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Le ultime chiacchiere

E se leggere non mi piacesse più? Quando i libri smettono di essere un rifugio

Per quasi sei mesi non ho aperto un libro. E ve lo dico senza vergogna: ne ero felice.

I libri erano stati il mio rifugio per tanto tempo - compagni silenziosi nei momenti silenziosi. Poi la vita era cambiata, il silenzio era andato via e loro erano rimasti lì, sulla libreria, a guardarmi.
Non avevo voglia di aprirli, non avevo voglia di parlarne. Ogni volta che qualcuno mi chiedeva cosa stessi leggendo, rispondevo "niente" con una leggerezza che mi sorprendeva anche.

Il blog era fermo. Instagram era silenzioso. La Libridinosa si era presa una pausa che non aveva annunciato a nessuno, perché certe pause non si annunciano - si prendono e basta.

I messaggi sono arrivati, naturalmente. Alcuni bellissimi - persone che dicevano di sentire la mia mancanza, che aspettavano, che c'erano. Altri un po' meno: qualcuno che minacciava l'unfollow se non avessi ripreso a recensire (la sentite la mia disperazione?), come se la mia vita fosse una programmazione televisiva con palinsesto da rispettare. A quelli ha risposto Roby, con la diplomazia che lo contraddistingue - e non sono ironica.

Ma ogni tanto, in un angolo quieto della testa, si affacciava una domanda: e se non mi piacesse più? E se fosse finita così, senza nemmeno accorgermene?

Chi sono io, senza i libri?


C'era la luce calda della piantana, attorno solo buio e Roby con un libro tra le mani. "Leggiamolo insieme", mi ha detto.

Due parole. Forse tre. Non ricordo esattamente - ricordo solo quello che ho sentito: protetta, accolta, ascoltata, vista. Come quando qualcuno ti tende una mano nel buio e tu la prendi senza neanche guardare dove ti porta.

Il libro era La ballerina di Patrick Modiano. Non è un romanzo che cambierà la storia della letteratura, ve lo dico subito. Ma avrà per sempre un posto speciale nella mia storia - perché è il libro che mi ha riportata tra le pagine stampate, in una sera di ottobre, tra le braccia di quello che sarebbe diventato mio marito.

Abbiamo letto in silenzio. Ed è stata la prima sorpresa: leggiamo alla stessa velocità. La seconda sorpresa è arrivata subito dopo - entrambi abbiamo bisogno di fermarci, di commentare, di parlare di quello che stiamo leggendo mentre lo stiamo ancora leggendo. Una frase, un personaggio, un'immagine - e il libro si chiude a metà pagina per fare spazio alla conversazione.

Questo significa che ci mettiamo un tempo indefinito a finire qualsiasi cosa. E non mi è mai sembrato così poco un problema.

I libri sono tornati, ma non come li avevo lasciati


Sono tornati in stereofonia - parola sua, di Roby. Una sera, a un certo punto, ha alzato gli occhi dal libro e ha detto: "Dai, ballerina, leggiamo in stereo." Ballerina - mi chiama così da sempre. E io che insegno danza, io che sono tornata ai libri attraverso un romanzo che si intitolava La ballerina, non ho potuto fare a meno di ridere. Certe cose le scrive la vita e lo fa meglio di qualsiasi romanzo.

La stereofonia, nella pratica, significa questo: non più un libro solo, uno alla volta, anima e corpo dedicati a quello e nessun'altra lettura fino all'ultima pagina. Adesso abbiamo sempre almeno due libri aperti, spesso tre... a volte anche quattro: un cartaceo - o due - tra le mani, un ebook per quando viaggiamo o leggiamo a letto, un audiolibro per quando il tempo non permette di fare altro. Non ci importa se sono dello stesso genere, se stonino tra loro, se passare dall'uno all'altro sembra disordinato. L'importante è avere sempre qualcosa che ci aspetta, in qualsiasi momento della giornata.

