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Recensione 'Anna di Kleve' di Alison Weir - Beat

 


ANNA DI KLEVE || Alison Weir || Beat || 9 settembre 2021 || 544 pagine

Kleve, 1530. Come ogni estate il Duca Giovanni III ha condotto la sua consorte e i loro figli alla Schwanenburg, la maestosa fortezza che sorge in cima a una ripida altura di roccia dalla quale domina le acque impetuose del Reno e la città di Kleve. Quel giorno si uniranno a loro per una breve visita lo zio Otho von Wylich, signore di Gennep, sua moglie Elisabeth e Otho, il figlio bastardo. Non appena il giovane Otho von Wylich scende dal cocchio, alla quattordicenne Anna quasi si ferma il cuore: con i capelli castani ondulati, gli zigomi alti e gli occhi allegri, Otho esercita un’attrazione irresistibile sulla cugina, sebbene dall’età di undici anni Anna sia ufficialmente fidanzata con Francesco, futuro Duca di Lorena. Ma l’amore non è forse una sorta di follia che spinge ad agire senza senno, come Anna ha appreso ascoltando i pettegolezzi di dame e domestiche?
Anni dopo, Anna è una giovane donna con l’animo gravato da un doloroso segreto. Dopo la morte del padre, suo fratello Guglielmo ha assunto il ruolo di duca, dichiarando che, fino alle nozze, le sorelle condurranno un’esistenza ritirata. Ma dalla rottura del fidanzamento con Francesco, avvenuta quattro anni prima, per Anna non sembrano esserci prospettive di matrimonio all’orizzonte: ha ventitré anni, ormai, e nessun altro principe ha chiesto la sua mano. Del resto, se anche qualcuno ne avesse l’intenzione, Guglielmo sarebbe costretto a declinare l’offerta. Le sue casse sono vuote: come potrebbe permettersi di pagare una dote?
Un giorno, però, a farsi avanti è un pretendente che non può essere rifiutato: re Enrico VIII, il sovrano d’Inghilterra al centro dei pettegolezzi di tutte le corti del mondo cristiano. Enrico VIII ha avuto tre mogli, tutte morte miseramente. La prima avvelenata, stando alle dicerie, la seconda condannata alla decapitazione e la terza morta di parto solo due anni prima. Per tutti è un tiranno, il Papa lo ha scomunicato e lui è in cerca di nuovi alleati e di un’altra moglie. La sua unica richiesta, prima di fare una proposta ufficiale, è quella di avere un ritratto della futura regina, motivo per cui a Kleve viene inviato il pittore di corte Hans Holbein. Anna sa di non essere una bellezza: certo, ha un colorito roseo, il viso a forma di cuore, la bocca carnosa e le sopracciglia che descrivono un arco elegante. Ma le palpebre sono troppo pesanti, il mento appuntito, il naso troppo lungo e troppo largo. Eppure, quando l’opera è finita, la giovane si emoziona nel vedere il suo viso delineato con tanta delicatezza, il sorriso modesto, la carnagione chiara, lo sguardo fermo, il volto gradevole.
Ma Enrico la penserà nello stesso modo, vedendola dal vivo? O si sentirà raggirato? E Anna sarà in grado di continuare a custodire il suo segreto, o rischierà di tradirsi, finendo per subire la stessa sorte delle regine che l’hanno preceduta? Attingendo a nuove fonti, Alison Weir ritrae sotto una luce nuova la quarta moglie di Enrico VIII: una donna, appassionata e coraggiosa, capace di non piegarsi nemmeno davanti a un destino avverso.



Di Anna di Kleve (o Cleves) potremmo dire molte cose, ma sicuramente, tra tutte le mogli di Enrico VIII, lei sarà sempre ricordata come quella che evitò di creare problemi al Re!

