martedì 28 settembre 2021

Recensione 'Anna di Kleve' di Alison Weir - Beat

 


ANNA DI KLEVE || Alison Weir || Beat || 9 settembre 2021 || 544 pagine

Kleve, 1530. Come ogni estate il Duca Giovanni III ha condotto la sua consorte e i loro figli alla Schwanenburg, la maestosa fortezza che sorge in cima a una ripida altura di roccia dalla quale domina le acque impetuose del Reno e la città di Kleve. Quel giorno si uniranno a loro per una breve visita lo zio Otho von Wylich, signore di Gennep, sua moglie Elisabeth e Otho, il figlio bastardo. Non appena il giovane Otho von Wylich scende dal cocchio, alla quattordicenne Anna quasi si ferma il cuore: con i capelli castani ondulati, gli zigomi alti e gli occhi allegri, Otho esercita un’attrazione irresistibile sulla cugina, sebbene dall’età di undici anni Anna sia ufficialmente fidanzata con Francesco, futuro Duca di Lorena. Ma l’amore non è forse una sorta di follia che spinge ad agire senza senno, come Anna ha appreso ascoltando i pettegolezzi di dame e domestiche?
Anni dopo, Anna è una giovane donna con l’animo gravato da un doloroso segreto. Dopo la morte del padre, suo fratello Guglielmo ha assunto il ruolo di duca, dichiarando che, fino alle nozze, le sorelle condurranno un’esistenza ritirata. Ma dalla rottura del fidanzamento con Francesco, avvenuta quattro anni prima, per Anna non sembrano esserci prospettive di matrimonio all’orizzonte: ha ventitré anni, ormai, e nessun altro principe ha chiesto la sua mano. Del resto, se anche qualcuno ne avesse l’intenzione, Guglielmo sarebbe costretto a declinare l’offerta. Le sue casse sono vuote: come potrebbe permettersi di pagare una dote?
Un giorno, però, a farsi avanti è un pretendente che non può essere rifiutato: re Enrico VIII, il sovrano d’Inghilterra al centro dei pettegolezzi di tutte le corti del mondo cristiano. Enrico VIII ha avuto tre mogli, tutte morte miseramente. La prima avvelenata, stando alle dicerie, la seconda condannata alla decapitazione e la terza morta di parto solo due anni prima. Per tutti è un tiranno, il Papa lo ha scomunicato e lui è in cerca di nuovi alleati e di un’altra moglie. La sua unica richiesta, prima di fare una proposta ufficiale, è quella di avere un ritratto della futura regina, motivo per cui a Kleve viene inviato il pittore di corte Hans Holbein. Anna sa di non essere una bellezza: certo, ha un colorito roseo, il viso a forma di cuore, la bocca carnosa e le sopracciglia che descrivono un arco elegante. Ma le palpebre sono troppo pesanti, il mento appuntito, il naso troppo lungo e troppo largo. Eppure, quando l’opera è finita, la giovane si emoziona nel vedere il suo viso delineato con tanta delicatezza, il sorriso modesto, la carnagione chiara, lo sguardo fermo, il volto gradevole.
Ma Enrico la penserà nello stesso modo, vedendola dal vivo? O si sentirà raggirato? E Anna sarà in grado di continuare a custodire il suo segreto, o rischierà di tradirsi, finendo per subire la stessa sorte delle regine che l’hanno preceduta? Attingendo a nuove fonti, Alison Weir ritrae sotto una luce nuova la quarta moglie di Enrico VIII: una donna, appassionata e coraggiosa, capace di non piegarsi nemmeno davanti a un destino avverso.


giovedì 23 settembre 2021

Recensione 'Le nove vite di Rose Napolitano' di Donna Freitas - Rizzoli

 


LE NOVE VITE DI ROSE NAPOLITANO || Donna Freitas || Rizzoli || 
7 settembre 2021 || 348 pagine

