mercoledì 31 marzo 2021

Recensione 'Casa Lampedusa' di Steven Price - Bompiani


CASA LAMPEDUSA || Steven Price || Bompiani || 14 ottobre 2020 || 299 pagine

Ogni uomo, per quanto insignificante, dovrebbe lasciare qualche cronaca del tempo trascorso su questa terra. Le parole di Stendhal echeggiano nella mente dell’uomo di mezza età che fa una sosta pensosa in chiesa prima di avviarsi all’incontro con il cugino, Lucio Piccolo, al Caffè Mazzara, luogo consueto di conversazioni appassionate sulla letteratura. Siamo a Palermo, una mattina di gennaio del 1955, e l’uomo di mezza età, a cui è appena stata diagnosticata una malattia senza ritorno, è Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Una vita di studi e scritture, e non ha creato nulla. Non ancora. Parte da qui, da questo nodo di slanci e frustrazioni, il racconto intimo e dolente degli ultimi anni di un grande scrittore dediti alla stesura sempre più urgente di un solo capolavoro, "Il Gattopardo", punteggiati da infruttuosi tentativi di pubblicazione e rasserenati dagli affetti - l’adorata moglie Licy, il cugino Gioacchino - prima della resa di fronte all’ineluttabile.


lunedì 29 marzo 2021

Otto: buon compleanno, blog!




OTTO! È palindromo! Mi piacciono i palindromi! 
OTTO! È il numero dell’infinito, quello che, come dice Lallina, va sempre bene! Non sai cosa rispondere? Dì: “Otto” e te la cavi. Non cercate una logica, è un pensiero partorito da Lallina, che vi aspettate?
OttO, che se lo scrivi così è l’ultimo libro della Monti. Coincidenze? Io non credo!

E insomma, otto anni cominciano ad essere tanti e vanno celebrati anche in tempo di pandemia!
Ne sono successe di cose in questi anni, alcune belle, altre meno, ma siamo ancora qua… eh già!

Se guardo indietro vedo un percorso lungo e non sempre semplice! Vedo la prime recensioni e le tante volte in cui avrei voluto cancellarle per far sparire le tracce di una scrittura incerta e timida!
Rivedo i tanti libri letti, amati, detestati, dimenticati o portati nel cuore per tutti questi anni.
Rivedo un gruppo composto da pochissime persone, alcune delle quali sono ancora qui, altre sparite, altre perse di vista.
Eravamo davvero pochi, noi blogger. Pochi e ingenui, quasi inconsapevoli di cosa potesse racchiudere quel termine, blogger. Eravamo persone che amavano talmente tanto i libri da aver sentito la necessità di ricavarsi uno spazio in cui parlarne, uno spazio che, magari, ci consentisse anche di trovare qualcuno che, come noi, fosse assetato di pagine e parole!
Ci conoscevamo tutti, quasi il nostro fosse uno di quei piccoli paesi di campagna in cui ci si ferma a prendere il caffè col vicino di casa o gli si prestano le uova per fare una torta!
Non c’erano invidie; c’erano, invece, consigli, supporto, sostegno. Si faceva gruppo, ci si aiutava.

Rivedo la prima mail a una Casa Editrice e la mia prima collaborazione. E sapete cosa mi ha portato quella mail? Beh sì, sicuramente un libro e l’inizio di tante collaborazioni, ma anche, e soprattutto, un’amica speciale.
Perché io mica lo sapevo che si potesse collaborare con le Case Editrici. Lo scoprii grazie a Lallina a cui, oggi lo dico pubblicamente (e per quei pochi che ancora non lo sapessero!) diedi della zoccola!
Lei aveva tra le mani un libro di Vitali, ben prima dell’uscita, quel libro che io tanto avrei voluto. Così le scrissi, senza averle mai parlato, senza sapere chi si nascondesse dietro quel gufo che campeggiava come immagine profilo su Facebook. Insomma, secondo voi, se l’avessi saputo le avrei scritto? Ecco!
Che poi, io non so cosa sia più strano: se io che le scrivo dandole dell’allegra fanciulla di facili costumi o se lei che mi risponde con tanta gentilezza! Lascio a voi la decisione!
Insomma, se è vero che da quella mail sono scaturite tante belle collaborazioni, è anche vero che è nata una delle amicizie più importanti, divertenti, sincere e stracciamaroni della mia vita. Ti voglio bene, Lallì!

Caro blog, se c’è una cosa di cui posso sicuramente ringraziarti, sono le amiche che hai portato nella mia vita, ma anche quelle che mi hai tolto dalle balle… vabbè, magari su quelle c’è più il mio zampino!

