giovedì 13 maggio 2021

Recensione 'L'incantatrice dei numeri' di Jennifer Chiaverini - Neri Pozza


L'INCANTATRICE DEI NUMERI || Jennifer Chiaverini || Neri Pozza || 25 luglio 2019 || 527 pagine

Londra, 1815. È una fredda alba invernale, quando Lady Annabella Noel Milbanke, moglie di George Gordon, sesto barone di Byron, il poeta idolatrato da molti e detestato da altri quale «sinistro rappresentante della corrotta società londinese», si reca nella nursery dove dorme Ada, la figlia nata soltanto da sette mesi. In silenzio, afferra la piccola, la imbacucca contro il freddo e la stringe a sé, per raggiungere insieme la carrozza che le attende in giardino. A tarda sera, madre e figlia sono a Kirkby Mallory, nel Leicestershire, nella tenuta ereditata dai Noel Milbanke, lontano dall’elegante dimora di Piccadilly Terrace, dove la giovane nobildonna ha vissuto accanto a un uomo tanto geniale quanto sadico e crudele. Lady e Lord Noel Milbanke, i genitori di Annabella, si industriano subito per una tacita separazione legale della figlia dall’illustre poeta. La pubblicazione, però, da parte di Byron, di due poesie sulla separazione, Addio del poeta a sua moglie e Saggio satirico, rende la vicenda pubblica suscitando grande scandalo nella società londinese. Determinata a tenere lontana dalla figura e dal mondo del padre la piccola Ada, Annabella bandisce fiabe e fantasia dall’infanzia della figlia, e le offre un’educazione rigorosa fondata sulla matematica e la scienza. Qualsiasi stimolante scintilla di immaginazione – o peggio ancora, passione o poesia – viene prontamente estinta. Ada cresce, perciò, mostrando una sorprendente attitudine per la matematica e lo studio di tutto ciò che è meccanico. Un talento che, nel 1833, durante un ricevimento a casa di Richard Copley, la porta a fare la conoscenza di Charles Babbage, inventore della macchina differenziale. Ada rimane affascinata dall’universalità delle idee dell’uomo. Anche Babbage resta, tuttavia, colpito dall’intelligenza di Adae dalle sue abilità matematiche. La chiama «l’Incantatrice dei numeri» e la introduce in un mondo dove il genio viene celebrato e l’immaginazione incoraggiata, e non guardata con paura, come un incendio da spegnere prima che distrugga l’intero villaggio. Jennifer Chiaverini rende un sentito omaggio a una delle pioniere dell’informatica, una donna visionaria che ha lottato per la propria indipendenza e il riconoscimento delle proprie idee.


martedì 11 maggio 2021

Recensione 'Questo giorno che incombe' di Antonella Lattanzi - Harper Collins

 


QUESTO GIORNO CHE INCOMBE || Antonella Lattanzi || Harper Collins || 
456 pagine || 14 gennaio 2021


Qui saremo felici. Francesca lo pensa mentre sta per varcare il cancello rosso fuoco della sua nuova casa. Accanto a lei c’è Massimo, suo marito, e le loro figlie, ancora piccole. Si sono appena trasferiti da Milano a Giardino di Roma, un quartiere a metà strada tra la metropoli e il mare. Hanno comprato casa in un condominio moderno e accogliente, con un portiere impeccabile e sempre disponibile, vicini gentili che li accolgono con visite e doni, un appartamento pieno di luce che brilla in tutte le stanze. Il posto perfetto per iniziare una nuova vita. Perché Francesca è giovane, è bella, è felice. E, lo sa, qui a Giardino di Roma sarà libera. Eppure qualcosa non va.
Dei dettagli cominciano a turbare la gioia dell’arrivo. Piccoli incidenti, ombre, che hanno qualcosa di sinistro. Ma sono reali o Francesca li sta solo immaginando? Appena messo piede nella nuova casa Massimo diventa distante, Francesca passa tutto il tempo sola in casa con le bambine e non riesce più a lavorare né a pensare. Le visite dei vicini iniziano a diventare inquietanti, sembra impossibile sfuggire al loro sguardo onnipresente. A poco a poco il cancello rosso che difende il condominio si trasforma nella porta di una prigione. E così, intrappolata nella casa, Francesca comincia a soffrire di paranoia e vuoti di memoria. 
Sempre più sola e piena di angosce, ha l’impressione che la casa le parli, che le dia consigli, forse ordini. Le amnesie si fanno sempre più lunghe e frequenti. Finché un giorno, dal cortile, arriva un grido. È scomparsa una bambina. Può essere sua figlia? E perché Francesca, ancora una volta, non sa cosa ha fatto nelle ultime ore? 
Liberamente ispirato a un episodio di cronaca avvenuto a Bari nel palazzo dove l’autrice è cresciuta, Questo giorno che incombe è un romanzo unico, bellissimo e prismatico, capace di accogliere suggestioni che vanno da Kafka a King, da Polanski a Dostoevskij, di attraversare più generi, dal thriller alla storia d’amore, di riflettere sulla maternità e le sue angosce, di parlare del male e del dubbio, e capace di riscrivere, tra realtà e finzione, una storia vera. 
Antonella Lattanzi ha già indagato gli abissi e le pieghe dell’animo umano in Devozione e Una storia nera, e adesso torna a farlo con il suo libro più importante. Con una lingua meravigliosa, appassionata e incalzante, Questo giorno che incombe racconta il sospetto, la speranza, il dolore, la passione, confermando lo straordinario talento dell’autrice e lasciando il lettore senza fiato, in un crescendo continuo dall’arrivo nella casa nuova fino alle indimenticabili pagine finali.


mercoledì 5 maggio 2021

Recensione 'La tigre di Noto' di Simona Lo Iacono - Neri Pozza


LA TIGRE DI NOTO || Simona Lo Iacono || Neri Pozza || 29 aprile 2020 || 170 pagine

Questo romanzo narra di Anna Maria Ciccone, una donna e una scienziata che visse in un’epoca che le fu ostile, un tempo di ostinati pregiudizi e barbarie totalitarie. Nata a Noto nel 1891, partì dalla sua Sicilia e arrivò a Pisa poco prima che scoppiasse la Grande Guerra per studiare fisica: unica donna del suo corso. Insegnò alla Normale e seguì per un’intera vita le traiettorie e le intermittenze della luce, perché la spettrometria era l’oggetto dei suoi studi. Studi che ebbero una vasta risonanza persino nel campo della nascente meccanica quantistica molecolare. Oggi diremmo che si impose in un mondo maschile. Ed è certamente vero. Oggi parleremmo della sua passione, della sua forza e del suo coraggio nel riuscire a salvare, nel 1944, i testi ebraici della biblioteca dell’università di Pisa dai nazisti che volevano requisirli e poi distruggerli. La sua figura non è riconducibile, tuttavia, soltanto alle sue pionieristiche ricerche o alle sue impavide azioni. Con uno sguardo che attraversa il suo tempo, Simona Lo Iacono ritrae la vita di una donna capace di affermare in ogni ambito dell’esistenza la forza della sua fragilità. Ne esce un romanzo che non si lascia definire, che ci costringe a convivere con una nostalgia tenace, il racconto di una geniale fisica e matematica che seppe mostrarsi al mondo con la compostezza e il pudore di chi, nel buio dell’universo, cerca di guadagnare sempre, con fede ostinata, un piccolo bagliore di conoscenza. Perché, parafrasando Goethe, è proprio quando le ombre sono più nere che riusciamo a scoprire il potere della luce. 

