giovedì 25 febbraio 2021

Recensione 'Come un respiro' di Ferzan Ozpetek - Mondadori

COME UN RESPIRO || Ferzan Ozpetek || Mondadori || 12 maggio 2020 || 157 pagine

È una domenica mattina di fine giugno e Sergio e Giovanna, come d'abitudine, hanno invitato a pranzo nel loro appartamento al Testaccio due coppie di cari amici. Stanno facendo gli ultimi preparativi in attesa degli ospiti quando una sconosciuta si presenta alla loro porta. Molti anni prima ha vissuto in quella casa e vorrebbe rivederla un'ultima volta, si giustifica. Il suo sguardo sembra smarrito, come se cercasse qualcuno. O qualcosa. Si chiama Elsa Corti, viene da lontano e nella borsa che ha con sé conserva un fascio di vecchie lettere che nessuno ha mai letto. E che, fra aneddoti di una vita avventurosa e confidenze piene di nostalgia, custodiscono un terribile segreto. Riaffiora così un passato inconfessabile, capace di incrinare anche l'esistenza apparentemente tranquilla e quasi monotona di Sergio e Giovanna e dei loro amici, segnandoli per sempre. Ferzan Ozpetek, al suo terzo libro, dà vita a un thriller dei sentimenti, che intreccia antiche e nuove verità trasportando il lettore dall'oggi alla fine degli anni Sessanta, da Roma a Istanbul, in un susseguirsi di colpi di scena, avanti e indietro nel tempo. Chi è davvero Elsa Corti? Come mai tanti anni prima ha lasciato l'Italia quasi fuggendo, allontanandosi per sempre dalla sorella Adele, cui era così legata? Pagina dopo pagina, passioni che parevano sopite una volta evocate riprendono a divampare, costringendo ciascuno a fare i conti con i propri sentimenti, i dubbi, le bugie. Il presente si mescola al passato per narrare la potenza della vita stessa, che obbliga a scelte da cui non si torna più indietro. Ma anche per celebrare – come solo Ozpetek sa fare – una Istanbul magica, sensuale e tollerante, con i suoi antichi hamam, i palazzi ottomani che si specchiano nel Bosforo, i vecchi quartieri oggi scomparsi.

martedì 23 febbraio 2021

[Bookswiffer] Recensione 'Le imperfette' di Federica De Paoli - DeA Planeta

Spolvera qua, spazza là, dai una spruzzatina qui ed ecco che torna il Bookswiffer, la rubrica più pulita dei blog, quella che ci permette di svuotare le librerie e leggere, finalmente, quei libri rimasti in attesa per taaaaaanto tempo!

Cinque, come sempre, i libri tra i quali Lallina e La Bacci hanno dovuto selezionare la mia lettura.


E il vincitore è stato...


LE IMPERFETTE || Federica De Paolis || DeA Planeta || 9 giugno 2020 || 306 pagine

Anna sta recitando una parte, ma non lo sa. O forse non vuole saperlo, perché altrimenti dovrebbe chiedersi chi è, e cosa desidera dalla vita. Del resto, ha due meravigliosi bambini, un padre che la adora e un marito chirurgo estetico che è appena diventato primario di Villa Sant’Orsola, la clinica privata di famiglia. Ha anche un amante, Javier, il papà spagnolo di una compagna di scuola del figlio: si incontrano due volte alla settimana in un appartamento che diventa subito uno splendido altrove, un luogo di abbandono. E allora, cos’è che non funziona? I nodi, si sa, presto o tardi arrivano al pettine. Il suo matrimonio, il suo rapporto con i figli, la reputazione della clinica: uno dopo l’altro, tutti i pilastri della sua esistenza iniziano a vacillare. Anna è costretta a fare ciò che non avrebbe mai immaginato: aprire gli occhi e attraversare il confine sottile che separa l’apparenza dalla realtà. Per scoprire che le ferite, anche se fanno male, a volte sono crepe dalle quali può entrare una nuova luce.
Con straordinaria lucidità e una scrittura che non concede niente alla retorica, Le imperfette getta uno sguardo su quel groviglio interiore che ci portiamo dentro, dove le bugie che gli altri ci raccontano si mescolano agli inganni dei nostri stessi sensi.

