Separare l'autore dall'opera: è giusto leggere libri di scrittori controversi?

Separare l'opera dall'autore: è possibile?


C'è una domanda che negli ultimi tempi torna puntuale ogni volta che uno scrittore finisce al centro di una polemica: si può separare l'opera dall'autore?

Erri De Luca divide per le sue prese di posizione sul Medio Oriente, Michele Mari è finito nella bufera per alcune parole su Michela Murgia, J. K. Rowling è ormai il simbolo mondiale di questo dibattito.

Ogni volta la domanda è la stessa: continuiamo a leggere i loro libri o no?
La mia risposta è semplice: dipende. E, soprattutto, dipende da noi. Io, per esempio, non riesco quasi mai a separare l'opera dall'autore. Non è una scelta razionale, è il modo in cui vivo la lettura.

Quando leggo un romanzo, entro nella testa di qualcuno per giorni, mi affido alla sua voce. E se quella stessa persona, fuori dal libro, esprime idee che sento profondamente lontane dalle mie, quel rapporto di fiducia si incrina.
Per questo, a volte, scelgo di non comprare un libro. No, non è censura. È semplicemente decidere come spendere i propri soldi.

Quando conoscere uno scrittore cambia il nostro modo di leggere


Ogni libro acquistato è anche un sostegno economico a chi lo ha scritto. Sapere a chi va quel sostegno è un diritto del lettore, non un dovere morale. Naturalmente esistono casi più complicati.

Ogni volta che si affronta questo tema, saltano fuori gli stessi nomi: Céline, Pound, Heidegger. Autori enormi, che hanno lasciato opere fondamentali nonostante idee politiche o morali difficili, quando non apertamente ripugnanti.
Che facciamo? Li cancelliamo? Io no.
La storia della letteratura non si riscrive. Quelle opere esistono, hanno avuto un peso enorme e sarebbe intellettualmente disonesto fingere il contrario. Ma questo non significa che io debba comprarle oggi con entusiasmo o consigliarle senza raccontare anche chi fossero i loro autori.

La differenza rispetto al passato è enorme. Oggi sappiamo tutto e lo sappiamo in tempo reale. Gli scrittori non parlano solo attraverso i romanzi: parlano sui social, nelle interviste, nei festival, nei podcast.
Ed è inevitabile che tutto questo influenzi anche il modo in cui li leggiamo.

Erri De Luca e la coerenza tra autore e persona

Prendiamo Erri De Luca.
Ha costruito la propria immagine pubblica sull'idea di una perfetta coerenza tra parola e azione. Le sue opinioni, quindi, non sono un dettaglio: fanno parte del personaggio pubblico che lui stesso ha costruito.

J. K. Rowling e il peso della nostalgia

J. K. Rowling è un caso diverso.
Per molti Harry Potter non è soltanto una saga: è un pezzo di vita. Separare quei libri dalla loro autrice significa mettere in discussione anche ricordi, affetti e nostalgia. 
Lo capisco perfettamente.
Io, però, non ho mai avuto quel legame emotivo e probabilmente questo rende la mia scelta più semplice.

Michele Mari e il confine tra pubblico e privato

Il caso di Michele Mari è ancora diverso.
Qui si intrecciano almeno due questioni: ciò che è stato detto e il fatto che quelle parole provenissero da una conversazione privata poi resa pubblica.
Sono piani diversi e spesso vengono confusi. 

Gli scrittori devono essere anche un esempio morale?


Ma, alla fine, il punto per me non cambia. Non mi interessa distribuire patenti morali agli scrittori, non pretendo che siano santi, pretendo soltanto di poter scegliere. 

C'è però un aspetto che trovo curioso: agli scrittori chiediamo sempre qualcosa in più rispetto ad altri artisti. Forse perché leggere è un'esperienza profondamente intima. Per ore viviamo dentro la voce di una persona e quella voce, inevitabilmente, finisce per sembrarci familiare.
Ed è proprio per questo che, quando scopriamo idee che ci respingono, la delusione è diversa. Più personale, più difficile da ignorare.
Non perché gli autori non debbano avere opinioni, ma perché avere un'opinione non significa necessariamente doverla condividere con il mondo intero.

Il diritto di scegliere cosa leggere


Alla fine, però, non credo esista una risposta giusta: c'è chi riesce davvero a separare autore e opera e chi preferisce non sapere nulla della vita degli scrittori.

E poi ci sono io. Io voglio sapere. E, sapendo, qualche volta decido di passare oltre.
Senza boicottaggi, senza campagne social, senza indignazione da esibire. Semplicemente scegliendo un altro libro.
Perché, in fondo, la libertà più grande che abbiamo come lettori è proprio questa: decidere chi far entrare nella nostra libreria.

Laura

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