Certo, mi hai anche portato la Bacci. Devo dire altro? Vivevo serena e felice e con un cervello intero e ora mi ritrovo a doverlo condividere con una di 103 anni, che nasconde le pillole per la memoria e non si ricorda dove! Una che all’età sua si è messa a fare i video su tiktok ed è pure divertente! Una che ha scoperto la passione per la fotografia e cosa fa? Butta quattro cose su un tavolo e tira fuori capolavori! 
Una che ha urlato per tutto il Passo della Cisa: “Ma guaaaaaaarda lì, pensa che belle foto verrebbero”. 
Bacci, prossima volta parti da sola!

Otto anni mi hanno insegnato molte cose: che la lettura deve rimanere sempre e comunque un piacere, che ricevere un libro è bello ma lo è di più quando ti viene inviato perché si fidano di te, perché ti stimano e non perché hai settordicimila follower su Instagram.
Ho imparato che una lettura obiettiva e una recensione altrettanto obiettiva valgono più di mille spacchettamenti di libri che mai verranno letti.
Ho imparato che i miei lettori, sì proprio voi che in questo momento state leggendo questo mio delirio, sono intelligenti, fedeli e dolcissimi!
Voi che ogni giorno passate di qui, anche solo per un minuto, e siete capaci di capire, attraverso poche righe, chi si nasconda dietro le parole che scrivo!

Durante questi otto anni ho attraversato varie fasi: ci sono stati momenti in cui mi sono ritrovata a leggere quasi solo in funzione di ciò che mi veniva inviato dagli uffici stampa; e sono stati quei momenti a insegnarmi che un libro va letto sempre e comunque per se stessi e quando è il suo momento; ho avuto molte volte la voglia di mollare tutto: i momenti di sconforto, la stanchezza, continuare a chiedersi che senso avesse andare avanti.
Ma, ogni volta, è scattato qualcosa, c’è stata una piccola scintilla che mi ha spinta a continuare: che si trattasse del messaggio di una lettrice che mi ringraziava per averle consigliato un libro o di un calcio nel sedere da parte delle Sciallette, la passione e l’entusiasmo si sono sempre riaccesi.

E siamo arrivati a oggi, con quell’Otto che campeggia sovrano e che mi ricorda che di strada ne ho percorsa tanta e tanta vorrei ancora percorrerne, ma in maniera forse un po’ diversa: più libera, più consapevole, più allegra, più leggera. 
Perché gli anni aumentano, ma la cretinaggine rimane immutata!

E allora grazie a voi che ogni giorno siete qui! A voi che mi scrivete, che mi chiedete consiglio, che vi fidate di me, ma anche a voi che, invece, siete silenziosi, che entrate in punta di piedi e altrettanto silenziosamente uscite. 

Grazie a chi c’è stato sin dall’inizio e a chi, invece, è arrivato da poco! A chi mi ha criticata, amata, odiata, compresa, accettata.

Grazie, sempre, soprattutto, per sempre, alle mie Sciallette: ognuna di voi è un pezzetto di cuore, un mattoncino di questa lunga strada lastricata di libri!

lunedì 22 marzo 2021

Recensione 'Tutto il sole che c'è' di Antonella Boralevi - La nave di Teseo

 


TUTTO IL SOLE CHE C'È || Antonella Boralevi || La nave di Teseo || 18 marzo 2021 || 692 pagine

10 giugno 1940. Mentre l’Italia di Mussolini entra in guerra, nel giardino incantato di una villa in Toscana quattro ragazzi giocano a tennis. La Storia irrompe dentro la loro giovinezza beata e li costringe a prendere in mano la propria vita. La Contessina Ottavia Valiani ha quattordici anni e il sole addosso. La sorella minore, Verdiana, la spia dall’ombra. È timida, bruttina, forse cattiva. Entrambe vivono la condanna insita nell’essere sorelle e anche donne: una è il metro di giudizio dell’altra. Divisa tra invidia e ammirazione, decisa a sfidare il legame speciale tra Ottavia e il padre, Verdiana azzarda l’imprevedibile. I Valiani non sono una famiglia come le altre. Un padre affascinante e traditore, conte, chirurgo e Podestà di San Miniato. Una madre remissiva ma capace di farsi leonessa. E poi il personale di casa, l’anziana cuoca, la giovane sguattera fiera, la cameriera tedesca. Intorno a loro, fascisti e partigiani, sciantose e contadini, sfollati e nuovi ricchi. Un affresco di destini e di emozioni dove le menzogne diventano verità e le verità bugie, tra ricevimenti e parate fasciste, balli sfrenati e imboscate, palazzi e casolari. In un brulicare di passioni proibite, ostilità segrete, tenerezza struggente, generosità e rancore, su cui sfolgora il fascino misterioso del bel Ranieri, l’amore di Ottavia. Mentre la Grande Storia compie il suo corso, le anime scure si fanno limpide e gli uomini sbagliati diventano giusti. L’autrice scava nell’animo dei personaggi e nel nostro. Rovescia di continuo situazioni e caratteri, come fa la vita. E ci rivela il segreto splendente per ripararsi il cuore.

