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Recensione 'Tutto il sole che c'è' di Antonella Boralevi - La nave di Teseo

 


TUTTO IL SOLE CHE C'È || Antonella Boralevi || La nave di Teseo || 18 marzo 2021 || 692 pagine

10 giugno 1940. Mentre l’Italia di Mussolini entra in guerra, nel giardino incantato di una villa in Toscana quattro ragazzi giocano a tennis. La Storia irrompe dentro la loro giovinezza beata e li costringe a prendere in mano la propria vita. La Contessina Ottavia Valiani ha quattordici anni e il sole addosso. La sorella minore, Verdiana, la spia dall’ombra. È timida, bruttina, forse cattiva. Entrambe vivono la condanna insita nell’essere sorelle e anche donne: una è il metro di giudizio dell’altra. Divisa tra invidia e ammirazione, decisa a sfidare il legame speciale tra Ottavia e il padre, Verdiana azzarda l’imprevedibile. I Valiani non sono una famiglia come le altre. Un padre affascinante e traditore, conte, chirurgo e Podestà di San Miniato. Una madre remissiva ma capace di farsi leonessa. E poi il personale di casa, l’anziana cuoca, la giovane sguattera fiera, la cameriera tedesca. Intorno a loro, fascisti e partigiani, sciantose e contadini, sfollati e nuovi ricchi. Un affresco di destini e di emozioni dove le menzogne diventano verità e le verità bugie, tra ricevimenti e parate fasciste, balli sfrenati e imboscate, palazzi e casolari. In un brulicare di passioni proibite, ostilità segrete, tenerezza struggente, generosità e rancore, su cui sfolgora il fascino misterioso del bel Ranieri, l’amore di Ottavia. Mentre la Grande Storia compie il suo corso, le anime scure si fanno limpide e gli uomini sbagliati diventano giusti. L’autrice scava nell’animo dei personaggi e nel nostro. Rovescia di continuo situazioni e caratteri, come fa la vita. E ci rivela il segreto splendente per ripararsi il cuore.


Ci sono due modi per leggere questo libro: con rassegnazione o con disattenzione.
Ci si può armare di pazienza (e anche di cibo consolatorio e tanto tanto caffè!) e sorbirsi le 692 pagine che lo compongono; oppure, cosa che pare abbiano fatto buona parte delle mie colleghe, facilitarsi la vita e, saltellando qua e là, limitarsi alla lettura di alcuni, selezionati capitoli: quelli necessari a farsi un'idea, sommaria e superficiale, della storia e dei personaggi.
Cosa cambia? Le impressioni finali, ovviamente! Leggere solo alcuni stralci di questa storia potrebbe portarvi ad avere un pensiero positivo e la sensazione di una lettura fluida e scorrevole.
Immergersi totalmente nel romanzo e leggerlo per intero, invece, vi costringerà a fare i conti, innanzitutto, con la scrittura di Antonella Boralevi: antiquata, pomposa, ridondante, lenta.
A seguire, la scelta del periodo storico: questo romanzo si svolge tra il 1940 e il 1951; sono gli anni in cui l'Italia entra in guerra per mano di Mussolini, gli anni del Fascismo, delle leggi razziali, della Resistenza e, successivamente, della ricostruzione e della rinascita.
Quanto influisce ciò nella trama intessuta dalla Boralevi? Meno di quanto ci si possa aspettare.
La guerra c'è e, ovviamente, condiziona la vita della famiglia Valiani, protagonista del romanzo, ma rimane più uno spunto che l'autrice usa per veicolare gli accadimenti e i percorsi di vita dei vari protagonisti.

Ma chi sono i protagonisti di questo romanzo? I Conti Valiani, in particolare le due figlie del Conte: Ottavia e Verdiana.
Ottavia aveva il dono di riverberare la luce, di moltiplicarla, la trasformava in emozione di pura gioia di essere vivi. Lei era il sole. Tutto il sole che c'è.
Ottavia è il fulcro attorno al quale ruotano la famiglia e la trama stessa.
È bella, spigliata, intelligente e consapevole di esserlo.
A farle da contraltare, la sorella minore, Verdiana; bruttina, minuta, taciturna, Verdiana vive nell'ombra della sorella: sempre un passo indietro, sempre nascosta dietro una siepe o una porta.
La vita di Verdiana è un riflesso sbiadito e nebbioso di quella di Ottavia: suoi sono i vestiti che indossa, suoi i ragazzi di cui si infatua.
Questo particolare colpisce e ci da la cifra dell'invidia che abita Verdiana: non c'è un ragazzo di cui si innamori Ottavia o con il quale lei intrecci una qualunque relazione che non diventi, immancabilmente, l'amore della vita di Verdiana.

Sarà proprio questo aspetto della loro vita a diventare il punto centrale di almeno una terzo del romanzo, portando la storia a scivolare lentamente e trasformarsi da saga familiare a romanzo rosa!

Intanto, seguiremo la vita di Ottavia passo dopo passo, dall'adolescenza al matrimonio, momento conclusivo di questa storia.
Ottavia che cresce, che vive quasi in simbiosi col quel padre amato e perfetto, cui tutto viene perdonato, inclusi il ripetuto tradimento nei confronti della madre e il figlio illegittimo; un rapporto, quello tra la ragazza e il padre che sfiora l'amore incestuoso e irrazionale.
Cresce Ottavia e con lei cresce Verdiana: detestabile, cattiva, perfida e profondamente immatura anche quando raggiunge l'età adulta.
Colei che, attraverso i suoi ricordi, è la voce narrante di questa storia, risulta anche il personaggio meno sopportabile. 
Non c'è azione, gesto, parola che possano trovare giustificazioni o perdono.

Tutto il sole che c'è è un romanzo corposo, carico di aneddoti e descrizioni dettagliate di cui, spesso, si sarebbe potuto fare a meno. Una storia che, non aiutata dalla scrittura dell'autrice, impantana il lettore tra le pagine, che passano lente e sonnolente, impedendo di vedere la luce in fondo al tunnel che porta alla libertà.

Si vocifera, mentre scrivo queste righe, che questo sia il primo romanzo di una serie. Sentiamo davvero il bisogno di andare avanti?



Ringrazio la Casa Editrice per avermi inviato una copia del romanzo

Commenti

  1. Il libro viene presentato dall'autrice (così, almeno, a me è parso) come la storia di due ragazze spericolate e delle vicende della loro famiglia nel periodo della seconda guerra mondiale, come se si trattasse di un romanzo scorrevole e tutto sommato brillante. La lettura sicuramente scivola facilmente ma i fatti narrati, i comportamenti dei personaggi principali sono di una negatività sconcertante, senza speranza. Tra le altre cose, mi sono risultati gravissimi il comportamento del padre nei confronti della moglie Letizia e nell'imposizione del matrimonio a Ottavia e quello di Verdiana nell'epilogo della storia di Ottavia con Ranieri. Non so cosa fosse nelle intenzioni dell'autrice; certo se voleva dimostrare l'impossibilità dell'uomo a vivere serenamente, è riuscita perfettamente nel suo scopo.

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