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Bookblogger vs Autore emergente: quando il PDF arriva senza bussare

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Tu mi mandi il romance in allegato, io mi faccio il segno della croce La scena è sempre la stessa. Apro la mail.  Oggetto: Proposta di collaborazione  Dentro, la frase rituale: “Sono sicuro che ti piacerà.”  Segue allegato PDF.  Di solito un romance.  O un fantasy con sette casate, tre lune e un protagonista tormentato.  Io che non leggo romance né fantasy.  Io che, da anni, scrivo nero su bianco cosa leggo.  E niente. Arriva il PDF.  Il problema non è che mi mandi il file.  Il problema è che mi mandi la carbonara quando io non la mangio.  Non è una questione di morale. È digestiva.  Il rapporto tra bookblogger e autore emergente è il più fragile del web letterario.  Perché parte da un presupposto romantico: “Se ami i libri, amerai il mio.”  No.  Se amo i libri, amerò alcuni libri.  E amare i libri non significa amare tutti i libri come una zia benevola a Natale.  Quello che mi manda in tilt non è l’as...

Stiamo leggendo i classici o li stiamo esponendo?

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  Tra edizioni da Instagram e superiorità culturale, cosa resta della lettura vera Tra letteratura e arredamento, una domanda che non è più evitabile C'è una cosa che mi provoca un leggero fastidio epidermico. Quel fastidio educato che non fa scenate, ma si mette lì e pulsa. È il proliferare di edizioni meravigliose di classici. Bordi dorati, copertine illustrate, colori coordinati. Set fotografici che sembrano usciti da un catalogo nordico. Bellissime. Sì, bellissime! E io non ne compro nemmeno una. Non per snobismo contrario o purismo accademico. Perché ogni volta che ne vedo una, mi faccio una domanda che mi scotta un po' in bocca: "Lo stiamo leggendo, quel libro? O lo stiamo solo mettendo in posa?" Il ritorno dei classici (ma dove?) Si dice che i classici stiano tornando. Che i giovani li riscoprano. Che le nuove edizioni li rendano accessibili. E io vorrei crederci. Davvero. Ma quello che vedo più spesso non è riscoperta. È scenografia. Classici impilati su tavol...

"Le ragazze di Tunisi" di Luca Bianchini: il ritorno che aspettavo

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LE RAGAZZE DI TUNISI Luca Bianchini Mondadori 260 pagine 19 febbraio 2026 «Non conoscevo davvero la storia della famiglia di mia madre, finché un giorno ho iniziato a fare domande.» Luca Bianchini  Tunisi, 1959-1961. I Brancata sono una delle tante famiglie di origine siciliana che in Tunisia hanno cercato l'America, e non sempre l'hanno trovata. In compenso hanno convissuto pacificamente con i francesi, che fino ad allora comandavano, insieme a tunisini, ebrei e maltesi. In questa cornice cosmopolita, Maria - una bella trentottenne fiera e determinata - vede le sue tre figlie adolescenti diventare grandi. È lei che si occupa di loro perché suo marito lavora in campagna ed è quasi sempre sola. Per far fronte alle difficoltà economiche si dedica a piccoli lavori di sartoria in casa, nel quartiere di Borgel, al pianterreno di una palazzina che si affaccia su un cortile dove tutti conoscono tutti. Al piano di sopra, un vedovo silenzioso la corteggia con discrezione, ma lei è tropp...

Percorsi di lettura per chi vuole diventare un lettore forte

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senza gare, senza cronometro, senza applausi C'è sempre qualcuno, là fuori, che legge cento libri l'anno. E non solo li legge: te lo dice. Magari non gliel'hai chiesto. Magari stavi parlando del meteo. Ma niente: "Ah sì, bellissimo. Io quest'anno sono già a quota 87." E tu, che hai letto tre libri, uno abbandonato a pagina 42 e uno iniziato due volte, ti senti come se fossi arrivato ultimo alla maratona... senza neanche sapere di esserti iscritto. Benvenuti nel magico mondo della lettura trasformata in prestazione sportiva. Cronometro, classifica, grafico a torta. Medaglia d'oro a chi non ha mai riletto una pagina "perché non conta". Ecco. Questa guida nasce contro tutto questo. E a favore di una cosa molto più semplice e molto più rivoluzionaria: la possibilità di diventare lettori forti senza sentirsi inadeguati. Perché questa guida esiste Questa guida esiste perché, a forza di parlare di numeri, obiettivi e challenge, ci siamo dimenticati una ...