Scena numero uno. Tra Rose e Luke il litigio scoppia in camera da letto, davanti a un flacone di vitamine prenatali. Lei aveva promesso di prenderle, e non l'ha fatto; lui aveva sempre pensato di non volere figli, e ha cambiato idea. La decisione di non essere genitori sosteneva, come un pilastro portante, tutta la loro vita insieme. E ora il matrimonio è bloccato, in arresto davanti a una semplice domanda: sarà capace Rose, brillante docente di sociologia, innamorata del suo lavoro, di ripensare se stessa? Scena numero due. Stesso litigio, stesso flacone pieno di vitamine. Ma stavolta Rose prova a mettere in discussione la sua idea di futuro, apre a un ripensamento. Forse, in fin dei conti, potrebbe reimmaginarsi come madre? Desiderare una vita diversa da quella che ha sempre sognato e pianificato? Questo esercizio di fantasia, qui succede nove volte. E quelle che incontriamo sono nove vite diverse. E nove affascinanti ipotesi di donna. Tutte possibili, ognuna il frutto di una scelta diversa. Romanzo commovente e provocante sulle tante facce che può prendere l'amore, "Le nove vite di Rose Napolitano" è anche un atto di coraggio che esplora, con onestà disarmante, i misteri della maternità, del tradimento e della rinascita. È un viaggio intelligente e pieno di emozione alla scoperta di cosa significhi aprirsi, con rabbia o con fiducia, al cambiamento. E stare a vedere l'effetto che fa.

lunedì 20 settembre 2021

Recensione 'La spinta' di Ashley Audrain - Rizzoli


LA SPINTA || Ashley Audrain || Rizzoli || 12 gennaio 2021 || 348 pagine

È la vigilia di Natale e Blythe è seduta in macchina a spiare la nuova vita di suo marito. Attraverso la finestra di una casa estranea osserva la scena di una famiglia perfetta, le candele accese, i gesti premurosi. E poi c'è Violet, la sua enigmatica figlia, che dall'altra parte del vetro, a sua volta, la sta fissando immobile. Negli anni, Blythe si era chiesta se fosse stata la sua stessa infanzia fatta di vuoti e solitudini a impedirle di essere una buona madre, o se invece qualcosa di incomprensibile e guasto si nascondesse dietro le durezze e lo sguardo ribelle di Violet. Quando ne parlava con Fox, il marito, lui tagliava corto, tutto era come doveva essere, diceva. Era cominciata così, o forse era cominciata molto prima, quando era stata lei la bambina di casa. Blythe ora è pronta a raccontare la sua parte di verità, e la sua voce ci guida dentro una storia in cui il rapporto tra una madre e una figlia precipita in una voragine di emozioni, a volte inevitabili, altre persino selvagge. Un tour de force che pagina dopo pagina stilla tutto quel che c'è da sapere quando una famiglia, per preservare la sacralità della forma, tace. Viscerale, onesto fino alla brutalità, "La spinta" è un viaggio ipnotico e necessario nella psiche di una donna a cui nessuno è disposto a credere.

martedì 7 settembre 2021

Recensione 'Vicinanza distante' di Catherine Chidgey - Edizioni e/o


VICINANZA DISTANTE || Catherine Chidgey || Edizioni e/o || 25 agosto 2021 || 586 pagine

Lasciare l'adorato appartamento a Monaco non è l'esperienza straziante che Frau Greta Hahn si era prefigurata. La nuova casa è ancora più accogliente e basta varcarne la soglia per incontrare alcuni degli artigiani più abili d'Europa. Frau Hahn e le mogli degli altri ufficiali che vivono in questa piccola comunità possono ordinare tutto ciò che desiderano, che si tratti di nuovi tendaggi realizzati con le più pregiate stoffe francesi, o di pezzi di mobilio progettati per le esigenze più particolari. La vita qui a Buchenwald sembrerebbe un paradiso. Acquattata proprio nella foresta che li circonda – così vicina eppure così distante – c'è la presenza incombente di un campo di lavoro forzato. Il marito di Frau Hahn, SS Sturmbannführer Dietrich Hahn, ricoprirà la nuova e potente posizione di responsabile del campo. E con l'aumentare dei prigionieri, il lavoro si fa ancora più intenso. La corruzione dilaga, le scorte sono insufficienti, e il sistema fognario sempre più sotto pressione. Quando Frau Hahn si ritrova incastrata in una collaborazione improbabile e commovente con uno dei prigionieri di Buchenwald, il Doktor Lenard Weber, non potrà più continuare a ignorare ingenuamente ciò che sta succedendo. Dieci anni prima, il Doktor Weber aveva inventato un macchinario, il Vitalizzatore Simpatetico, con cui all'epoca credeva di poter curare il cancro. Ma funziona davvero? Qualunque sia la risposta, il macchinario potrebbe comunque salvare una vita.

lunedì 6 settembre 2021

Diario di Bordo - E se fosse colpa di Instagram?

