giovedì 4 marzo 2021

Recensione IN ANTEPRIMA 'Le balene mangiano da sole' di Rosario Pellecchia - Feltrinelli

 


LE BALENE MANGIANO DA SOLE || Rosario Pellecchia || Feltrinelli || 4 marzo 2021 || 265 pagine

Bicicletta, musica nelle cuffie e via, verso la prossima consegna. Napoletano ventitreenne trapiantato a Milano, Gennaro Di Nola detto Genny, di professione rider, si diverte a indovinare il tipo di persona che gli aprirà la porta in base al cibo che ha ordinato. Quei pochi secondi in cui sbircia nella vita degli altri, fermo sul loro zerbino, sono per lui una tentazione irresistibile, ed è difficile che sbagli a tracciare un profilo. Una sera però, contro ogni pronostico, incontra Luca: dodici anni, capelli a spazzola con un po' di crestina, maglia del Napoli e un secchio grande di pollo fritto di Crispy World da mangiare da solo. La madre è uscita, il padre non c'è mai stato: è in un posto lontano a dar da mangiare alle balene, o almeno così gli è stato detto. Un'assenza che si riflette nei suoi occhi nerissimi e profondi, in cui Genny intuisce un dolore che li accomuna. Bastano poche battute perché il ragazzino riesca a convincerlo a entrare in casa per guardare insieme la Champions League in tv. Di partita in partita, nasce così un'amicizia tenera e un po' surreale, nonostante la diffidenza iniziale della madre di Luca, restia a fidarsi di uno sconosciuto. Finché Luca annuncia di voler andare a Napoli con Genny. Sarà una grande avventura e, al tempo stesso, un salto nel passato. Per poter finalmente andare incontro al futuro.


Eccoli, i rider, i ragazzi del delivery. [...] Puntini impazziti sullo schermo di uno smartphone, spesso senza mancia, sempre senza prospettive.
Il nostro rider si chiama Genny, Gennaro Di Nola all'anagrafe. Sfreccia per le strade di Milano in sella alla sua bici, con la divisa d'ordinanza, il "cubo" custode di cibo sulle spalle e le cuffiette nelle orecchie.
La musica non è mai troppo alta, un po' perché sarebbe pericoloso, un po' perché a Genny, in fondo, piace sentire i rumori della città: i clacson, il brusio della folla, i motori che rombano... Genny è così, ha fame di vita!
E fame di vita è quella che scorge nello sguardo di Luca, la sera in cui suona alla sua porta per consegnargli la cena: pollo fritto e patatine, il cibo perfetto per guardare la partita del Napoli.

Hanno lo stesso sguardo carico di tristezza, Luca e Genny. 
Il dolore funziona come il bluetooth: impiega un secondo a connettere due persone.
Dodici anni il primo, 23 il secondo e un'amicizia che, per quanto assurda, scatta in maniera quasi inconsapevole quanto veloce, prima grazie al tifo comune per il Napoli, poi, e soprattutto, a causa di quel dolore nascosto che pesa più di qualunque zaino abiti le loro spalle.

Genny è emigrato a Milano, dove frequenta l'Università, fuggendo da Napoli e da un dolore che lo blocca. Pedala per quelle strade sempre trafficate e piene di gente, consegna cibo nelle case, incuriosito da quell'umanità e da quelle dimore delle quali sbircia piccoli scorsi attraverso lo spiraglio di una porta.
Pedala, Genny, più veloce che può; e ogni pedalata è un pezzetto di distanza in più tra sé e il dolore, tra sé e i ricordi. 
Corre, al freddo, sotto la pioggia, col sudore che, d'estate, gli cola sugli occhi. Si sfianca, così da stancare anche i pensieri.
Luca, invece, il dolore lo nasconde come può, perché a 12 anni mica lo hai imparato come si gestiscono certe assenze. E allora riversa su Genny quella fame di affetto che si porta appresso da sempre.

Le balene mangiano da sole è una storia che fa della leggerezza la sua chiave di lettura, ma che, pian piano, si infila sotto pelle.
Rosario Pellecchia ci racconta un pezzetto di vita dei suoi protagonisti usando l'ironia insita nella scrittura partenopea, quell'ironia che accompagna il lettore in questo viaggio filo-calcistico che vedrà il Napoli veleggiare felice nel suo percorso in Champions League (eh quanta fantasia, Rosa'!!) e questi due ragazzi, così distanti per età, ma così vicini di cuore, costruire pian piano il loro rapporto speciale!

Dalla consegna di un pollo fritto al viaggio verso la capitale partenopea per assistere a Napoli - Barcellona, Luca e Genny compiranno tanti passi.
Ma sarà proprio quel viaggio la vera terapia di cui ognuno di loro aveva bisogno: 800 km necessari per capire, per piangere, per aprirsi, per crescere.
Per lasciar andare qualcosa che si è tenuto dentro per troppo tempo.

Con una scrittura che ricorda l'umorismo di Marsullo e l'appocundria tipica di Marone, Pellecchia ci regala una storia speciale che coniuga e bilancia perfettamente le risate e le lacrime, lasciando il lettore sazio di emozioni (e affamato di cibo, visti i titoli dei vari capitoli!).




Ringrazio la Casa Editrice per avermi fornito una copia del romanzo




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