Molto felice per te
Autore Holly Bourne
Editore Heloola Books
Pagine 456
Uscita 2026
Genere Thriller
Quattro migliori amiche. Un baby shower in fiamme. Chi avrà appiccato l’incendio?
Nicki, Lauren, Charlotte e Steffi sono amiche dai tempi dell'università. Ora che hanno superato i trent'anni, la vita le sta inevitabilmente allontanando. Ma quando Charlotte decide di organizzare un baby shower per Nicki, si riuniscono di nuovo per una festa che cambierà le sorti della loro amicizia.
In una torrida giornata d’estate inglese, la tensione è palpabile e alla fine della serata tra di loro niente sarà più come prima. Qualcuno ha appiccato un incendio nella casa e tutte sono sospettate... È stata Steffi, felicemente senza figli ma che si sente giudicata dalle amiche per la sua scelta? È stata Charlotte, desiderosa di avere un bambino e gelosa delle amiche che hanno già partorito? È stata Lauren, la cui maternità si sta rivelando molto peggio di quanto avesse mai immaginato? O è stata Nicki stessa, che a dirla tutta non voleva nemmeno una festa? Ognuna si è fatta un’idea diversa dell’accaduto, ma all'indomani dell'incidente, quando la polizia ricollega tutti i fatti, la verità sconvolgerà tutte loro.
Molto felice per te è un page turner viscerale, sarcastico e liberatorio che tratta con empatia e realismo i diversi volti dell’esistenza femminile e rivela come la maternità, in tutte le sue forme, incida sulle amicizie tra donne.
Vale la pena leggerlo? No e ti spiego qui perché ci ho pensato su.
Fa per te se hai nostalgia di Sex&TheCity ma con un budget narrativo ridotto all'osso e zero ironia.
Lascialo perdere se hai già letto qualcosa di buono quest'anno e non vuoi rovinare la media.
Il libro che avevamo dimenticato di avere in lettura
Vi è mai capitato di dimenticarvi di un libro? Non di averlo finito e archiviato - quello è un processo naturale, quasi igienico. Parlo proprio di dimenticare che lo stavate leggendo. Che era lì, aperto, in attesa.
"Succede - direte voi - quando si leggono tre o quattro libri contemporaneamente." Eh no, belli miei! Da quasi un anno pratichiamo la lettura multitasking, io e Roby, e mai - mai mai maaaaai - ci era capitato di dimenticare completamente di avere un libro in corso. Con questo, invece, è accaduto. Lo abbiamo iniziato in digitale, "lettura della sera", quella a letto prima di dormire, poche pagine per volta, senza fretta. Poi le vacanze, gli amici, la famiglia, le sere in cui si arriva a letto già andati. Finché una sera Roby ha acceso il Kobo e ha detto: "Toh, ma avevamo iniziato questo. Tu lo ricordavi?" "No. E tu?" "Nemmeno."
Non avevamo dimenticato la trama - talmente basica che sarebbe un'impresa persino quella. Avevamo dimenticato di averlo tra le mani. E capirete che questa cosa non depone esattamente a favore del romanzo.
Quattro donne che non sono le Piccole donne (e si vede)
Quattro protagoniste, quattro amiche trentenni: Nicole, Lauren, Steffani e Charlotte. Si conoscono all'università, si soprannominano "Le Piccole Donne" - e già qui il romanzo mente spudoratamente. Queste quattro tutto sono tranne le sorelle March. Sono più un incrocio tra le protagoniste di Sex & The City e le casalinghe di Desperate Housewives, con meno glamour delle prime e meno autoironia delle seconde.
Il pretesto narrativo è il baby shower di Nicki, incinta e con il mondo che ruota attorno al suo pancione racchiuso in una salopette di jeans. La casa dei genitori di lei prende fuoco. Tra un capitolo e l'altro compaiono le trascrizioni degli interrogatori alle quattro protagoniste. Fine. Questo è il thriller.
Come si costruisce un romanzo che non sa cosa vuole essere
Il problema di Molto felice per te non è che sia brutto. È che è irrisolto in modo sistematico, quasi metodico. Bourne sceglie l'impalcatura del thriller - l'incendio, gli interrogatori, la struttura frammentata - ma non ha nessuna intenzione reale di starci dentro. Il fuoco è un MacGuffin svuotato: serve a giustificare gli interrogatori, che a loro volta servono a interrompere la narrazione principale, che a sua volta serve a... raccontarci quanto siano insopportabili queste quattro donne!