lunedì 3 maggio 2021

Recensione 'Lo capisce anche un bambino' di Mattia Zecca - Feltrinelli

 

LO CAPISCE ANCHE UN BAMBINO || Mattia Zecca || Feltrinelli || 29 aprile 2021 || 230 pagine

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"Un figlio è sempre una scoperta che muta la geografia del tuo mondo." E il mondo che questo libro invita a esplorare è quello raccontato dalla voce di un padre, ma osservato con gli occhi di Lorenzo e Martino, due bimbi che condividono la stessa cameretta, la stessa storia di amore, determinazione e cura e, soprattutto, gli stessi genitori: papà Mattia e papà Nicola. È la storia vera, insomma, di una famiglia come le altre: una famiglia felice che, convinta di essere trasparente, una tra le tante, scopre invece di essere invisibile. Perché se l'amore ignora sempre le leggi della fisica e della biologia, la legge talvolta ignora l'amore. A Lorenzo e Martino, infatti, che di genitori ne hanno due, l'ordinamento italiano ne riconosce solo uno per ciascuno. L'altro, per le istituzioni, non è che un mero convivente. Lorenzo e Martino, per la legge italiana, non sono fratelli. "Per il nostro Paese noi siamo quattro simpatici coinquilini che si vogliono tanto bene e che, se trovassero un buon portiere, potrebbero formare un'ottima squadra di calcetto a cinque. Se solo papà Mattia e papà Nicola sapessero giocare a pallone. È questo, il problema." Con una scrittura delicata e profonda, Mattia Zecca racconta una storia personale ma anche collettiva, che ci riguarda come figli prima ancora che come genitori, nel nostro diritto assoluto di essere visti per quello che siamo. E, in fondo, getta luce sull'unico senso intimo e universale del desiderio di costruire una famiglia: "Essere genitori è prima di tutto un'occasione: quella di essere i bambini che non siamo mai stati, o che non siamo stati abbastanza, o che non siamo stati come avremmo realmente potuto o desiderato. Essere genitori vorrebbe dire, insomma, tornare bambini, ma imparando a esserlo meglio".

giovedì 22 aprile 2021

Recensione 'Campo di battaglia' di Jérome Colin - Einaudi

 


CAMPO DI BATTAGLIA || Jérôme Colin || Einaudi || 20 aprile 2021 || 152 pagine

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«Il guaio con i bambini è che crescono. Un bel mattino, senza preavviso, si presentano in sneaker, rispondono a grugniti, ascoltano musica orrenda, sbattono le porte. Mangiano, dormono, si fanno la doccia, sudano, puzzano, cambiano umore ogni cinque minuti. Ti esasperano. Ti odiano. Ti disprezzano. Consumano tonnellate di carta igienica. E, come se non bastasse, smettono di considerarti Dio in Terra». Il racconto di una quotidiana, devastante, divertente guerra familiare. Da una parte un ragazzo in balia degli ormoni e delle pressioni sociali, dall'altra suo padre. Al centro, i sentimenti inquieti, spesso inspiegabili ma pieni di amore, tra genitori e figli. L'unico posto in cui il padre di un quindicenne può trovare rifugio è il bagno di casa. Solo qui, circondato da pareti piastrellate e dal silenzio, può cercare di capire cosa è andato storto. Perché questa è la storia di una coppia che rischia di andare in pezzi di fronte agli assalti ripetuti di un figlio adolescente: Paul, che passa tutto il tempo a smanettare sul telefono, grugnisce invece di parlare e, come se non bastasse, è stato ripreso più volte dai professori per aver gridato «Allah Akbar» nel cortile della scuola. Cosa abbiamo fatto di male?, si chiedono i genitori. Niente. Ma la guerra è ormai dichiarata. E loro non sono preparati. Tra goffi tentativi di salvare un matrimonio in crisi, gesti sorprendenti, ansie e paure, Jérôme Colin ci consegna un ritratto di famiglia umoristico e straziante, puntuale e senza tempo.

lunedì 19 aprile 2021

Recensione 'Indomabile. Il romanzo di Giovanna la Pazza' di Alexa Henning von Lange - Nord


INDOMABILE. IL ROMANZO DI GIOVANNA LA PAZZA || Alexa Henning von Lange ||
Nord || 15 aprile 2021 || 272 pagine

«Se vuoi sopravvivere, non cercare di cambiare il mondo, ma te stessa.» È questo l'ultimo consiglio che Giovanna di Castiglia lascerà alla figlia. Nata nel 1479, Giovanna si dimostra ben presto una giovane sensibile e intelligentissima, che sogna di diventare una sovrana tollerante ed equa. Al contrario della madre, Isabella la Cattolica, contro la quale Giovanna si ribella in ogni modo possibile: la accusa di utilizzare la fede come strumento per ottenere ricchezza e potere, le contesta le atrocità commesse nelle colonie, condanna il tribunale dell'Inquisizione e rifiuta il sacramento della confessione. Solo dopo la morte di Isabella, Giovanna si rende conto che la madre non era affatto una nemica, bensì la sua unica alleata. Infatti il marito Filippo - sposato per ragion di Stato, ma non per questo meno amato - e il padre Ferdinando stanno già tramando alle sue spalle, ritorcendo contro di lei la sua nota irruenza e il suo anticonformismo religioso. Sostengono che Giovanna sia pazza e, in breve, la fanno rinchiudere lontana dagli occhi del mondo. A spingerli è il timore di essere di nuovo relegati sullo sfondo da una regina caparbia e volitiva, la cui unica follia è credere in un mondo più giusto. Perché in realtà Giovanna è una donna in anticipo sui tempi, una donna che ha avuto il coraggio di combattere per quello in cui credeva, senza lasciare che le delusioni e i rimpianti le indurissero il cuore. Una donna forte e sorprendentemente moderna, di cui questo romanzo ci offre un ritratto profondo e coinvolgente, restituendole la dignità e l'onore che merita.

giovedì 15 aprile 2021

[Bookswiffer] Recensione 'Regina di sangue' di Joanna Courtney - Beat

 


