martedì 24 agosto 2021

Recensione 'La bastarda degli Sforza' di Carla Maria Russo - Pickwick

 


LA BASTARDA DEGLI SFORZA || Carla Maria Russo || Pickwick || 31 marzo 2015 || 365 pagine

1463. In una Milano splendida e in subbuglio dopo l'ascesa al potere di Galeazzo Maria Sforza, tiranno crudele e spietato ma anche amante delle arti e della musica, nasce Caterina, figlia illegittima di Galeazzo, la quale fin da bambina dimostra qualità non comuni e uno spirito ribelle: impossibile imbrigliarla nell'educazione che sarebbe appropriata per una femmina, ama la caccia, la spada, la lotta. Una sola regola sua nonna Bianca Maria riesce a inculcarle nell'animo: la necessità, per una nobildonna, di pagare il privilegio della sua nascita accettando il proprio destino, qualunque esso sia, per il bene del casato cui appartiene, anche a costo di tradire la propria natura. Per questo, quando è costretta a nozze forzate per salvare il ducato da una pericolosa guerra scatenata dal papa Sisto IV, Caterina subisce il matrimonio e, con esso, gli orrori perpetrati dal marito, che si rivela tanto violento quanto pavido e imbelle. Quando però, dopo la morte improvvisa di Sisto IV, loro protettore, si troverà coinvolta in una serie di feroci scontri tra gruppi di potere e opposte fazioni, il suo palazzo assalito e distrutto, la vita sua e dei figli in gravissimo pericolo, ritroverà lo spirito battagliero e il coraggio indomabile di un tempo e combatterà come e meglio di un uomo, lasciando un segno così indelebile nella vita di chi la ama e di chi la odia da guadagnarsi l'appellativo di Tygre.



Caterina Sforza era una delle figlie illegittime di Galeazzo Maria Sforza, signore di Milano. 
Bambina forte e ribelle, Caterina, sin dalla più tenera età, dimostrò un carattere tenace e volitivo.

In questo romanzo, Russo ci porta nell'infanzia della piccola Sforza che, tra le mura di quella fortezza di Milano, fa tutt'altro rispetto a quello che l'epoca le richiederebbe: niente gonne, fiocchi e bambole per Caterina, ma spade e armi con cui allenarsi e imparare a combattere assieme ai suoi fratelli!

In questo primo romanzo, l'autrice ci racconta 16 anni di vita della protagonista. Sedici anni durante i quali la vedremo bambina, ceduta dal padre, che pure tanto la amava, alle mani vogliose di Girolamo Riario, che abuserà di lei nonostante la tenera età ed ergendo, così, un muro che segnerà per sempre il loro matrimonio
Due uomini cancellai per sempre dal mio cuore, quella notte: Girolamo Riario e mio padre.
Caterina è una figura di spicco per l'epoca in cui è vissuta: una donna decisa, in grado di governare da sola, cosa di cui darà più volte dimostrazione durante gli anni trascorsi a fianco di quel Girolamo che, a differenza sua, è invece debole e timoroso.
Il loro sarà un matrimonio privo di amore, nel quale Caterina si limiterà ad adempiere agli obblighi che il suo ruolo di moglie le impone, continuando a disprezzare l'uomo che suo padre ha scelto per lei.
Girolamo, d'altro canto, è ignorante, non ha mai amato studiare, vive nella paura costante di essere ucciso, pertanto si circonda di uno stuolo di guardie del corpo; è poco propenso a incontrare la gente e mischiarsi col suo popolo, cosa che, invece, Caterina fa con piacere.

In questo romanzo scopriremo la figura di questa donna, capace, allo stesso tempo, di prendere decisioni importanti, ma anche a cercare di adeguarsi a quel ruolo che la società le imponeva.

Durante la lettura, viene spesso da chiedersi cosa sarebbe stata in grado di fare, Caterina, se al suo fianco ci fosse stato quel Lorenzo de Medici che lei tanto ammira e stima!

La scrittura di Carla Maria Russo è, come anche negli altri suoi libri, piacevole e scorrevole: la storia si legge velocemente, senza fatica e, alla fine, rimane la voglia di proseguire col volume successivo, benché si conosca già la storia.

Un po' superflue, secondo me, le parti narrate dalla diretta voce di Caterina, che nel libro vengono distinte dalla presenza del corsivo. Capitoli che, nel loro insieme, nulla aggiungono e nulla tolgono all'insieme del romanzo, non riuscendo in quello che, forse era il loro scopo: darci una visione della storia vista dallo sguardo diretto di Caterina.
Non rallentano la lettura, ma non le ho trovate così necessarie.



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