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Recensione 'Le stanze buie' di Francesca Diotallevi - Neri Pozza

 

LE STANZE BUIE || Francesca Diotallevi || Neri Pozza || 204 pagine || 14 ottobre 2021

Si possono coltivare le passioni in un tempo ingeneroso? Qualcosa di torbido e inesprimibile affiora alla superficie di questo romanzo. Ed è indefinito, difficilmente afferrabile eppure persistente, come il profumo che porta addosso Lucilla Flores, protagonista di questa storia fosca e al tempo stesso delicata e malinconica. Francesca Diotallevi, con una capacità di raccontare fuori dal comune, ci porta in una piccola provincia del Piemonte della seconda metà dell’Ottocento, dentro la casa di un aristocratico dedito a vigneti e poco d’altro. Dove la servitù inganna il tempo di un lavoro sempre uguale con qualche ingenuo pettegolezzo, e dove arriva a servizio un maggiordomo che prende il posto del vecchio zio appena scomparso.
Ma nessun dio oscuro e severo sarebbe stato capace di tanto dolore e di tanta ingiustizia: verso una bimba innocente, e verso la moglie del conte, Lucilla, una donna con il volto «velato di oscurità», smarrita dentro un segreto che non le si addice, che non dovrebbe appartenerle, lei, la creatura più lieve, sospesa e innocente che si possa immaginare. Le stanze buie è una dichiarazione d’amore alle passioni, alla poesia, alla bellezza della natura, a quel femminile che ci meraviglia ogni volta che si rivela a noi. La storia di un amore negato, la prepotenza di un mondo chiuso e meschino, capace soltanto di nascondere, di reprimere, di lasciare che esistenze intere si lascino coprire dalla polvere della storia senza riscatto e senza futuro.
Tra queste stanze ferite dal pregiudizio e dall’indifferenza, Francesca Diotallevi trova, però, una luce e una delicatezza quasi preraffaelita e in questo contrasto affila una lama che taglia sempre perfettamente. E mostra che la felicità non è nelle cose del mondo, se il tempo è ostile.



Se non avessi saputo che questo è il romanzo d'esordio di Francesca Diotallevi, avrei pensato di trovarmi tra le mani una storia scritta da chi, nella vita, non ha fatto altro che mettere parole su carta. E questo non fa altro che confermare l'immenso talento di questa autrice.

De Le stanze buie avevo un po' di timore perché ne ho sempre sentito tessere lodi, ma ho anche sentito parlare di soprannaturale e, insomma, è quel particolare che, se non saputo usare, faccio fatica a digerire.
Ma poi, a sorpresa, questo libro è arrivato tra le mie mani e, quindi, ho deciso di dargli una possibilità!

Siamo nelle Langhe, alla fine del 1800, dove, da un treno, vedremo scendere Vittorio Fubini, impeccabile maggiordomo che, dopo anni di onorato servizio in quel di Torino, si presenterà alla porta di villa Flores per rispondere alla chiamata dello zio appena defunto, che gli ha lasciato in eredità il suo posto di lavoro.
Vittorio ci viene presentato come un uomo rigido e preciso e, al suo arrivo nella villa, non potrà fare a meno di notare quanto tutto sia gestito in maniera approssimativa e quanto i proprietari, soprattutto la  giovane signora Lucilla, non rientrino in quei canoni e in quelle etichette che la società impone.
Sin da subito, Vittorio percepirà qualcosa di strano tra le mura di Villa Flores, qualcosa che pare nascondersi in quelle stanze buie che Amedeo Flores pretende rimangano chiuse.

Il punto focale di questo romanzo è racchiuso nel cuore di Vittorio, che da uomo gelido e rigido si trasformerà in una persona passionale e ricca di emozioni che, lui per primo, non pensava avrebbe mai potuto provare.
La scoperta di ciò che Lucilla sopporta per amore della piccola Nora, aprirà una breccia nel cuore di quest'uomo così abituato a guardare e giudicare tutto e tutti attraverso gli occhi e le regole della buona società.

Le stanze buie è un mix perfetto tra un romanzo gotico e un classico, nel quale Diotallevi miscela perfettamente odio e amore, mistero e soprannaturale senza mai uscire dalle righe.
Le descrizioni di luoghi e personaggi sono così perfette da permetterci di sentire sulla nostra pelle ogni brivido e ogni emozioni, facendoci ritrovare immersi nella bruma delle langhe, percependo ogni fiocco di neve ghiacciata che cade dal cielo, sentendo il cuore di Vittorio che inizia a sciogliersi davanti allo sguardo perduto della piccola Nora.

Un esordio che non poteva che portare ad altri grandi romanzi; un esordio che conferma la capacità di Francesca Diotallevi di spaziare tra i generi senza mai perdere nulla in qualità di scrittura.
Da questa penna non possiamo che aspettarci altri capolavori destinati a rimanere nella storia della letteratura italiana!



Ringrazio la Casa Editrice per avermi inviato una copia del romanzo

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