REGINA DI SANGUE || Joanna Courtney || Beat || 21 maggio 2020 || 380 pagine

La vera storia della donna da cui Shakespeare trasse ispirazione per la sanguinaria fra le sue regine: Lady Macbeth. Inverness, Highlands scozzesi, 1025. Nel Regno di Alba – il nome gaelico per la Scozia nell’XI secolo – due casati reali, che discendono rispettivamente da Aed e da Costantino, si contendono il trono. In base alle norme dell’eredità alterna, i discendenti di entrambi i casati dovrebbero sedere sul trono a turno, ma Re Malcom, del ramo di Costantino, vuole fare del nipote Duncan il suo successore. Per eliminare ogni possibile minaccia e impedimento, il sovrano di Alba non esita a ordinare ai suoi uomini di sterminare l’intero ramo cugino dei MacDuff. La giovane Cora MacDuff riesce, tuttavia, a scampare alla morte e, dopo una fuga disperata, trova rifugio nella provincia settentrionale del Moray. Lì trascorre i giorni, finché il riscatto non tarda a venire nelle belle sembianze del giovane Macbeth, l’ultimo discendente della linea di Aed. Capelli color del grano e penetranti occhi scuri, Macbeth la chiede in sposa per riunire i due casati reali e rivendicare il trono per sé. La giovane donna accetta con entusiasmo: in questo modo diventerà Lady Macbeth, sarà regina e avrà la sua vendetta. Ma alla vigilia delle nozze un terribile urlo spezza il silenzio della notte, e in pochi istanti tutti i sogni di Cora sono miseramente infranti. Per riavere indietro la vita che le è stata promessa, la giovane MacDuff dovrà diventare una donna più dura del metallo, capace di usare, con spietata freddezza, ogni arma a sua disposizione. Frutto di un’accurata ricerca storica, e animato da personaggi di grande spessore, Regina di sangue racconta, con una prosa elegante e fluida, la vera storia della donna da cui Shakespeare trasse ispirazione per la più sanguinaria fra le sue regine: Lady Macbeth.

lunedì 12 aprile 2021

Recensione 'I quaderni botanici di Madame Lucie' di Mélissa Da Costa - Rizzoli


I QUADERNI BOTANICI DI MADAME LUCIE || Mélissa Da Costa || Rizzoli || 
6 aprile 2021 || 300 pagine

Fuori è l'estate luminosa e insopportabile di luglio quando Amande Luzin, trent'anni, entra per la prima volta nella casa che ha affittato nelle campagne francesi dell'Auvergne. Ad accoglierla, come una benedizione, trova finestre sbarrate, buio, silenzio; un rifugio. È qui, lontano da tutti, che ha deciso di nascondersi dopo la morte improvvisa di suo marito e della bambina che portava in grembo. Fuori è l'estate ma Amande non la guarda, non apre mai le imposte. Non vuole più, nella sua vita, l'interferenza della luce. Finché, in uno di quei giorni tutti uguali, ovattati e spenti, trova alcuni strani appunti lasciati lì dalla vecchia proprietaria, Madame Lucie: su agende e calendari, scritte in una bella grafia tonda, ci sono semplici e dettagliate indicazioni per la cura del giardino, una specie di lunario fatto in casa. La terra è lì, appena oltre la porta, abbandonata e incolta. Amande è una giovane donna di città, che non ha mai indossato un paio di stivali di gomma, eppure suo malgrado si trova a cedere; interra il primo seme, vedrà spuntare un germoglio: nella palude del suo dolore, una piccola, fragrante, promessa di futuro.

mercoledì 7 aprile 2021

Recensione 'La strega del Re' di Tracy Borman - Beat

 


LA STREGA DEL RE || Tracy Borman || Beat || 1 aprile 2021 || 416 pagine

Inghilterra, 1603. Nel mese di marzo, l’ultima monarca della dinastia Tudor, Elisabetta I, muore ponendo fine all’età che porta il suo nome, un’epoca di grande espansione e fioritura culturale dell’Inghilterra, segnata da geni quali Shakespeare, Bacon, Marlowe, Spenser. Nei giorni successivi alla scomparsa di Elisabetta, Lady Helena, moglie del tesoriere di Sua Maestà, e sua figlia Frances si affrettano a raggiungere la loro tenuta di Longford, nel Wiltshire. Nella ristretta cerchia della corte vicina alla monarca, le due donne occupavano un posto particolare, al punto tale da assistere la regina nelle sue ultime ore di vita. Al suo capezzale, la giovane Frances, esperta nell’arte della guarigione, stringeva tra le mani un mortaio da cui si levava l’aroma pungente di un unguento utile ad alleviare il trapasso dell’amata sovrana. Guardate con diffidenza dal resto della corte, le due donne tornano alla vita tranquilla nella tenuta del Wiltshire, finalmente lontane dagli intrighi e dal vento di cambiamento, sospetto e paura portato con sé dal nuovo sovrano arrivato dalla Scozia, Giacomo I. Il nuovo monarca non ha esitato a rendere pubblica la sua repulsione verso tutte le tradizioni difese dalla defunta regina, in nome di una rigida osservanza della fede protestante. Determinato a piegare i sudditi alla sua volontà, ha dichiarato guerra alle superstizioni e alla stregoneria, affermando di essere stato incaricato da Dio di annientarle, al punto che il primo consigliere, Lord Cecil, si appresta a redigere un nuovo atto contro la stregoneria. Qualunque pratica ritenuta attinente alla magia sarà punibile con la morte, compresa l’arte della guarigione. La fragile pace di Longford viene presto turbata dall’arrivo del conte di Northampton, zio di Frances e membro del consiglio reale, intenzionato a ricondurre la nipote a corte per riportare la famiglia della sorella nelle grazie del re. A patto, però, che la giovane donna lasci perdere «l’insana mania per piante e pozioni», una mania per la quale è tutt’altro che impossibile il rischio di ricevere il marchio di strega prima ancora di mettere piede a St James. Sullo sfondo di un’Inghilterra in preda a complotti e cospirazioni, come la celebre Congiura delle polveri, Tracy Borman ci regala il ritratto di una nuova eroina, una donna coraggiosa che non esita nemmeno davanti alle prove più ardue che il destino le riserva.

mercoledì 31 marzo 2021

Recensione 'Casa Lampedusa' di Steven Price - Bompiani


CASA LAMPEDUSA || Steven Price || Bompiani || 14 ottobre 2020 || 299 pagine

Ogni uomo, per quanto insignificante, dovrebbe lasciare qualche cronaca del tempo trascorso su questa terra. Le parole di Stendhal echeggiano nella mente dell’uomo di mezza età che fa una sosta pensosa in chiesa prima di avviarsi all’incontro con il cugino, Lucio Piccolo, al Caffè Mazzara, luogo consueto di conversazioni appassionate sulla letteratura. Siamo a Palermo, una mattina di gennaio del 1955, e l’uomo di mezza età, a cui è appena stata diagnosticata una malattia senza ritorno, è Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Una vita di studi e scritture, e non ha creato nulla. Non ancora. Parte da qui, da questo nodo di slanci e frustrazioni, il racconto intimo e dolente degli ultimi anni di un grande scrittore dediti alla stesura sempre più urgente di un solo capolavoro, "Il Gattopardo", punteggiati da infruttuosi tentativi di pubblicazione e rasserenati dagli affetti - l’adorata moglie Licy, il cugino Gioacchino - prima della resa di fronte all’ineluttabile.


lunedì 29 marzo 2021

Otto: buon compleanno, blog!




OTTO! È palindromo! Mi piacciono i palindromi! 
OTTO! È il numero dell’infinito, quello che, come dice Lallina, va sempre bene! Non sai cosa rispondere? Dì: “Otto” e te la cavi. Non cercate una logica, è un pensiero partorito da Lallina, che vi aspettate?
OttO, che se lo scrivi così è l’ultimo libro della Monti. Coincidenze? Io non credo!

E insomma, otto anni cominciano ad essere tanti e vanno celebrati anche in tempo di pandemia!
Ne sono successe di cose in questi anni, alcune belle, altre meno, ma siamo ancora qua… eh già!

