Recensione 'Mia madre aveva una cinquecento gialla' di Enrica Ferrara - Fazi


 MIA MADRE AVEVA UNA 500 GIALLA
Enrica Ferrara
Fazi Editore
20 febbraio 2024
289 pagine


Gina ha dieci anni ed è figlia di un politico democristiano, Mario Carafa, che nell’estate del 1980 è costretto a scappare da Napoli e a lasciare la sua famiglia. Con la madre Sofia e la sorella Betta, Gina parte sotto falso nome per raggiungere il padre in Sardegna. Grazie alla passione sfrenata per le storie e le parole nuove, Gina prova con tutte le sue forze a comprendere cosa stia succedendo, cercando di decifrare il significato di termini per lei esotici come “capro espiatorio”, “latitante”, “brigatista” e “camorrista”. Le sembra di capirne il senso, eppure più passa il tempo e più rimane confusa: suo padre è innocente o colpevole? È un politico o un camorrista? Chi sono i suoi amici e chi invece gli è diventato nemico?
Tra incomprensioni familiari, ribellioni adolescenziali, nuove amicizie e nuove avventure a bordo della sgangherata Cinquecento gialla di sua madre, Gina supera questo periodo difficile e si mette a investigare per conto suo per scoprire le vere ragioni che stanno dietro la latitanza di suo padre e soprattutto per cercare di riportarlo a casa una volta per tutte. Un esordio dolceamaro su una famiglia che di colpo si ritroverà catapultata in mezzo agli intrighi politici che hanno diviso l’Italia nel periodo a cavallo degli anni Ottanta, a ridosso degli anni di piombo e del rapimento Moro. Un romanzo di formazione autentico e onesto che racconta di trame occulte e malaffare visti attraverso lo sguardo curioso di una ragazzina restituendo allo stesso tempo un quadro vivo e realistico di un periodo della nostra storia su cui rimangono ancora troppi misteri.


Mia madre aveva una Fiat Cinquecento gialla. Mio padre aveva un'Alfetta blu.
In queste due utilitarie pare racchiudersi la grande differenza tra Mario Carafa e sua moglie Sofia, un omone e una donna minuta, un uomo pieno di ideali e una donna legata alle tradizioni e al benessere economico.
Mario e Sofia non hanno nulla in comune, eppure sono marito e moglie, nonché genitori di Betta e Gina. E proprio Gina è la protagonista di questo romanzo! Gina che nel 1980 ha 10 anni e, da un giorno all'altro, vede sparire suo padre.
Latitante. Che parola strana per una bambina di 10 anni. Latitante, chissà cosa vorrà mai dire?
Mio padre non era un cagasotto. Era un eroe. Mio padre aveva paura di essere "fatto a spezzatino " dai brigatisti come Moro.
Oscillando tra una Ginetta bambina e una ragazza di 17 anni, Enrica Ferrara ci racconta gli anni Ottanta e la politica dell'epoca, tra la Democrazia Cristiana e Aldo Moro, con grande attenzione ai dettagli.
Gina, come tutte le ragazzine della sua età, e a differenza della sorella maggiore, vede in quell'uomo grande e grosso un eroe, il suo Papaone!

È nella contrapposizione dei pensieri di Gina che l'autrice racchiude il senso vero del romanzo: chi è Mario Carafa? Un eroe o un delinquente? Attraverso gli occhi della protagonista bambina, vedremo un padre affettuoso benché assente, un uomo premuroso e rassicurante, un rifugio tra le cui braccia perdersi in sogni bellissimi.
Ma la Gina adolescente, com'è ovvio, faticherà a vedere in quell'uomo così poco presente l'eroe dell'infanzia.

Mia madre aveva una cinquecento gialla è un romanzo a tutto tondo, sicuramente di non facile lettura, sia per le dinamiche politiche dell'epoca, non fresche di memoria per tutti, che per la storia in sé che sceglie di affrontare, oltre a quello politico, vari altri temi, tra cui, impersonificate nella figura della madre e della sorella di Gina, l'emancipazione femminile.
I personaggi non spiccano per simpatia, tanto che ho faticato ad affezionarmi a qualcuno, ma questo rende il romanzo reale e vivido.

È struggente l'incontro, dopo lungo tempo, tra Gina e il suo Papaone, quel momento in cui, finalmente, i due riescono a parlarsi a cuore aperto; il momento in cui, al tempo stesso, Gina mette in dubbio ogni parola, analizza, freme, ha paura.

Avrei forse gradito un approfondimento maggiore sulla vita di Gina da adulta, relegata a un ultimo capitolo, per capire quanto l'assenza del padre e la vita politica che l'ha circondata in maniera indiretta per tutta la sua infanzia, abbiano poi davvero influito sul suo percorso di crescita.
Ammetto che tra me e questo romanzo non è mai scattata del tutto la scintilla: l'ho letto volentieri, ma non con quella bramosia che mi ha colta altre volte.
Mia madre aveva una cinquecento gialla è una storia intensa e bella oltre che ben scritta, ma ho sempre avuto l'impressione di essere tenuta a distanza dai suoi personaggi; mi sono sentita una spettatrice passiva, inerte, quasi fastidiosa all'interno di questa famiglia chiusa in sé stessa.

La Libridinosa

Cosa fai nella vita? Leggo!

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