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[Bookswiffer] Recensione 'Le imperfette' di Federica De Paoli - DeA Planeta

Spolvera qua, spazza là, dai una spruzzatina qui ed ecco che torna il Bookswiffer, la rubrica più pulita dei blog, quella che ci permette di svuotare le librerie e leggere, finalmente, quei libri rimasti in attesa per taaaaaanto tempo!

Cinque, come sempre, i libri tra i quali Lallina e La Bacci hanno dovuto selezionare la mia lettura.


E il vincitore è stato...


LE IMPERFETTE || Federica De Paolis || DeA Planeta || 9 giugno 2020 || 306 pagine

Anna sta recitando una parte, ma non lo sa. O forse non vuole saperlo, perché altrimenti dovrebbe chiedersi chi è, e cosa desidera dalla vita. Del resto, ha due meravigliosi bambini, un padre che la adora e un marito chirurgo estetico che è appena diventato primario di Villa Sant’Orsola, la clinica privata di famiglia. Ha anche un amante, Javier, il papà spagnolo di una compagna di scuola del figlio: si incontrano due volte alla settimana in un appartamento che diventa subito uno splendido altrove, un luogo di abbandono. E allora, cos’è che non funziona? I nodi, si sa, presto o tardi arrivano al pettine. Il suo matrimonio, il suo rapporto con i figli, la reputazione della clinica: uno dopo l’altro, tutti i pilastri della sua esistenza iniziano a vacillare. Anna è costretta a fare ciò che non avrebbe mai immaginato: aprire gli occhi e attraversare il confine sottile che separa l’apparenza dalla realtà. Per scoprire che le ferite, anche se fanno male, a volte sono crepe dalle quali può entrare una nuova luce.
Con straordinaria lucidità e una scrittura che non concede niente alla retorica, Le imperfette getta uno sguardo su quel groviglio interiore che ci portiamo dentro, dove le bugie che gli altri ci raccontano si mescolano agli inganni dei nostri stessi sensi.



"Cara Anna,
bella de zia Libbbri, dimmelo... Dillo a zia, ma tu che problemi hai? Dove hai vissuto? Nella pentola che sta alla fine dell'arcobaleno? Nel fungo (allucinogeno) assieme a Puffetta? Sulle nuvole con gli Orsetti del Cuore?"

Se mi fosse concesso parlare con Anna, la protagonista di questo romanzo, quelle sarebbero le prime parole che le rivolgerei. Perché io di protagoniste stupide, antipatiche, fastidiose, nei libri ne ho incontrate a decine, ma nessuna è mai riuscita a irritarmi come lei!
Anna la principessina, Anna la cocca di papà, Anna la moglie del primario di Villa Sant'Orsola, rinomata clinica di chirurgia plastica; Anna la perfetta, con la sua bella casa in un quartiere bene dal quale non si allontana mai, i suoi bei bambini, Gabriele e Natalia, la tata, gli abiti firmati e il sedere perfetto che tutti toccano, strizzano, afferrano, mordono.
Anna che vive da sempre coi prosciutto sugli occhi!
"Perché non me l'avete detto?" "Per non farti preoccupare"
Potrei tranquillamente dividere in due parti la lettura di questo libro. Inizialmente ho faticato a entrare in sintonia con la storia: catapultata, sin dal primo capitolo, nelle vite e nelle vicende che riguardano i protagonisti, ho impiegato un po' per riuscire a raccapezzarmi tra personaggi e avvenimenti; e tutto questo con una sorta di indecifrabile fastidio a farmi compagnia.
Fastidio che ha trovato una sua collocazione man mano che procedevo con la lettura: Anna. Lei è stata la grande nota dolente di questo romanzo.

Romanzo che non spicca certo per originalità e spessore, ma la cui protagonista riesce a essere la ciliegina sulla torta: una torta avariata e una ciliegia acida!