 




Sintomi: ansia da lettura, stress da foto, affanno da “libro appena pubblicato” e, ultimo ma non ultimo, il tanto temuto blocco del lettore.
Cause? Potrebbero essere molteplici, ma dopo lunga e attenta riflessione e accurata osservazione dei miei colleghi blogger, direi che Instagram è il virus di cui preoccuparsi. Un virus così potente che il Covid gli spiccia casa!
E non c’è lockdown in grado di fermarlo né vaccino che possa arginarlo. Instagram esiste, ci condiziona, ci fa sentire in difetto, ci porta a compiere gesti inconsulti (tipo arrampicarci su impervie e insicure scale pur di avere l’inquadratura perfetta!) e, alla fine, ci fa cadere nel dimenticatoio dell’algoritmo che fa quel cazzo che gli pare!

Adesso mi calo nel mio ruolo di anziana (sia d’età che come blogger) e vi spiego come sia arrivata a fare queste riflessioni. Se non ve ne frega niente, cosa assolutamente lecita, ci rileggiamo alla prossima recensione! 

Quando qualcuno mi parlava di “blocco del lettore”, io lo guardavo sempre un po’ stranita, non perché non sapessi cosa fosse, ma perché, botta di culo pazzesca (ogni tanto capita pure a me!), non lo avevo mai provato sulla mia pelle! 
Poi ho aperto il blog e io, che già ero una lettrice che si potrebbe definire “forte”, ho alzato ancora un po’ l’asticella delle letture fatte. 
Il blog era uno sprone a leggere di più, a parlarvi di più libri durante il mese, e, comunque, soprattutto nei primi anni, c’era anche bisogno di postare spesso per tenerlo attivo e far sì che la gente lo scovasse in quel mare infinito che è l’internèt (leggere con accento del sud). 


E poi è arrivato Instagram… stu strunz! E inizialmente era bello, perché, oltre a leggere, potevi cimentarti nell’arte della fotografia… con risultati più o meno validi, perché mica tutti siamo la Bacci che lancia roba su un tavolo e tira fuori capolavori! 
Ma era divertente anche solo cercare gli oggetti giusti, scovare, durante la lettura, quel pezzo perfetto a richiamare la storia narrata, trovare l’inquadratura adatta… 
Ed è partito un delirio fatto di acquisto di fondali, recuperi di vecchie assi di legno, mariti chiusi in garage senza cibo né acqua finché non tiravano fuori esattamente quel pianale che serviva a noi, con le giuste misure e il giusto colore! 
Si è iniziato a parlare di feed armonici: ora è tutto un proliferare di armocromia, ma siamo state noi le prime a capire che seguire una palette (no, non quella del vigile quando il semaforo è guasto!) era esteticamente appagante! Io poi, armocromaticamente parlando, resto dell’idea che col nero non si sbagli mai! 
Ma la pacchia è durata poco e il passo dal divertimento all’ossessione è stato breve e fulmineo. E così, da un giorno all’altro, ci siamo (quasi) tutte ritrovate a chiederci perché i nostri profili non crescessero, perché le foto avessero pochi like e pochi commenti e giù a dire che “l’algoritmo è brutto e cattivo e ci penalizza”. 

