martedì 5 ottobre 2021

Recensione 'L'isola degli alberi scomparsi' di Elif Shafak - Rizzoli

 


L'ISOLA DEGLI ALBERI SCOMPARSI || Elif Shafak || Rizzoli || 14 settembre 2021 || 368 pagine

Nata e cresciuta a Londra, Ada Kazantzakis, sedici anni, non sa niente del passato dei suoi genitori. Non sa che suo padre Kostas, greco e cristiano, e sua madre Defne, turca e musulmana, negli anni Settanta erano due adolescenti in quell'isola favolosa di acque turchine e profumo di gardenie chiamata Cipro. Non sa che i due si vedevano di nascosto in una taverna di Nicosia, dalle cui travi annerite pendevano ghirlande d'aglio e peperoncini. Non sa che al centro di quella taverna, testimone dei loro incontri amorosi, svettava un albero di fico. E non sa che l'albero, con le fronde che uscivano da un buco sul tetto, era lì anche quando l'eterno conflitto dell'isola, spaccata in due lungo la «linea verde», si era fatto più sanguinoso e i due ragazzini non erano più venuti. Ora quello stesso albero, nato da una talea trafugata anni prima a Londra, cresce nel giardino dietro la casa di Ada: unico, misterioso legame con una terra dilaniata e sconosciuta, con quelle radici inesplorate che, cercando di districare un tempo lunghissimo fatto di segreti, violente separazioni e ombrosità, lei ha bisogno di trovare e toccare, per poter crescere. Pulsano, in questo libro spalancato sulla distruzione e gli esili provocati dalla guerra, colori luminosi e profumi d'erbe e olive nere; il battere delle ali di uccelli di ogni piumaggio; il canto ininterrotto delle fronde di un albero, il respiro sano di un amore e quello fiero della vita.



La sinossi, gioia e dolore di ogni lettore che vi si affida, quasi totalmente, per decidere se un libro faccia o meno al caso suo!
Negli ultimi mesi mi è capitato spesso di lamentarmi di sinossi che poco o nulla avevano a che fare con la trama reale del libro, tanto da arrivare a pensare che fossero scritte da qualcuno in preda ai fumi dell'alcool o, addirittura, che esista un enorme contenitore colmo di sinossi che vengono pescate a caso e affibbiate ai libri prima della loro pubblicazione!

Nel caso di questo libro, la sinossi non è del tutto distante dalla trama e, a onor del vero, non è stata stravolta rispetto a quella della pubblicazione originale. Ciò che manda tutto in vacca è che nessun accenno viene fatto alla voce narrante di oltre metà romanzo: l'albero di fico!
Questa scelta dell'autrice porta a una narrazione che è pregna di realismo magico. E fin qui non c'è nulla di male, ma, se lo avessi saputo, io non avrei mai deciso di leggere questo libro. 
Il che, ovviamente, mi ha portata a non riuscire ad apprezzarlo a dovere.

La storia di Ada, nata e cresciuta in Inghilterra, che noi conosciamo a pochi mesi dalla morte della madre, è una storia la cui idea chiave è quella della migrazione. All'interno del romanzo, infatti, troveremo anche la storia dei genitori di Ada, Kostas e Defne, protagonisti di un amore proibito che ci verrà narrato proprio dal fico, quel fico che ha visto nascere il loro rapporto e che lo ha seguito passo passo, attraverso mari e terre diverse.

Il romanzo è pregno di idee e temi, che, però, spesso rimangono poco approfonditi, rendendo la storia impersonale e fredda, anche a causa del poco approfondimento dedicato ai suoi personaggi.
Di contro, le parti storiche che vedono protagonista Cipro appaiono come eccessivamente studiate, lasciando nel lettore un senso di "lezioncina noiosa" più che di narrazione vera e propria.

La scrittura di Shafak è sicuramente affascinante, ma risulta sprecata in questa storia che sembra più un compitino svolto senza passione che non un romanzo che avrebbe potuto dare tanto al lettore.




Ringrazio la Casa Editrice per avermi inviato una copia del romanzo

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