All'inizio mi sembrava quasi un tradimento della lettrice che ero stata. Adesso mi sembra semplicemente più onesto.

Sono tornati con la libertà.


E per capire quanto questa parola pesi, dovete sapere com'ero prima.

Quattro o cinque giorni prima della fine di ogni mese, mi sedevo e stilavo la lista dei libri da leggere nel mese successivo. C'era un post apposito nel blog - la presentavo ai lettori, la condividevo, la rendevo pubblica. E la seguivo rigidamente: nessun cambio, nessuno sgarro. Ero arrivata persino a dividere i libri in pagine giornaliere da leggere. Un piano di lettura. Una tabella di marcia. Come se la lettura fosse una cosa da portare a termine.

Adesso la libreria di casa la guardo in modo completamente diverso. Mi ci fermo davanti, sfoglio, aspetto. C'è qualcosa che assomiglia a un batticuore - una copertina, un titolo, una pagina aperta a caso - e quello è il libro. Nessun criterio, nessun programma, solo ascolto.

È una cosa piccola. Per me è stata una rivoluzione.

Sono tornati con i classici - quelli che avevo evitato per anni e che Roby mi ha messo in mano uno dopo l'altro, con la pazienza di chi sa aspettare.

E sono tornati con King. Il mio King, quello con cui sono cresciuta e che avevo messo da parte senza nemmeno accorgermene.

Roby non aveva mai letto nulla di Stephen King. Lo so, looooo sooooo - fa molto ridere. E io, che sono sempre stata fermamente contraria a far leggere It come primo romanzo a chi non conosce zio Steve, mi sono ritrovata a fare esattamente quella cosa. Perché lui non ha sentito ragioni: io avevo voglia di rileggerlo e lui voleva scoprirlo insieme a me. Punto.

Alle prime pagine ho capito che avevo fatto bene a cedere. Derry è tornata a essere casa - con le sue strade, i suoi incubi, la sua luce strana di inizio estate. Come certi posti dell'infanzia che pensi di aver dimenticato e che invece ti aspettano esattamente dove li avevi lasciati.

Rileggerlo con lui, che lo apriva per la prima volta, è stata una delle esperienze di lettura più belle della mia vita.

Quindi, chi sono io senza i libri?

Non lo so ancora del tutto. Ma so che quella sera di ottobre, con la luce calda della piantana e Roby accanto, ho capito una cosa: i libri non sono la risposta a quella domanda. Sono il posto in cui continuo a cercarla.

Laura

'Theo da Golden e la forma della felicità' di Allen Levi: quando un romanzo vuole farti piangere a tutti i costi

Libro "Theo da Golden" su piano di legno scuro contornato da ritratti
Theo da Golden e la forma della felicità
Autore Allen Levi
Editore Salani
Pagine 448
Uscita 2026
Genere Narrativa contemporanea
In una mattina di primavera, un uomo molto anziano arriva a Golden, una piccola cittadina del sud degli Stati Uniti. Nessuno sa chi sia né da dove venga. Elegante ed enigmatico, dice soltanto di chiamarsi Theo e accenna vagamente a degli ‘affari da sistemare’. Quando entra in una caffetteria del centro, scopre una galleria di novantadue ritratti a matita appesi alle pareti. Sono i volti degli abitanti di Golden, disegnati con straordinaria delicatezza da un artista locale. Ne rimane incantato e matura un’idea semplice quanto radicale: acquistarli tutti e, uno a uno, restituirli ai loro ‘legittimi proprietari’. Da quel momento, questa diventa la sua missione. Allo sguardo di Theo non sfugge niente: osserva, ascolta, riconosce negli altri le cicatrici invisibili che la vita lascia dietro di sé. E così ogni consegna si trasforma in un incontro capace di imprimere un segno profondo. Nascono amicizie inattese, vecchie ferite cominciano a rimarginarsi, persone abituate a sentirsi ignorate si scoprono finalmente accolte. Giorno dopo giorno, Theo risveglia emozioni dimenticate e intreccia i destini di una comunità intera, dimostrando che essere gentili, senza aspettarsi niente in cambio, è l’atto più rivoluzionario del nostro tempo. Ma il romanzo non si ferma solo a questo: ci sono un mistero da risolvere, un legame lontano, un destino che si deve compiere senza lasciare tracce... Inno al potere dell’empatia e dei gesti senza clamore, Theo da Golden è un romanzo corale e toccante, ricco di personaggi indimenticabili, di amore e di condivisione. Un personaggio che riporta fiducia nell’umanità e che ci ricorda quanto la cura dell’altro restituisca pienezza al significato della vita.