Il punto di vista ruota tra le protagoniste, ma senza che questo ci regali prospettive davvero diverse. Ogni capitolo ha la sua voce, ma tutte e quattro pensano e reagiscono con la stessa temperatura emotiva - una lagna continua, a rotazione. Il ritmo non accelera mai quando dovrebbe, non rallenta mai quando potrebbe. È piatto dall'inizio alla fine, come un'autostrada di notte senza cartelli.
I personaggi sono costruiti per archetipo, con una precisione che rasenta la parodia involontaria. Charlotte manifesta - e ho dovuto chiedere spiegazioni alla mia giovane nuora per capire cosa significhi questo tarlo mentale moderno: fidatevi, restate ignoranti, è più sano. Ha problemi di fertilità, organizza la festa di Nicki convinta che l'universo la premierà, crea fogli Excel per pianificare ogni momento della giornata. È una via di mezzo tra la moglie di Christopher di Una mamma per amica e Bree Van de Kamp. L'ho odiata con tutta me stessa.
Lauren è la neo-mamma esausta che non può dirsi esausta perché "ehi, la maternità è figa". Suo figlio si chiama Woody - ciao ciao, Toy Story - e non dorme mai più di 27 minuti consecutivi.
Steffani non ha figli, non ne vuole, ha un'agenzia letteraria in piena fase di lancio e per quello le altre tre la guardano come a dire "non puoi capire". È il personaggio inutile della storia, quello che serve a rappresentare "l'altra opzione" senza che nessuno si prenda davvero la briga di raccontarlo.
L'unica cosa che salvo - e non è poco
C'è una cosa che salvo, in questo romanzo: gli ultimi capitoli. Quelli in cui, finalmente, le quattro si chiariscono e il libro smette di fare finta di essere un thriller per diventare quello che avrebbe dovuto essere dall'inizio - una storia sulla maternità. Voluta, desiderata, negata, rifiutata. Sul peso di aspettarsi di essere felici quando non si riesce a esserlo.
Una possibile lettura è che Bourne avesse in mente proprio questo romanzo e che il thriller sia stato un tentativo di renderlo più commerciale, più vendibile. Se è così, il libro che c'è sotto questi ultimi capitoli avrebbe meritato di essere scritto per davvero. Il romanzo suggerisce una scrittrice capace di andare in profondità, che però ha scelto - o è stata convinta - di rimanere in superficie.
Lo sguardo di Roby
Un progetto architettonico che dichiara di essere un'altra cosa è un problema di fondamenta, non di finiture. Questo romanzo nasce con le planimetrie del thriller e viene costruito come salotto borghese: comodo, prevedibile, con tutti i mobili al posto giusto. L'incendio che dovrebbe essere cuore strutturale è invece un elemento decorativo, messo lì per dare un senso di pericolo senza che il pericolo cambi mai nulla. Ho anche pensato, arrivato in fondo, che tutto sommato non avevo perso molto ad averlo dimenticato per qualche settimana-
E questa, per me, è la valutazione più onesta che posso dare.
Quello che rimane
Sono più le perplessità che le certezze, a fine lettura. E pretendo - sì, pretendo - che tutte coloro che tra maggio e giugno hanno riempito Instagram di recensioni entusiaste mi spieghino cosa hanno trovato tra queste pagine, perché io ho cercato e non ho trovato.
Certi romanzi si dimenticano dopo averli finiti. Questo lo abbiamo dimenticato mentre lo stavamo ancora leggendo - e forse è stato il giudizio più onesto che potevamo dargli.
Se questo libro non ti ha convinto, prova con:
- Piccole grandi bugie di Liane Moriarty - amicizie femminili tossiche ma con un thriller che fa davvero paura e personaggi che ti restano addosso
- La spinta di Ashley Audrain - maternità raccontata senza sconti, senza bugie e senza baby shower
- Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman - solitudine, amicizie improbabili e una costruzione narrativa che sa dove sta andando
Laura
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