Se guardo indietro vedo un percorso lungo e non sempre semplice! Vedo la prime recensioni e le tante volte in cui avrei voluto cancellarle per far sparire le tracce di una scrittura incerta e timida!
Rivedo i tanti libri letti, amati, detestati, dimenticati o portati nel cuore per tutti questi anni.
Rivedo un gruppo composto da pochissime persone, alcune delle quali sono ancora qui, altre sparite, altre perse di vista.
Eravamo davvero pochi, noi blogger. Pochi e ingenui, quasi inconsapevoli di cosa potesse racchiudere quel termine, blogger. Eravamo persone che amavano talmente tanto i libri da aver sentito la necessità di ricavarsi uno spazio in cui parlarne, uno spazio che, magari, ci consentisse anche di trovare qualcuno che, come noi, fosse assetato di pagine e parole!
Ci conoscevamo tutti, quasi il nostro fosse uno di quei piccoli paesi di campagna in cui ci si ferma a prendere il caffè col vicino di casa o gli si prestano le uova per fare una torta!
Non c’erano invidie; c’erano, invece, consigli, supporto, sostegno. Si faceva gruppo, ci si aiutava.

Rivedo la prima mail a una Casa Editrice e la mia prima collaborazione. E sapete cosa mi ha portato quella mail? Beh sì, sicuramente un libro e l’inizio di tante collaborazioni, ma anche, e soprattutto, un’amica speciale.
Perché io mica lo sapevo che si potesse collaborare con le Case Editrici. Lo scoprii grazie a Lallina a cui, oggi lo dico pubblicamente (e per quei pochi che ancora non lo sapessero!) diedi della zoccola!
Lei aveva tra le mani un libro di Vitali, ben prima dell’uscita, quel libro che io tanto avrei voluto. Così le scrissi, senza averle mai parlato, senza sapere chi si nascondesse dietro quel gufo che campeggiava come immagine profilo su Facebook. Insomma, secondo voi, se l’avessi saputo le avrei scritto? Ecco!
Che poi, io non so cosa sia più strano: se io che le scrivo dandole dell’allegra fanciulla di facili costumi o se lei che mi risponde con tanta gentilezza! Lascio a voi la decisione!
Insomma, se è vero che da quella mail sono scaturite tante belle collaborazioni, è anche vero che è nata una delle amicizie più importanti, divertenti, sincere e stracciamaroni della mia vita. Ti voglio bene, Lallì!

Caro blog, se c’è una cosa di cui posso sicuramente ringraziarti, sono le amiche che hai portato nella mia vita, ma anche quelle che mi hai tolto dalle balle… vabbè, magari su quelle c’è più il mio zampino!

Certo, mi hai anche portato la Bacci. Devo dire altro? Vivevo serena e felice e con un cervello intero e ora mi ritrovo a doverlo condividere con una di 103 anni, che nasconde le pillole per la memoria e non si ricorda dove! Una che all’età sua si è messa a fare i video su tiktok ed è pure divertente! Una che ha scoperto la passione per la fotografia e cosa fa? Butta quattro cose su un tavolo e tira fuori capolavori! 
Una che ha urlato per tutto il Passo della Cisa: “Ma guaaaaaaarda lì, pensa che belle foto verrebbero”. 
Bacci, prossima volta parti da sola!

Otto anni mi hanno insegnato molte cose: che la lettura deve rimanere sempre e comunque un piacere, che ricevere un libro è bello ma lo è di più quando ti viene inviato perché si fidano di te, perché ti stimano e non perché hai settordicimila follower su Instagram.
Ho imparato che una lettura obiettiva e una recensione altrettanto obiettiva valgono più di mille spacchettamenti di libri che mai verranno letti.
Ho imparato che i miei lettori, sì proprio voi che in questo momento state leggendo questo mio delirio, sono intelligenti, fedeli e dolcissimi!
Voi che ogni giorno passate di qui, anche solo per un minuto, e siete capaci di capire, attraverso poche righe, chi si nasconda dietro le parole che scrivo!

Durante questi otto anni ho attraversato varie fasi: ci sono stati momenti in cui mi sono ritrovata a leggere quasi solo in funzione di ciò che mi veniva inviato dagli uffici stampa; e sono stati quei momenti a insegnarmi che un libro va letto sempre e comunque per se stessi e quando è il suo momento; ho avuto molte volte la voglia di mollare tutto: i momenti di sconforto, la stanchezza, continuare a chiedersi che senso avesse andare avanti.
Ma, ogni volta, è scattato qualcosa, c’è stata una piccola scintilla che mi ha spinta a continuare: che si trattasse del messaggio di una lettrice che mi ringraziava per averle consigliato un libro o di un calcio nel sedere da parte delle Sciallette, la passione e l’entusiasmo si sono sempre riaccesi.

E siamo arrivati a oggi, con quell’Otto che campeggia sovrano e che mi ricorda che di strada ne ho percorsa tanta e tanta vorrei ancora percorrerne, ma in maniera forse un po’ diversa: più libera, più consapevole, più allegra, più leggera. 
Perché gli anni aumentano, ma la cretinaggine rimane immutata!

E allora grazie a voi che ogni giorno siete qui! A voi che mi scrivete, che mi chiedete consiglio, che vi fidate di me, ma anche a voi che, invece, siete silenziosi, che entrate in punta di piedi e altrettanto silenziosamente uscite. 

Grazie a chi c’è stato sin dall’inizio e a chi, invece, è arrivato da poco! A chi mi ha criticata, amata, odiata, compresa, accettata.

Grazie, sempre, soprattutto, per sempre, alle mie Sciallette: ognuna di voi è un pezzetto di cuore, un mattoncino di questa lunga strada lastricata di libri!

lunedì 22 marzo 2021

Recensione 'Tutto il sole che c'è' di Antonella Boralevi - La nave di Teseo

 


TUTTO IL SOLE CHE C'È || Antonella Boralevi || La nave di Teseo || 18 marzo 2021 || 692 pagine

10 giugno 1940. Mentre l’Italia di Mussolini entra in guerra, nel giardino incantato di una villa in Toscana quattro ragazzi giocano a tennis. La Storia irrompe dentro la loro giovinezza beata e li costringe a prendere in mano la propria vita. La Contessina Ottavia Valiani ha quattordici anni e il sole addosso. La sorella minore, Verdiana, la spia dall’ombra. È timida, bruttina, forse cattiva. Entrambe vivono la condanna insita nell’essere sorelle e anche donne: una è il metro di giudizio dell’altra. Divisa tra invidia e ammirazione, decisa a sfidare il legame speciale tra Ottavia e il padre, Verdiana azzarda l’imprevedibile. I Valiani non sono una famiglia come le altre. Un padre affascinante e traditore, conte, chirurgo e Podestà di San Miniato. Una madre remissiva ma capace di farsi leonessa. E poi il personale di casa, l’anziana cuoca, la giovane sguattera fiera, la cameriera tedesca. Intorno a loro, fascisti e partigiani, sciantose e contadini, sfollati e nuovi ricchi. Un affresco di destini e di emozioni dove le menzogne diventano verità e le verità bugie, tra ricevimenti e parate fasciste, balli sfrenati e imboscate, palazzi e casolari. In un brulicare di passioni proibite, ostilità segrete, tenerezza struggente, generosità e rancore, su cui sfolgora il fascino misterioso del bel Ranieri, l’amore di Ottavia. Mentre la Grande Storia compie il suo corso, le anime scure si fanno limpide e gli uomini sbagliati diventano giusti. L’autrice scava nell’animo dei personaggi e nel nostro. Rovescia di continuo situazioni e caratteri, come fa la vita. E ci rivela il segreto splendente per ripararsi il cuore.