Vale la pena leggerlo? Solo se piangi alle pubblicità del Mulino Bianco e non ti importa di arrivare al finale con le lacrime di qualcun altro.
Fa per te se ami i romanzi che abbracciano, che rassicurano, che ti ricordano che il mondo è bello anche quando fa schifo - e se non ti dà fastidio che questo te lo ripetano ogni venti pagine.
Lascialo perdere se hai una soglia bassa per le ripetizioni e zero tolleranza per i finali che vogliono strapparti le lacrime con la forza.

Vinted, i prezzi e il collezionismo di libri: e no, non è tutto la stessa cosa

foto creata con IA

Speculare su un bestseller appena uscito e vendere una prima edizione rara a prezzo di mercato non sono la stessa cosa. Eppure il bookstagram sembra convinto del contrario.


C'è una cosa che ho imparato in questi anni da blogger: la community dei lettori è generosa, appassionata e capace di cose meravigliose. Ha anche, però, una tendenza particolare a indignarsi in modo orizzontale, cioè a trattare situazioni completamente diverse come se fossero la stessa cosa, con la stessa intensità, lo stesso tono da manifesto rivoluzionario. Il tutto nei commenti di un reel su Instagram, che è il posto più adatto per le rivoluzioni culturali del nostro tempo.

L'episodio di questo sport è quello a cui ho assistito qualche settimana fa e riguarda Vinted.

Partiamo dal problema vero, che esiste


Non mi piace essere ingiusta. Quindi diciamolo chiaramente: sì, su Vinted ci sono prezzi assurdi e la lamentela dei lettori ha una base concreta.

Max, Mischa e l'offensiva del Tet di Philipp Wilms (pubblicato da Sellerio da meno di due mesi, disponibile in ogni libreria online e fisica, prezzo di copertina 28 euro) si trova su Vinted anche a 50 euro. Cinquanta. Non perché sia introvabile, non perché sia fuori catalogo da trent'anni. Ma perché è diventato virale su Instagram e qualcuno ha pensato bene di monetizzare la cosa.

Questo è opportunismo. È speculazione su un libro comune, reperibile, nuovo di zecca. È la stessa logica dei biglietti dei concerti rivenduti a tre volte il prezzo, solo applicata ai libri, il che è più triste perché i libri non ci si aspetta di trovarli al bagarinaggio. E chi compra a quelle cifre quando potrebbe ordinarlo normalmente... capisco, son soldi suoi, non mi permetterei di giudicare. Ma un po' mi fa venire voglia di mandargli una cartina con la sezione "librerie" di Google Maps evidenziata in giallo.

Fin qui, siamo d'accordo. Critica giusta, sdegno legittimo.

Poi però ho letto quel commento


Ed è qui che la cosa si complica.

Tra i post indignati ho trovato uno screenshot: una delle prime edizioni di It di Stephen King in vendita a 40 euro. E l'utente che scrive, con la sicurezza di chi non ha nessun dubbio su niente: "Ma cos'ha di speciale questo libro?"

Ecco. Mi sono fermata. Ho respirato. Ho anche contato mentalmente fino a dieci. Beh... fino a quattro: non sono mai stata un'atleta della pazienza!

