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Le ultime chiacchiere

'Uomini e topi' di John Steinbeck: quando prendersi cura di qualcuno è l'unica forma di potere che hai

Uomini e topi
Autore John Steinbeck
Editore Bompiani
Pagine 137
Uscita 1937
Genere Classico contemporaneo
La storia di un'amicizia profonda tra due uomini, due braccianti stagionali in California che condividono un sogno. George Milton si occupa da sempre con ferma dolcezza di Lennie Small, un gigante con il cuore e la mente di un bambino. Il loro progetto, mentre vagano di ranch in ranch, è trovare un posto tutto per loro a Hill Country, dove la terra costa poco: un posto piccolo, giusto qualche acro da coltivare, e poi qualche pollo, maiali, conigli. Ma le loro speranze, come “i migliori progetti predisposti da uomini e topi” (è un verso di Robert Burns), sono destinate a sbriciolarsi. Il ritratto di un'America soffocata dalla crisi e di un'umanità gretta e gelosa nella drammatica rappresentazione di un maestro della letteratura. Scritto nel 1937 e destinato a un pubblico di uomini semplici come George e Lennie, Uomini e topi è una breve storia ricca di dialoghi, un piccolo gioiello di scrittura, pensato da Steinbeck per essere messo in scena in teatro e al cinema: e così è successo, sul grande schermo e a Broadway. Ma Uomini e topi resta prima di tutto un romanzo indimenticabile.  

Vale la pena leggerlo? Sì e probabilmente ti spezzerà qualcosa dentro.
Fa per te se riesci a stare dentro una storia che non ti offre alcuna via d'uscita e non te ne vuole offrire.
Lascialo perdere se hai bisogno che la letteratura ti lasci almeno una porta aperta.

Separare l'autore dall'opera: è giusto leggere libri di scrittori controversi?

Separare l'opera dall'autore: è possibile?


C'è una domanda che negli ultimi tempi torna puntuale ogni volta che uno scrittore finisce al centro di una polemica: si può separare l'opera dall'autore?

Erri De Luca divide per le sue prese di posizione sul Medio Oriente, Michele Mari è finito nella bufera per alcune parole su Michela Murgia, J. K. Rowling è ormai il simbolo mondiale di questo dibattito.

Ogni volta la domanda è la stessa: continuiamo a leggere i loro libri o no?
La mia risposta è semplice: dipende. E, soprattutto, dipende da noi. Io, per esempio, non riesco quasi mai a separare l'opera dall'autore. Non è una scelta razionale, è il modo in cui vivo la lettura.

Quando leggo un romanzo, entro nella testa di qualcuno per giorni, mi affido alla sua voce. E se quella stessa persona, fuori dal libro, esprime idee che sento profondamente lontane dalle mie, quel rapporto di fiducia si incrina.
Per questo, a volte, scelgo di non comprare un libro. No, non è censura. È semplicemente decidere come spendere i propri soldi.

Quando conoscere uno scrittore cambia il nostro modo di leggere


Ogni libro acquistato è anche un sostegno economico a chi lo ha scritto. Sapere a chi va quel sostegno è un diritto del lettore, non un dovere morale. Naturalmente esistono casi più complicati.

Ogni volta che si affronta questo tema, saltano fuori gli stessi nomi: Céline, Pound, Heidegger. Autori enormi, che hanno lasciato opere fondamentali nonostante idee politiche o morali difficili, quando non apertamente ripugnanti.
Che facciamo? Li cancelliamo? Io no.
La storia della letteratura non si riscrive. Quelle opere esistono, hanno avuto un peso enorme e sarebbe intellettualmente disonesto fingere il contrario. Ma questo non significa che io debba comprarle oggi con entusiasmo o consigliarle senza raccontare anche chi fossero i loro autori.

