Prima questione: perché pubblichi una recensione
Voglio che ci fermiamo sulla domanda fondamentale, la domanda delle domande, l'annosa questione dei blogger e affini, quella che apparentemente nessuno si pone prima di aprire un'app o una pagina del browser e iniziare a scrivere.
Perché pubblichi una recensione?
Non è una domanda retorica, stelline di zia! È una domanda vera, con una risposta vera e voglio che ci pensiate prima di andare avanti.
La pubblicate perché vi pagano? No. Lo fate perché ve l'ha chiesto il ragazzo che vi piace? Nemmeno. Pubblicate una recensione perché avete letto un libro e volete condividere quello che ne pensate. Fin qui siamo tutti d'accordo, direi che possiamo andare avanti. Ma condividere con chi? Con la nonna? Con la zia, la cugina, la vicina di casa? No.
Condividere con le persone che vi seguono, con le persone che leggono quello che scrivete. Con le persone che - carine loro - leggendovi, potrebbero farsi un'idea su quel libro; un'idea che non avevano prima o che avevano già e che voi confermate o smentite.
In una parola sola: condividere per influenzare.
Chi mi conosce sa quanto io detesti questa parola, ma facciamocene una ragione.
Non è una parola brutta, ve lo dice zia Libbri! Influenzare (etciù!) - nel senso letterale, etimologico, pulito del termine - significa far scorrere qualcosa verso qualcuno... Possiamo fare in modo di non fare scorrere muco, per favore? Grazie!
Ergo, influenzare è sinonimo di far arrivare una prospettiva, offrire un punto di vista che l'altro può accettare o rifiutare.
Non serve l'aspirina, non dovrete mettere su il brodo di pollo, state tranquilli!
È quello che fa la critica letteraria. È quello che fa il consiglio di lettura, è quello che fa qualsiasi persona che parli di libri in pubblico, dal 1400 a oggi.
Se non volete trasmettere germi a nessuno, scrivete sul vostro diario. Tenete un file di note sul telefono, chiamate la nonna e raccontate a lei ciò che avete letto, parlatene con il vostro cane - le mie mi ascoltano sempre con grande interesse!
Seconda questione: cosa significa che qualcuno vi ringrazia
Torniamo alla scena del crimine, vi va?
Voi pubblicate una recensione negativa - e già questa cosa ha del miracoloso, visti i tempi che corrono! Diciamo che il libro non vi è piaciuto per vari motivi. Diciamo che avete argomentato - bene o male, non importa - il vostro giudizio.
Qualcuno legge, ci pensa e scrive nei commenti: "Grazie, lo depenno dalla lista."
Questo è il momento del successo. Questo è esattamente il motivo per cui avete pubblicato la recensione. Qualcuno vi ha letti, si è fidato di voi, ha preso una decisione basandosi su quello che avete scritto.
Avete spostato dei germi influenzato qualcuno, ce l'avete fatta! E senza neanche attaccargli due linee di febbre.
E voi cosa fate? Vi smarcate. VI SMARCATE?
"Ma è solo la mia opiniooooone. Magari a te piacerà."
"Non prendere la mia parola per oro colato."
"Ognuno ha i suoi gusti!"
Voglio capire. Voglio davvero capire.
Avete appena ottenuto quello che cercavate - qualcuno che vi legge, vi considera affidabili, agisce di conseguenza - e la vostra reazione è quella di rimettere tutto in discussione? PERCHÉ?
Avete trascorso un'ora, forse di più, a scrivere quella recensione - PERCHÉ? - Avete scelto le parole, argomentato, pubblicato e aspettato i commenti. PERCHÉ?
E quando arriva il commento che dimostra che qualcuno vi ha presi sul serio, voi rispondete che forse non bisognava prendervi sul serio? PERCHÉ? PERCHÉÉÉÉÉÉÉÉÉÉÉÉ?
Terza questione: lo scudo dell'opinione
Perché succede questa cosa? Perché il recensore si smarca? PERCHÉ?