giovedì 18 febbraio 2021

Recensione 'Il ballo delle pazze" di Victoria Mas - Edizioni e/o


IL BALLO DELLE PAZZE || Victoria Mas || Edizioni e/o || 10 febbraio 2020 || 189 pagine

Parigi, 1885. A fine Ottocento l'ospedale della Salpêtrière è né più né meno che un manicomio femminile. Certo, le internate non sono più tenute in catene come nel Seicento, vengono chiamate "isteriche" e curate con l'ipnosi dall'illustre dottor Charcot, ma sono comunque strettamente sorvegliate, tagliate fuori da ogni contatto con l'esterno e sottoposte a esperimenti azzardati e impietosi. Alla Salpêtrière si entra e non si esce. In realtà buona parte delle cosiddette alienate sono donne scomode, rifiutate, che le loro famiglie abbandonano in ospedale per sbarazzarsene. Alla Salpêtrière si incontrano: Louise, adolescente figlia del popolo, finita lì in seguito a terribili vicissitudini che hanno sconvolto la sua giovane vita; Eugénie, signorina di buona famiglia allontanata dai suoi perché troppo bizzarra e anticonformista; Geneviève, la capoinfermiera rigida e severa, convinta della superiorità della scienza su tutto. E poi c'è Thérèse, la decana delle internate, molto più saggia che pazza, una specie di madre per le più giovani. Benché molto diverse, tutte hanno chiara una cosa: la loro sorte è stata decisa dagli uomini, dallo strapotere che gli uomini hanno sulle donne. A sconvolgere e trasformare la loro vita sarà il "ballo delle pazze", ossia il ballo mascherato che si tiene ogni anno alla Salpêtrière e a cui viene invitata la crème di Parigi. In quell'occasione, mascherarsi farà cadere le maschere...

martedì 16 febbraio 2021

Recensione 'Il gioco delle ultime volte' di Margherita Oggero - Einaudi



IL GIOCO DELLE ULTIME VOLTE || Margherita Oggero || Einaudi || 2 febbraio 2021 || 164 pagine

Ale, diciassette anni non ancora compiuti, scontenta, viziata, confusa. Lo ha sentito benissimo il rumore del tram, quando ha spiccato un balzo verso le rotaie. E Nicola, il medico che l'ha soccorsa appena arrivata in ospedale, non riesce proprio a togliersela dalla testa, quella ragazza più vicina alla morte che alla vita. Perché lo scudo professionale certe volte è di cartapesta, e anche la bellezza può essere un coltello che allarga le nostre ferite. Davanti a sé, adesso, ha un lungo week-end da trascorrere con la moglie Teresa a Chamois, a casa di amici. Un week-end come tanti, si direbbe. Cene, passeggiate, chiacchiere davanti al camino. Ma in quei pochi giorni, per lui e per tutti gli altri, il tempo subirà un'accelerazione e procederà in tutte le direzioni. Ognuno sarà costretto a fare un bilancio della propria vita e a portare allo scoperto i segreti che nasconde persino a se stesso. A catalizzare tutto, forse, l'ombra di Ale, e per Nicola anche un fantasma in carne ed ossa che viene dal passato: il suo vecchio amico Matteo che non vede dagli anni del liceo. Qualcuno proporrà un gioco innocuo per passare il tempo: ma sarà il tempo invece a passare su ognuno di loro. «Il gioco delle ultime volte» ha le sue regole: ciascuno deve raccontare l'ultima occasione in cui ha fatto o visto una determinata cosa o persona; valgono sia i ricordi veri sia quelli inventati. C'è chi parla di una casa in cui ha trascorso le vacanze da ragazzo, chi s'inventa (chissà perché) di aver nostalgia di un anello che non ha mai perso, chi si spinge più a fondo. Come Nicola, e Matteo, che finalmente a notte fonda si troveranno faccia a faccia per continuare quel gioco da soli. Non si vedono da trent'anni: da quando ad Amsterdam, dove erano in vacanza insieme, Matteo aveva fatto a Nicola «uno scherzo» che li avrebbe segnati per sempre.

