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Recensione 'Morte all'alba' di Caro Peacock - Beat

 

MORTE ALL'ALBA || Caro Peacock || Beat || 23 settembre 2021 || 336 pagine

È il giugno del 1837 in Inghilterra. Guglielmo IV è morto e la diciottenne Vittoria è appena salita al trono. Liberty Lane ha solo qualche anno in più della giovane regina, ma la vita non le riserva certo scelte meno ardue. Figlia di ferventi repubblicani, ha appena ricevuto un biglietto in cui una mano anonima ha vergato le seguenti righe: Gentile Miss Lane, voi non mi conoscete, ma mi prendo la libertà di comunicarvi una penosa notizia. Vostro padre, Thomas Jacques Lane, è rimasto ucciso lo scorso sabato, 17 giugno, in un duello a Calais. Liberty stenta a crederci. Thomas Jacques Lane, dandy inglese assertore degli immortali e universali principi della Rivoluzione francese, quarantaseienne bohemién morto in terra di Francia in un duello, una delle più sciocche e detestabili pratiche dell’ancien régime? Liberty non esita a partire subito per Calais pur di scoprire la verità. In Francia sfugge a un tentativo di rapimento e si imbatte in uno strano tipo vestito di nero che le mostra un anello appartenuto a suo padre, un gioiello con un sigillo curioso, formato da un occhio e una piramide, e le promette di dirle tutta la verità se lei accetta di spiare per conto suo un ricco e altolocato gentiluomo.
Avvincente thriller storico con protagonista un’eroina disposta a tutto pur di fare luce sulla strana morte di suo padre, “Morte all’alba” penetra nel lato oscuro dell’epoca vittoriana, dove regnano verità scomode e segreti inconfessabili.


Questo giallo-storico è il primo di una serie di nove (nove? NOVE? NOOOOVEEEE?!) romanzi.
Partiamo dal fatto che io questa cosa l'abbia scoperta solo dopo aver ricevuto il libro, altrimenti non penso mi sarei avventurata in questa lettura perché, lo ammetto, salvo qualche rara eccezione, le serie eccessivamente lunghe non mi entusiasmano.

Purtroppo, la grande pecca di questo libro non consiste nell'essere il primo di tanti altri, ma nella storia che ci viene narrata, innanzitutto, e poi nelle scelte fatte dalla sua autrice.

Liberty Lane è una ragazza di 24 anni, figlia di ferventi repubblicani, che, nel momento in cui prende il via la nostra storia, si trova, da sola a Calais, dov'è giunta dopo aver ricevuto un biglietto che la informa che l'amato padre è stato ucciso in duello.

Ospite di una zia, Liberty decide di scappare alla ricerca della verità e dell'assassino del padre. È così che prendono il via una serie di vicissitudini che la vedranno fuggire da manigoldi che cercheranno di rapirla e trasformarsi in una governante per tenere d'occhio coloro che potrebbero aver ucciso suo padre.

Questo è uno di quei romanzi che io definisco libri-limbo: non è oggettivamente brutto, ma poco riesce a lasciare di sé a fine lettura, anche a causa, c'è da dirlo, di una serie di cliché che l'autrice semina sapientemente all'interno del romanzo.
Altra pecca risiede nella sensazione di avere una lista di caratteristiche dell'epoca vittoriana con vari punti da spuntare per far sì che il romanzo risulti perfettamente calzante col periodo storico in cui è ambientato e col genere che lo classifica:
  • una giovane donna orfana e di buona famiglia
  • azioni condannabili compiute dalla nobiltà
  • parenti che disapprovano la protagonista
  • complotti politici
  • un pretendente abbastanza vile
  • una società segreta
L'impressione che se ne ricava è che l'autrice abbia compilato una lista di questo tipo per essere sicura di non tralasciare alcun elemento durante la stesura del romanzo.
Purtroppo, l'unico punto sul quale avrebbe dovuto porre la sua attenzione, proprio quello che avrebbe richiesto maggior cura, è quello che fa traballare l'intera trama: Liberty è una giovane donna che viaggia da un lato all'altro della Manica, incontra uomini, soggiorna in locande, pranza in taverne, senza mai avere un uomo al suo fianco.
Comprendo che questa scelta sia stata funzionale allo svolgimento della trama, ma chiunque di noi sa che per una donna, a quell'epoca, sarebbe stato impossibile svolgere tutte queste azioni senza avere un uomo accanto.

Cosa salvo di questo libro? Sicuramente il ritmo della narrazione, sempre serrato e mai monotono. E poi la ricostruzione del periodo storico, impeccabile e chiara, che, anche se marginalmente, ci fa rivivere l'inizio di quella che sarà ricordata come l'epoca vittoriana.

Un romanzo, quindi, che si legge velocemente, ma che rimane senza infamia e senza lode e non lascia, sicuramente, la voglia di proseguire con questa lunga serie.




Ringrazio la Casa Editrice per avermi inviato una copia del romanzo

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