La risposta alla domanda è abbastanza semplice: ha di speciale che è una prima edizione. Una copia stampata in un numero limitato o in un anno preciso o in un preciso momento della storia editoriale di uno degli scrittori più letti al mondo. Non è "un libro che si trova anche su Amazon a 18 euro". È un altro tipo di oggetto. Appartiene a un'altra categoria. Paragonarli è come indignarsi perché una Fiat Punto del 1995 viene venduta a più di una Fiat Punto nuova dal concessionario. Le macchine sono due cose diverse. I libri, idem.

Quaranta euro per una prima edizione di It non è un furto. È un prezzo di mercato, forse basso, forse giusto, dipende dalle condizioni, dall'anno, dall'edizione specifica. Ma è un prezzo che ha una logica. Una logica che si chiama collezionismo e che esiste da molto prima che Vinted aprisse i battenti.
Piccolo segreto: quaranta euro per quell'edizione erano una grande occasione!

Cosa significa davvero collezionare libri


Io non sono una collezionista. Lo dico subito per onestà intellettuale. Compro libri per leggerli, non per averli. La mia libreria è un archivio di letture, non un museo.

Roby è un'altra storia. Lui è un collezionista nel senso vero del termine: conosce le edizioni, studia le tirature, sa riconoscere un'opera di pregio da una ristampa rilegata bene. Da anni si affida a un libraio antiquario di fiducia, uno di quelli che sanno davvero di cosa parlano.
L'ultimo acquisto, un lotto di prime edizioni dei romanzi di King che Roby mi ha regalato per la mia nota ossessione, mi ha fatto fare dei salti di gioia che non facevo dai tempi delle prime lezioni di danza! E sì, quelle prime edizioni non costano come le copie in commercio. Costano di più perché valgono di più. Non sul mercato astratto della domanda e dell'offerta. Su quello molto concreto della storia, della rarità, dell'oggetto che non si può riprodurre.

Tenere in mano una prima edizione significa tenere qualcosa che ha una biografia. È passata per mani diverse, ha una data di nascita che non cambia. Non è sostituibile con una ristampa, anche se la ristampa contiene le stesse parole.

Questo è il collezionismo, non è follia. Non è snobismo. È una forma di rispetto per gli oggetti e per la storia che portano con sé. E si può non condividere, io per prima non l'ho praticato per anni, ma non capirlo non significa che sia sbagliato.

Il punto che nessuno sembra voglia capire


La questione di Vinted non è "i libri costano troppo". La questione è che esistono due mercati completamente diversi che vivono sulla stessa piattaforma e confonderli crea una conversazione che non porta da nessuna parte.

Il primo mercato è quello dei libri comuni rivenduti a prezzi gonfiati sull'onda del momento. Lì la critica ha senso. Lì chi vende specula e chi compra cade nella trappola. È un meccanismo che fa male alla cultura del libro perché trasforma la lettura in un accessorio di tendenza, qualcosa da avere perché è virale, non perché valga la pena leggerlo.

Il secondo mercato è quello del collezionismo antiquario, che ha regole sue, prezzi suoi e una storia che non comincia con l'avvento di Instagram. Lì i prezzi possono sembrare alti a chi non conosce il settore, ma raramente sono arbitrari. C'è una stima, c'è una valutazione, c'è un mercato di riferimento. Non è Vinted che li ha inventati.

Mettere insieme le due cose e chiamarle entrambe "prezzi esagerati" è come lamentarsi che i tartufi costino troppo perché le patate sono economiche. Sono tuberi, tecnicamente. Ma non sono la stessa cosa!

Una nota sul collezionismo di massa, che è un'altra cosa


C'è però un terzo fenomeno che merita due parole, perché è quello che trovo sinceramente più difficile da capire: il collezionismo di libri commerciali correnti. Le edizioni Adelphi, i Sellerio, i Calvino Einaudi degli anni Settanta trattati come pezzi pregiati non per la loro effettiva rarità ma per la loro estetica o per il brand che rappresentano.