venerdì 12 febbraio 2021

Recensione 'Il giorno del sacrificio' di Gigi Paoli - Giunti

 


IL GIORNO DEL SACRIFICIO || Gigi Paoli || Giunti || 10 febbraio 2021 || 436 pagine

Sembra un lunedì mattina come tanti per Carlo Alberto Marchi. Come ogni giorno, il reporter è diretto a Gotham City, il futuristico Palazzo di Giustizia di Firenze, a caccia di notizie. Un lunedì come tanti, sino alla telefonata del capocronista: Marchi deve correre al vicino polo universitario, è successo qualcosa di grosso. Ma, dopo essere arrivato sul posto ed essere riuscito a farsi strada tra il muro di poliziotti e ambulanze, quello che vede lo coglie del tutto impreparato: sangue dappertutto, una decina di studenti a terra, alcuni corpi coperti pietosamente da lenzuola bianche. Tra loro, anche l’autore della carneficina, che dopo aver sparato all'impazzata si è ucciso urlando "Allah akbar". Firenze si risveglia nel terrore, soprattutto quando un video annuncia che il Giorno del Sacrificio è vicino...

giovedì 11 febbraio 2021

Diario di Bordo - Cosa deve avere un libro per conquistarmi?


Qualche giorno fa, in un post pubblicato su Instagram, Talita mi ha posto una domanda che, per un lettore dovrebbe essere di facile risposta: “Per te, cosa vuol dire una bella storia?”. Insomma, cosa deve avere un libro per conquistarti?
Non mi ha chiesto se io voglia più bene a mamma o a papà (a papà!) o, peggio ancora, quale sia il mio libro preferito (ma uno? Uno solo? Ma è una domanda atroce!). 


Insomma, ogni lettore che si rispetti saprà rispondere alla domanda di Talita. E io, in effetti, lì per lì ci ho provato. Ma poi il mio cervello, come suo solito, ha iniziato ad andarsene per i fatti suoi, ha fatto qualche giro attorno a casa, poi ha svirgolato verso il parco, due saltelli su un prato, un’occhiata all’orizzonte ed ecco che mi sono resa conto che io non ho un “canone prestabilito” per definire una storia bella. O almeno per definirla bella per me, si intende! 


Rientrata all’ovile, ho iniziato a guardare le mie librerie, spulciare i libri che vi sono stipati, li ho sfogliati, ho riletto qualche riga di quelli più importanti per me. 
E ho anche cercato di tirare le somme, di stilare una di quelle liste che tanto amo fare per riuscire a rispondere concretamente alla domanda che mi è stata posta. 

Potrei parlare di generi, mi pare ottima come scrematura iniziale, no? 
Ok, per anni sono stata una lettrice di thriller; non di quelle che si focalizzano solo su quel genere, ma sicuramente quel tipo di romanzi era molto presente nella mia libreria. 
Nell’ultimo anno, ho progressivamente messo da parte questa categoria, un po’ perché è sempre più difficile trovare dei thriller ben scritti, un po’ perché sento la necessità di leggere altro. 
Onnipresenti, da sempre nella mia vita, sono i romanzi storici e la narrativa contemporanea. E se sui primi rimangono fedele nei secoli, la narrativa si è evoluta, crescendo assieme a me, passando da una narrativa più leggera a qualcosa di più “importante” (rubo le parole a Lallina). 
Anche in questo caso, romanzi che anni fa avrei letto tranquillamente, non fanno più per me; ma anche romanzi che sino a poco più di un anno fa avrei comprato a scatola chiusa, adesso non vengono degnati di uno sguardo da parte mia. 
Conclusione? Non sono una lettrice che si affida al genere per essere sicura di poter leggere una bella storia. 