La differenza rispetto al passato è enorme. Oggi sappiamo tutto e lo sappiamo in tempo reale. Gli scrittori non parlano solo attraverso i romanzi: parlano sui social, nelle interviste, nei festival, nei podcast.
Ed è inevitabile che tutto questo influenzi anche il modo in cui li leggiamo.

Erri De Luca e la coerenza tra autore e persona

Prendiamo Erri De Luca.
Ha costruito la propria immagine pubblica sull'idea di una perfetta coerenza tra parola e azione. Le sue opinioni, quindi, non sono un dettaglio: fanno parte del personaggio pubblico che lui stesso ha costruito.

J. K. Rowling e il peso della nostalgia

J. K. Rowling è un caso diverso.
Per molti Harry Potter non è soltanto una saga: è un pezzo di vita. Separare quei libri dalla loro autrice significa mettere in discussione anche ricordi, affetti e nostalgia. 
Lo capisco perfettamente.
Io, però, non ho mai avuto quel legame emotivo e probabilmente questo rende la mia scelta più semplice.

Michele Mari e il confine tra pubblico e privato

Il caso di Michele Mari è ancora diverso.
Qui si intrecciano almeno due questioni: ciò che è stato detto e il fatto che quelle parole provenissero da una conversazione privata poi resa pubblica.
Sono piani diversi e spesso vengono confusi. 

Gli scrittori devono essere anche un esempio morale?


Ma, alla fine, il punto per me non cambia. Non mi interessa distribuire patenti morali agli scrittori, non pretendo che siano santi, pretendo soltanto di poter scegliere. 

C'è però un aspetto che trovo curioso: agli scrittori chiediamo sempre qualcosa in più rispetto ad altri artisti. Forse perché leggere è un'esperienza profondamente intima. Per ore viviamo dentro la voce di una persona e quella voce, inevitabilmente, finisce per sembrarci familiare.
Ed è proprio per questo che, quando scopriamo idee che ci respingono, la delusione è diversa. Più personale, più difficile da ignorare.
Non perché gli autori non debbano avere opinioni, ma perché avere un'opinione non significa necessariamente doverla condividere con il mondo intero.

Il diritto di scegliere cosa leggere


Alla fine, però, non credo esista una risposta giusta: c'è chi riesce davvero a separare autore e opera e chi preferisce non sapere nulla della vita degli scrittori.

E poi ci sono io. Io voglio sapere. E, sapendo, qualche volta decido di passare oltre.
Senza boicottaggi, senza campagne social, senza indignazione da esibire. Semplicemente scegliendo un altro libro.
Perché, in fondo, la libertà più grande che abbiamo come lettori è proprio questa: decidere chi far entrare nella nostra libreria.

Laura

'Tutte le mattine di Sybil' di Virginia Evans: un romanzo che si perde nelle sue stesse lettere

Tutte le mattine di Sybil
Autore Virginia Evans
Editore Rizzoli
Pagine 368
Uscita 23 giugno 2026
Genere Narrativa
Sybil Van Antwerp ha settantatré anni, cura il giardino della sua bella casa che le regala splendide fioriture primaverili e non ama vivere fuori, nel mondo. Nella vita di prima è stata un'avvocatessa stimata, una moglie e una madre, ma ora predilige un'attività su tutte: scrivere lettere. Ha iniziato all'età di nove anni e non ha mai smesso, nemmeno nell'era digitale, nemmeno ora che la vista vacilla. Scrivere missive è una meravigliosa attività umana, su questo non ha dubbi. I suoi destinatari sono molteplici, dalle amiche al vicino signor Lübeck, al gentile assistente di un'agenzia che si occupa di test del dna. E poi tiene la corrispondenza con scrittrici e scrittori, con cui condivide il proprio giudizio sui loro romanzi e certe visioni della vita. E con Harry, un giovane con difficoltà a integrarsi. Quando si scrive, sostiene, bisogna andare piano; perché "la fretta può farci mettere su carta cose che non intendevamo e ci si svuota". Tra i chiaroscuri della vita di una donna che si avvicina alla vecchiaia, c'è anche un destinatario non identificabile a cui Sybil confessa il suo dolore più grande, senza però inviare alcuna lettera. E solo quando questa sofferenza implacabile, un mistero che sembra inafferrabile, troverà la sua piena voce sul foglio, Sybil potrà finalmente cercare, di nuovo, il suo posto nel mondo.


