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Le ultime chiacchiere

'Soltanto il giorno' di Santina Cosetta: la Sicilia che non ti lascia andare

Soltanto il giorno
Autore Santina Cosetta
Editore Giunti
Pagine 485
Uscita 2026
Genere Narrativa su famiglia e relazioni
L’amore non è una questione di sangue. È una scelta.
Ispirandosi alla vera storia della sua bisnonna, Santina Cosetta firma un romanzo bruciante: una donna nata dal niente che impara a salvarsi salvando gli altri, un amore per la vita che travolge a ogni pagina.
Avola, 1885. Marianna viene al mondo senza che nessuno l'abbia cercata né voluta. Tutti la chiamano Cosuzza, “il nome delle donne che restano sole e tirano avanti lo stesso”, e viene affidata a Lisetta, la stria del paese, che le insegna i segreti delle erbe, della cucina, della cura. Insieme alla verità più preziosa: il cibo non serve solo a nutrire.
L'infanzia dura un istante. Quando Lisetta parte per l'America, Marianna viene mandata a servizio all'Irminio, una grande masseria nelle campagne ragusane. Dietro quella porta si apre un mondo duro, governato da gerarchie antiche e regole che non si discutono, ma nell'enorme cucina rumorosa smette per la prima volta di sentirsi sola. All'arrivo dei villeggianti, i ricchi nipoti della baronessa, tutto cambia di nuovo: un'amicizia profonda come una radice, la scoperta di un corpo che vuole e che può, un amore capace di rompere ogni confine. E, mentre il destino prende pieghe sempre più imprevedibili, Marianna impara la cosa più difficile, volere qualcosa per sé. Anche quando farlo costa tutto.
«C’erano madri che non sapevano amare. E figlie che imparavano a non chiedere nulla.»

Vale la pena leggerlo? Sì, senza esitazione.
Fa per te se ami i romanzi di formazione al femminile con radici storiche solide e una prosa che sa essere poetica senza essere stucchevole.
Lascialo perdere se cerchi trame ad alto ritmo o personaggi per cui fare il tifo nel senso stretto del termine.

La resistenza come destino


Esistono romanzi che non ti chiedono di voler bene alla protagonista, ma qualcosa di più faticoso: restare, anche quando lei ti tiene lontana, anche quando lei ti tiene lontana, anche quando la sua durezza costruisce un muro. Soltanto il giorno di Santina Cosetta è uno di questi e ci riesce quasi sempre - con qualche cedimento verso la fine - è già la prova di un'esordiente che scrive con la sicurezza di chi ha già fatto questo mestiere.

Marianna Cosetta non è il tipo di personaggio che conquista subito. La sua corazza si è formata per gradi, anno dopo anno, come risposta necessaria a un mondo che l'ha respinta fin dalla nascita. Eppure è difficile non sentire dolore per lei. Non pietà - che è un'altra cosa e lei la accetterebbe - ma quel dolore sordo che si prova per chi non ha mai potuto permettersi di essere vulnerabile.

La storia, ridotta all'osso


Mariannina viene al mondo in una Sicilia di fine ottocento che non sa cosa farsene di lei: la madre la rifiuta e a crescerla ci pensa Lisetta, una balia affetto che, però, parte quando il marito emigrato la manda a chiamare. Da quel momento, la vita di Mariannina diventa un continuo transitare tra case, persone, luoghi che la accolgono e poi la rimandano via. C'è un amore sbagliato quanto voluto, c'è la fatica di un lavoro che segna le mani, c'è una società che pretende dalle donne silenzio e obbedienza e trova in lei una resistenza testarda, silenziosa, impossibile da piegare.

Non c'era mai stato un posto preciso per lei. Stava dove capitava.

Una sola frase e il romanzo è già tutto lì.

Come funziona la macchina narrativa


Soltanto il giorno lavora per sedimentazione. Non ci sono colpi di scena costruiti a tavolino: la tensione nasce dall'accumulo paziente di piccoli rifiuti, piccole umiliazioni, piccoli atti di orgoglio che si depositano uno sull'altro fino a diventare qualcosa di pesante e solido. È una tecnica che regge solo se la prosa è all'altezza, perché senza variazione di termo e intensità il rischio è la monotonia. Qui l approda tiene: è lirica, quasi poetica, senza mai scivolare nell'ornamentale. Le descrizioni della Sicilia - odori, vicoli, cucine, qualità della luce - restituiscono invece di appesantire e questo non è affatto scontato.

