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'Uomini e topi' di John Steinbeck: quando prendersi cura di qualcuno è l'unica forma di potere che hai

Uomini e topi
Autore John Steinbeck
Editore Bompiani
Pagine 137
Uscita 1937
Genere Classico contemporaneo
La storia di un'amicizia profonda tra due uomini, due braccianti stagionali in California che condividono un sogno. George Milton si occupa da sempre con ferma dolcezza di Lennie Small, un gigante con il cuore e la mente di un bambino. Il loro progetto, mentre vagano di ranch in ranch, è trovare un posto tutto per loro a Hill Country, dove la terra costa poco: un posto piccolo, giusto qualche acro da coltivare, e poi qualche pollo, maiali, conigli. Ma le loro speranze, come “i migliori progetti predisposti da uomini e topi” (è un verso di Robert Burns), sono destinate a sbriciolarsi. Il ritratto di un'America soffocata dalla crisi e di un'umanità gretta e gelosa nella drammatica rappresentazione di un maestro della letteratura. Scritto nel 1937 e destinato a un pubblico di uomini semplici come George e Lennie, Uomini e topi è una breve storia ricca di dialoghi, un piccolo gioiello di scrittura, pensato da Steinbeck per essere messo in scena in teatro e al cinema: e così è successo, sul grande schermo e a Broadway. Ma Uomini e topi resta prima di tutto un romanzo indimenticabile.  

Vale la pena leggerlo? Sì e probabilmente ti spezzerà qualcosa dentro.
Fa per te se riesci a stare dentro una storia che non ti offre alcuna via d'uscita e non te ne vuole offrire.
Lascialo perdere se hai bisogno che la letteratura ti lasci almeno una porta aperta.

La domanda che il romanzo si porta dietro


Uomini e topi non è un romanzo sulla sconfitta. È un romanzo su cosa succede quando l'affetto diventa l'unica forma di potere che una persona possiede e quel potere non basta.
George non è il guardiano di Lennie. O meglio: lo è, ma questo non esaurisce quello che c'è tra loro. George è l'unico essere umano al mondo che ha trasformato Lennie in qualcosa di comprensibile, che ha trovato un linguaggio per tenerlo vicino senza spezzarlo. E Lennie, dal canto suo, è l'unica ragione per cui George ha ancora un sogno in tasca invece di averlo perso per strada come tutti gli altri braccianti della California anni Trenta. Si tengono in piedi a vicenda. Il problema è che il peso è distribuito in un mondo che non riesce a sostenerli.

Steinbeck lo sapeva. E ha scritto un romanzo in cui la vera domanda non è se andrà male, ma perché non possa andare altrimenti.

Centotrenta pagine, una fattoria, un sogno talmente piccolo da sembrare possibile


Siamo nel 1937, in California. Due braccianti itineranti - George, piccolo e sveglio e stanco, Lennie, enorme e gentile e con una mente che non riesce a tenere il passo con il cuore - arrivano a lavorare in una fattoria con un'idea in testa: un pezzo di terra tutto loro, qualche coniglio da accudire. Non è un sogno romantico, è un argine. È quello che metti tra te e il nulla quando il nulla comincia a farsi sentire troppo vicino.

La storia semplice è il veicolo. Il vero carico viaggia altrove.

Come Steinbeck costruisce l'inevitabile


La prosa è scarna, quasi cinematografica: si vede ogni cosa, non si spreca una parola. I dialoghi portano il peso intero - le relazioni, le tensioni, i sogni taciuti a metà. Non c'è compiacimento, nessun momento in cui l'autore sembra ammirarsi allo specchio.

Ma il tratto più preciso della costruzione è un altro: Steinbeck distribuisce le informazioni in modo che il lettore sia sempre un passo avanti ai personaggi. Non è suspense - è qualcosa di più crudele. È la consapevolezza anticipata. Sai dove sta andando, ma continui a leggere lo stesso, sperando di sbagliarti, sapendo che non ti sbaglierai. Questa tensione tra sapere e sperare è il vero meccanismo del romanzo, più di qualsiasi colpo di scena.

C'è un momento che lo dimostra meglio di tutti: quando George lascia che Lennie frantumi la mano di Curley senza intervenire. Non è crudeltà, è qualcosa di molto più difficile da nominare - una protezione storta, un calcolo istintivo, un atto di lealtà che assomiglia a un tradimento. Il romanzo non spiega. Lascia che quella tensione esista e faccia male. Una possibile lettura è che George, in quel momento, stia già cedendo al mondo - stia imparando che proteggere Lennie dal pericolo immediato è meno importante che lasciar sfogare il pericolo che Lennie stesso rappresenta. È un pensiero scomodo. Steinbeck non lo smentisce.

Un dettaglio che vale la pena notare


Steinbeck scrive Uomini e topi con una struttura che lui stesso definì "play-novelette" - un ibrido deliberato tra romanzo e copione teatrale. Non è una curiosità marginale: spiega perché la prosa sembra così visiva, perché i dialoghi reggono quasi tutto il peso narrativo, perché le scene hanno quella precisione di campo che di solito appartiene alla sceneggiatura. Il romanzo andò in scena a Broadway lo stesso anno della pubblicazione, con un successo tale da vincere il Drama Critics' Circle Award. Steinbeck non stava scrivendo fiction che sarebbe potuta diventare teatro; stava scrivendo due cose insieme, fin dall'inizio.

Questo cambia leggermente il modo in cui si legge. Lennie e George non sono solo personaggi - sono figure costruite per reggere la luce di un palcoscenico. La loro semplicità apparente è una scelta tecnica, non un limite.

Lo sguardo di Roby


Un edificio che crolla non è un edificio mal progettato. A volte è un edificio progettato esattamente per sopportare un certo peso - e quel peso viene superato di poco, per ragioni che non dipendono dal progetto.

Uomini e topi funziona così. La struttura è solida, calcolata, senza sprechi. Steinbeck non lascia nulla di decorativo: ogni scena ha una funzione portante. Il problema - se si può chiamare così - è che la storia che sorregge è una storia in cui le forze in gioco superano sempre quello che i personaggi possono tenere. Non per un difetto, ma per definizione.

Quello che rimane


Non credo che Uomini e topi sia il romanzo più ambizioso di Steinbeck. È probabilmente quello che racconta meglio la sua idea di solitudine - quella specifica solitudine di chi non è solo, ma è comunque separato dal mondo da qualcosa che nessuna compagnia riesce a colmare.

George e Lennie si vogliono bene in un modo che non ha bisogno di essere spiegato. Il mondo, semplicemente, non aveva spazio per tenerli insieme.

Lo sapevi fin dall'inizio. Fa lo stesso effetto.

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Laura

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