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'Agnes Grey' di Anne Brontë: un romance che non morde


Agnes Grey
Autore Anne Brontë
Editore -
Pagine 189
Uscita 1847
Genere Classico vittoriano
Quando la famiglia si ritrova sul lastrico per alcune speculazioni nefaste, Agnes Grey sa che non può rimanere con le mani in mano e decide di trovare un impiego per essere indipendente e per scoprire il mondo. Il suo entusiasmo e la sua passione come istitutrice - unica attività dignitosa per una signorina del suo rango - vengono ben presto spazzati via dalla maleducazione e dal disprezzo dei Bloomfield e dei Murray, le famiglie presso cui presta servizio. Unico punto di riferimento e fonte di affetto è Mr Weston, il giovane curato della zona. Tratto dalla sua esperienza personale, Anne Brontë crea un’eroina moderna e determinata, con un occhio lucido e attento sulla condizione femminile e sulle ipocrisie della società vittoriana.

Vale la pena leggerlo? Solo se hai già letto tutto ciò che hanno scritto le sorelle Brontë e vuoi la collezione completa.
Fa per te se ami le Brontë a prescindere e pensi che i classici non siano criticabili.
Lascialo perdere se cerchi lo stesso morto de La signora di Wildfell Hall - qui non c'è.

Un romanzo scritto dalla stessa penna che ha dato vita a Helen Huntingdon può essere piatto? Sì. Agnes Grey lo dimostra e lo fa senza nemmeno accorgersene.

C'è una cosa che ci si aspetta da Anne Brontë dopo La signora di Wildfell Hall: che sotto la superficie ordinata ci sia sempre una lama. Qui la lama non c'è. Agnes Grey usa la vita di un'istitutrice per raccontare le storie d'amore - compiute e incompiute - sue e delle sue allieve e lo fa con un'onestà che, invece di pungere, scivola via.

Un'istitutrice tra due famiglie


Agnes, figlia di un pastore caduto in disgrazia economica, lascia la casa per fare l'istitutrice presso due famiglie della gentry inglese. Tra bambini viziati, datori di lavoro indifferenti e un curato di campagna che la osserva da lontano, il romanzo segue la sua formazione sentimentale e morale fino a un epilogo che il lettore vede arrivare sin dalle prime pagine.

Perché il romanzo non funziona, tecnicamente


Il problema non è la materia - l'istitutrice come osservatrice privilegiata e invisibile della società vittoriana è un dispositivo narrativo che avrebbe potuto reggere benissimo un romanzo satirico o sociale, come aveva già dimostrato, pochi mesi prima, Jane Eyre. Il problema è che Anne Brontë non lo sfrutta: la voce di Agnes resta piana dall'inizio alla fine, senza scarti di tono, senza che il conflitto - con le allieve, con i datori di lavoro, con sé stessa - acquisti mai vera tensione. Ogni episodio arriva, si consuma nella sua piccola lezione morale e lascia il posto al successivo. È una struttura più vicina all'esemplare edificante che al romanzo: il conflitto è annunciato, non costruito. E dove manca la costruzione del conflitto, resta solo l'attesa dell'esito che qui, va detto, si vede arrivare da lontanissimo.

La sensazione, leggendolo, è quella di un romance nel senso più stretto e meno interessante del termine: due persone che si desiderano in silenzio finché le convenzioni lo permettono. Lo dice bene una delle poche frasi che restano addosso
Mi lanciò soltanto uno sguardo, un breve sorriso al momento del congedo... un attimo appena, ma in quello sguardo io lessi, o credetti di leggere, un significato che mi accese in cuore una fiamma di speranza più viva di quante mai mi avessero riscaldato.

Ecco, tutto il libro è lì dentro: la felicità costruita sul non detto, l'amore che si nutre di sguardi e allusioni invece che di azione. Funziona come istantanea del sentimento vittoriano represso. Funziona molto meno come motore narrativo per duecento pagine.

Il confronto che non si può evitare: Agnes Grey prima della rabbia


Il romanzo va letto - inevitabilmente - alla luce di ciò che Anne Brontë scrive subito dopo. La signora di Wildfell Hall prende lo stesso tema, la donna che deve navigare in un mondo che la vuole invisibile e lo trasforma in un atto d'accusa esplicito contro il matrimonio, l'alcolismo, la violenza domestica mascherata da rispettabilità. Agnes Grey è quel romanzo prima che trovasse il coraggio della rabbia: la stessa autrice, la stessa attenzione al dettaglio sociale, ma senza ancora il moto. Una possibile lettura è che Agnes Grey sia stato il libro necessario per arrivare a scrivere l'altro - il tirocinio prima dell'opera vera. Non è esplicitato da nessuna parte, ma la distanza tra i due romanzi si legge come la distanza tra un'autrice che osserva e un'autrice che ha deciso di giudicare.

1847: l'anno in cui tre sorelle si nascosero dietro tre nomi


Agnes Grey viene pubblicato a dicembre del 1847, insieme a Cime tempestose di Emily, in un'edizione in tre volumi. Le due sorelle, come Charlotte, si presentano sotto pseudonimi maschili (Ellis e Acton Bell, accanto a Currer Bell), per non farsi liquidare in partenza come "scrittura da signorine". Jane Eyre, uscito un paio di mesi prima con un altro editore, aveva già conquistato i lettori e accanto a quei due romanzi Agnes Grey passò quasi inosservato. Fu accolto con meno entusiasmo, come un libro onesto e istruttivo e nell'Ottocento era un modo gentile per dire innocuo. Anne lo scrisse attingendo quasi senza filtro alla sua esperienza reale di istitutrice, circa cinque anni in due famiglie, il che spiega perché il romanzo suoni più come una testimonianza che come una costruzione narrativa: è un memoir travestito da romanzo e forse è proprio questo a togliergli la lama.

Il dettaglio che il lettore medio si perde


Quello che il lettore medio tende a perdere, distratto dalla trama sentimentale, è quanto il romanzo sia in realtà un trattato quasi antropologico sulla gentry inglese vista dal basso - dalla prospettiva di chi in quella classe non ci è mai stata e non ci entrerà mai, nemmeno sposandosi bene. Agnes osserva i suoi datori di lavoro con la precisione fredda di chi cataloga un comportamento animale, non quello di chi li ammira: le scene con Rosalie Murray, la sua allieva più vanitosa, sono probabilmente le pagine più vive del libro, perché lì - e solo lì - la penna di Anne si permette un'ironia tagliente che, altrove, tiene a freno. Il romanzo suggerisce, in quei pochi momenti, la scrittrice che diventerà. Peccato che siano rari.

Un romance vittoriano, quindi, a tutti gli effetti. Onesto, minore e destinato a restare nella memoria non per quello che è, ma per quello che ha preparato.

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Laura

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