Tutte le mattine di Sybil di Virginia Evans è un romanzo con un cuore narrativo vero - una donna, un figlio perso, un dolore mai detto al marito - intrappolato dentro una struttura epistolare che lo disperde invece di custodirlo. Evans sa scrivere, questo è innegabile. Il problema è che le lettere, troppe e spesso inutili ai fini della storia, finiscono per diventare una forma di elusione: dell'emozione, della profondità, della vera narrazione.

Libri per l'ora peggiore di agosto: quel pomeriggio in cui non si può fare niente



Per quei pomeriggi in cui persino respirare costa fatica. Nove libri, tre strategie di sopravvivenza, un climatizzatore.

Esiste un momento preciso di agosto che chi l'ha vissuto riconosce all'istante. Non è la mattina, che ha ancora una sua grazia fresca, non è la sera, che porta almeno la promessa di un po' d'aria. È il pomeriggio. Quel pomeriggio lì - le tre, le quattro, quando il sole picchia verticale e il mondo intero sembra essersi fermato.

Quei pomeriggi in cui persino respirare costa fatica. Quelli in cui l'unica cosa che puoi fare è stenderti sul divano, accendere il climatizzatore e pregare gli dei che l'estate finisca quanto prima.

Ecco. Questa guida è per quel momento.

Perché questa guida esiste


Perché in quel pomeriggio lì non funziona niente.

Non funziona il telefono: scorrere Instagram con 38 gradi addosso è una forma di autopunizione. Non funziona la serie tv: il cervello è troppo molle per seguire una trama. Non funziona nemmeno dormire, perché il caldo ti sveglia ogni venti minuti con la sensazione precisa di essere una focaccia appena uscita dal forno.

Quello che funziona - l'unica cosa che funziona davvero - è un libro giusto. Non qualsiasi libro. Il libro giusto per quel momento preciso. E adesso ti dico come riconoscerlo.

Come scegliere il libro per il pomeriggio di agosto: le tre categorie


Il libro giusto per quel pomeriggio lì può fare tre cose molto diverse. Tutte e tre funzionano. Dipende da te, da come stai, da quanto è caldo.

☀️ Quelli che finisci prima che il climatizzatore rinfreschi la stanza


Questi sono libri corti, ma corti nel senso giusto: non facili, non banali. Corti perché ogni pagina è densa, ogni parola è quella giusta e non ne servono di più.

Li apri alle tre e alle sei hai finito. E nel mezzo il pomeriggio è sparito senza che tu te ne sia accorta.

Io e te - Niccolò Ammaniti
Per sentire il fresco di una cantina. Due fratellastri, uno scantinato, una settimana. Fuori il mondo va avanti; dentro il tempo si ferma - e fa fresco, finalmente. Brevissimo, claustrofobico nel senso migliore, si divora in un pomeriggio solo.

Baumgartner - Paul Auster
Perché la nostalgia può far dimenticare il caldo. L'ultimo Auster - asciutto, malinconico, preciso - racconta un uomo che fa i conti con l'assenza di chi ha amato. Una lettura che si finisce in una sessione, ma che resta addosso molto più a lungo.

Mio fratello rincorre i dinosauri - Giacomo Mazzariol
Per ricordarci che la normalità è un concetto astratto. Una storia vera, brevissima, emotivamente potentissima. Il tipo di libro che finisci con gli occhi rossi e il cuore stranamente più leggero - che poi è esattamente quello di cui hai bisogno alle quattro di un pomeriggio di agosto.

