ti sorprendesse.

Dandelion è morta di Rosie Storey è esattamente quel libro.

La colpa? L'ho cercata io


Comincio dall'inizio, che è la cosa giusta da fare e che spesso non faccio. Ho letto la quarta di copertina, ho trovato la trama intrigante e - errore fatale - l'ho detto ad alta voce. Ad alta voce. In casa. Con Roby nelle vicinanze... non si fa!

Risultato: è corso in libreria prima che potessi aggiungere "ma forse aspetto un po'." Il libro è arrivato a casa con la stessa velocità con cui arriva la pioggia quando hai appena steso i panni. Non c'è stato verso di rimandare.

Dandelion: un personaggio che non c'è e si sente


Il titolo porta il nome di una morta e quella morta non compare mai. Dandelion esiste solo attraverso i ricordi della sorella Polly, filtrata da un lutto che diventa il motore emotivo di tutto il romanzo. È una scelta narrativa legittima, certo. Ma Dandelion, così costruita, risulta distante quanto basta per non creare empatia vera - è una presenza ingombrante proprio perché è assente e la sua assenza pesa più che commuovere.

È quel tipo di personaggio che, se fosse stato vivo, avrebbe probabilmente irritato parecchio.

Jake: l'unica cosa che funziona davvero


Se c'è un motivo per cui si arriva a pagina cento senza troppa fatica, si chiama Jake. Ha quella qualità rara nei personaggi dei romanzi contemporanei: l'ironia autentica, quella che non costruisce ma sgonfia. La battuta pronta non come difesa ma come modo di stare al mondo. È il tipo di persona con cui vorresti passare un pomeriggio di pioggia a parlare di niente e ti accorgi solo a metà che avete parlato di tutto.

È il personaggio meglio riuscito del libro. Il che rende ancora più frustrante quello che succede dopo.

La seconda parte: lo stesso binario, all'infinito


Superata la fase iniziale - quella in cui Jake e Polly si scoprono, con una leggerezza che a tratti è persino tenera - il romanzo entra in un loop. Polly è innamorata di Jake. Polly sta con Sam. Polly mente a Jake. Polly si sente in colpa. Polly è innamorata di Jake. Polly sta con Sam.

Rosie Storey non esplora questo conflitto: lo ripete. Scene diverse, stesso punto di arrivo. La tensione emotiva che avrebbe potuto crescere si affloscia su sé stessa come un soufflé tirato fuori dal forno troppo presto. Non è che manchi qualcosa di clamoroso, manca la progressione. Quell'impressione che la storia stia andando da qualche parte.

Il finale: scontato come un saldo di gennaio


Dalla metà del romanzo in poi, sapevo già come sarebbe andata. Non come ipotesi: come certezza. E il finale ha confermato tutto, senza un guizzo, senza un'idea che non fosse già nell'aria da più di cento pagine. tutto previsto, tutto calcolato, tutto esattamente dove te lo aspettavi.

Avrei voluto sbagliarmi. Avrei davvero voluto sbagliarmi.

L'unica cosa che mi ha tenuta fino all'ultima pagina, è che Roby mi ha proibito esplicitamente di gettare il libro in mare. E io, che di solito non ho nessun problema a chiudere un libro a metà, stavolta ho obbedito. Forse perché speravo ancora in quel guizzo - anche perché Jake ha un suo perché! O forse perché sono testarda. O probabilmente entrambe le cose.

Lo sguardo di Roby


Il romanzo funziona come struttura in tre atti. Il primo atto è solido: i personaggi hanno peso, la situazione ha potenziale, la scrittura non si perde. Il secondo atto tradisce la premessa: la narratrice sceglie la ripetizione dove serviva lo sviluppo. Il terzo non risolve nulla di nuovo - chiude solo quello che era già chiuso da pagine. Jake è l'unico elemento che mantiene una coerenza interna dall'inizio alla fine. Il resto si consuma senza lasciare traccia.

Quello che rimane


Dandelion è morta non è un romanzo brutto. È qualcosa di peggio: è un romanzo che promette e poi si accontenta. Ha un inizio che funziona, un personaggio che meriterebbe più spazio e una storia che, con scelte diverse, avrebbe potuto sorprendere.

Invece ha scelto la strada più comoda. E le strade più comode, in letteratura, portano sempre nello stesso posto.

Ci sono libri che ti deludono perché falliscono. E poi ci sono quelli che ti deludono perché non hanno neanche provato a rischiare.

Laura

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