giovedì 11 marzo 2021

Recensione 'Il ladro di giorni' di Guido Lombardi - Feltrinelli

 


IL LADRO DI GIORNI || Guido Lombardi || Feltrinelli || 4 aprile 2019 || 286 pagine

Salvo, undici anni, barese, detesta molte cose. Quando ti fai male e i grandi ti dicono "tranquillo, non ti sei fatto niente", ma ti fanno fare la puntura per l'antitetanica. Quando scrivi un bel tema e non fai neanche in tempo a esserne contento perché la maestra lo legge davanti a tutta la classe e ti vergogni. E soprattutto quando ti parlano come se fossi un bambino, scandendo le parole, come se tu non le conoscessi già tutte, anche quelle volgari. Come fa suo padre, Vincenzo. Salvo non lo vede da sette anni, da quando cioè due uomini lo hanno portato via, in una scuola speciale dove però alla fine delle lezioni non lo lasciavano mai tornare a casa. Ora Vincenzo è uscito di prigione, ha raggiunto Salvo dagli zii a Udine e vuole che il figlio l'accompagni fino a Bari, dove ha una missione da compiere. Quattro giorni: un tempo enorme per Salvo, che non vuole partire con quell'uomo pieno di strani tatuaggi che fa cose di nascosto, come se avesse un segreto. Ma anche un'occasione per padre e figlio di tornare a conoscersi e a parlarsi. Un viaggio on the road verso il Sud Italia, scandito da incontri in autogrill, lezioni di vita e ricordi di un'infanzia ancora candida e piena di domande, prima che arrivi il misterioso "ladro di giorni".

martedì 9 marzo 2021

Recensione 'Giudei' di Gaia Servadio - Bompiani

 


GIUDEI || Gaia Servadio || Bompiani || 3 febbraio 2021 || 352 pagine

Febbraio 1903. Aaron e Samuele, cugini e amici, vagabondano in calesse per la Lucchesia. Il loro idolo si chiama Giacomo Puccini; Samuele è un impresario musicalteatrale; Aaron un fresco ingegnere. Ed è proprio in Puccini, sotto l’Isotta Fraschini che gli si è ribaltata addosso durante un’allegra fuga con l’amante di turno, che s’imbattono; sono loro a dare l’allarme. Cose che potevano succedere nell’Italia di allora. Aaron si sposerà con Rebecca (matrimonio combinato); tra discussioni su Verdi, Wagner e Puccini due modi di essere ebrei – i borghesi di Torino, irrimediabilmente marroni; gli agiati provinciali marchigiani – s’incrociano. Zia Ester e il soprano Drusilla, la casa delle Torrette col suo giardino, la piccola Giovanna e la sua mamma putativa Sara, l’artistico Elia, Miriam che amava i libri, l’affettuosa Kate e il suo Cielo; una guerra e poi l’altra, e in mezzo le leggi razziali, nuove famiglie, nuovi bambini, il fronte, la fuga, le perdite. Reinventarsi una vita, ritrovarsi; e poi il mondo nuovo, il mito degli Stati Uniti e quello di Israele, la ricostruzione, il boom, gli anni del terrorismo. Un secolo narrato da tanti diversi punti di vista, da tante voci che non fanno mai un coro, attraverso la storia di due famiglie ebree.

giovedì 4 marzo 2021

Recensione IN ANTEPRIMA 'Le balene mangiano da sole' di Rosario Pellecchia - Feltrinelli

 


LE BALENE MANGIANO DA SOLE || Rosario Pellecchia || Feltrinelli || 4 marzo 2021 || 265 pagine