giovedì 11 marzo 2021

Recensione 'Il ladro di giorni' di Guido Lombardi - Feltrinelli

 


IL LADRO DI GIORNI || Guido Lombardi || Feltrinelli || 4 aprile 2019 || 286 pagine

Salvo, undici anni, barese, detesta molte cose. Quando ti fai male e i grandi ti dicono "tranquillo, non ti sei fatto niente", ma ti fanno fare la puntura per l'antitetanica. Quando scrivi un bel tema e non fai neanche in tempo a esserne contento perché la maestra lo legge davanti a tutta la classe e ti vergogni. E soprattutto quando ti parlano come se fossi un bambino, scandendo le parole, come se tu non le conoscessi già tutte, anche quelle volgari. Come fa suo padre, Vincenzo. Salvo non lo vede da sette anni, da quando cioè due uomini lo hanno portato via, in una scuola speciale dove però alla fine delle lezioni non lo lasciavano mai tornare a casa. Ora Vincenzo è uscito di prigione, ha raggiunto Salvo dagli zii a Udine e vuole che il figlio l'accompagni fino a Bari, dove ha una missione da compiere. Quattro giorni: un tempo enorme per Salvo, che non vuole partire con quell'uomo pieno di strani tatuaggi che fa cose di nascosto, come se avesse un segreto. Ma anche un'occasione per padre e figlio di tornare a conoscersi e a parlarsi. Un viaggio on the road verso il Sud Italia, scandito da incontri in autogrill, lezioni di vita e ricordi di un'infanzia ancora candida e piena di domande, prima che arrivi il misterioso "ladro di giorni".

martedì 9 marzo 2021

Recensione 'Giudei' di Gaia Servadio - Bompiani

 


GIUDEI || Gaia Servadio || Bompiani || 3 febbraio 2021 || 352 pagine

Febbraio 1903. Aaron e Samuele, cugini e amici, vagabondano in calesse per la Lucchesia. Il loro idolo si chiama Giacomo Puccini; Samuele è un impresario musicalteatrale; Aaron un fresco ingegnere. Ed è proprio in Puccini, sotto l’Isotta Fraschini che gli si è ribaltata addosso durante un’allegra fuga con l’amante di turno, che s’imbattono; sono loro a dare l’allarme. Cose che potevano succedere nell’Italia di allora. Aaron si sposerà con Rebecca (matrimonio combinato); tra discussioni su Verdi, Wagner e Puccini due modi di essere ebrei – i borghesi di Torino, irrimediabilmente marroni; gli agiati provinciali marchigiani – s’incrociano. Zia Ester e il soprano Drusilla, la casa delle Torrette col suo giardino, la piccola Giovanna e la sua mamma putativa Sara, l’artistico Elia, Miriam che amava i libri, l’affettuosa Kate e il suo Cielo; una guerra e poi l’altra, e in mezzo le leggi razziali, nuove famiglie, nuovi bambini, il fronte, la fuga, le perdite. Reinventarsi una vita, ritrovarsi; e poi il mondo nuovo, il mito degli Stati Uniti e quello di Israele, la ricostruzione, il boom, gli anni del terrorismo. Un secolo narrato da tanti diversi punti di vista, da tante voci che non fanno mai un coro, attraverso la storia di due famiglie ebree.

giovedì 4 marzo 2021

Recensione IN ANTEPRIMA 'Le balene mangiano da sole' di Rosario Pellecchia - Feltrinelli

 


LE BALENE MANGIANO DA SOLE || Rosario Pellecchia || Feltrinelli || 4 marzo 2021 || 265 pagine

Bicicletta, musica nelle cuffie e via, verso la prossima consegna. Napoletano ventitreenne trapiantato a Milano, Gennaro Di Nola detto Genny, di professione rider, si diverte a indovinare il tipo di persona che gli aprirà la porta in base al cibo che ha ordinato. Quei pochi secondi in cui sbircia nella vita degli altri, fermo sul loro zerbino, sono per lui una tentazione irresistibile, ed è difficile che sbagli a tracciare un profilo. Una sera però, contro ogni pronostico, incontra Luca: dodici anni, capelli a spazzola con un po' di crestina, maglia del Napoli e un secchio grande di pollo fritto di Crispy World da mangiare da solo. La madre è uscita, il padre non c'è mai stato: è in un posto lontano a dar da mangiare alle balene, o almeno così gli è stato detto. Un'assenza che si riflette nei suoi occhi nerissimi e profondi, in cui Genny intuisce un dolore che li accomuna. Bastano poche battute perché il ragazzino riesca a convincerlo a entrare in casa per guardare insieme la Champions League in tv. Di partita in partita, nasce così un'amicizia tenera e un po' surreale, nonostante la diffidenza iniziale della madre di Luca, restia a fidarsi di uno sconosciuto. Finché Luca annuncia di voler andare a Napoli con Genny. Sarà una grande avventura e, al tempo stesso, un salto nel passato. Per poter finalmente andare incontro al futuro.

martedì 2 marzo 2021

Diaro di Bordo - Saghe familiari e non




Amo molto le saghe familiari, sia che vengano raccontate in un unico romanzo o che si tratti di più libri. 
Credo che, se ben scritte, siano in grado di coinvolgere il lettore e farlo sentire parte della storia. 
Credo anche che le Case Editrici, che, a quanto pare pubblicano libri in base alle mode del momento, abbiano subodorato questa passione comune a noi lettori, tanto che, negli ultimi anni, le saghe familiari sono sempre più presenti sugli scaffali delle librerie. 
Purtroppo, non sempre libri di questo tipo centrano il punto e, a fronte di romanzi bellissimi (Gente del sud di Raffaello Mastrolonardo, tanto per citarne uno), noi lettori ci ritroviamo tra le mani delle grandi fregature

