'Manuale pratico di smarrimento' di Lorenzo Marone: il diritto a sparire ed essere persi


Manuale pratico di smarrimento
Lorenzo Marone 
Feltrinelli 
107 pagine 
14 aprile 2026 
Saggio 
Questo non è un libro per chi vuole ritrovarsi, non contiene mappe, né promesse, né finali rassicuranti. È un piccolo breviario per chi si sente un po’ smagliato.
Manuale pratico di smarrimento è un breviario gentile e disordinato, una raccolta di piccoli diritti non scritti che nessuno ci ha mai concesso ufficialmente, ma che forse è ora di rivendicare: il diritto a smarrirsi, a non piacere, a non scegliere, a non essere rintracciabili, a non ricominciare, a non evolvere, a dimenticare il finale.
Un libro per chi si sente un po’ stonato ma ancora capace di canticchiare, per chi ha le idee confuse ma le mani calde, per chi inciampa, si ferma, non sa, ma intanto c’è.
Tra pesci incompresi, piccioni viaggiatori e cavallucci marini meditativi, Manuale pratico di smarrimento ci ricorda che non tutto deve avere una direzione, non ogni fine una rinascita, non ogni dolore una lezione.
Con una scrittura che oscilla tra l’ironia e la tenerezza, tra la poesia e il paradosso, Lorenzo Marone ci accompagna in un viaggio di calviniana leggerezza nei territori incerti dell’identità, della fragilità e dell’imperfezione.


I libri di Lorenzo Marone, di solito, li divoro. Arrivano in casa e scompaiono tra le mie mani in meno di due giorni. Questo no. Questo l'ho letto a spizzichi e bocconi - un capitolo la sera tardi, due la domenica mattina col cappuccino, uno rubato a metà giornata perché avevo cinque minuti e mi serviva qualcosa di vero.

E ho capito quasi subito che non era colpa del tempo che mancava. Era merito del libro stesso.

Un breviario, non un romanzo


Manuale pratico di smarrimento non è un romanzo. E non è nemmeno, a ben vedere, un saggio in senso stretto. È un breviario. Un piccolo manuale laico fatto di capitoli-pillole, di riflessioni da tenere in tasca per i giorni in cui tutto gira storto e non sai bene perché.

Un catalogo gentile, a tratti disordinato, di piccoli diritti non scritti che nessuno ci ha mai concesso ufficialmente, ma che, forse, è ora di rivendicare per conto nostro: il diritto a smarrirsi, a non piacere, a non scegliere, a non essere rintracciabili, a non ricominciare, non evolvere, a dimenticare il finale.

E poi quello che ha fatto il vero danno: il diritto a sparire.

Il diritto a sparire (ovvero: togliere per un po' il disturbo)


Siamo così stufi - tu che leggi lo sei, io lo sono - di una società che ci vuole sempre presenti.
Sempre online, sempre sul pezzo, sempre lucidi, sempre performanti, sempre costretti a condividere ogni singolo momento come se quel momento, se non condiviso, non fosse mai davvero esistito.

Marone, con la gentilezza di chi non perdona nessuno (nemmeno sé stesso), ci ricorda che c'è un'altra possibilità: sparire. Non rispondere, spegnere. Eclissarsi per un pomeriggio, un giorno, una settimana intera. Esistere senza dover dimostrare di esistere.

Non so se questa pagina l'ho letta io o se sia stata lei a leggere me.

La frase che mi ha inchiodata


A un certo punto del libro - non ti dico dove, non è importante - Lorenzo scrive una di quelle frasi che ti fermano proprio fisicamente. Le mani sospese, il libro aperto sulle ginocchia, gli occhi che si alzano a fissare un punto qualunque del soffitto.
Tutti vogliono piacere, pochi vogliono essere.
Sono rimasta così, immobile, per due minuti buoni. Sei parole. Niente di più.
Se questo libro fosse stato solo quella riga, sarebbe già valso la pena.

E poi c'è Greta


C'è un passaggio, in mezzo agli altri, in cui Lorenzo parla di Greta, la sua bassotta. Se lo segui da tempo sai cos'è stato perderla.

Io, con Lucrezia acciambellata qui in un angolo mentre scrivo, so perfettamente -
e vorrei non saperlo - cosa significhi avere in casa una creatura minuscola che un giorno non ci sarà più e che quel giorno cambierà qualcosa per sempre. Ho chiuso il libro, ho chiuso gli occhi, ho allungato una mano verso di lei.
Grazie, Lorenzo, per averla raccontata così.

Piccola istruzione per l'uso


Un avvertimento da chi Marone lo legge da quando ha pubblicato il primo libro: questo non è il romanzo da cui cominciare (anche perché non è un romanzo!). Se ancora non lo conosci, parti da altrove... da Cesare Annunziata, magari!
Qui dentro c'è tutto quello che Lorenzo ci ha già dato, ma più nudo, più disarmato, più a bassa voce. Funziona come una conversazione tra vecchi amici: ma solo se quei vecchi amici li hai già.

Per tutti gli altri - per chi Lorenzo lo conosce, lo rilegge, ci è cresciuto accanto - un consiglio sincero: tienilo lì, questo libro. Sul comodino, in borsa, nel cassetto in cui nascondi il cioccolato buono.
Aprilo a caso il primo giorno in cui ti sembra che la tua vita stia andando a rotoli. Leggi un capitolo qualsiasi, uno solo. Vedrai che basta.

Perché, forse, la vera tenerezza è quella: qualcuno che ci concede, finalmente, il diritto di essere un po' persi.




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