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Recensione 'Giudei' di Gaia Servadio - Bompiani

 


GIUDEI || Gaia Servadio || Bompiani || 3 febbraio 2021 || 352 pagine

Febbraio 1903. Aaron e Samuele, cugini e amici, vagabondano in calesse per la Lucchesia. Il loro idolo si chiama Giacomo Puccini; Samuele è un impresario musicalteatrale; Aaron un fresco ingegnere. Ed è proprio in Puccini, sotto l’Isotta Fraschini che gli si è ribaltata addosso durante un’allegra fuga con l’amante di turno, che s’imbattono; sono loro a dare l’allarme. Cose che potevano succedere nell’Italia di allora. Aaron si sposerà con Rebecca (matrimonio combinato); tra discussioni su Verdi, Wagner e Puccini due modi di essere ebrei – i borghesi di Torino, irrimediabilmente marroni; gli agiati provinciali marchigiani – s’incrociano. Zia Ester e il soprano Drusilla, la casa delle Torrette col suo giardino, la piccola Giovanna e la sua mamma putativa Sara, l’artistico Elia, Miriam che amava i libri, l’affettuosa Kate e il suo Cielo; una guerra e poi l’altra, e in mezzo le leggi razziali, nuove famiglie, nuovi bambini, il fronte, la fuga, le perdite. Reinventarsi una vita, ritrovarsi; e poi il mondo nuovo, il mito degli Stati Uniti e quello di Israele, la ricostruzione, il boom, gli anni del terrorismo. Un secolo narrato da tanti diversi punti di vista, da tante voci che non fanno mai un coro, attraverso la storia di due famiglie ebree.


Per la prima volta dopo molto tempo ho avuto il "panico da recensione" (esiste? Boh!).
Arrivata a un terzo di questo romanzo, non avevo in mente nulla da scrivere, ritrovandomi tra le mani una storia che scorreva piatta e slegata.
Poi, per fortuna, qualcosa si è mosso, anche se in maniera poco sostanziale e trascinandomi sino a fine lettura più per inerzia che non per reale volontà o piacere di leggere.

Giudei è la storia di due famiglie ebree: gli anconetani Levi e i torinesi Foà, che si imparenteranno grazie alle nozze tra Zaccaria e Rachele.
Nessuna delle due famiglie è particolarmente attenta alle tradizioni ebraiche, ma, ovviamente, entrambe saranno vittime delle leggi razziali applicate durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale.
Alcuni dei figli di Rachele e Zaccaria riusciranno a lasciare l'Italia e trovare salvezza e rifugio altrove; altri, invece, subiranno le persecuzioni razziali.

Questo romanzo copre oltre trent'anni di storia, ma l'unico modo per accorgersi dei salti temporali che avvengono tra un capitolo e l'altro è fare estrema attenzione a piccolissimi dettagli, quali l'età dei protagonisti o qualche avvenimento storico di particolare rilievo.
Questa scelta dell'autrice diventa destabilizzante per il lettore, che si trova costretto, a volte, a dover tornare indietro di qualche pagina per capire quanto tempo sia trascorso tra un capitolo e l'altro.

Giudei è un romanzo che si lascia leggere, ma lo fa in maniera fredda e impersonale.
È paragonabile più a una cronaca che spazia dalla musica, con la presenza di personaggi quali Puccini e Toscanini, alla politica, che non a una storia familiare, con i Levi e i Foà che, loro malgrado, rimangono ai margini della storia benché ne siano, o dovrebbero esserne, i protagonisti.

Quello che più manca a questo romanzo è il cuore, quel palpito che dovrebbe smuovere le coscienze e portare il lettore a soffrire per questi innocenti perseguitati in nome di una ideologia nata dalla mente di un pazzo.

La scrittura della Servadio, giornalistica, fredda, a tratti anche rallentata dall'uso di termini ormai desueti, non permette al lettore di affezionarsi ai personaggi, di percepire il loro dolore, la paura, la perdita e di soffrire davanti alle tragedie che li colpiranno.

È uno di quei romanzi che scorre cheto come l'acqua di un ruscello; lo si legge in breve tempo, ma, alla resa dei conti, voltata l'ultima pagina, si dimentica altrettanto in fretta.

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