E allora ho provato a fare un’analisi dei romanzi che ho letto (e amato) negli ultimi due o tre anni. 

Quanto contano i personaggi? Sicuramente hanno un loro perché, ma ho amato storie con personaggi diametralmente opposti tra loro: se nel mio cuore un posto privilegiato lo detiene Cesare Annunziata, protagonista de “La tentazione di essere felici” (vi ho già detto di leggerlo? No? Strano!), vecchio, burbero, sociopatico… sì, insomma, la mia versione anziana e maschile, è anche vero che ho divorato la Saga de “L’amica geniale” di Elena Ferrante, nella quale, a distinguersi sono le due protagoniste, Lila e Lenù, che certo non brillano per simpatia e amabilità! 
Quindi no, non è un personaggio ben distinto che mi fa amare una storia. 

Parliamo di scrittura? Oh beh, qua vinciamo facile: caro scrittore, se mi piazzi tutti i congiuntivi al posto giusto, abbiamo serie possibilità di andare d’accordo! 
Scherzi a parte (no, non sto scherzando, i congiuntivi dovete studiarli!), la scrittura sicuramente influisce sul mio apprezzamento: non saprei dirvi che tipo di stile io apprezzi; certo non eccessivamente basico, ma neanche le scritture troppo arzigogolate mi conquistano, lasciandomi addosso la sensazione di aver assistito più a un esercizio di stile che non aver letto un romanzo. 

Forse dovrei rassegnarmi al fatto che io non sappia rispondere a questa domanda, ma sia in grado, per fortuna, di capire già dalle prime righe se un romanzo possa conquistarmi. 
E questo, assieme alla mia voracità, mi ha regalato un bagaglio fatto di storie preziose, ricche, divertenti, ma anche tristi; storie importanti, ma anche leggere. 
Porto con me un carico di personaggi indimenticabili, unici, talmente veri da portarmi, a volte, a dimenticare che si tratti solo di creazioni nate dalla mente di un’altra persona (ciao, Cesare! Un giorno ti troverò e ti sposerò!). 
Ho, nella mia vita, scoperto scrittori e scrittrici riconoscibili dalle prime parole, persone che, grazie al loro talento, mi hanno donato momenti indimenticabili e unici: attimi fatti di sorrisi e lacrime, emozioni rare, viaggi infiniti. 
E, in fondo, questo è il senso della lettura, no? Aprire un libro per intraprendere un viaggio unico, che ci faccia crescere, che ci emozioni, che ci racconti, inconsapevolmente, anche un po’ di noi stessi!




 

martedì 9 febbraio 2021

Recensione 'Supereroi' di Paolo Genovese - Einaudi

 


SUPEREROI || Paolo Genovese || Einaudi || 24 novembre 2020 || 288 pagine

Servono i superpoteri per amarsi tutta una vita, Anna e Marco lo sanno bene. Lei è una fumettista dal carattere impulsivo, nemica delle convenzioni; lui un professore di fisica convinto che ogni fenomeno abbia la sua spiegazione. A tenerli insieme è un'incognita che nessuna formula può svelare. Quante possibilità ci sono che le esistenze di due persone, sfioratesi appena in un giorno di pioggia, si incrocino per caso una seconda volta? Cosí poche da essere statisticamente irrilevanti, direbbe la scienza. Eppure ad Anna e Marco questo accade e riaccade. Ed entrambi si chiedono se a riavvicinarli di continuo sia un algoritmo, il destino o invece un sentimento tanto forte da resistere alle fughe improvvise, agli scontri, alla routine, alle incomprensioni e al dolore. Spostandosi avanti e indietro sulla linea delle loro esistenze, Paolo Genovese racconta gli istanti perfetti e i drammi di una storia d'amore bellissima, che sfida il tempo, fa riflettere e infine commuove. Una storia d'amore che solo due supereroi possono vivere.

giovedì 4 febbraio 2021

Recensione 'Il palazzo delle donne' di Laetitia Colombani - Editrice Nord

 