Bicicletta, musica nelle cuffie e via, verso la prossima consegna. Napoletano ventitreenne trapiantato a Milano, Gennaro Di Nola detto Genny, di professione rider, si diverte a indovinare il tipo di persona che gli aprirà la porta in base al cibo che ha ordinato. Quei pochi secondi in cui sbircia nella vita degli altri, fermo sul loro zerbino, sono per lui una tentazione irresistibile, ed è difficile che sbagli a tracciare un profilo. Una sera però, contro ogni pronostico, incontra Luca: dodici anni, capelli a spazzola con un po' di crestina, maglia del Napoli e un secchio grande di pollo fritto di Crispy World da mangiare da solo. La madre è uscita, il padre non c'è mai stato: è in un posto lontano a dar da mangiare alle balene, o almeno così gli è stato detto. Un'assenza che si riflette nei suoi occhi nerissimi e profondi, in cui Genny intuisce un dolore che li accomuna. Bastano poche battute perché il ragazzino riesca a convincerlo a entrare in casa per guardare insieme la Champions League in tv. Di partita in partita, nasce così un'amicizia tenera e un po' surreale, nonostante la diffidenza iniziale della madre di Luca, restia a fidarsi di uno sconosciuto. Finché Luca annuncia di voler andare a Napoli con Genny. Sarà una grande avventura e, al tempo stesso, un salto nel passato. Per poter finalmente andare incontro al futuro.

martedì 2 marzo 2021

Diaro di Bordo - Saghe familiari e non




Amo molto le saghe familiari, sia che vengano raccontate in un unico romanzo o che si tratti di più libri. 
Credo che, se ben scritte, siano in grado di coinvolgere il lettore e farlo sentire parte della storia. 
Credo anche che le Case Editrici, che, a quanto pare pubblicano libri in base alle mode del momento, abbiano subodorato questa passione comune a noi lettori, tanto che, negli ultimi anni, le saghe familiari sono sempre più presenti sugli scaffali delle librerie. 
Purtroppo, non sempre libri di questo tipo centrano il punto e, a fronte di romanzi bellissimi (Gente del sud di Raffaello Mastrolonardo, tanto per citarne uno), noi lettori ci ritroviamo tra le mani delle grandi fregature

Una delle ultime, a tal proposito e per quanto mi riguarda, è stata La signorina Crovato, romanzo d’esordio di Luciana Boccardi, giornalista di storia del costume e della moda, che esordisce nella narrativa con un romanzo che, tra finzione e realtà, “dovrebbe” raccontarci la storia della sua famiglia. 
Il problema principale che ho riscontrato nelle 100 pagine di lettura che mi sono concessa prima di propendere per un definitivo abbandono del libro, è stata la struttura usata per raccontare questa storia
Lo ammetto: ho faticato non poco a capire cosa non mi facesse digerire questo libro, cosa mi impedisse di entrare in sintonia col romanzo e con i suoi personaggi. 
Poi, finalmente, l’illuminazione sulla via di Damasco! Non si tratta della scrittura della Boccardi, che nel suo insieme fruisce leggera ed esilarante senza mai scadere nell’ironia esagerata, né della trama in sé, anche perché poco se ne comprende, almeno nella prima parte di questo primo romanzo della trilogia. 
Il problema fondamentale è stato proprio il modo in cui questa storia è stata costruita (nella seconda
foto potete farvi un’idea più precisa). 
Questo libro è composto da un’infinita serie di paragrafi, i primi dei quali servono alla sua autrice per introdurre tutti i componenti, materni e paterni, partendo dai bisnonni, della sua famiglia. 
Già questa scelta rende ardua la vita del lettore, che si ritrova catapultato in una sorta di elenco di personaggi di cui, per ogni paragrafo dedicato, viene fatta una breve descrizione: nome, grado di parentela e un piccolo aneddoto relativo. 
Dopo 40 pagine, il cervello del lettore sarà a un passo così dall'esaurimento nervoso e, ovviamente, a meno di non essersi premurati di aver preso una dettagliata sequela di appunti, tutti i nomi e i gradi di parentela saranno già belli che dimenticati! 
Terminata questa sorta di introduzione, paragonabile a un mix tra un elenco del telefono e un fascicolo dell’anagrafe, la Boccardi, utilizzando la medesima struttura, procede col racconto. 
Tutto, però, risulta troppo didascalico, freddo e veloce perché il lettore possa, in qualche modo, riuscire a entrare nei meccanismi della storia di questa famiglia e, soprattutto, nelle vite dei suoi componenti. 

