giovedì 18 novembre 2021

Recensione 'I cent'anni di Lenni e Margot' di Marianne Cronin - Mondadori

I CENT'ANNI DI LENNI E MARGOT || Marianne Cronin || Mondadori || 21 settembre 2021 || 348 pagine

La vita è breve. Nessuno lo sa meglio di Lenni Peterson che, a soli 17 anni, si trova nel reparto malati terminali al Princess Royal Hospital di Glasgow. Le corsie dell'ospedale non hanno molto da offrire a un'adolescente curiosa come lei ma Lenni, con il suo pigiama rosa e il supporto dell'Infermiera con i capelli color ciliegia, decide di andare alla ricerca delle risposte alle grandi domande sulla vita e sulla morte. È padre Arthur, il cappellano, che la ragazza importuna per prepararsi all'incontro con quello che le hanno detto chiamarsi "Padre Eterno". Ma quando al corso di arteterapia Lenni incontra Margot, una signora di 83 anni, ribelle e con un passato difficile, il mondo di entrambe cambia per sempre e la ragazza imparerà presto che non è solo quello che fai della tua vita a contare, ma anche con chi la condividi. Lenni si rende conto che sommando le loro età hanno vissuto cent'anni. Propone dunque a Margot di realizzare qualcosa che lascerà il segno: cento dipinti che immortalino le loro storie di crescita e di gioventù, di gioia e di amore perduto, di ricerca della persona che significa tutto. È grazie a questa impresa che le loro vite si intrecciano saldamente fino a diventare inseparabili. Nelle lunghe chiacchierate che precedono gli schizzi a carboncino, le due si raccontano segreti sepolti dal tempo e diventano indispensabili l'un l'altra. Il cuore di Margot, che è il motivo per cui la donna è in ospedale, si rivelerà ammaccato anche nello spirito e solo Lenni e una notte piena di stelle sapranno ripararlo. Lenni e Margot condividono il passato e la fine che si avvicina. Ma la loro vita non è ancora conclusa. Vivace, disarmante e colmo di tenerezza "I cent'anni di Lenni e Margot" è un romanzo che acconta di un'amicizia fuori dal comune e del segno indelebile che lasciamo nelle vite degli altri.


Vi capita mai di iniziare un libro e, dopo una cinquantina di pagine, consigliarlo a qualcuno che pensate potrebbe apprezzarlo, salvo poi fare dietro front e ritrattare il vostro giudizio?
Lo so, non si dovrebbe mai giudicare un libro finché non lo si è terminato, ma siamo umani, no? Le emozioni, spesso, prendono il sopravvento!

Quando ho iniziato a leggere la storia di Lenni e Margot, ho sentito il cuore scaldarsi e mi prefiguravo già le copiose lacrime che avrei versato a fine lettura. Certo non avrei mai immaginato di arrivare al termine di questa storia sbuffando e lamentandomi!

Lenni ha 17 anni e si trova presso il reparto per malati terminali di una clinica di Glasgow. Margot, invece, di anni ne ha 83 
"Insieme abbiamo cento anni"
e anche lei trascorre le sue giornate tra le corsie dello stesso ospedale.
Le due si incontreranno per la prima volta nella sala di disegno della clinica e, quando Lenni si renderà conto che, sommate, le loro età danno 100 anni, proporrà a Margot di dipingere 100 quadri per raccontare le loro vite.

Questo libro avrebbe avuto tutte le potenzialità per raccontare una storia tenera, strappare qualche sorriso e commuovere al punto giusto. Peccato che dopo le "famose" prime 50 pagine di cui sopra, l'autrice decida di portarci alla "Fiera dell'ovvietà"; il tutto, per altro, accompagnato da una spruzzata di situazioni che possono solo far storcere il muso!

L'idea dei cento quadri da dipingere è lo spunto che Cronin usa per raccontarci le vite delle due protagoniste, da quella ribelle e avventurosa di Margot a quella dolorosa di Lenni.
Tutto ciò, però, va a discapito del presente: perché Lenni sta per morire? Qual è la malattia che la affligge? E dove sono i suoi genitori? Sono tutte informazioni che avremo solo quando la storia starà per giungere alla sua conclusione; troppo tardi per far sì che la naturale empatia che dovremmo provare verso Lenni possa venire a galla.
Inspiegabile, inoltre, la parte riguardante i suoi genitori, di cui non vi dico nulla per non fare spoiler, ma che ho trovato davvero fuori da ogni logica umana.
La stessa Lenni che, ricordiamolo, ha 17 anni, risulta essere immatura e spesso fastidiosa. Se l'autrice non ne avesse specificata l'età, avrei pensato di avere a che fare con una tredicenne.
Margot potrebbe risultare il personaggio portante di questo romanzo, ma il racconto del suo passato, alla lunga, diventa talmente esagerato e ingombrante da far pensare che se ne sarebbe potuto ricavare un romanzo a sé.

Quel finale che avrebbe dovuto commuovermi mi ha trovata talmente stanca che mi è parso inverosimilmente scontato e prevedibile, e salutare (definitivamente) Lenni, mi ha procurato un'insana gioia!


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