Comprendo il desiderio di avere certi oggetti belli, comprendo l'amore per una copertina curata, per una carta di qualità, per una casa editrice con una storia. Ci mancherebbe. Ma quando un libro stampato in migliaia di copie, che si trova ancora in circolazione, che non ha nessuna rarità oggettiva, viene trattato come un pezzo da collezione solo perché porta un certo marchio, lì mi perdo un po'. Non lo giudico. Lo guardo con una certa curiosità benevola, come si guarda chi ordina lo stesso piatto ogni volta che va al ristorante perché "è quello che mi piace": va benissimo, ma non è esattamente un'avventura gastronomica.

Il collezionismo ha senso quando l'oggetto ha una rarità reale. Quando quella rarità è costruita solo sul desiderio collettivo, diventa qualcos'altro. Non so esattamente cosa. Forse solo un modo molto costoso di arredare una libreria.

Quindi, ricapitolando...


Speculare su un bestseller uscito due mesi fa e venderlo a prezzo doppio è sbagliato. Vendere una prima edizione rara al prezzo di mercato è corretto. Indignarsi per entrambe le cose allo stesso modo è il segno che manca un pezzo di informazione. Quel pezzo si chiama contesto.

Il bookstagram fa cose bellissime: avvicina le persone ai libri, crea conversazioni, tiene viva una comunità che altrimenti faticherebbe a trovarsi. Ma ogni tanto - e lo dico con tutto l'affetto che si deve a qualcosa che amo - prende una posizione su una cosa che non conosce abbastanza e lo fa con una sicurezza che sarebbe più comoda se fosse accompagnata da un minimo di documentazione.

"Ma cos'ha di speciale questo libro?"

Ha di speciale che tu non lo sai. E saperlo, prima di commentare, avrebbe reso tutti più felici. Me compresa!

Laura

'Molto felice per te' di Holly Bourne: quattro amiche, un incendio, zero thriller

Copertina di "Molto felice per te" di Holly Bourne
Molto felice per te
Autore Holly Bourne
Editore Heloola Books
Pagine 456
Uscita 2026
Genere Thriller
Quattro migliori amiche. Un baby shower in fiamme. Chi avrà appiccato l’incendio?
Nicki, Lauren, Charlotte e Steffi sono amiche dai tempi dell'università. Ora che hanno superato i trent'anni, la vita le sta inevitabilmente allontanando. Ma quando Charlotte decide di organizzare un baby shower per Nicki, si riuniscono di nuovo per una festa che cambierà le sorti della loro amicizia.
In una torrida giornata d’estate inglese, la tensione è palpabile e alla fine della serata tra di loro niente sarà più come prima. Qualcuno ha appiccato un incendio nella casa e tutte sono sospettate... È stata Steffi, felicemente senza figli ma che si sente giudicata dalle amiche per la sua scelta? È stata Charlotte, desiderosa di avere un bambino e gelosa delle amiche che hanno già partorito? È stata Lauren, la cui maternità si sta rivelando molto peggio di quanto avesse mai immaginato? O è stata Nicki stessa, che a dirla tutta non voleva nemmeno una festa? Ognuna si è fatta un’idea diversa dell’accaduto, ma all'indomani dell'incidente, quando la polizia ricollega tutti i fatti, la verità sconvolgerà tutte loro.
Molto felice per te è un page turner viscerale, sarcastico e liberatorio che tratta con empatia e realismo i diversi volti dell’esistenza femminile e rivela come la maternità, in tutte le sue forme, incida sulle amicizie tra donne.

Vale la pena leggerlo?  No e ti spiego qui perché ci ho pensato su.
Fa per te se hai nostalgia di Sex&TheCity ma con un budget narrativo ridotto all'osso e zero ironia.
Lascialo perdere se hai già letto qualcosa di buono quest'anno e non vuoi rovinare la media.