Sapete qual è la verità, secondo me? Che siamo entrate in un tunnel fatto di foto a ogni costo, scatti su scatti per dimostrare che eravamo brave e in grado di “produrre contenuti” senza mai fermarci. Si è dato il via a una catena che ci voleva perfette sotto tutti i punti di vista: case sempre impeccabili, con luce perfetta e angoli verdi che la foresta amazzonica pare depressa! Ça va sans dire che dietro l’obiettivo, ci fossero panni da stirare, maglie ricoperte di peli di animali domestici, pile di piatti da lavare, ecc. 
Outfit creati appositamente per fare le storie, per abbinarsi alle copertine dei libri (sì, a quel punto qualcuno avrebbe dovuto davvero chiamare la neuro, ma non l’ha fatto!), set fotografici costantemente in mezzo ai coglioni (scusate il francese, ma qua serve); pianali di legno posizionati su tavoli da pranzo e famiglie relegate a mangiare appollaiate sulle sedie, con i piatti poggiati sulle ginocchia! Sempre che potessero mangiare, ‘sti disgraziati, perché la domanda di rito è diventata: “Questo posso mangiarlo o ti serve per la foto?”. 
E poi scatole ricolme di oggetti “ché questo in foto verrà benissimo”! Abbiamo comprato di tutto: chiavi finto - antiche, nastri di raso, fette di arance essiccate che ci son costate come un iPhone, bottoni, forbici da sarta con manici decorati… poi non sappiamo manco attaccarlo un bottone, ma son dettagli! 
Abbiamo estirpato fiori dalle piante dei vicini e raccattato foglie nei giardini delle città (pure i barboni ci hanno guardate male!). Abbiamo stracciato pagine di libri brutti per creare fondali particolari, comprato mele rosse solo perché in foto rendono meglio (sì, sto parlando di me!), rubato alle mamme zucche che non sono servite a farci i tortelli, ma sono state fotografate in tutte le posizioni possibili (ciao, Bacci!). 
Abbiamo pianificato sin nei minimi dettagli cosa postare e quando postarlo perché “il venerdì giammai, Instagram ti uccide… non postare all’ora di pranzo perché la gente non c’è, piuttosto pubblica alle 2 di notte così hai più copertura…”. Ma seriamente?! 

Pensate che sia finita qui? Ah! Che simpatici stolti che siete! Il delirio è una cosa lunga e strutturata! 
E quindi è partita la corsa a chi recensiva più velocemente i libri appena pubblicati e anche a chi ne recensiva di più. Un libro uscito da appena un mese veniva considerato già vecchio, roba buona per foderarci il secchiello dell’umido. Conseguenza? Su Instagram ormai si vedono sempre gli stessi quattro libri, che tutte cordialmente detestiamo! 

E poi, ancora, l’ansia da prestazione: quanto leggi? Ma leggi un libro alla volta? Eh no, dovresti leggerne almeno quattro differenti! E comunque leggi troppo/troppo poco. Sì, perché se stai sulla media di un libro a settimana, allora non sei degna di definirti lettrice, ma se leggi tanto vieni guardata male perché “figurati se una persona normale può leggere così tanti libri in un solo mese”. 
E via di tutorial in cui ci viene spiegato come leggere più libri alla volta o come leggere di più e se, gentilmente, con cortesia, magari così, anche solo pour parler, si fa notare che non tutti abbiamo la stessa vita, gli stessi impegni, lo stesso tempo a disposizione… vade retro, Satana! Come osi dire che io non faccio una mazza solo perché questo mese ho letto 47 libri? 
E non azzardarti, GIAMMAI!, a dire che tu, certi libri, certi generi, proprio non ce la fai a leggerli. Che mica li stai criticando, stai solo dicendo che no, tu il romance (o il fantasy, il thriller, il distopico, lo storico, il giallo, i libri, case, auto, viaggi, fogli di giornale…) non lo ami particolarmente. Perché su Instagram ti impiccano in pubblica piazza, ma che scherziamo?! 


Ma la cosa peggiore è che tante di noi si sono sentite in difetto. E non è stata una cosa razionale e ragionata (anche perché altrimenti ci saremmo fermate prima e ci saremmo sputate in faccia da sole!): è successa. 
È successo che, pian piano, abbiamo pensato di essere sbagliate, di non essere all’altezza, di non essere in grado di poter parlare di libri. E ci siamo fatte sempre più da parte, ci siamo chiuse in gusci fatti di silenzi, di serie tv, di giochini stupidi sui cellulari… tutto purché non ci chiedessero di aprire un libro e leggere. Eh sì, perché il blocco del lettore ci ha colpite, sempre più numerose, sempre più contemporaneamente. 
Parlavamo tra noi e le frasi erano sempre le stesse: “Non ho più voglia di leggere, non ho voglia neanche di prendere un libro tra le mani. Se lo faccio divento nervosa, non sono più in grado di concentrarmi su cosa sto leggendo e lascio perdere”. 

