Recensione 'Era un bravo ragazzo' di Simonetta Agnello Hornby - Mondadori


ERA UN BRAVO RAGAZZO || Simonetta Agnello Hornby || Mondadori || 17 ottobre 2023 || 240 pagine


Questa è la storia di due amici, di due madri, di due mogli. Siamo fra Sciacca e Pertuso Piccione, nella Sicilia occidentale. Giovanni e Santino hanno sognato entrambi un dolce riscatto, fra il volo di Gagarin, il cinema americano e la bellezza del paese in cui vivono. Giovanni deve soddisfare le ambizioni sociali della madre Cettina, Santino vuole salvare la madre Assunta dal destino equivoco al quale si è esposta per mantenere la famiglia. Cosa ci succederà da grandi? E cosa vuol dire diventare grandi? Che masculi saremo? Non hanno tempo di darsi delle risposte: sono assorbiti progressivamente da accordi chiusi sopra le loro teste. Santino diventa un principe del calcestruzzo, che accetta commesse sempre più ricche e sempre più manovrate. Giovanni, avvocato, raccomandato da personaggi ambigui e potenti, mette la sua abilità di uomo di legge al servizio di chi la legge la usa per nascondere il vantaggio di pochi contro il bisogno di molti. Fanno entrambi ottimi matrimoni e trionfano nei cupi anni Ottanta, gli anni terribili delle guerre di mafia. Anna, avvocatessa impegnata, specializzata nel diritto delle acque, vorrebbe "salvare" Giovanni, sposato alla ricca Veronica. Margherita, moglie devota, assicura a Santino una vita famigliare che sembra al riparo dal sangue e dalla violenza. Ma l'edilizia, pubblica e privata, non consente trasparenze né giustizia e i due amici vengono risucchiati in una spirale senza scampo. Resistono solo i barbagli dell'adolescenza e la smagliante bellezza di Assunta, incarnazioni di una Sicilia sognata, che non smette di sognare il proprio bene. Quello di Simonetta Agnello Hornby non è solo un romanzo su una mafia che magari non spara ma governa l'economia dell'isola, è soprattutto una storia sul potere feroce della famiglia e sul desiderio struggente di tornare alla terra in cui sono radicate identità e speranza.


Non avevo mai letto nulla di Simonetta Agnello Hornby e non c'è un motivo specifico dietro questa mia scelta, semplicemente, nessuno dei suoi romanzi aveva mai attirato la mia attenzione.
Questa volta, invece, l'idea di leggere la storia di un'amicizia ha suscitato la mia curiosità, così ho preso il libro in biblioteca e ho trascorso un paio di pomeriggi a leggerlo. 

La storia che Agnello Hornby ci racconta è quella di due bambini, Giovanni e Santino, che crescono assieme a Sciacca. 
Giovanni è orfano di padre ed è cresciuto a Pertuso Piccione coi nonni paterni. Quando giunge per lui il momento di affrontare le scuola medie, fa ritorno alla casa materna e crea un forte legame di amicizia con Santino.
I due ragazzi sognano in grande, in anni in cui la Sicilia è sotto l'egida della mafia e, contemporaneamente, il mondo procede spedito verso grandi rivoluzioni!
Diventano adulti e Giovanni, per soddisfare le ambizioni materne, si laurea in giurisprudenza, mentre Santino, avvezzo sin da piccolo al lavoro manuale, entra nel campo delle costruzioni, partendo da semplice manovale per poi fare carriera.
Caposaldo del romanzo è sempre la loro amicizia, che cresce di pari passo all'età e ai problemi da affrontare. 

La storia procede spedita così come le carriere dei due ragazzi, ma manca l'anima. La Hornby si dedica maggiormente all'infanzia di Santino e Giovanni, trascurando colpevolmente le loro vite da adulti, decisamente più complicate e interessanti.
Le figure femminili che ruotano attorno ai due protagonisti, siano esse le madri o le mogli, risultano sempre preponderanti, ma sviluppate in maniera quasi anonima, come se l'autrice volesse farle spiccare ma, allo stesso tempo, non permettere alla loro luce di sovrastare quella di Giovanni e Santino.

La mafia la fa da padrone: mai nominata, sempre taciuta, ma costantemente presente in parole e gesti. Un'omertà silenziosa, tipica della mia terra che, però, e mi duole dire purtroppo, scade nel retorico.
Sembra quasi che il connubio mafia-Sicilia sia diventato inscindibile, un po' come italiani-pizza-mandolino.
Ma la mafia non è un argomento da trattare coi guanti e in punta di piedi: o lo si affronta o lo si lascia da parte; usarlo come spunto per raccontare l'amicizia di due ragazzi mi è parso un espediente un po' elementare per una scrittrice come Simonetta Agnello Hornby.

La storia scorre, la scrittura di Hornby sicuramente aiuta, ma rimane un velo di superficialità e poco approfondimento sia per la trama affrontata che per i personaggi. Impossibile legarsi a uno dei protagonisti, mai caratterizzati a dovere e facilmente confondibili tra loro se non si presta attenzione; più e più volte mi sono dovuta fermare e fare mente locale per ricordarmi chi fosse madre di chi.

Insomma, una lettura blanda e veloce, ma nulla più che non mi ha lasciato la voglia di leggere altro di questa autrice.



La Libridinosa

Cosa fai nella vita? Leggo!

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