Ho una teoria. Una teoria sola, semplice, che non richiede particolari strumenti di analisi: vi ricattano. Vi hanno rapito la famiglia e la tengono in ostaggio. Vi hanno minacciati di far sparire tutti i vostri libri. È per questo che lo fate, vero? Ah no (leggere con la faccia meme di Salvini)?
Allora la risposta è solo una: paura.
Paura di essere responsabili, paura che l'autore vi scopra e venga a bucarvi le gomme dell'auto sotto casa. Paura che le persone a cui quel libro è piaciuto, vi attacchino a muso duro tacciandovi di "non-aver-capito-una-beata-minchia-di-quel-capolavoro" (che è quello che penso io, ad esempio, quando vedo recensioni negative di "It").
E allora si costruisce lo scudo: "È solo la mia opinione" non è una dichiarazione di umiltà, gente. È una clausola di non responsabilità, il modo per avere il meglio di entrambi i mondi: l'engagement della recensione forte e la sicurezza della via d'uscita.
Volete che la gente vi legga, vi segua, vi commenti, vi condivida. Volete che la vostra voce abbia peso. Ma quando vedete il peso, avete orrore della bilancia e pensate alla dieta!
Non funziona così. O avete un'opinione e la difendete oppure non la pubblicate.
Non esiste la via di mezzo del "Ho un'opinione fortissima, ma non sono responsabile di niente."
Quarta questione: il lettore che ringrazia
E poi c'è l'altra faccia di questa storia, quella che mi sta altrettanto a cuore.
Il lettore che ha scritto "Grazie, lo depenno dalla lista." - e mi sta a cuore perché spesso io sono stata quel lettore.
Quel lettore ha fatto una cosa bellissima: ha letto, ha considerato, ha deciso. Ha usato la recensione che avete scritto esattamente per quello per cui esiste. Ha trattato il recensore come una voce credibile, degna di essere ascoltata.
E in risposta si è sentito dire che forse non doveva fidarsi così tanto.
Questa cosa è scortese. Non lo dico per drammatizzare - lo dico perché è la parola giusta. È scortese nei confronti di chi ti ha letto con attenzione. È come dire a qualcuno "ti ho dato un consiglio, ma poi fa come ti pare che sia mai io ti rovini la vita!" - il che solleva la domanda: perché darlo, allora?
Quello che invece si può fare
Non voglio che questo pezzo sembri una condanna senza appello. Non è questo il punto.
Il punto è che esistono modi onesti per gestire l'incertezza di un'opinione pubblica.
Potete scrivere "questa è la mia esperienza con questo libro, la vostra potrebbe essere diversa" - dentro la recensione, non nei commenti dopo che qualcuno ha già preso una decisione.
Potete specificare che certi elementi che non vi sono piaciuti, potrebbero funzionare per altri tipi di lettori. Potete, semplicemente, scrivere recensioni più sfumate - che poi è quello che distingue la critica dalla stroncatura di pancia.
Quello che non potete fare - proprio no! - è pubblicare una recensione netta, raccogliere l'engagement di una recensione netta e poi smarcarvi dall'effetto di una recensione netta.
La coerenza ha un costo. Il costo si chiama responsabilità.
Conclusione, con sopracciglio invariato
Quindi no, mi spiace, non ho simpatia per lo scudo dell'opinione: un'opinione pubblicata è un atto pubblico, ha un peso, ha conseguenze.
E chi la pubblica deve essere disposto a starci dentro - fino in fondo, con tutto quello che comporta.
Io ho scritto di libri che ho amato e di libri che non mi sono piaciuti per niente, di autori che adoro e di altri che non fanno per me. E quando qualcuno mi ha ringraziata, dicendo che avrebbe tolto quel libro dalla lista, ho risposto: "Sono qui per questo."
Non: "ma è solo la mia opinioooone."
Perché non è solo la mia opinione.
È la mia opinione. Senza il "solo".
È quella differenza è tutto.
Laura