🌀 Quelli che ti fanno dimenticare il caldo


Questi non sono libri corti, sono libri totali.
Libri in cui entri e il pomeriggio di agosto semplicemente non esiste più. Esiste solo la storia, esiste solo la prossima pagina e quella dopo e quella dopo ancora. Quando rialzi la testa sono le sei di sera, il sole si è spostato e tu non sai bene come ci sei arrivata.

→ La saga di Blackwater - Michael McDowell
Per ricordarci che la pioggia esiste. Sei volumi, una famiglia, una palude del Mississippi - e una creatura che non ti aspetti. McDowell costruisce un mondo così reale, così umido, così denso, che il caldo secco di agosto diventa un ricordo lontano. Il risucchio è garantito fin dalla prima pagina.

La tredicesima storia - Diane Setterfield
Perché una casa buia e fresca dona sollievo. E la casa di questo romanzo - gotica, inglese, piena di segreti e di stanze chiuse - è esattamente questo: buia, fresca e impossibile da lasciare. Una narratrice inaffidabile, una storia dentro la storia, un finale che non si vede arrivare.

Il conte di Montecristo - Alexandre Dumas
Perché sì, perché lui vale sempre. Perché Edmond Dantès non invecchia, non stanca, non delude. Perché leggere il Conte nei pomeriggi di agosto - con il climatizzatore, il divano e niente da fare - è una delle esperienze di lettura più complete che esistano. Nessuna scusa è valida se non l'hai ancora letto.

🧊 Quelli che fanno fresco


Questi sono i libri-rimedio.
Non ti distraggono dal caldo: te lo tolgono fisicamente. Ambientazioni gelide, case buie, neve, brughiere, inverni inglesi. Mentre leggi senti - davvero, non è una metafora - abbassarsi la temperatura. Un grado, forse due. Forse è suggestione. Forse non importa.

Shining - Stephen King
La neve dell'Overlook Hotel è il motivo migliore. L'Overlook in mezzo alle montagne del Colorado, in pieno inverno, tagliato fuori dal mondo. Fuori la neve, dentro qualcosa di molto peggio. Freddo letterario assoluto - e il re del brivido nel pieno della sua forma.

Mrs England - Stacy Halls
Per ricordarci che adesso anche gli inglesi patiscono il caldo - ma non nei loro romanzi. Yorkshire edwardiano, nebbia, case di campagna, segreti di famiglia. Temperatura percepita: dodici gradi. Esattamente quello che serve.

Il filo avvelenato - Laura Purcell
Perché regala brividi e in questo periodo servono. Gotico vittoriano, inverni inglesi, un'atmosfera che pesa nel senso migliore - quella sensazione precisa di essere in una casa buia mentre fuori tira vento. Aprite il libro. Chiudete gli occhi un secondo. Sentite? Il fresco!

La verità finale (e il permesso che ti stavi dando)


Il pomeriggio di agosto in cui non si può fare niente non è tempo sprecato.
È il momento in cui finalmente hai una scusa perfetta, inattaccabile, meteorologicamente certificata per non fare niente di utile e leggere. Nessuno ti può dire niente: fuori ci sono più di 40°, il mondo si è fermato e tu stai leggendo.

Questo è il momento, questi sono i libri.
Scegli quello che ti chiama di più, stenditi e lascia che agosto diventi sopportabile.

Invito alla lettura


Non c'è un ordine giusto. C'è solo il tuo divano, il tuo climatizzatore e la domanda che ti fai ogni giorno a quest'ora: ma quando finisce 'sta estate?

Finisce. Nel frattempo, leggi.

Buona lettura e che il climatizzatore non ti abbandoni mai!