IL PALAZZO DELLE DONNE || Laetitia Colombani || Nord || 21 gennaio 2020 || 288 pagine

"Qui sei benvenuta. Qui sarai protetta. Qui troverai molto più di ciò che cercavi". È il coraggio a spingere la giovane Blanche a voltare le spalle a una vita di agi per lanciarsi nella più logorante delle battaglie: quella contro la povertà, la fame e l'umiliazione. A sette anni dalla fine della Grande Guerra, Parigi è ancora in ginocchio. Eppure Blanche si rende conto che alla metà dei bisognosi è negato ogni aiuto: tutti gli sforzi, infatti, sono rivolti agli uomini; nessuno tende la mano alle donne che ogni giorno mendicano agli angoli delle strade, si privano del cibo per sfamare i propri bambini e dormono all'addiaccio per sfuggire ai mariti violenti. Per Blanche, quella è un'ingiustizia intollerabile. E, quando viene a sapere che in rue de Charonne è in vendita un intero palazzo, combatterà fino all'ultimo per regalare un luogo sicuro a tutte le donne in difficoltà... È la disperazione a portare Solène al Palazzo delle Donne. Avvocato di successo, Solène è crollata il giorno in cui un suo cliente si è gettato dalla finestra del tribunale. Come parte della terapia, lo psicologo le ha suggerito il volontariato, così lei ha scelto di aiutare le donne che hanno trovato rifugio tra le mura di quel grande edificio in rue de Charonne. Qui, entra in contatto con un mondo lontanissimo da lei, fatto di miseria, di sfruttamento, di perdita. Ma anche di condivisione, di resilienza e di riscatto. A poco a poco, Solène capisce di non essere tanto diversa dalle ospiti del Palazzo: come lei, pure loro sono state sconfitte dalla vita. Però non si arrendono e continuano a lottare per un futuro migliore, traendo forza l'una dall'altra, come legate da un filo invisibile di solidarietà e comprensione. E sarà proprio quel filo ad avvolgere anche il cuore di Solène e a cambiare per sempre la sua esistenza.

martedì 2 febbraio 2021

Recensione 'Le api d'inverno' di Norbert Scheuer - Neri Pozza


LE API D'INVERNO  || Norbert Scheuer || Neri Pozza || 21 gennaio 2020 || 257 pagine

Germania, 1944. Egidius Arimond vive in una cittadina di minatori sulle sponde del fiume Urft, una regione con una vegetazione lussureggiante che le api sembrano amare molto, poiché ci vivono da milioni di anni. Ex insegnante, Egidius si guadagna da vivere come i suoi antenati prima di lui: alleva api e vende i prodotti del miele – candele di cera, vino e liquori – ai piccoli negozi della zona o nei mercati. Ogni mattina si alza alle cinque, beve un caffè d’orzo e poi si dedica alle arnie. Nel pomeriggio scende in città e si reca in biblioteca, dove controlla se è stato lasciato qualche messaggio per lui. Un’esistenza in apparenza monotona, segnata da rigide abitudini. In realtà, un’esistenza esposta al più grave dei pericoli. Egidius Arimond ha, infatti, un’attività segreta che, se scoperta, nella Germania del 1944, potrebbe costargli la vita: costruisce cassette cinte da arnie con colonie d’api particolarmente aggressive e, con quelle, organizza il trasporto di fuggitivi ebrei al confine con il Belgio. Per questo ritira ogni giorno in biblioteca comunicazioni in codice, infilate in volumi rilegati in cuoio che nessuno, per sua fortuna, si prende mai la briga di sfogliare. Non è soltanto per immacolata virtù che Egidius svolge la sua rischiosa attività: per ogni ebreo trasportato oltreconfine prende duecento marchi, che gli servono per comprare i farmaci antiepilettici di cui ha bisogno. Da quando c’è la guerra i farmaci sono molto difficili da reperire, soprattutto per uno come lui, un infermo e, perciò, un uomo considerato privo di valore, un inutile parassita nella follia che travolge la sua Nazione in guerra.