Recensione 'Mio fratello rincorre i dinosauri' di Giacomo Mazzariol - Einaudi


MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI
Giacomo Mazzariol
Einaudi
26 aprile 2016
174 pagine

Hai cinque anni, due sorelle e desidereresti tanto un fratellino per fare con lui giochi da maschio. Una sera i tuoi genitori ti annunciano che lo avrai, questo fratello, e che sarà speciale. Tu sei felicissimo: speciale, per te, vuol dire «supereroe». Gli scegli pure il nome: Giovanni. Poi lui nasce, e a poco a poco capisci che sí, è diverso dagli altri, ma i superpoteri non li ha. Alla fine scopri la parola Down, e il tuo entusiasmo si trasforma in rifiuto, addirittura in vergogna. Dovrai attraversare l'adolescenza per accorgerti che la tua idea iniziale non era cosí sbagliata. Lasciarti travolgere dalla vitalità di Giovanni per concludere che forse, un supereroe, lui lo è davvero. E che in ogni caso è il tuo migliore amico. Con Mio fratello rincorre i dinosauri Giacomo Mazzariol ha scritto un romanzo di formazione in cui non ha avuto bisogno di inventare nulla. Un libro che stupisce, commuove, diverte e fa riflettere. Insomma, è la storia di Giovanni, questa. Giovanni che ha tredici anni e un sorriso piú largo dei suoi occhiali. Che ruba il cappello a un barbone e scappa via; che ama i dinosauri e il rosso; che va al cinema con una compagna, torna a casa e annuncia: «Mi sono sposato». Giovanni che balla in mezzo alla piazza, da solo, al ritmo della musica di un artista di strada, e uno dopo l'altro i passanti si sciolgono e cominciano a imitarlo: Giovanni è uno che fa ballare le piazze. Giovanni che il tempo sono sempre venti minuti, mai piú di venti minuti: se uno va in vacanza per un mese, è stato via venti minuti. Giovanni che sa essere estenuante, logorante, che ogni giorno va in giardino e porta un fiore alle sorelle. E se è inverno e non lo trova, porta loro foglie secche. Giovanni è mio fratello. E questa è anche la mia storia. Io di anni ne ho diciannove, mi chiamo Giacomo.



3-2. Calcisticamente parlando è uno di quei risultati che tiene col fiato in sospeso entrambe le tifoserie: quelli in vantaggio non vedono l'ora che arrivi il fischio finale dell'arbitro; gli altri, invece, sperano che la partita si prolunghi quel tanto necessario ad arraffare un pareggio e, perché no, magari un'insperata vittoria.
3-2 in casa Mazzariol è un risultato che pone le donne in vantaggio sugli uomini: mamma, Alice e Chiara vincono di una lunghezza su papà e Giacomo. Sino a che una sera, con una sterzata improvvisa verso un parcheggio, ecco l'annuncio: 3-3! Il risultato cambia, gente! Il pareggio è stato ottenuto: mamma aspetta un bimbo e sarà un maschietto!

Immaginate la gioia di Giacomo, cinque anni appena, tutti trascorsi in inferiorità numerica nei confronti di quelle due sorelle, una più grande e l'altra più piccola che, però, al di là dell'età, hanno sempre fatto fronte comune!
Giacomo è felice, tanto tanto felice! Finalmente avrà quel fratellino così desiderato; un maschietto come lui, qualcuno a cui insegnare a giocare a calcio, a fare la lotta, ma, soprattutto, con cui allearsi in quell'eterna battaglia maschi contro femmine!
Tre a tre, che bel pareggio! Tre, il numero perfetto!

Poi, un'altra sera, un'altra sterzata, stesso parcheggio: sì, il bimbo c'è, ma ecco... sarà un po' speciale. Giovanni, questo il nome scelto per il nascituro, ha la sindrome di Down, quel cromosoma ballerino che renderà, agli occhi del piccolo Giacomo, un po' strano quel fratellino tanto atteso.

Mio fratello rincorre i dinosauri è la storia tenera e divertente della famiglia Mazzariol, residenti in una villetta di Castelfranco Veneto, papà assistente in una scuola materna e mamma casalinga con la passione per i libri.
A mamma piace leggere. Per casa ci sono libri ovunque: sul tavolino del salotto, in cucina, sui davanzali. Persino in bagno. Ma di solito è il comodino quello che rischia di crollare sotto il peso delle storie che ci accumula.
La narrazione è affidata proprio a Giacomo che, con l'innocenza di un bambino di cinque anni prima e la volubilità di un adolescente poi, ci racconta le sue emozioni, belle e brutte, nei confronti di quel fratellino così desiderato, ma di cui, crescendo, inizia a vergognarsi.
Non è un libro fatto di soli buoni sentimenti: l'autore non ci nasconde nulla. Ci racconta l'esaltazione per la  nascita di Giovanni e, man mano che il tempo passa, la presa di coscienza di quanto quel bambino, il suo fratellino, non sarà mai come gli altri.

Giacomo cresce, inizia l'adolescenza e lui nasconde l'esistenza di Giovanni; nessuno dei suoi amici delle superiori sa della presenza di questo fratello diverso e, quando gli capita di portarlo al parco con sé, Giacomo sta in disparte, finge di non conoscerlo per non essere associato a quel ragazzo non proprio normale.

La narrazione di questa storia è un crescendo di sentimenti, mai cruda, sempre rispettosa, ma maledettamente reale.
È stupendo vedere come i genitori affrontano la diagnosi di Giovanni: andrà tutto bene, siamo una famiglia unita, saremo comunque felici. Ed è proprio questo loro atteggiamento, positivo e propositivo, a non creare dubbi e difficoltà, almeno inizialmente, negli altri tre figli.
Poi, come è ovvio che sia, le cose iniziano a cambiare man mano che questi crescono e sarà soprattutto Giacomo ad avere difficoltà nell'accettare quel ragazzo così diverso da ciò che lui aveva desiderato e immaginato.

Ma la vita è strana e, proprio quando Giacomo penserà di non farcela, sarà il destino a metterci lo zampino e fargli guardare Giovanni con occhi diversi, gli occhi di un fratello che, in fondo, l'ha sempre amato, ma che, nel suo percorso di crescita, ha dovuto prendere le distanze giusto un attimo; un pezzetto di strada in cui Giacomo ha dovuto allontanarsi, sviare da quella famiglia che non gli ha mai lasciato la mano!

Ho amato tutto di questo libro: l'innocenza e la rabbia di Giacomo, le battute dei genitori e, soprattutto, ho amato Giovanni e i suoi dinosauri, l'ingenuità del suo sguardo, la meraviglia davanti a ogni nuova scoperta, lo stupore per tutte quelle piccole cose che, crescendo, ognuno di noi smette di guardare.
L'ho amato talmente tanto che avevo deciso di guardare il film che ne è stato tratto. Otto minuti: tanto è durata la mia sopportazione davanti allo scempio fatto dal regista. 
Una delle parti più belle di questo romanzo è la naturalezza con cui i genitori di Giacomo affrontano, come detto, la diagnosi di disabilità di Giovanni; naturalezza che nella trasposizione cinematografica, diventa difficoltà, impaccio, dubbio. Perché? Perché rovinare una storia così bella?

Voi fatevi un regalo: leggete la storia di questa bella famiglia. Leggetela e basta, mettete giù il telecomando, spegnete la tv!

La Libridinosa

Cosa fai nella vita? Leggo!

1 commento:

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