Laura

'La portinaia del 17' di Emma Cortesi: quando il déjà-vu diventa un genere letterario


La portinaia del 17
Autore Emma Cortesi
Editore Fazi Editore
Pagine 197
Uscita 23 giugno 2026
Genere giallo

Nel cuore di Montmartre, le giornate sono scandite da piccole abitudini e buone maniere, e la vita degli inquilini scorre lenta tra un pain au chocolat e due chiacchiere davanti a un caffè. Non c’è nulla che la portinaia Berthe non sappia di loro. Così una mattina, quando per la prima volta in vent’anni Monsieur Gorin non ritira il suo giornale, la donna non ha dubbi: qualcosa non torna. Decisa a seguire l’istinto, Berthe, aiutata dall’ex commissario Lefevre, s’introduce nell’appartamento dove vive Gorin. Dopo una macabra scoperta, la coppia decide di andare a fondo alla questione avventurandosi in un’indagine privata tra vecchi diari, teatri appartenenti a una Parigi lontana e misteriose fotografie, salendo e scendendo le scale del vecchio Residence che custodisce più di un segreto.

Un mystery dalle dinamiche classiche, scritto con l’intelligenza dei grandi maestri del giallo, La portinaia del 17 è il primo di una serie di romanzi con al centro lo storico palazzo di Montmartre. Libro dal tocco ironico e dalle atmosfere rétro, è una dichiarazione d’amore alla Parigi che conosciamo, ma anche un viaggio nella vita dei suoi abitanti, tra le celebri vie del quartiere degli artisti.

Una portinaia coi capelli bianchi che sa tutto di tutti, un ex commissario a portata di cadavere, una Parigi che profuma letteralmente di ogni cosa esistente in natura e un doppio piano temporale piazzato lì perché fa sempre figo. La portinaia del 17 non è un romanzo, è un campionario di tutto ciò che avete già letto, riassemblato con la fiducia cieca di chi pensa che nessuno se ne accorgerà.

'Shirley' di Charlotte Brontë: un classico che mi ha delusa profondamente

Shirley
Autore Charlotte Brontë
Editore Fazi
Pagine 658
Uscita 1849
Genere Classico
Shirley è un "romanzo sociale" del 1849 pubblicato dopo il primo fortunato romanzo della stessa autrice, Jane Eyre (che peraltro era stato pubblicato, come questo, sotto lo pseudonimo di Currer Bell). Il romanzo è ambientato nello Yorkshire negli anni 1811-1812 e tratta della depressione industriale dovuta alla guerra Napoleonica, con la conseguente reazione operaia sfociante nel luddismo. Ciò nonostante non manca l’intreccio di relazione, e le due protagoniste femminili, alle prese con ciò che la società imponeva alla donna in quel periodo, sono, ancor più che Jane Eyre, portatrice dei germi dell’emancipazione femminile.
Mentre Charlotte stava scrivendo questo romanzo, morirono tre dei suoi fratelli, fra cui la sorella Emily, autrice di Cime Tempestose, e l’unica sorella rimastale, Anne. Si ritiene che il personaggio di Caroline si basi sulla sorella Anne e che la scrittrice, che aveva inizialmente progettato di far morire quel personaggio, ne cambiò poi le vicende, dopo la reale morte della sorella. L’altra protagonista femminile, Shirley (nome che solo dopo questo romanzo divenne un nome femminile; prima era considerato un nome maschile), è ispirato all’altra sorella, Emily, o meglio "a quella che Emily sarebbe potuta essere se fosse nata in una famiglia ricca". Il personaggio di Mrs Pryor è ispirato alla direttrice della scuola che Charlotte frequentò, prima come allieva, poi come insegnante.

C'è qualcosa di particolarmente amaro nel ritrovarsi a fissare un classico che non riesci ad amare. Non perché sia brutto in senso assoluto: Shirley di Charlotte Brontë ha un valore storico che non si discute, una rilevanza sociale che parla ancora benissimo al presente. Eppure. Eppure tra sapere che un libro conta e riuscire a leggerlo senza guardare ogni cinque minuti quante pagine manchino alla fine c'è una distanza enorme. E io quella distanza l'ho percorsa tutta, lentamente, con la pazienza di chi sente di dover concludere quello che ha cominciato.