Una delle ultime, a tal proposito e per quanto mi riguarda, è stata La signorina Crovato, romanzo d’esordio di Luciana Boccardi, giornalista di storia del costume e della moda, che esordisce nella narrativa con un romanzo che, tra finzione e realtà, “dovrebbe” raccontarci la storia della sua famiglia. 
Il problema principale che ho riscontrato nelle 100 pagine di lettura che mi sono concessa prima di propendere per un definitivo abbandono del libro, è stata la struttura usata per raccontare questa storia
Lo ammetto: ho faticato non poco a capire cosa non mi facesse digerire questo libro, cosa mi impedisse di entrare in sintonia col romanzo e con i suoi personaggi. 
Poi, finalmente, l’illuminazione sulla via di Damasco! Non si tratta della scrittura della Boccardi, che nel suo insieme fruisce leggera ed esilarante senza mai scadere nell’ironia esagerata, né della trama in sé, anche perché poco se ne comprende, almeno nella prima parte di questo primo romanzo della trilogia. 
Il problema fondamentale è stato proprio il modo in cui questa storia è stata costruita (nella seconda
foto potete farvi un’idea più precisa). 
Questo libro è composto da un’infinita serie di paragrafi, i primi dei quali servono alla sua autrice per introdurre tutti i componenti, materni e paterni, partendo dai bisnonni, della sua famiglia. 
Già questa scelta rende ardua la vita del lettore, che si ritrova catapultato in una sorta di elenco di personaggi di cui, per ogni paragrafo dedicato, viene fatta una breve descrizione: nome, grado di parentela e un piccolo aneddoto relativo. 
Dopo 40 pagine, il cervello del lettore sarà a un passo così dall'esaurimento nervoso e, ovviamente, a meno di non essersi premurati di aver preso una dettagliata sequela di appunti, tutti i nomi e i gradi di parentela saranno già belli che dimenticati! 
Terminata questa sorta di introduzione, paragonabile a un mix tra un elenco del telefono e un fascicolo dell’anagrafe, la Boccardi, utilizzando la medesima struttura, procede col racconto. 
Tutto, però, risulta troppo didascalico, freddo e veloce perché il lettore possa, in qualche modo, riuscire a entrare nei meccanismi della storia di questa famiglia e, soprattutto, nelle vite dei suoi componenti. 

Arrivata intorno alle 100 pagine, quando mi sono finalmente decisa ad abbandonare questa lettura, ho capito che la sensazione provata sino a quel momento è stata quella di leggere le pagine di un diario, raccolte lì senza alcun senso e senza un filo ben preciso a legarle. 
Ma la cosa peggiore è stata che, per tutto il tempo, mi è parso di spiare qualcuno da una finestra

Mi capita sovente, la sera, soprattutto d’inverno, quando fa buio presto, di ritrovarmi a guardare, dalla finestra del mio studio, il palazzo di fronte. 
Ci sono, in particolare, due finestre illuminate che attirano il mio sguardo. Non vedo nulla, perché la distanza è notevole, se non qualche ombra che, ogni tanto vi passa davanti. 
Ma mi è capitato spesso, esattamente come mi accadeva da bambina quando succedeva la stessa cosa, di chiedermi chi viva in quelle case, che vita abbiano quelle persone, cosa stiano facendo nel momento in cui mi ritrovo a “osservarle”. So che potrò sembrarvi un po’ pazza, ma vi assicuro che non sono l’unica a comportarsi così! 
Perché vi racconto questo aneddoto? Perché la lettura di questo libro, come vi dicevo, mi ha trasmesso la medesima sensazione: più che una persona invitata dall’autrice ad ascoltare il suo racconto, mi sono sentita un’intrusa che ne spiava la vita e ne carpiva, a tratti, qualche segreto. 
E non è questa la sensazione che voglio avere quando leggo un libro, men meno se si tratta di un romanzo familiare come questo! 
Pertanto, La signorina Crovato diventa ufficialmente il primo libro abbandonato di questo 2021 e mi dispiace molto, perché avevo riposto grandi aspettative in questo romanzo. 

Ma voglio approfittare di questa disfatta per parlare di un fenomeno che sta dilagando nel mondo dei blogger e, in particolare, nel segmento Instagram. 
Se mi seguite anche lì, probabilmente sarete incappati in una storia in cui mostravo proprio un angolo di questo romanzo e dicevo che, pur non convincendomi, ero sicura che si tratterà del libro più “marchettato” delle prossime settimane! 
Che vuol dire? Che, con mio sommo dispiacere, devo prendere atto di certe dinamiche che si sono create nel mondo dei blogger. 
Una Casa Editrice ha bisogno di pubblicizzare un libro? Si punta sull’invio massiccio di copie, che giungono nelle case dei blogger con un alto numero di follower sul tanto vituperato social del momento, Instagram appunto! 
A questo punto, i blogger si dividono in due categorie: chi si limita a fare un unboxing in cui mostra il libro e tanti cari saluti e chi, invece, farà una recensione (sul blog o su Instagram, pare che ormai la cosa interessi poco!). 
Il problema a cui mi riferisco, riguarda proprio queste recensioni che, spessissimo, sono super-positive, entusiaste, piene di complimenti e sollecitazioni affinché il lettore corra ad acquistare il libro in questione. 
Sono sempre vere? Ahimè, no! Dietro queste marchette (chiamiamo le cose col proprio nome!) spesso si celano libri non letti interamente o, peggio ancora, non letti per nulla. 
Questo entusiasmo è finalizzato, semplicemente, a una sorta di favore reciproco tra blogger e Casa Editrice: copia in cambio di recensione positiva = mantenimento della collaborazione e notevole risparmio di soldi da parte del blogger. 

Personalmente, me ne frega poco di queste dinamiche, che trovo bieche e scorrette, che evito di mettere in pratica, percorrendo fedele la strada della povertà e dell’onestà! 
La cosa che mi spinge a parlarne è che, negli ultimi mesi, ho notato un crescente malcontento da parte dei lettori che, ovviamente, scemi non sono (ecco perché non corrono in libreria a comprare ogni libro spacchettato da chicchessia!) e che si sentono “truffati” dalla figura del blogger. 
Spesso ricevo dei messaggi in cui mi viene detto che sono stati acquistati dei libri sull’onda dell’entusiasmo mostrato da qualche mio collega e che poi ci si è sentiti quasi presi in giro. 
Fermo restando il fatto che la lettura è soggettiva, ognuno ha i propri gusti e bla bla bla… è anche vero che puzza un po’ la sequela di recensioni estremamente entusiaste che appaiono proprio a ridosso dell’uscita di un romanzo super-pubblicizzato e, soprattutto, sempre da parte delle stesse persone che, poi, guarda un po’, sono quelle che il libro lo hanno ricevuto! 

C’è una soluzione a questo annoso problema? Credo che l’unica sia confidare nell’intelligenza e nell’intuito del lettore che, col tempo e, purtroppo, con qualche fregatura, impara a capire di chi può fidarsi e di chi no! 
Da blogger, invece, vi dico che anche tra di noi esistono persone oneste, che preferiscono perdere una collaborazione e rispettare i lettori che li seguono. 
Potrei farvi dei nomi, ma so che sapete già di chi io stia parlando!

giovedì 25 febbraio 2021

Recensione 'Come un respiro' di Ferzan Ozpetek - Mondadori

COME UN RESPIRO || Ferzan Ozpetek || Mondadori || 12 maggio 2020 || 157 pagine

È una domenica mattina di fine giugno e Sergio e Giovanna, come d'abitudine, hanno invitato a pranzo nel loro appartamento al Testaccio due coppie di cari amici. Stanno facendo gli ultimi preparativi in attesa degli ospiti quando una sconosciuta si presenta alla loro porta. Molti anni prima ha vissuto in quella casa e vorrebbe rivederla un'ultima volta, si giustifica. Il suo sguardo sembra smarrito, come se cercasse qualcuno. O qualcosa. Si chiama Elsa Corti, viene da lontano e nella borsa che ha con sé conserva un fascio di vecchie lettere che nessuno ha mai letto. E che, fra aneddoti di una vita avventurosa e confidenze piene di nostalgia, custodiscono un terribile segreto. Riaffiora così un passato inconfessabile, capace di incrinare anche l'esistenza apparentemente tranquilla e quasi monotona di Sergio e Giovanna e dei loro amici, segnandoli per sempre. Ferzan Ozpetek, al suo terzo libro, dà vita a un thriller dei sentimenti, che intreccia antiche e nuove verità trasportando il lettore dall'oggi alla fine degli anni Sessanta, da Roma a Istanbul, in un susseguirsi di colpi di scena, avanti e indietro nel tempo. Chi è davvero Elsa Corti? Come mai tanti anni prima ha lasciato l'Italia quasi fuggendo, allontanandosi per sempre dalla sorella Adele, cui era così legata? Pagina dopo pagina, passioni che parevano sopite una volta evocate riprendono a divampare, costringendo ciascuno a fare i conti con i propri sentimenti, i dubbi, le bugie. Il presente si mescola al passato per narrare la potenza della vita stessa, che obbliga a scelte da cui non si torna più indietro. Ma anche per celebrare – come solo Ozpetek sa fare – una Istanbul magica, sensuale e tollerante, con i suoi antichi hamam, i palazzi ottomani che si specchiano nel Bosforo, i vecchi quartieri oggi scomparsi.