Arrivata intorno alle 100 pagine, quando mi sono finalmente decisa ad abbandonare questa lettura, ho capito che la sensazione provata sino a quel momento è stata quella di leggere le pagine di un diario, raccolte lì senza alcun senso e senza un filo ben preciso a legarle. 
Ma la cosa peggiore è stata che, per tutto il tempo, mi è parso di spiare qualcuno da una finestra

Mi capita sovente, la sera, soprattutto d’inverno, quando fa buio presto, di ritrovarmi a guardare, dalla finestra del mio studio, il palazzo di fronte. 
Ci sono, in particolare, due finestre illuminate che attirano il mio sguardo. Non vedo nulla, perché la distanza è notevole, se non qualche ombra che, ogni tanto vi passa davanti. 
Ma mi è capitato spesso, esattamente come mi accadeva da bambina quando succedeva la stessa cosa, di chiedermi chi viva in quelle case, che vita abbiano quelle persone, cosa stiano facendo nel momento in cui mi ritrovo a “osservarle”. So che potrò sembrarvi un po’ pazza, ma vi assicuro che non sono l’unica a comportarsi così! 
Perché vi racconto questo aneddoto? Perché la lettura di questo libro, come vi dicevo, mi ha trasmesso la medesima sensazione: più che una persona invitata dall’autrice ad ascoltare il suo racconto, mi sono sentita un’intrusa che ne spiava la vita e ne carpiva, a tratti, qualche segreto. 
E non è questa la sensazione che voglio avere quando leggo un libro, men meno se si tratta di un romanzo familiare come questo! 
Pertanto, La signorina Crovato diventa ufficialmente il primo libro abbandonato di questo 2021 e mi dispiace molto, perché avevo riposto grandi aspettative in questo romanzo. 

Ma voglio approfittare di questa disfatta per parlare di un fenomeno che sta dilagando nel mondo dei blogger e, in particolare, nel segmento Instagram. 
Se mi seguite anche lì, probabilmente sarete incappati in una storia in cui mostravo proprio un angolo di questo romanzo e dicevo che, pur non convincendomi, ero sicura che si tratterà del libro più “marchettato” delle prossime settimane! 
Che vuol dire? Che, con mio sommo dispiacere, devo prendere atto di certe dinamiche che si sono create nel mondo dei blogger. 
Una Casa Editrice ha bisogno di pubblicizzare un libro? Si punta sull’invio massiccio di copie, che giungono nelle case dei blogger con un alto numero di follower sul tanto vituperato social del momento, Instagram appunto! 
A questo punto, i blogger si dividono in due categorie: chi si limita a fare un unboxing in cui mostra il libro e tanti cari saluti e chi, invece, farà una recensione (sul blog o su Instagram, pare che ormai la cosa interessi poco!). 
Il problema a cui mi riferisco, riguarda proprio queste recensioni che, spessissimo, sono super-positive, entusiaste, piene di complimenti e sollecitazioni affinché il lettore corra ad acquistare il libro in questione. 
Sono sempre vere? Ahimè, no! Dietro queste marchette (chiamiamo le cose col proprio nome!) spesso si celano libri non letti interamente o, peggio ancora, non letti per nulla. 
Questo entusiasmo è finalizzato, semplicemente, a una sorta di favore reciproco tra blogger e Casa Editrice: copia in cambio di recensione positiva = mantenimento della collaborazione e notevole risparmio di soldi da parte del blogger. 

Personalmente, me ne frega poco di queste dinamiche, che trovo bieche e scorrette, che evito di mettere in pratica, percorrendo fedele la strada della povertà e dell’onestà! 
La cosa che mi spinge a parlarne è che, negli ultimi mesi, ho notato un crescente malcontento da parte dei lettori che, ovviamente, scemi non sono (ecco perché non corrono in libreria a comprare ogni libro spacchettato da chicchessia!) e che si sentono “truffati” dalla figura del blogger. 
Spesso ricevo dei messaggi in cui mi viene detto che sono stati acquistati dei libri sull’onda dell’entusiasmo mostrato da qualche mio collega e che poi ci si è sentiti quasi presi in giro. 
Fermo restando il fatto che la lettura è soggettiva, ognuno ha i propri gusti e bla bla bla… è anche vero che puzza un po’ la sequela di recensioni estremamente entusiaste che appaiono proprio a ridosso dell’uscita di un romanzo super-pubblicizzato e, soprattutto, sempre da parte delle stesse persone che, poi, guarda un po’, sono quelle che il libro lo hanno ricevuto! 

C’è una soluzione a questo annoso problema? Credo che l’unica sia confidare nell’intelligenza e nell’intuito del lettore che, col tempo e, purtroppo, con qualche fregatura, impara a capire di chi può fidarsi e di chi no! 
Da blogger, invece, vi dico che anche tra di noi esistono persone oneste, che preferiscono perdere una collaborazione e rispettare i lettori che li seguono. 
Potrei farvi dei nomi, ma so che sapete già di chi io stia parlando!