La storia di Anna, principessa di Kleve, è una storia molto semplice: promessa a Francesco, futuro Duca di Lorena, andrà, invece, sposa ad Enrico VIII, da un paio d'anni vedovo dell'amatissima Jane Seymour, con un solo figlio maschio all'attivo e, quindi, "vittima" delle pressioni politiche che lo spingono a prendere moglie. 
Doveva sposare quell'uomo, condividere il suo letto e sopportarne il fetore! A quel pensiero sentì le forze abbandonarla.
L'Enrico che sposerà Anna non è più quel giovane atletico e affascinante che popola l'immaginario collettivo, bensì un uomo di ormai cinquant'anni, sovrappeso e spesso infermo a causa dei dolori alla gamba che lo tormentano senza sosta.

Non servirà molto ad Anna per capire che il matrimonio tra lei e il Re non avrà futuro e, memore di quanto accaduto a chi la aveva preceduta, accoglierà di buon grado la richiesta di annullamento delle nozze. 
Anna [...] era addolorata perché aveva perso non un marito, bensì un amico...
Sarà proprio questa sua scelta a porla in una situazione di agio e privilegio: Enrico, infatti, grato per non aver dovuto affrontare una nuova diatriba per ottenere l'annullamento delle nozze e intenzionato, comunque, a mantenere buoni rapporti con Kleve, ricompenserà generosamente Anna, che diverrà, così, proprietaria di varie dimore e percepirà una rendita fissa che le consentirà di vivere agiatamente!
Si era affrancata da un vincolo umiliante e d'un tratto aveva davanti a sé un'esistenza libera circondata dal lusso, e per la prima volta in vita sua era padrona di sé stessa.
Anna di Kleve è sicuramente la moglie meno ricordata di Enrico: le nozze non furono mai consumate, presumibilmente perché lo sposo non provava attrazione fisica per lei, probabilmente tratto in inganno da un ritratto che, da quanto si dice, ne avesse messo in risalto una bellezza che non le apparteneva.
Quella che Weir ci racconta in questo romanzo, è una donna che, nonostante i privilegi e le libertà di cui godeva, rimase sempre legata ai pareri e alle decisioni di una schiera di uomini che la circondavano, ricoprendo vari ruoli.
A farne le spese sarà soprattutto la sua vita sentimentale, condizionata sino alla fine dal ruolo che ricopriva.
Approfondito è, infatti, all'interno del romanzo, l'amore lungo e indissolubile che la legherà, sin da giovane, a Otho von Wylich, un cugino di cui Anna si infatuerà a prima vista e che amerà sino alla fine dei suoi giorni, seppur segretamente.

Esattamente come poco spicca in qualità di moglie di Enrico VIII, altrettanto accade come protagonista di questo romanzo, dove, benché personaggio centrale e portante, non riesce a fare totalmente breccia nel cuore del lettore come accaduto, invece, per le tre donne che l'hanno preceduta.

In nessuno dei romanzi che compongono questa serie, l'autrice pone Enrico al centro della scena: la sua figura rimane sempre ai margini della narrazione, pur essendo lui il filo che lega ognuna di queste donne. Lo stesso accade anche questa volta; purtroppo, però, in questo volume, Enrico e, soprattutto, i suoi pensieri sarebbero stati necessari per dare un respiro più ampio alla storia e per permetterci di capire meglio un rapporto di coppia mai decollato.
Di Anna ed Enrico sappiamo che il loro matrimonio, durato neanche 7 mesi, non fu mai consumato, ma i motivi per cui ciò avvenne rimangono solo supposizioni: davvero Enrico non provava attrazione fisica per Anna? Oppure la prima notte di nozze intuì il segreto che lei celava?
Quindi sì, questa volta sarebbe stato necessario concedere voce a quest'uomo tanto controverso!

A fare da contraltare a questa mancanza, troviamo la meravigliosa scrittura di Alison Weir che, con le sue mai superflue descrizioni e la capacità innata di rendere reali voci e pensieri dei protagonisti ci regala, anche questa volta, un romanzo unico!




Ringrazio la Casa Editrice per avermi fornito una copia del romanzo

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