martedì 23 febbraio 2021

[Bookswiffer] Recensione 'Le imperfette' di Federica De Paoli - DeA Planeta

Spolvera qua, spazza là, dai una spruzzatina qui ed ecco che torna il Bookswiffer, la rubrica più pulita dei blog, quella che ci permette di svuotare le librerie e leggere, finalmente, quei libri rimasti in attesa per taaaaaanto tempo!

Cinque, come sempre, i libri tra i quali Lallina e La Bacci hanno dovuto selezionare la mia lettura.


E il vincitore è stato...


LE IMPERFETTE || Federica De Paolis || DeA Planeta || 9 giugno 2020 || 306 pagine

Anna sta recitando una parte, ma non lo sa. O forse non vuole saperlo, perché altrimenti dovrebbe chiedersi chi è, e cosa desidera dalla vita. Del resto, ha due meravigliosi bambini, un padre che la adora e un marito chirurgo estetico che è appena diventato primario di Villa Sant’Orsola, la clinica privata di famiglia. Ha anche un amante, Javier, il papà spagnolo di una compagna di scuola del figlio: si incontrano due volte alla settimana in un appartamento che diventa subito uno splendido altrove, un luogo di abbandono. E allora, cos’è che non funziona? I nodi, si sa, presto o tardi arrivano al pettine. Il suo matrimonio, il suo rapporto con i figli, la reputazione della clinica: uno dopo l’altro, tutti i pilastri della sua esistenza iniziano a vacillare. Anna è costretta a fare ciò che non avrebbe mai immaginato: aprire gli occhi e attraversare il confine sottile che separa l’apparenza dalla realtà. Per scoprire che le ferite, anche se fanno male, a volte sono crepe dalle quali può entrare una nuova luce.
Con straordinaria lucidità e una scrittura che non concede niente alla retorica, Le imperfette getta uno sguardo su quel groviglio interiore che ci portiamo dentro, dove le bugie che gli altri ci raccontano si mescolano agli inganni dei nostri stessi sensi.

giovedì 18 febbraio 2021

Recensione 'Il ballo delle pazze" di Victoria Mas - Edizioni e/o


IL BALLO DELLE PAZZE || Victoria Mas || Edizioni e/o || 10 febbraio 2020 || 189 pagine

Parigi, 1885. A fine Ottocento l'ospedale della Salpêtrière è né più né meno che un manicomio femminile. Certo, le internate non sono più tenute in catene come nel Seicento, vengono chiamate "isteriche" e curate con l'ipnosi dall'illustre dottor Charcot, ma sono comunque strettamente sorvegliate, tagliate fuori da ogni contatto con l'esterno e sottoposte a esperimenti azzardati e impietosi. Alla Salpêtrière si entra e non si esce. In realtà buona parte delle cosiddette alienate sono donne scomode, rifiutate, che le loro famiglie abbandonano in ospedale per sbarazzarsene. Alla Salpêtrière si incontrano: Louise, adolescente figlia del popolo, finita lì in seguito a terribili vicissitudini che hanno sconvolto la sua giovane vita; Eugénie, signorina di buona famiglia allontanata dai suoi perché troppo bizzarra e anticonformista; Geneviève, la capoinfermiera rigida e severa, convinta della superiorità della scienza su tutto. E poi c'è Thérèse, la decana delle internate, molto più saggia che pazza, una specie di madre per le più giovani. Benché molto diverse, tutte hanno chiara una cosa: la loro sorte è stata decisa dagli uomini, dallo strapotere che gli uomini hanno sulle donne. A sconvolgere e trasformare la loro vita sarà il "ballo delle pazze", ossia il ballo mascherato che si tiene ogni anno alla Salpêtrière e a cui viene invitata la crème di Parigi. In quell'occasione, mascherarsi farà cadere le maschere...

martedì 16 febbraio 2021

Recensione 'Il gioco delle ultime volte' di Margherita Oggero - Einaudi



IL GIOCO DELLE ULTIME VOLTE || Margherita Oggero || Einaudi || 2 febbraio 2021 || 164 pagine

Ale, diciassette anni non ancora compiuti, scontenta, viziata, confusa. Lo ha sentito benissimo il rumore del tram, quando ha spiccato un balzo verso le rotaie. E Nicola, il medico che l'ha soccorsa appena arrivata in ospedale, non riesce proprio a togliersela dalla testa, quella ragazza più vicina alla morte che alla vita. Perché lo scudo professionale certe volte è di cartapesta, e anche la bellezza può essere un coltello che allarga le nostre ferite. Davanti a sé, adesso, ha un lungo week-end da trascorrere con la moglie Teresa a Chamois, a casa di amici. Un week-end come tanti, si direbbe. Cene, passeggiate, chiacchiere davanti al camino. Ma in quei pochi giorni, per lui e per tutti gli altri, il tempo subirà un'accelerazione e procederà in tutte le direzioni. Ognuno sarà costretto a fare un bilancio della propria vita e a portare allo scoperto i segreti che nasconde persino a se stesso. A catalizzare tutto, forse, l'ombra di Ale, e per Nicola anche un fantasma in carne ed ossa che viene dal passato: il suo vecchio amico Matteo che non vede dagli anni del liceo. Qualcuno proporrà un gioco innocuo per passare il tempo: ma sarà il tempo invece a passare su ognuno di loro. «Il gioco delle ultime volte» ha le sue regole: ciascuno deve raccontare l'ultima occasione in cui ha fatto o visto una determinata cosa o persona; valgono sia i ricordi veri sia quelli inventati. C'è chi parla di una casa in cui ha trascorso le vacanze da ragazzo, chi s'inventa (chissà perché) di aver nostalgia di un anello che non ha mai perso, chi si spinge più a fondo. Come Nicola, e Matteo, che finalmente a notte fonda si troveranno faccia a faccia per continuare quel gioco da soli. Non si vedono da trent'anni: da quando ad Amsterdam, dove erano in vacanza insieme, Matteo aveva fatto a Nicola «uno scherzo» che li avrebbe segnati per sempre.

venerdì 12 febbraio 2021

Recensione 'Il giorno del sacrificio' di Gigi Paoli - Giunti

 


IL GIORNO DEL SACRIFICIO || Gigi Paoli || Giunti || 10 febbraio 2021 || 436 pagine

Sembra un lunedì mattina come tanti per Carlo Alberto Marchi. Come ogni giorno, il reporter è diretto a Gotham City, il futuristico Palazzo di Giustizia di Firenze, a caccia di notizie. Un lunedì come tanti, sino alla telefonata del capocronista: Marchi deve correre al vicino polo universitario, è successo qualcosa di grosso. Ma, dopo essere arrivato sul posto ed essere riuscito a farsi strada tra il muro di poliziotti e ambulanze, quello che vede lo coglie del tutto impreparato: sangue dappertutto, una decina di studenti a terra, alcuni corpi coperti pietosamente da lenzuola bianche. Tra loro, anche l’autore della carneficina, che dopo aver sparato all'impazzata si è ucciso urlando "Allah akbar". Firenze si risveglia nel terrore, soprattutto quando un video annuncia che il Giorno del Sacrificio è vicino...

giovedì 11 febbraio 2021

Diario di Bordo - Cosa deve avere un libro per conquistarmi?


