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Il bookblogger e il suo habitat naturale: relazione di campo

Osservazioni di chi ci vive dentro

Nota metodologica: le osservazioni contenute in questo documento sono il risultato di mesi di convivenza diretta con l'esemplare. L'autore ha cercato di mantenere il distacco scientifico necessario. Non sempre ci è riuscito!

Premessa

Sono un architetto, conosco le strutture. Osservo gli spazi, ne comprendo la logica, ne valuto la funzionalità. Ho sviluppato nel tempo una certa capacità di leggere gli ambienti senza lasciarmi coinvolgere emotivamente.

Poi ho iniziato a vivere con una bookblogger.

Quello che segue è il tentativo - parzialmente riuscito - di applicare un metodo analitico a un soggetto che al metodo analitico oppone una resistenza sistematica e, a quanto pare, del tutto inconsapevole.

Descrizione dell'esemplare

La Libridinosa bibliophila è un mammifero di taglia media, attivo nelle ore mattutine, con picchi di produttività tra le 6 e le 9. Insegna danza classica quattro pomeriggi a settimana. Va in palestra due mattine e fa jogging appena può. Legge in ogni momento disponibile e in alcuni momenti che disponibili non erano.

Comunica attraverso un sistema misto verbale e non verbale di complessità elevata. Il canale non verbale è, nella mia esperienza, quello più ricco di informazioni.

Il sistema di comunicazione durante la lettura

Dopo un periodo di osservazione prolungato ho identificato due stati principali dell'esemplare durante la lettura, riconoscibili con buona precisone anche a distanza.

Stato uno: l'approvazione

L'esemplare è silenzioso: la postura è stabile. A volte, in modo del tutto inconsapevole, il pollice destro inizia ad accarezzare il mio pollice con un movimento lento e ripetuto. Ho verificato che questo comportamento non è intenzionale: interrogata in merito, l'esemplare nega o non ricorda. 
Si tratta tuttavia del segnale più affidabile che ho rilevato nel corso della ricerca. Quando il pollice si muove, il libro è buono.

Stato due: disapprovazione

L'esemplare produce una sequenza di segnali progressivi e inequivocabili. Prima una smorfia. Poi un suono breve, non classificabile come parola ma chiaramente espressivo. Poi, se la situazione peggiora, un commento ad alta voce rivolto ai libri, all'autore o a entrambi.

Ho imparato a riconoscere la transizione dallo stato uno allo stato due prima che diventi verbale. È una competenza che non avevo messo in conto di dover sviluppare, ma che si è rivelata utile.

L'habitat primario e le sue regole

La libreria domestica segue una logica interna che ho impiegato tempo a comprendere e che, ora, ritengo di aver mappato con sufficiente accuratezza.

I libri già letti sono separati da quelli da leggere. Sempre. La motivazione dichiarata è pratica. La motivazione reale, dopo mesi di osservazione, mi sembra più vicina a un bisogno di controllo su un sistema che, per sua natura, tende all'espansione infinita. La TBR cresce. La separazione la rende gestibile, almeno visivamente.

Gli autori del cuore occupano uno spazio separato e protetto. Non ho mai toccato quella sezione. Non per ordine esplicito, per comprensione del contesto.

Sul piano operativo di lettura - il divano - sono sempre presenti: matita, segnalibro, segnapagina, righello. Il righello merita una nota a parte: l'esemplare sottolinea i libri con regolarità e intensità. Le righe, tuttavia, devono essere dritte. Ho posto questa questione una volta sola. La risposta è stata: "È ovvio". Ho archiviato la questione.

Il rituale della sovracopertina

Prima di iniziare un nuovo volume, l'esemplare rimuove, laddove presente, la sovracopertina. La ripone in un luogo sicuro. Inizia la lettura.

Il libro verrà sottolineato, annotato, vissuto con un'intensità che lascia tracce fisiche evidenti su quasi ogni pagina. La sovracopertina resta intatta.

Ho elaborato diverse ipotesi interpretative nel corso di questi mesi. Nessuna mi ha soddisfatto completamente. Ho smesso di cercarne una. Alcune strutture funzionano senza che sia necessario capirne il principio. Questa è una di quelle.

La borsa

La borsa dell'esemplare contiene sempre un Kobo.

Questo dato è costante e indipendente da qualsiasi variabile esterna: destinazione, durata dello spostamento, agenda della giornata, presenza certificata di zero finestre temporali utili alla lettura.

Il Kobo è lì.

Ho chiesto una spiegazione una volta. La risposta è stata: "Non si sa mai."

Ho ritenuto la risposta esaustiva.

La fase di scrittura

Ogni mattina, nelle ore precedenti al resto della giornata, l'esemplare scrive per il blog.

Il processo richiede: cappuccino, silenzio, luce soffusa, connessione stabile e - questo è il dato che ho impiegato più tempo a comprendere appieno - la mia presenza fisica nella stanza.

Non mi viene chiesto di fare nulla. Non devo leggere, commentare, approvare. Devo solo essere lì. Seduto. Presente.

Ho verificato che la mia assenza produce un blocco creativo documentabile e rapidamente risolvibile con il mio rientro nella stanza.

Ho smesso di fare domande anche su questo.

Sono seduto qui, adesso, mentre scrivo queste righe. Lei sta messaggiando, accanto a me. Il pollice si sta muovendo.
La conversazione che la impegna è divertente.

