giovedì 11 febbraio 2021

Diario di Bordo - Cosa deve avere un libro per conquistarmi?


Qualche giorno fa, in un post pubblicato su Instagram, Talita mi ha posto una domanda che, per un lettore dovrebbe essere di facile risposta: “Per te, cosa vuol dire una bella storia?”. Insomma, cosa deve avere un libro per conquistarti?
Non mi ha chiesto se io voglia più bene a mamma o a papà (a papà!) o, peggio ancora, quale sia il mio libro preferito (ma uno? Uno solo? Ma è una domanda atroce!). 


Insomma, ogni lettore che si rispetti saprà rispondere alla domanda di Talita. E io, in effetti, lì per lì ci ho provato. Ma poi il mio cervello, come suo solito, ha iniziato ad andarsene per i fatti suoi, ha fatto qualche giro attorno a casa, poi ha svirgolato verso il parco, due saltelli su un prato, un’occhiata all’orizzonte ed ecco che mi sono resa conto che io non ho un “canone prestabilito” per definire una storia bella. O almeno per definirla bella per me, si intende! 


Rientrata all’ovile, ho iniziato a guardare le mie librerie, spulciare i libri che vi sono stipati, li ho sfogliati, ho riletto qualche riga di quelli più importanti per me. 
E ho anche cercato di tirare le somme, di stilare una di quelle liste che tanto amo fare per riuscire a rispondere concretamente alla domanda che mi è stata posta. 

Potrei parlare di generi, mi pare ottima come scrematura iniziale, no? 
Ok, per anni sono stata una lettrice di thriller; non di quelle che si focalizzano solo su quel genere, ma sicuramente quel tipo di romanzi era molto presente nella mia libreria. 
Nell’ultimo anno, ho progressivamente messo da parte questa categoria, un po’ perché è sempre più difficile trovare dei thriller ben scritti, un po’ perché sento la necessità di leggere altro. 
Onnipresenti, da sempre nella mia vita, sono i romanzi storici e la narrativa contemporanea. E se sui primi rimangono fedele nei secoli, la narrativa si è evoluta, crescendo assieme a me, passando da una narrativa più leggera a qualcosa di più “importante” (rubo le parole a Lallina). 
Anche in questo caso, romanzi che anni fa avrei letto tranquillamente, non fanno più per me; ma anche romanzi che sino a poco più di un anno fa avrei comprato a scatola chiusa, adesso non vengono degnati di uno sguardo da parte mia. 
Conclusione? Non sono una lettrice che si affida al genere per essere sicura di poter leggere una bella storia. 

E allora ho provato a fare un’analisi dei romanzi che ho letto (e amato) negli ultimi due o tre anni. 

Quanto contano i personaggi? Sicuramente hanno un loro perché, ma ho amato storie con personaggi diametralmente opposti tra loro: se nel mio cuore un posto privilegiato lo detiene Cesare Annunziata, protagonista de “La tentazione di essere felici” (vi ho già detto di leggerlo? No? Strano!), vecchio, burbero, sociopatico… sì, insomma, la mia versione anziana e maschile, è anche vero che ho divorato la Saga de “L’amica geniale” di Elena Ferrante, nella quale, a distinguersi sono le due protagoniste, Lila e Lenù, che certo non brillano per simpatia e amabilità! 
Quindi no, non è un personaggio ben distinto che mi fa amare una storia. 

Parliamo di scrittura? Oh beh, qua vinciamo facile: caro scrittore, se mi piazzi tutti i congiuntivi al posto giusto, abbiamo serie possibilità di andare d’accordo! 
Scherzi a parte (no, non sto scherzando, i congiuntivi dovete studiarli!), la scrittura sicuramente influisce sul mio apprezzamento: non saprei dirvi che tipo di stile io apprezzi; certo non eccessivamente basico, ma neanche le scritture troppo arzigogolate mi conquistano, lasciandomi addosso la sensazione di aver assistito più a un esercizio di stile che non aver letto un romanzo. 

Forse dovrei rassegnarmi al fatto che io non sappia rispondere a questa domanda, ma sia in grado, per fortuna, di capire già dalle prime righe se un romanzo possa conquistarmi. 
E questo, assieme alla mia voracità, mi ha regalato un bagaglio fatto di storie preziose, ricche, divertenti, ma anche tristi; storie importanti, ma anche leggere. 
Porto con me un carico di personaggi indimenticabili, unici, talmente veri da portarmi, a volte, a dimenticare che si tratti solo di creazioni nate dalla mente di un’altra persona (ciao, Cesare! Un giorno ti troverò e ti sposerò!). 
Ho, nella mia vita, scoperto scrittori e scrittrici riconoscibili dalle prime parole, persone che, grazie al loro talento, mi hanno donato momenti indimenticabili e unici: attimi fatti di sorrisi e lacrime, emozioni rare, viaggi infiniti. 
E, in fondo, questo è il senso della lettura, no? Aprire un libro per intraprendere un viaggio unico, che ci faccia crescere, che ci emozioni, che ci racconti, inconsapevolmente, anche un po’ di noi stessi!




 

1 commento:

  1. Perfetta analisi. Condivido tutto.
    Sapere di poter leggere qualche pagina per uscire dal mio mondo ed entrare in un altro dove mi sento perfettamente a mio agio per me sta diventando quasi vitale. Risulta quindi fondamentale rimanere in quel libro che naturalmente mi attira a sé per non perder tempo con quelli che mi provocano irritazioni epidermiche. Qualunque sia il genere (tranne saggistica e romance, lo sai😉) se il libro mi avvolge con le sue parole e queste non mi annoiano, mi avrà conquistato. Spesso la sensazione di essere cullata dalla mano dello scrittore o di avere il cuore agitato per la suspence creata dalla sua penna sono reali, fisiche. Quando ciò succede, come posso dire che il libro non mi abbia conquistato?

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