Qualche giorno fa, in un post pubblicato su Instagram, Talita mi ha posto una domanda che, per un lettore dovrebbe essere di facile risposta: “Per te, cosa vuol dire una bella storia?”. Insomma, cosa deve avere un libro per conquistarti?
Non mi ha chiesto se io voglia più bene a mamma o a papà (a papà!) o, peggio ancora, quale sia il mio libro preferito (ma uno? Uno solo? Ma è una domanda atroce!). 


Insomma, ogni lettore che si rispetti saprà rispondere alla domanda di Talita. E io, in effetti, lì per lì ci ho provato. Ma poi il mio cervello, come suo solito, ha iniziato ad andarsene per i fatti suoi, ha fatto qualche giro attorno a casa, poi ha svirgolato verso il parco, due saltelli su un prato, un’occhiata all’orizzonte ed ecco che mi sono resa conto che io non ho un “canone prestabilito” per definire una storia bella. O almeno per definirla bella per me, si intende! 


Rientrata all’ovile, ho iniziato a guardare le mie librerie, spulciare i libri che vi sono stipati, li ho sfogliati, ho riletto qualche riga di quelli più importanti per me. 
E ho anche cercato di tirare le somme, di stilare una di quelle liste che tanto amo fare per riuscire a rispondere concretamente alla domanda che mi è stata posta. 

Potrei parlare di generi, mi pare ottima come scrematura iniziale, no? 
Ok, per anni sono stata una lettrice di thriller; non di quelle che si focalizzano solo su quel genere, ma sicuramente quel tipo di romanzi era molto presente nella mia libreria. 
Nell’ultimo anno, ho progressivamente messo da parte questa categoria, un po’ perché è sempre più difficile trovare dei thriller ben scritti, un po’ perché sento la necessità di leggere altro. 
Onnipresenti, da sempre nella mia vita, sono i romanzi storici e la narrativa contemporanea. E se sui primi rimangono fedele nei secoli, la narrativa si è evoluta, crescendo assieme a me, passando da una narrativa più leggera a qualcosa di più “importante” (rubo le parole a Lallina). 
Anche in questo caso, romanzi che anni fa avrei letto tranquillamente, non fanno più per me; ma anche romanzi che sino a poco più di un anno fa avrei comprato a scatola chiusa, adesso non vengono degnati di uno sguardo da parte mia. 
Conclusione? Non sono una lettrice che si affida al genere per essere sicura di poter leggere una bella storia. 

E allora ho provato a fare un’analisi dei romanzi che ho letto (e amato) negli ultimi due o tre anni. 

Quanto contano i personaggi? Sicuramente hanno un loro perché, ma ho amato storie con personaggi diametralmente opposti tra loro: se nel mio cuore un posto privilegiato lo detiene Cesare Annunziata, protagonista de “La tentazione di essere felici” (vi ho già detto di leggerlo? No? Strano!), vecchio, burbero, sociopatico… sì, insomma, la mia versione anziana e maschile, è anche vero che ho divorato la Saga de “L’amica geniale” di Elena Ferrante, nella quale, a distinguersi sono le due protagoniste, Lila e Lenù, che certo non brillano per simpatia e amabilità! 
Quindi no, non è un personaggio ben distinto che mi fa amare una storia. 

Parliamo di scrittura? Oh beh, qua vinciamo facile: caro scrittore, se mi piazzi tutti i congiuntivi al posto giusto, abbiamo serie possibilità di andare d’accordo! 
Scherzi a parte (no, non sto scherzando, i congiuntivi dovete studiarli!), la scrittura sicuramente influisce sul mio apprezzamento: non saprei dirvi che tipo di stile io apprezzi; certo non eccessivamente basico, ma neanche le scritture troppo arzigogolate mi conquistano, lasciandomi addosso la sensazione di aver assistito più a un esercizio di stile che non aver letto un romanzo. 

Forse dovrei rassegnarmi al fatto che io non sappia rispondere a questa domanda, ma sia in grado, per fortuna, di capire già dalle prime righe se un romanzo possa conquistarmi. 
E questo, assieme alla mia voracità, mi ha regalato un bagaglio fatto di storie preziose, ricche, divertenti, ma anche tristi; storie importanti, ma anche leggere. 
Porto con me un carico di personaggi indimenticabili, unici, talmente veri da portarmi, a volte, a dimenticare che si tratti solo di creazioni nate dalla mente di un’altra persona (ciao, Cesare! Un giorno ti troverò e ti sposerò!). 
Ho, nella mia vita, scoperto scrittori e scrittrici riconoscibili dalle prime parole, persone che, grazie al loro talento, mi hanno donato momenti indimenticabili e unici: attimi fatti di sorrisi e lacrime, emozioni rare, viaggi infiniti. 
E, in fondo, questo è il senso della lettura, no? Aprire un libro per intraprendere un viaggio unico, che ci faccia crescere, che ci emozioni, che ci racconti, inconsapevolmente, anche un po’ di noi stessi!




 

martedì 9 febbraio 2021

Recensione 'Supereroi' di Paolo Genovese - Einaudi

 


SUPEREROI || Paolo Genovese || Einaudi || 24 novembre 2020 || 288 pagine

Servono i superpoteri per amarsi tutta una vita, Anna e Marco lo sanno bene. Lei è una fumettista dal carattere impulsivo, nemica delle convenzioni; lui un professore di fisica convinto che ogni fenomeno abbia la sua spiegazione. A tenerli insieme è un'incognita che nessuna formula può svelare. Quante possibilità ci sono che le esistenze di due persone, sfioratesi appena in un giorno di pioggia, si incrocino per caso una seconda volta? Cosí poche da essere statisticamente irrilevanti, direbbe la scienza. Eppure ad Anna e Marco questo accade e riaccade. Ed entrambi si chiedono se a riavvicinarli di continuo sia un algoritmo, il destino o invece un sentimento tanto forte da resistere alle fughe improvvise, agli scontri, alla routine, alle incomprensioni e al dolore. Spostandosi avanti e indietro sulla linea delle loro esistenze, Paolo Genovese racconta gli istanti perfetti e i drammi di una storia d'amore bellissima, che sfida il tempo, fa riflettere e infine commuove. Una storia d'amore che solo due supereroi possono vivere.