King Size 2 • Parte 1 - Stanza 1 • Il terrore puro - Romanzo numero 2
Esiste un momento preciso, nella vita di qualunque lettrice kinghiana storica, in cui capisci che Carrie non era un colpo di fortuna. Che lo zio Steve non aveva azzeccato una cosa sola per poi sedersi sugli allori. Il mio ha una data e una finestra: la notte in cui Danny Glick bussa al vetro del suo amico Mark. Al secondo piano.
Avevo tra le mani un mattone con una cittadina del Maine chiusa in una palla di vetro sulla copertina, come se fosse la cosa più innocua del mondo. Ho lasciato il libro sul cuscino e ho acceso tutte le luci. Non lo rifarò mai più, perché con Le notti di Salem la luce non aiuta: ti fa vedere benissimo quello che c'è nella stanza e ti lascia tutto il tempo per immaginare quello che non c'è.
Benvenuti nel secondo numero di King Size. Prima di entrare a Jerusalem's Lot facciamo un passo indietro, perché la nascita di questo romanzo è più strana e più povera di come la si racconti di solito.
Un libro scritto al verde, non dall'alto della fama
Si tende a immagine Salem come il secondo romanzo di uno scrittore già lanciato: successo di Carrie, soldi in banca, un vampiro per passatempo. È un'immagine comoda e sbagliata. L'idea nasce nel 1972. King ha venticinque anni, insegna inglese alla Hampden Academy, vive in un roulotte con Tabitha e due bambini piccoli e a casa il telefono è stato staccato perché le bollette non si pagavano.
Non lo racconto per il colore. È il terreno da cui cresce tutta la narrativa kinghiana: la classe media che ha paura di perdere la casa, i personaggi senza rete di sicurezza, il conto che arriva sempre prima dello stipendio. Carrie e Salem nascono a poca distanza l'uno dall'altro, nello stesso periodo di aule e arretrati. Due gemelli con nomi diversi.
Una lezione su Dracula e una domanda scomoda
King non leggeva Dracula per piacere. Lo insegnava, in un corso di fantasy e fantascienza, e insegnarlo vuol dire smontarlo davanti a una classe: spiegarne i meccanismi, rispondere alle domande dei ragazzi. Da quelle ore esce una domanda che non lo molla più. Che cosa succederebbe se Dracula arrivasse in una piccola città americana degli anni Settanta?
La domanda è semplice e questo è il suo pregio. Stoker aveva Londra, la nobiltà, le traversate in nave. King ha un paese del Maine con un emporio, un bar, una scuola e un cimitero. Il vampiro lo mette in una casa dove non va più nessuno e a l resto pensa la gente del posto.
Un apostrofo e il titolo cambia genere
Il romanzo non nasce con il nome che conosciamo. Il primo titolo è Second Coming, la seconda venuta. Poi diventa Jerusalem's Lot, che è il nome delal città. Alla Doubleday, però, il reparto vendite storce il naso: così sembra un romanzo religioso, non un horror di vampiri.
La soluzione la propone Tabitha King: accorciare il nome della città, con l'apostrofo davanti al posto delle prime lettere, 'Salem's Lot. A lei si attribuisce anche una battuta che non fa una piega: così la gente penserà alla stregoneria e non a Israele. Salem, Massachusetts, i processi alle streghe, qualcosa di oscuro e molto americano, per una cittadina del Maine che esiste solo nella testa di King. Quattro lettere in meno e un libro che cambia genere sullo scaffale. (L'Italia, come spesso accade, ha preferito le notti.)
La lettera in cui King si smentisce da solo
C'è una lettera del 2 giugno 1976, indirizzata a Bill Thompson, l'editor di Doubleday, che racconta la genesi meglio di una biografia. King scrive che l'idea gli era venuta l'anno prima, mentre insegnava Dracula, e confessa di aver pensato di poter scrivere un libro migliore. Poche righe dopo ci ripensa: il suo, ammette, ancora non regge il confronto.
Ho una tenerezza particolare per chi riesce a scrivere nero su bianco di non essere ancora all'altezza del proprio maestro e a scriverlo proprio all'editor che deve decidere se pubblicarlo. A venticinque anni e senza telefono è un lusso da signori.
Il vampiro non è quello che regge il libro
Fin qui Salem visto da chi lo scrive, un insegnante al verde, un vampiro preso in prestito da Stoker e un titolo aggiustato da sua moglie. Dal lato di chi lo legge succede una cosa curiosa: il vampiro che dà il tono a tutto il terrore compare tardi, parla poco e per lunghi tratti si limita a essere nominato. A reggere il libro c'è qualcun altro e ha un indirizzo: una cittadina del Maine con una casa sulla collina.
Ci vediamo nella seconda parte, con lei e con i tre adattamenti che non sono riusciti a metterla davanti a una macchina da presa.
Laura


