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Recensione 'La metà scomparsa' di Brit Bennett - Bompiani


LA METÀ SCOMPARSA || Brit Bennett || Bompiani || 1 settembre 2021 || 393 pagine

Mallard, Louisiana, è il paese dove si è riunita una comunità di neri dalla pelle chiara, “che non sarebbero mai stati accettati come bianchi ma rifiutavano di farsi trattare come neri”. In un posto così non passa inosservato il ritorno di Desiree Vignes e della piccola June, la sua bimba, che ha la pelle nerissima. Anni prima Desiree era fuggita da Mallard e da un terribile ricordo, la morte del padre massacrato da un gruppo di bianchi: ma ora per lei il paese rappresenta la salvezza, il luogo invisibile in cui sottrarsi a un marito violento. Desiree, però, non era fuggita da sola ma insieme a Stella, l'inseparabile gemella identica a lei. Non sapevano ancora, le due sorelle, che a New Orleans la sorte le avrebbe divise e Stella sarebbe a sua volta scomparsa. Passano gli anni, June cresce e giunge anche per lei il momento di lasciare Mallard. In California, dove è arrivata per studiare medicina, incontra un ragazzo che una volta si chiamava Therese e una giovane attrice dagli occhi viola: grazie a loro scoprirà il segreto di Stella e, forse, potrà ricucire due destini separati dal razzismo e da un sogno di libertà. Quanto siamo liberi di diventare ciò che davvero siamo rispetto al destino che altri - la famiglia, la comunità - hanno scelto per noi? Brit Bennett mette in scena l'avventura di chi abbraccia le proprie radici e di chi transita verso nuove identità, razziali e di genere, e con questo romanzo ci offre una grande occasione per interrogarci sul mondo che vogliamo, per aprire gli occhi sullo spirito dei tempi.


Un inizio promettente quello che ci riserva questo romanzo, che ci accoglie con una storia che fa pensare a un turbinio di scintille e la scrittura, magnetica e ammaliante di Brit Bennett.

Desiree e Stella Vignes sono due gemelle di Mallard, un luogo talmente piccolo da non apparire neanche sulle mappe.
Mallard non è solo un luogo sconosciuto ai più, ma anche il luogo in cui tutti gli abitanti sono neri dalla pelle bianca.
Tutti si conoscono, tutti sanno chi sono e qual è il loro ruolo all'interno della società: sono neri, indipendentemente da ciò che dice la loro pelle.
Le gemelle Vignes scomparvero il 14 agosto 1954 subito dopo il ballo della Festa del Fondatore.
Questo è il momento in cui La metà scomparsa diventa un romanzo a due velocità: da una parte ci accompagna la voglia di scoprire cos'è accaduto alle due gemelle, dall'altra, invece, l'autrice mette troppa carne al fuoco, raccontandoci non solo di Stella e Desiree, ma anche delle loro figlie, in particolare di Jude, la figlia di Desiree, colei che riuscirà a riannodare le vite delle donne della sua famiglia.

Questa è una storia potente, nella quale il razzismo, i pregiudizi e la violenza verso le donne avrebbero potuto farla da padrone. Purtroppo è la stessa autrice a decidere di rovinare ogni cosa, dilungandosi nelle storie personali delle figlie a discapito di quelle madri che, invece, avrebbero dovuto essere il vero centro della narrazione.
Le scelte di Desiree e Stella, di quest'ultima in particolare, avrebbero potuto darci una diversa prospettiva sulla vita che persone come loro hanno dovuto affrontare.
Avremmo potuto scoprire cosa volesse dire vivere nel corpo di una donna bianca portandosi dietro i retaggi culturali e la mentalità di una persona di colore.

Nulla di tutto ciò, invece, ci è stato concesso, proprio a causa delle scelte dell'autrice, che decide di divagare su mille argomenti e sfumature diverse, arrivando a inserire nella trama anche l'omosessualità che nulla aggiunge a una storia già troppo ricca di per sé.
A fronte di una scrittura di rara potenza, purtroppo si fatica a empatizzare con i personaggi e a sentirsi parte della storia, proprio a causa delle eccessive sotto-trame che, abbinate a capitoli molto lunghi, altro non fanno che rallentare eccessivamente la lettura.

Neanche il finale pare all'altezza delle promesse iniziali, con ognuna delle donne Vignes che rimane sulla soglia della propria irresolutezza.
Una grande occasione incompiuta e inefficace, della quale rimane solo conferma che l'autrice sia una grande narratrice.

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