Il punto di vista è gestito con intelligenza: siamo vicini a Mariannina, ma non soffocati nella sua testa. Cosetta mantiene una distanza calibrata che lascia al lettore spazio per giudicare e quella possibilità di giudizio è una forma di rispetto verso il personaggio.

Il meccanismo si inceppa nell'età più matura. Quando la vita di Mariannina si assesta, sembra che l'autrice non riesca a lasciarla andare: i temi si ripetono, le situazioni si rispecchiano senza aggiungere nuovi livelli di senso. Le ultime ottanta pagine non rovinano il romanzo, ma lo appesantiscono. È il problema di chi ama troppo quello che ha creato: a volte bisogna avere il coraggio di chiudere la porta e basta.

Un dettaglio che vale una scena


Mariannina sforna le Laurette e quella scena raccoglie tutto quello che il romanzo sa fare: il gesto domestico come atto d'identità, la trasmissione silenziosa di un sapere che passa di donna in donna, la resistenza che non si proclama ma si impasta. Non è un ornamento narrativo: è una delle poche forme di continuità che Mariannina riesce a costruirsi, un filo che non si spezza nemmeno quando tutto il resto si strappa.

Un'isola che sa di infanzia


Ho letto questo romanzo con un vantaggio che mi sono guadagnata: sono nata e cresciuta in Sicilia e certi passaggi me ne hanno restituito una versione che pensavo sepolta. Non quella da cartolina - che non esiste o esiste solo per gli sguardi esterni - ma quella fatta di odori di cucina, di strade conosciute a memoria, di un modo di stare al mondo difficile da spiegare a chi non ce l'ha sotto pelle. Cosetta ci è dentro e si sente. La ricostruzione storica non è un costume indossato sopra: viene da qualcosa di più profondo della ricerca, anche se la ricerca c'è ed è precisa.

Lo sguardo di Roby


I romanzi familiari mi hanno sempre attratto per una ragione semplice: quando funzionano, costruiscono una struttura portante così solida che anche i muri secondari reggono senza bisogno di puntelli. Soltanto il giorno non è un romanzo corale in senso stretto, eppure Mariannina mi è sembrata, fin dalle prime pagine, qualcuno di famiglia - nel senso che la riconosci senza che nessuno te la presenti, perché certi caratteri li hai già incontrati. La ricostruzione storica, i luoghi, i personaggi: tutto fa da pilastro senza mostrare il cantiere. Qualche rallentamento nel finale, sì, ma il talento di Cosetta per la scrittura è evidente e non si discute.

L'ultima parola spetta a lei


Soltanto il giorno è un romanzo che porta via qualcosa senza chiederti il permesso. Mariannina non diventa mai amabile nel senso convenzionale del termine, ma quando chiudi l'ultima pagina ti accorgi che la stavi tenendo per mano senza saperlo.

Certe storie non hanno bisogno di un posto preciso. Stanno dove capita e non si dimenticano.

Se questo romanzo ti ha preso, potrebbero piacerti anche:
  • Come l'arancio amaro di Milena Palminteri - un'altra voce femminile del sud che non chiede permesso: stessa terra, stessa durezza, stessa capacità di fare della resistenza quotidiana una forma di letteratura
  • La malnata di Beatrice Salvioni - l'infanzia negata, la marginalità sociale come destino scritto sul corpo e una protagonista che il mondo etichetta prima ancora di conoscerla. Ambientazione diversa, ma la stessa domanda di fondo: cosa rimane di una donna a cui non viene concesso di sbagliare?
  • Sono tornato per te di Lorenzo Marone - perché certi ritorni sono anche un modo di fare i conti con ciò che non si è potuto scegliere. Toni diversi, più morbidi, ma la stessa attenzione alle radici e a quello che le radici fanno alle persone.
Laura

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