Partiamo dal titolo: chi sono le imperfette? Tutte quelle donne che per combattere i segni dell'invecchiamento o modificare il proprio corpo, attraversano le porte di Villa Sant'Orsola, dove, ad attenderle, troveranno il giovane e affascinante primario Guido Bernabei, marito di Anna e genero di Attilio.
Che ruolo hanno queste imperfette nel romanzo? Nessuno. Oh certo, possiamo approfondire, guardare oltre i corpi e capire che di imperfezioni non troviamo solo quelle fisiche, bensì quelle caratteriali, le debolezze umane, gli errori... ma boh!

Questa storia, in ogni caso, ruota quasi totalmente attorno ad Anna ed è proprio qui che risiede il problema: Anna non è un personaggio creato per portare questo peso; non ne è in grado perché è finta, costruita, ostile al lettore, paragonabile a una bambina capricciosa cui tutto è concesso quanto dovuto.

Anna incontra Javier sull'uscio dell'asilo dove, quotidianamente, accompagna Gabriele. Diventano amanti in pochissimo tempo e lei passa dall'incarnare il ruolo di madre perfetta a quello di donna che non vede l'ora di liberarsi dei figli pur di poter trascorrere del tempo col suo amante.
Quando il marito le chiede una pausa per capire cosa fare del loro matrimonio, lei reagisce quasi con indifferenza. È vero, il matrimonio era in crisi, ma quale persona molla tutto così? Quale donna accetta di mandare per aria un matrimonio, una famiglia, lasciare tutto senza fare alcun tentativo? Anna lo fa! Quasi la si immagina fischiettare come un fringuello in primavera!

Anna, che vive sulla sua nuvoletta, rimane quasi scioccata quando, alla morte del padre, scopre che l'uomo aveva avuto molte amanti durante la sua vita.
In fondo, quale persona potrebbe mai credere che un uomo bello, affascinante, di successo, rimasto vedono in giovane età, possa guardare altre donne e intraprendere delle relazioni? Manco Biancaneve crederebbe al padre immolato alla figura della figlia! Ma Anna è ben più scema della tizia che viveva con 7 nani, quindi... ommioddiopapàtrombavaingiro!!!

E poi c'è la perla: Maria Sole! Una tipa bionda, riccia, secca secca, che sta in clinica a sparare botulino in faccia alla gente e che tratta i figli di Anna come fossero suoi, rimproverandoli aspramente, ma anche rivolgendosi a Natalia con appellativi quali "la mia piccolina... il mio amore... la mia bambina...".
Soprassediamo sulle turbe psichiche di un personaggio chiaramente costruito per dare fastidio e scompaginare le carte in tavola, ma mi dite quale donna, davanti a un'estranea che si comporta in quel modo con i propri figli, non reagisce cavandole gli occhi e strappandole i capelli uno a uno?
Anna no! Sua Maestà Iridella Cuor di Vaniglia guarda tutto con un certo distacco e ancora un po' fa pure spallucce!

Stendiamo un velo (possibilmente di cemento armato!) sul finale da pseudo-pathos di cui nulla posso dirvi per evitare lo spoiler. Ma, vi prego, vi prego, togliete la penna all'autrice; e togliere pure tutti gli strumenti con cui potrebbe scrivere altro!

Questa non è, come molti prima di me hanno detto, la storia del riscatto di una donna, perché no, Anna non si riscatta, non esce vincitrice da questo romanzo.
Anna rappresenta esattamente ciò che una donna, oggi, non dovrebbe essere: un manichino senziente e in balìa delle figure maschili che fanno parte della sua vita; che si tratti del padre, del marito, dell'amante o addirittura del figlio, Anna è uno di quei pupazzetti con una molla nel collo che non fanno altro che annuire.

Ah già, questo libro ha vinto il Premio DeA Planeta 2020: 150 mila euro. Il mio farmacista, con 10 euro, avrebbe scritto di meglio (cit. colta)!


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