Da dove iniziare a leggere Luca Bianchini (senza partire dal romanzo sbagliato)

Natura morta con libri di Luca Bianchini, candela e decorazioni con il testo: spoiler, i tuoi vicini di casa non sono mai stati così commoventi

Spoiler: i tuoi vicini di casa non sono mai stati così commoventi


Esiste una categoria di scrittori di cui non si parla mai abbastanza nei salotti letterari.

Non perché siano brutti o banali, ma perché sono troppo riconoscibili, troppo vicini, troppo capaci di farti ridere e piangere nello stesso capitolo senza che tu te ne accorga.

Luca Bianchini è uno di questi.

E se ancora non lo hai letto o se lo hai letto a caso partendo dal romanzo sbagliato, questa guida esiste per te.

Perché questa guida esiste


Perché Bianchini ha un catalogo vasto e non tutti i romanzi si equivalgono come punto di partenza.

C'è una serie da leggere nell'ordine giusto - altrimenti ti fai spoiler enormi e perdi metà della magia. Ci sono stand-alone che puoi prendere quando vuoi. E c'è uno spin-off che funziona meglio se arrivi preparata.

Orientarsi non è difficile, ma qualcuno doveva pur farlo!
E adesso ti dico una cosa che nessuno scrive sulle quarte di copertina (ma io sì, perché ti voglio bene): Luca Bianchini ha la capacità di raccontare la vita quotidiana con allegria e spensieratezza, facendoci sempre commuovere e innamorare di personaggi che, a pensarci bene, non sono altro che i nostri vicini di casa.

Ecco, tienila a mente. Adesso vediamo da dove si entra.

La mappa del suo mondo: come leggere Bianchini senza perdersi


Prima di consigliarti i singoli romanzi, una cosa importante: il catalogo di Luca non è piatto: ha una struttura precisa e rispettarla fa la differenza.

C'è una serie - tre romanzi ambientati a Polignano, con gli stessi protagonisti, da leggere in ordine. Se li prendi alla rinfusa ti perdi la storia d'amore più bella che Bianchini abbia mai costruito.

C'è uno spin-off - ambientato nello stesso mondo di Polignano, ma con un protagonista nuovo. Funziona da solo, ma guadagna se arrivi dalla serie.

Ci sono gli stand-alone - romanzi indipendenti che puoi prendere in qualsiasi ordine, senza prerequisiti. Perfetti per iniziare, perfetti per continuare.

Detto questo, partiamo!

La serie di Polignano


Polignano a Mare, Puglia. Il mare, le masserie, le famiglie allargate, gli amori complicati e i pranzi della domenica che durano fino a cena.

Questi tre romanzi vanno letti nell'ordine in cui sono elencati. Non è un suggerimento: è un'istruzione. Cambiare l'ordine significa rovinarsi da soli la storia - e con Bianchini sarebbe un peccato imperdonabile.

Cuore mio! Due parole e ho già detto tutto quello che c'è da dire su questo romanzo. È il primo della serie, è il punto di partenza ed è uno di quei libri che ti entrano dentro con una semplicità disarmante e non ne escono più. È stato il libro con cui ho scoperto Luca, quello che mi ha fatto innamorare della sua scrittura, della sua ironia e della sua sensibilità. Per me è quasi un figlio... e capeit u fat?!

Leggere questo romanzo breve è come tornare a casa per Natale quando sei del Sud e vivi al Nord. Non necessariamente a casa tua, ma a casa nel senso più pieno e caldo della parola. I personaggi della serie si ritrovano, si amano, litigano, si perdonano. Come fanno sempre le famiglie vere.

Finalmente l'amore trionfa! La chiusura della serie è esattamente quello che una serie come questa merita: generosa, calda, piena di mare e di Puglia. Se sei arrivata fin qui senza saltare niente, questo romanzo ti ripaga di tutto.