Crisi dell'editoria 2026: tra influencer, sovrapproduzione e scaffali pieni che nessuno guarda

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Se il mercato del libro fosse un creator in burnout e la vera rivoluzione fosse comprare meno Se l'editoria fosse un influencer, sarebbe in terapia Immaginatela. Stories alle 9: "Ragazzi, i giovani leggono di più! Fidatevi dei dati!" Stories alle 14: "Il mercato è in crisi. Situazione complessa." Stories alle 22, in penombra: "Non è un periodo semplice." Eco. L'editoria italiana nel 2026 è questo: un creator in burnout che alterna entusiasmo e catastrofismo come se fossero filtri. Un giorno la colpa è di Amazon, un giorno di TikTok. Un giorno della pirateria, quello dopo dei lettori "che non comprano mai abbastanza". Mai, quasi mai, che la domanda sia: stiamo pubblicando troppo? Il romanzo dell'anno. Di nuovo. C'è un'inflazione di capolavori che neanche nel Rinascimento. Gennaio: romanzo dell'anno. Febbraio: il libro che ti distruggerà. Marzo: il caso editoriale definitivo. Aprile: il titolo che cambierà la narrativa conte...

'L'arte di ascoltare i battiti del cuore' di Jan-Philipp Sendker: quando l'amore sceglie di restare

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L'ARTE DI ASCOLTARE I BATTITI DEL CUORE Jan-Philipp Sendker Neri Pozza 304 pagine 12 novembre 2014 A Kalaw, una tranquilla città annidata tra le montagne birmane, vi è una piccola casa da tè dall'aspetto modesto, che un ricco viaggiatore occidentale non esiterebbe a giudicare miserabile. Il caldo poi è soffocante, così come gli sguardi degli avventori che scrutano ogni volto a loro poco familiare con fare indagatorio. Julia Win, giovane newyorchese appena sbarcata a Kalaw, se ne tornerebbe volentieri in America, se un compito ineludibile non la trattenesse lì, in quella piccola sala da tè birmana. Suo padre è scomparso. La polizia ha fatto le sue indagini e tratto le sue conclusioni. Tin Win, arrivato negli Stati Uniti dalla Birmania con un visto concesso per motivi di studio nel 1942, diventato cittadino americano nel 1959 e poi avvocato newyorchese di grido... un uomo sicuramente dalla doppia vita se le sue tracce si perdono nella capitale del vizio, a Bangkok. L'atroce s...

Reading Journal vs Diario di Lettura: differenze, significato e perché non esiste una regola

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  Manuale semiserio per smettere di litigare sui quaderni Reading Journal vs Diario di lettura. Ieri ho scoperto una cosa meravigliosa: si può discutere anche di questo. Non dei romanzi che cambiano la vita. Non dei finali che ci devastano. Non delle copertine brutte come il peccato. No. Del nome del quaderno in cui scriviamo cosa leggiamo. È successo così: durante uno scambio con una bookstagrammer (confronto civile almeno all'inizio, meno costruttivo alla fine), è emersa una convinzione piuttosto netta. Secondo lei, il Reading Journal è una cosa precisa: deve contenere challenge, obiettivi, bingo letterari, categorie da completare. Senza questo, non è un Reading Journal. Io ho fatto notare - con candore, lo giuro - che forse la differenza con un Diario di Lettura è più linguistica che strutturale. Che, in fondo, entrambi sono spazi per tenere traccia delle proprie letture. Che ognuno li riempie come meglio crede. Apriti cielo! Mi è stato persino fatto notare che scegliamo termini...

I blog sono davvero morti? Perché oggi scrivere online richiede più coraggio di prima

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Scrivere non per piacere a tutti, ma per restare fedeli alla propria voce I blog sono davvero morti? "I blog sono morti." Me lo dicono spesso. Con una convinzione tale che, per un attimo, mi prende una tenerezza infinita. La stessa che ti viene quando qualcuno ti spiega con grande sicurezza una cosa completamente sbagliata. Tipo quando ti spiegano come funziona il tuo lavoro. O la tua vita. Li guardo. Sorrido. A volte - lo ammetto - spiattello i numeri del blog. Le visualizzazioni quotidiane. Quelle vere, non gonfiate, non urlate, non vestite da miracolo editoriale. E succede una cosa bellissima: cade la mascella. Io, con enorme senso civico, non li aiuto a raccoglierla. La lascio lì. È un momento educativo. Perché no, i blog non sono morti. Sono solo diventati un posto in cui non tutti hanno il coraggio di stare. Perché oggi tenere un blog richiede più coraggio di prima Il mio blog, per esempio, non è uno strumento. Non è una strategia. Non è nemmeno "un progetto"....