Ed è qui che è scattato il mio personale campanello d’allarme: quando mi sono ritrovata catapultata dentro queste sensazioni e queste parole, quando i libri si sono trasformati da compagni fedeli a nemici pericolosi. Quando i pomeriggi in poltrona non erano più fatti di tè caldo, copertina e un libro tra le mani, ma di iPad e giochi cretini. Quando le serate in cui faticavo a prendere sonno, non venivano più risolte dal “leggo un capitolo e poi un altro ancora”, ma da infinite maratone di serie tv. 

Instagram mi ha fatto sentire una lettrice sbagliata: una di quelle che non corre dietro al numero dei follower, ai post numerosi e all’ora giusta, ai libri che tutti spacchettano, alle caption che devono dirti tutto in 2500 caratteri perché “io mi scoccio a leggere roba lunga” (ma vaffanculo, ma di cuore te lo dico: V-A-F-F-A-N-C-U-L-O!!!). Ma io di secondo nome faccio Logorrea, oh Santa Lallina! Sapete quanti caratteri ha questo articolo che state leggendo? Più di 9000. NOVEMILADUECENTOCINQUANTACINQUE!!! (Se avete letto sino a qui, potete aggiungere un libro su GoodReads!).
Io sono una lettrice strana! Leggo poche ore al giorno, pur avendo tanto tempo libero a disposizione: il mio spazio lettura si concentra al pomeriggio, è il momento che preferisco e so che potrei leggere molti più libri, ma non voglio farlo! Voglio leggere quello che voglio e quando voglio, che si tratti di un libro appena pubblicato o di uno “vintage”! 
E leggo un libro alla volta, perché sono anziana e i neuroni mi si impicciano già così, figurarsi se dovessi tenere la fila di più trame alla volta! 
E poi ci sono volte in cui mi viene voglia di scattare 30 foto diverse in un pomeriggio solo e altre in cui, invece, pure la fototessera per la patente mi crea insofferenza. 

Sono fatta male? Forse sì. Ma forse è solo colpa di Instagram!






giovedì 2 settembre 2021

Recensione 'L'uomo che metteva in ordine il mondo' di Fredrik Backman - Mondadori

 

L'UOMO CHE METTEVA IN ORDINE IL MONDO || Fredrik Backman || Mondadori || 

9 settembre 2014 || 321 pagine

Ove ha 59 anni. Guida una Saab. La gente lo chiama "un vicino amaro come una medicina" e in effetti lui ce l'ha un po' con tutti nel quartiere: con chi parcheggia l'auto fuori dagli spazi appositi, con chi sbaglia a fare la differenziata, con la tizia che gira con i tacchi alti e un ridicolo cagnolino al guinzaglio, con il gatto spelacchiato che continua a fare la pipì davanti a casa sua. Ogni mattina alle 6.30 Ove si alza e, dopo aver controllato che i termosifoni non stiano sprecando calore, va a fare la sua ispezione poliziesca nel quartiere. Ogni giorno si assicura che le regole siano rispettate. Eppure qualcosa nella sua vita sembra sfuggire all'ordine, non trovare il posto giusto. Il senso del mondo finisce per perdersi in una caotica imprevedibilità. Così Ove decide di farla finita. Ha preparato tutto nei minimi dettagli: ha chiuso l'acqua e la luce, ha pagato le bollette, ha sistemato lo sgabello... Ma... Ma anche in Svezia accadono gli imprevisti che mandano a monte i piani. In questo caso è l'arrivo di una nuova famiglia di vicini che piomba accanto a Ove e subito fa esplodere tutta la sua vita regolata. Tra cassette della posta divelte in retromarce maldestre, bambine che suonano il campanello offrendo piatti di couscous appena fatti, ragazzini che inopportunamente decidono di affezionarsi a lui, Ove deve riconsiderare tutti i suoi progetti. E forse questa vita imperfetta, caotica, ingiusta potrebbe iniziare a sembrargli non così male...