Lo spin-off


Una chicca. Ambientato a Polignano, con i protagonisti della serie che fanno da spalla, ma il vero motore di questo romanzo è il maresciallo Gino Clemente, personaggio nuovo e già amatissimo.
Si può leggere senza aver letto la serie? Tecnicamente sì, ma se arrivi da Polignano lo apprezzi il doppio: riconosci i luoghi, le facce e capisci subito perché Bianchini lo ha ambientato proprio lì.

Gli stand-alone


Qui puoi entrare da dove vuoi. Non c'è un ordine obbligatorio e non ci sono pre-requisiti. Scegli quello che ti chiama di più.

Serviranno tanti fazzoletti. Non è un avviso, è una promessa! Bianchini in questo romanzo prende la leggerezza del suo stile e la usa per raccontare qualcosa di molto più grande e il risultato è uno di quei libri che non ti aspetti e che, per questo, ti arrivano il doppio.

Dolce. Semplicemente, profondamente dolce - nel senso migliore, quello che non ha niente di stucchevole. Un romanzo che si legge con la stessa sensazione di una domenica pomeriggio tranquilla: niente di urgente, tutto di prezioso.

Un libro che lascia addosso la voglia di saperne di più - di quelle storie, di quei luoghi, di quelle vite. Bianchini qui esce un po' dal suo perimetro consueto e il risultato è un romanzo che sorprende anche chi lo conosce bene.

La verità finale (e il permesso che ti stavi dando)


Leggere Bianchini non è una colpa. Non è una lettura "facile" nel senso sminuente del termine. È una lettura onesta, generosa, che ti chiede di abbassare le difese e lasciare che i personaggi ti sembrino familiari - perché lo sono.

I suoi protagonisti non sono eroi, non hanno vite straordinarie. Hanno le stesse domeniche, gli stessi pranzi, gli stessi amori complicati che abbiamo tutti.
E questa, se ci pensi, è la cosa più difficile da scrivere bene.

Da dove iniziare: il consiglio definitivo


Se non hai mai letto Luca Bianchini, inizia da Io che amo solo te. Poi vai in ordine con la serie, poi passa agli stand-alone quando vuoi.

Se lo conosci già ma hai letto a caso: recupera la serie nell'ordine giusto. Ti accorgerai di cosa ti sei persa.

Se lo ami già: Le ragazze di Tunisi è il Bianchini che non ti aspetti. Vale la pena!

Buona lettura e benvenuti a Polignano!

Laura

'Il professore' di Charlotte Brontë: il romanzo che avevano ragione a non voler pubblicare

Illustrazione d'epoca su tessuto con fiori secchi e il testo: il romanzo che avevano ragione a non voler pubblicare, recensione de Il professore di Charlotte Brontë
Il professore
Autore Charlotte Brontë
Editore Fazi
Pagine 298
Uscita 1857
Genere Classico vittoriano
William, uomo sensibile e letterato, decide di scappare da un lavoro pesante e competitivo nella zona industriale dello Yorkshire. Si trasferisce così in Belgio per insegnare in un istituto femminile, dove fa la conoscenza di Frances Henri, studentessa bisognosa e particolarmente intelligente, della quale un po' per volta si innamora, e dalla quale sarà corrisposto. I due innamorati però non avranno vita facile: saranno infatti numerose le sventure che la coppia dovrà affrontare – a cominciare dall'aperta avversione della scaltra direttrice della scuola – prima di riuscire a coronare il loro amore.

Vale la pena leggerlo? Sì, ma solo se sai già cosa stai cercando - e non è un romanzo da amare.
Fa per te se vuoi capire come nasce Jane Eyre e ti basta la curiosità filologica come carburante.
Lascialo perdere se cerchi la Charlotte che brucia, che soffre, che ti prende per la gola - perché qui non c'è ancora.