Conclusione

Dopo mesi di osservazione diretta posso affermare con ragionevole certezza che La Libridinosa bibliophila è un sistema complesso, internamente coerente, governato da regole proprie che richiedono validazione esterna per funzionare.

Ho imparato a leggerne i segnali, a rispettarne i confini - soprattutto quelli della sezione autori del cuore. A stare seduto quando serve stare seduti.

In cambio, mi ama.
Mi pare un accordo equo.

L'autore è un architetto. Questa è la struttura più interessante che abbia mai studiato.






Cinque segnali che la tua TBR ti sta sfuggendo di mano (e come riderci sopra)



"Ciao, mi chiamo Laura e la mia TBR ha superato i ventordicimila volumi"

Ammettiamolo: la TBR (To Be Read, cioè la pila di libri da leggere, per chi ancora vive felice nel mondo dei lettori equilibrati) è come quella pianta che prometti di annaffiare ogni giorno e poi ti ritrovi a fine estate con una giungla in salotto. Solo che al posto delle foglie, ci sono copertine, trame e sensi di colpa rilegati in brossura.
Ogni volta che dico "non compro più libri finché non finisco quelli che ho", un libraio da qualche parte sente un brivido di panico e un algoritmo di Amazon mi manda una newsletter affettuosa tipo: "sicura di voler mentire così, ancora?".

Le scuse creative di chi vive nel (dis)ordine

"Questo lo prendo per le ferie". Certo, come no. Peccato che le ferie durino due settimane e i libri in valigia siano venti.
Oppure la mia preferita: "Ha una copertina bellissima". Perché, si sa, non esiste niente di più razionale dell'acquisto estetico compulsivo.
E poi c'è il classico: "È un regalo mio, da me per me, perché me lo merito".
Spoiler: non è un regalo, è una dichiarazione di guerra allo spazio vitale rimasto sulla mensola.
Ma noi siamo così: creature di carta e automistificazioni poetiche. Potremmo scrivere un tratto di psicologia del lettore bulimico e metterlo... nella TBR, ovviamente.

Quando realizzi che ti servirebbero quattro vite (e meno Netflix)

C'è un momento preciso in cui lo capisci. Ti fermi davanti alla libreria, socchiudi gli occhi e hai una visione: te stessa a novant'anni, ancora lì, a sfogliare il terzo capitolo di "quel romanzo che avevi iniziato nel 2025".
Eppure, nonostante la consapevolezza che non basterebbero quattro reincarnazioni, continui. Perché leggere è la tua droga buona. Solo che, invece di sniffare, annusi le pagine nuove.
Nel frattempo, Netflix lancia un'altra serie e tu, coerente come un biscotto nel tè, decidi di "guardarne solo un episodio". Tre stagioni dopo, la TBR ti osserva dall'angolo, giudicante come una suocera letteraria.

TBR: la mia creatura senziente (e leggermente ostile)

Ci sono sere in cui giuro di sentire un sussurro provenire dalla libreria. Non è il vento, non è il frigorifero: è la TBR che mi parla. 
"Mi leggerai...vero?"
"No, stasera no. C'è pioggia, umidità, Mercurio è retrogrado."
"Bugia. Hai solo paura di me."
E ha ragione. Perché la mia TBR ormai ha assunto personalità multiple: c'è la parte thriller che complotta, la narrativa contemporanea che si lamenta e i classici che mi guardano con accademico disprezzo.
A volte penso di doverle dare un nome. Qualcosa di evocativo. Tipo "Apocalibreria".

Autoinganni sofisticati (aka come farsi credere lettori organizzati)

Mettere ordine alla TBR è come riordinare la mente: fallisci dopo tre minuti ma ti senti un po' meglio.
"Li metto in ordine di uscita!"
"Li leggo in base all'umore!"
"Creo un excel con le priorità!"
Sì, certo. Poi arriva la nuova uscita di un autore che ami e il foglio Excel finisce a fare da sottobicchiere.
L'unico vero ordine della TBR è quello cosmico: il caos organizzato dall'anima del lettore.

Momento di crisi (drammatica ma con stile)

C'è chi piange davanti ai finali tristi, io piango davanti ai miei scaffali. Ogni volta che provo a contare i libri "da leggere", la mia anima lascia il corpo e si rifugia su Audible.
Provo a fare pulizia, ma ogni volume che elimino mi sussurra: "Davvero vuoi rinunciare a me?".
E finisco per tenerli tutti, anche quelli che so già che non leggerò mai. Perché l'idea stessa di poterli leggere "un giorno" è la coperta di Linus dei lettori patologici come me.

Conclusione empatica (e assolutamente assolutoria)

Non siamo lettori disordinati, siamo visionari.
Sognatori con la sindrome da accumulo e la convinzione che il tempo, prima o poi, si dilati per farci leggere tutto.
La verità è che la TBR non è un mostro: è il promemoria di tutte le vite che vorremmo vivere.
Quindi sì, ridiamoci sopra. Mettiamo un altro libro in lista, fingiamo che sia l'ultimo e brindiamo alla nostra meravigliosa, disperata, caotica passione.
Con una cioccolata calda in mano, ovviamente. E la promessa - bugiarda ma dolce - che "da domani leggo solo quello che ho già".