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Recensione 'Casa Lampedusa' di Steven Price - Bompiani


CASA LAMPEDUSA || Steven Price || Bompiani || 14 ottobre 2020 || 299 pagine

Ogni uomo, per quanto insignificante, dovrebbe lasciare qualche cronaca del tempo trascorso su questa terra. Le parole di Stendhal echeggiano nella mente dell’uomo di mezza età che fa una sosta pensosa in chiesa prima di avviarsi all’incontro con il cugino, Lucio Piccolo, al Caffè Mazzara, luogo consueto di conversazioni appassionate sulla letteratura. Siamo a Palermo, una mattina di gennaio del 1955, e l’uomo di mezza età, a cui è appena stata diagnosticata una malattia senza ritorno, è Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Una vita di studi e scritture, e non ha creato nulla. Non ancora. Parte da qui, da questo nodo di slanci e frustrazioni, il racconto intimo e dolente degli ultimi anni di un grande scrittore dediti alla stesura sempre più urgente di un solo capolavoro, "Il Gattopardo", punteggiati da infruttuosi tentativi di pubblicazione e rasserenati dagli affetti - l’adorata moglie Licy, il cugino Gioacchino - prima della resa di fronte all’ineluttabile.


 

Giuseppe Tomasi di Lampedusa è l'ultimo rappresentante in vita della sua famiglia. Lo conosciamo, vicino ai sessant'anni e mentre un enfisema lo sta pian piano debilitando. Lo conosciamo, in questa biografia romanzata, che ci accompagna a conoscere gli ultimi anni della vita dell'autore de "Il Gattopardo".
Giuseppe Tomasi è un uomo in rovina, la cui famiglia, dopo grandi sofferenze, ha perso tutto durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale. Un uomo sovrastato dai debiti, ma profondamente legato alla sua terra e alle tradizioni. Un uomo la cui dignità ed eleganza non sono in discussione.

Gli ultimi anni di Giuseppe Tomasi ci vengono raccontati attraverso i colori e i profumi della Sicilia e attraverso gli occhi del protagonista che, giorno dopo giorno, chino su una pila di fogli, penna alla mano, decide di mettere su carta il racconto della vita di alcuni suoi antenati, in particolare del bisnonno.

Leggere queste pagine, soprattutto se si è letto "Il Gattopardo", ci darà la dimensione di quanto un grande romanzo possa nascere in poco tempo.
La storia che Steven Price ci racconta è quella di un uomo che, forte del suo rango e del tempo che scorre, farà di tutto perché le sue parole arrivino ai lettori.
Giuseppe Tomasi era, innanzitutto, un lettore, un amante delle parole nella loro forma più romantica: i libri.
Amava e ammirava il mondo della letteratura e, arrivati alla fine di questa storia, sorge spontaneo chiedersi quale sarebbe stata la sua reazione nello scoprire di essere diventato l'autore di uno dei romanzi più famosi e più letti di tutti i tempi!

La storia che ci viene raccontata si conclude, infatti, nel 1957 quando per Giuseppe Tomasi sopraggiunge, dolorosa ma attesa, la morte. Nel frattempo, "Il Gattopardo" era stato rifiutato da Mondadori e da Einaudi, per poi essere pubblicato, postumo, da Feltrinelli, che ne riconobbe immediatamente la meraviglia e il potenziale!

La lettura di questo romanzo è stata per me una boccata d'aria fresca, aria che profumava di limoni appena raccolti e di mare, di sole e salsedine. Ma è stata anche una lettura ostica a causa della scelta narrativa dell'autore che non fa uso delle virgolette per distinguere i dialoghi dalla narrazione.
Benché, a lungo andare si riesca a distinguere il parlato dal resto, la lettura risente inevitabilmente di questa scelta, tanto da rendersi ostica, soprattutto a primo impatto.

È una storia che vi consiglio di leggere se, come me, avete amato il romanzo di Tomasi, se avete voglia di percorrere le vie di Palermo, se la Sicilia vi appartiene in qualche modo. Non aspettatevi, però, una lettura leggera e scorrevole né frizzante.
È una storia, questa, che va assaporata lentamente, che ogni tanto necessità di una pausa, ma che si rivela, infine, una carezza per l'anima di chi, come noi, vive di parole e dorme tra pagine di libri.


Commenti

  1. Sicuramente lo leggerò, anche per confrontarlo con L’albatro di Simona Lo Iacopo, letto l’anno scorso e che presenta sempre Tomasi di Lampedusa. Quello mi è piaciuto molto, vedremo questo.

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