Recensione 'Cuore nero' di Silvia Avallone - Rizzoli


CUORE NERO || Silvia Avallone || Rizzoli || 23 gennaio 2024 || 370 pagine


L’unico modo per raggiungere Sassaia, minuscolo borgo incastonato tra le montagne, è una strada sterrata, ripidissima, nascosta tra i faggi. È da lì che un giorno compare Emilia, capelli rossi e crespi, magra come uno stecco, un’adolescente di trent’anni con gli anfibi viola e il giaccone verde fluo. Dalla casa accanto, Bruno assiste al suo arrivo come si assiste a un’invasione. Quella donna ha l’accento “foresto” e un mucchio di borse e valigie: cosa ci fa lassù, lontana dal resto del mondo? Quando finalmente s’incontrano, ciascuno con la propria solitudine, negli occhi di Emilia – “privi di luce, come due stelle morte” – Bruno intuisce un abisso simile al suo, ma di segno opposto. Entrambi hanno conosciuto il male: lui perché l’ha subito, lei perché l’ha compiuto – un male di cui ha pagato il prezzo con molti anni di carcere, ma che non si può riparare. Sassaia è il loro punto di fuga, l’unica soluzione per sottrarsi a un futuro in cui entrambi hanno smesso di credere. Ma il futuro arriva e segue leggi proprie; che tu sia colpevole o innocente, vittima o carnefice, il tempo passa e ci rivela per ciò che tutti siamo: infinitamente fragili, fatalmente umani. Con l’amore che solo i grandi autori sanno dedicare ai propri personaggi, Silvia Avallone ha scritto il suo romanzo più maturo, una storia di condanna e di salvezza che indaga le crepe più buie e profonde dell’anima per riempirle di compassione, di vita e di luce.


Credevo di avere un problema con Silvia Avallone o meglio con la sua scrittura; il che è vero, ma mi consola sapere di non essere l'unica! Parlando con alcune di voi, infatti, ho riscontrato che siamo in tante a non apprezzarla; chi sin dal suo esordio con Acciaio, chi a causa dei suoi romanzi più recenti.

Quando lessi Un'amicizia, riscontrai una certa esagerazione dei fatti narrati, tanto da avere l'impressione di essere davanti a situazioni costruite a tavolino per finire in un romanzo.
Anche i due personaggi principali mi erano parsi abbastanza stereotipati, ma la scrittura dell'autrice rendeva comunque il romanzo scorrevole e fruibile.

Di Cuore nero ho sentito dire meraviglie e, ovviamente, sono partita con aspettative altissime! Indovinate un po'? Esatto, le aspettative sono state disattese!

Gli ingredienti per un romanzo "forte" ci sono tutti: due protagonisti problematici, ognuno per un motivo diverso, un luogo dimenticato da Dio, due passati da elaborare e gettarsi alle spalle.
Lei è Emilia, un'adolescente nel corpo, magro magro, di una trentenne; lui è Bruno, solitario maestro elementare che vede Emilia, per la prima volta, dalla finestra di casa sua e la vive come un'intrusa in quella solitudine che contraddistingue Sassaia, borgo incastonato tra le montagne che, d'inverno, conta appena due abitanti.

Il problema di questo romanzo è "la solita Avallone", che rende tutto veloce, spiccio, poco approfondito, banale.
Emilia ha un passato problematico e doloroso: i suoi capelli rossi e la sua magrezza sono stati fonte di bullismo sin dai primi anni di scuola: la sua dislessia, lei, figlia di una insegnante e di un ingegnere, sembrava la bambina stupida, in anni in cui di DSA non si parlava ancora.
Perde la madre, suo grande punto di riferimento, molto presto e da lì la sua vita è tutta una china calante, sino al giorno X, quello che, bontà d'animo dell'autrice (sono ironica, sappiatelo!), scopriremo solo nelle ultime 20 pagine.
Il mood principale di questo romanzo sarà, quindi, chiedersi cosa abbia fatto Emilia, anche se, con un minimo di impegno mentale, intuirlo non risulterà impossibile!

Di Bruno, invece, ci viene svelato tutto abbastanza presto e la cosa è quasi ovvia visto che, c'è da dirlo, lui è il personaggio migliore di questo romanzo, quello che suscita empatia e tenerezza, mentre per Emilia si continua a sperare in una rovinosa caduta da un dirupo che la tolga di mezzo una volta per tutte!

E insomma, questi due passati difficili si incrociano (capirai, un paese con due abitanti!), si piacciono e via discorrendo, non penso serva che io stia qui a dirvi cosa accadrà!
Quello che posso dirvi, invece, è che anche questa volta, come nella precedente lettura, la storia mi è risultata banale, costruita a tavolino con quegli elementi necessari a tirar fuori un romanzo che, però, continuano ad apparire poco spontanei. E anche questa volta, il finale "sole, cuore e amore" ha la meglio su tutto il resto!

Cuore nero si legge, spinti dalla curiosità di capire quale sia il dramma di Emilia, ma tutto risulta troppo superficiale, inclusi i personaggi di contorno: Marta, amica di Emilia, con un passato di violenza domestica alle spalle che viene liquidato in maniera spiccia, e quel padre che, invece, secondo me, avrebbe meritato una scena tutta sua.
Quest'uomo che, dopo aver perso la moglie, vede la figlia scivolargli tra le dita e, nonostante tutto, le rimane accanto, la sprona, la aiuta, non la lascia mai un attimo da sola.
Per tutta la lettura ho avuto la sensazione che mi ricordasse qualcuno, poi l'illuminazione: il padre di Erika De Nardo (se non vi ricordate di cosa io stia parlando, beati voi, vuol dire che siete giovani!).

È un romanzo da non far sedimentare, di quelli che, appena terminati, potrebbero anche lasciare addosso una sensazione di appagamento, ma che, una volta raffreddate le emozioni iniziali, iniziando a rifletterci su, tira fuori tutte le sue pecche.
Per quanto mi riguarda, l'ultima chance concessa a un'autrice eccessivamente sopravvalutata.

La Libridinosa

Cosa fai nella vita? Leggo!

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