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Recensione 'Supereroi' di Paolo Genovese - Einaudi

 


SUPEREROI || Paolo Genovese || Einaudi || 24 novembre 2020 || 288 pagine

Servono i superpoteri per amarsi tutta una vita, Anna e Marco lo sanno bene. Lei è una fumettista dal carattere impulsivo, nemica delle convenzioni; lui un professore di fisica convinto che ogni fenomeno abbia la sua spiegazione. A tenerli insieme è un'incognita che nessuna formula può svelare. Quante possibilità ci sono che le esistenze di due persone, sfioratesi appena in un giorno di pioggia, si incrocino per caso una seconda volta? Cosí poche da essere statisticamente irrilevanti, direbbe la scienza. Eppure ad Anna e Marco questo accade e riaccade. Ed entrambi si chiedono se a riavvicinarli di continuo sia un algoritmo, il destino o invece un sentimento tanto forte da resistere alle fughe improvvise, agli scontri, alla routine, alle incomprensioni e al dolore. Spostandosi avanti e indietro sulla linea delle loro esistenze, Paolo Genovese racconta gli istanti perfetti e i drammi di una storia d'amore bellissima, che sfida il tempo, fa riflettere e infine commuove. Una storia d'amore che solo due supereroi possono vivere.


Come spesso accade nelle relazioni, le crepe non sono visibili, però lasciano passare spifferi che rifreddano l'aria e che nella normalità della vita di tutti i giorni si tende a dimenticare.

288 pagine. Due vite. La nostra vita.
Nostra perché sarà impossibile non riconoscere almeno un granello di ciò che siamo in Marco o in Anna, protagonisti del nuovo romanzo di Paolo Genovese.

Un romanzo che l'autore compone come fosse un puzzle e, come tale, ne sparpaglia i pezzi lungo tutte le pagine che lo compongono, dando al lettore l'occasione di conoscere ogni sfumatura di Marco, di Anna e della loro storia.
Una storia il cui filo conduttore pare essere la pioggia: sotto uno scrosciante temporale si incrociano i due per la prima volta; sotto una pioggerella leggera si ritroveranno una volta e un'altra ancora.

Giovanissimi, cresciuti, maturi; inesperti, indecisi, timorosi. Ribelli, assennati, incoscienti. Tutto questo sono Marco e Anna, due pezzi di vita, due vignette mute, un elastico che si tende quasi all'infinito, per poi tornare indietro in un attimo.

Marco sa cosa sia la solitudine, ha imparato ad accettarla molto presto. È un ragazzo cresciuto in fretta, posato, con una sua forma di serenità e una visione di vita basata sulla solidità e sulla matematica.
Esiste il destino? Chissà! Di sicuro, non è qualcosa di calcolabile.
Anna è libera, quasi una farfalla sotto il cielo grigio di Milano. Batte le ali, sente un alito di vento e fugge via veloce.
Cosa c'entrano l'uno con l'altra? Forse nulla, forse tutto. Ma da quando l'amore si basa sulla logica e sulla razionalità?
Ogni scelta che facciamo ha una conseguenza, quello che ti lasci indietro non sempre lo ritrovi al posto che vorresti.
Supereroi non si divora. Supereroi si gusta pian piano, come quelle meravigliose scatole di cioccolatini dove, per apprezzare bene i gusti, devi bere un po' d'acqua tra un morso e l'altro.
È un patchwork, questo romanzo! Uno di quei tessuti con mille colori che va osservato bene, avvicinandosi un po' per poi allontanarsi e apprezzarne ogni sfumatura e ogni accostamento.
Allo stesso modo, questa storia richiede lucidità, pretende attenzione, brama emozioni!

Riga dopo riga, mi sono trovata ad annuire, a pensare: "Sì, anche io...", a tifare per questi due ragazzi, a parteggiare per uno di loro, Marco.
Anna è stata la mia nemesi. Ho faticato a comprenderla e a capire le sue scelte, benché l'autore abbia disseminato, lungo tutta la storia, gli strumenti necessari a far sì che ogni passo da lei compiuto avesse una sua spiegazione.
Si tratta, certamente, di un mio limite: io, che come Marco sono portata ad analizzare ogni parola e ogni gesto, ho trovato respingente questa ragazza quasi in fuga da se stessa, dalla felicità, dalla normalità.
Ma è anche vero che, tra queste pagine, nessun altro avrebbe potuto impersonare il perfetto contraltare di Marco.

NOTA. Questo libro avrebbe potuto avere 5 stelle (o 5 bustine di tè). Ma io, ormai lo sapete, sono una grammar-nazi e incappare in un continuo stillicidio dei congiuntivi, mi ha fatto storcere il muso.
Potremmo star qui a parlarne per ore, ma il punto è che la nostra lingua contempla (esige!) l'uso del congiuntivo e io mi aspetto di trovarlo nei libri, utilizzato a dovere!
Colpa dell'autore? Colpa dell'editor? Non lo so e non mi interessa; so, però, che sempre più spesso mi capita di incappare in questi orrori e accade, sovente, in libri pubblicati da grandi Case Editrici.

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