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Recensione 'Tre' di Valérie Perrin - Edizioni e/o

TRE || Valérie Perrin || Edizioni e/o || 28 giugno 2021 || 615 pagine

1986. Adrien, Étienne e Nina si conoscono in quinta elementare. Molto rapidamente diventano inseparabili e uniti da una promessa: lasciare la provincia in cui vivono, trasferirsi a Parigi e non separarsi mai.
2017. Un’automobile viene ripescata dal fondo di un lago nel piccolo paese in cui sono cresciuti. Il caso viene seguito da Virginie, giornalista dal passato enigmatico. Poco a poco Virginie rivela gli straordinari legami che uniscono quei tre amici d’infanzia. Che ne è stato di loro? Che rapporto c’è tra la carcassa di macchina e la loro storia di amicizia?


"Less is more" dicono gli anglofoni; "il troppo stroppia" dico io! E mai detti furono più adatti a questo romanzo: 615 pagine nelle quali Perrin ha infilato qualunque cosa le sia passata per la testa!
Questo romanzo è un po' come quei carrelli del supermercato nei giorni che precedono le feste (giusto per stare in tema!), che traboccano di ogni cosa; allo stesso modo l'autrice ha pescato qua e là dai vari scaffali e infilato in questa storia ogni tematica possibile. Peccato che invece di sfornare un piatto gustoso, abbia messo nel piatto del lettore un insieme di avanzi di dubbio gusto.

Tre sono i protagonisti di questa storia: Nina, Étienne e Adrienne. Si conoscono all'inizio della quinta elementare, nel giorno in cui Nina li prenderà entrambi per mano e li terrà accanto a sé per molti anni.
Tre dicono sia il numero perfetto, ma loro perfetti non lo sono affatto, ognuno arroccato nel proprio dolore, chiuso in un guscio fatto di abbandono e disinteresse.

Questo romanzo avrebbe potuto essere un capolavoro: una storia che racconta l'infelicità, la perdita, gli errori, il cambiamento. Avrebbe potuto, appunto. Perché il suo primo problema è proprio la quantità di argomenti che l'autrice sceglie di trattare: amicizia, transessualità, bullismo, amore, violenza femminile, lutto, tradimento, aborto, abbandono degli animali... qualunque cosa possa venirvi in mente, siate certi che Perrin l'avrà in qualche modo trattata in questo libro.
Argomenti che, nonostante la corposità del romanzo, vengono trattati in maniera superficiale, quasi spiccia.

I personaggi, che dovrebbero essere il perno portante della storia, rimangono pallidi, quasi sfocati, soffocati dalle loro stesse vite esagerate nel carico di dolore che l'autrice impone loro.
Saranno le loro stesse voci a farli raccontare ai lettori; voci alle quali si alterna quella di Virginie, un "quarto" personaggio che appare quasi inspiegabile agli occhi del lettore: qual è il suo rapporto con i tre? Qual è il legame che la lega a loro? Bisognerà oltrepassare la metà del romanzo per scoprirlo... e a quel punto, ogni cosa vi sembrerà talmente assurda che non potrete che ridere di quest'ennesima trovata dell'autrice!

Questo romanzo si legge per due motivi: inizialmente chiedendosi dove l'autrice voglia andare a parare; tutti quei capitoli sull'infanzia e l'adolescenza di Nina, Étienne e Adrienne, tutti quei dettagli superflui e tutte quelle parti che, invece, avrebbero necessitato di un approfondimento maggiore, a cosa servono? Dove ci porteranno?
Superata questa fase, subentra quella masochistica del "vediamo quante altre cretinate sei in grado di infilare in questa storia, cara Valérie".
Quello è il momento in cui la lettura passa dall'essere una sorta di supplizio al diventare quasi divertente! Le pagine scorrono, questo, almeno, va riconosciuto; allo stesso modo, però, cresce la delusione del lettore che, se non utilizza il giusto approccio, rischia una grande delusione.
Questo romanzo va letto come si guarda una puntata di Beautiful, ridendo delle esagerazioni, sogghignando delle incongruenze e sbuffando davanti a quel finale facilone e spiccio, scontato come pochi altri, il classico happy ending che, forse, nella mente dell'autrice, avrebbe dovuto rappacificare il lettore col romanzo e che, invece, non fa altro che confermare il fallimento di questa storia.

Discorso a parte meritano editing e traduzione, che, stranamente vista la cura che questa casa editrice ci ha abituati a trovare nei loro romanzi, hanno sollevato in me più di una perplessità: la punteggiatura sembra utilizzata un po' a caso, i refusi (anche gravi) abbondano e le coniugazioni dei verbi sembrano fatte da un bambino di scuola elementare.
A fronte dei 19 euro del costo del romanzo che, ricordiamoci, non si può acquistare su Amazon per politica della Casa Editrice, mi pare davvero troppo.

Commenti

  1. Non ho letto il libro, per cui ero curiosa di leggere qualche recensione. questa è decisamente negativa, ma va detto che non sono "un vero lettore" nei termini in cui lo avete definito qui. Sono una a cui piace leggere tutti i giorni per 3/4 ore. Cambiare l'acqua ai fiori mi ha rilassato. l'ho trovata una lettura leggera e piacevole ed era precisamente quello di cui avevo bisogno in quel momento. Sicuramente è stato apprezzato da molti visto il lento ma costante aumento delle vendite con il passaparola. non credo però che leggerò questo suo ultimo, sebbene in biblioteca i nostri lettori ne siano stati tutti contenti

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