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La Libridinosa manda a quel paese le classifiche estive


Lo so, lo so.
Il mese scorso avevo mandato a quel paese i libri da ombrellone. Qualcuno potrebbe pensare che io stia diventando una persona difficile (ah ah!!!). Qualcuno potrebbe pensare che io abbia un problema con l'estate (questa fa ridere davvero!).

Io, invece, penso che l'estate abbia un problema con i libri.

E siccome siamo a giugno il problema si è già ripresentato - puntuale, implacabile, allegro come una pubblicità di gelati - ho deciso che è il momento di parlare di classifiche.

Quelle classifiche. Le classifiche estive dei libri più venduti.

Una domanda innocente


Vi faccio una domanda innocente e voglio che ci pensiate davvero prima di rispondere: cosa misura davvero una classifica?

Esatto: le vendite!

Una classifica dei libri più venduti misura quante copie di un libro sono state acquistate in un determinato periodo di tempo. Non quante ne sono state lette. Non quante ne sono state amate né consigliate da una persona all'altra con quella voce bassa e complice che si usa quando si parla di qualcosa che ha lasciato davvero il segno.

Le vendite.

Il che significa che una classifica è, nella sostanza, un documento contabile, un estratto conto, una fattura particolarmente ottimista.

Il paradosso del bestseller


C'è una cosa che mi ha sempre fatto sorridere nel meccanismo del bestseller e cioè che è uno dei pochi sistemi al mondo che si autoalimenta con una circolarità talmente perfetta da essere quasi ammirevole.

Un libro diventa bestseller perché vende molto.
Vende molto perché è in cima alle classifiche.
È in cima alle classifiche perché vende molto.

A un certo punto, nella catena causale, ci deve pur essere un momento in cui qualcuno ha comprato un libro per una ragione che non fosse "era primo in classifica". Un momento zero. Un acquisto primordiale, spontaneo, non influenzato da nessuna lista.

Ma più passa il tempo, più quel momento diventa difficile da rintracciare. Perché il bestseller vende perché è un bestseller. E il resto, come si suol dire, è marketing.

D'estate il fenomeno si moltiplica


Ora, questo meccanismo esiste tutto l'anno. Ma d'estate raggiunge una forma di perfezione quasi commovente.

Arrivano le classifiche estive, quelle con i titoli in copertina su tutti i supplementi culturali, su tutti i profili Instagram di tutti i canali di informazione libraria, in tutte le vetrine di tutte le librerie che allestiscono lo scaffale con la scritta "Letture per l'estate" con quella grafica con la sabbia e l'ombrellone.

E cosa troviamo, in queste classifiche? Tendenzialmente tre categorie di libri.

I libri di cui si parla da mesi, quelli che erano già bestseller a febbraio e continuano a vendere per inerzia, come un treno che non riesce a fermarsi neanche dopo la stazione. Sono già in classifica, ci resteranno. La classifica non dice nulla di nuovo su di loro.

I libri usciti per l'estate, quelli programmati per il periodo giugno-agosto con la precisione di un lancio missilistico. Copertine studiate, campagne pubblicitarie studiate, posizionamento in classifica studiato. Non dico che siano brutti, dico che la loro presenza in classifica era prevista prima ancora che qualcuno li leggesse.

I libri che non capisco perché siano lì. E questa è la mia categoria preferita, perché ogni anno ce n'è almeno uno che sfida qualsiasi logica. Un libro uscito tre anni fa che improvvisamente vende come se qualcuno avesse premuto un interruttore. Un genere che non c'entra niente con l'estate. Un titolo che nessuno sa spiegare ma che è lì, imperterrito, al quarto posto da sei settimane.

Questi li rispetto. Hanno qualcosa di anarchico che mi è simpatico.

Quello che le classifiche non dicono


Le classifiche estive mi dicono cosa ha comprato la gente.

Non mi dicono se quella gente ha finito il libro, se lo ha trovato all'altezza delle aspettative. Non mi dicono se lo ha consigliato o se lo ha messo in un angolo con un vago senso di delusione.
Non mi dicono se tra cinque anni qualcuno lo ricorderà ancora e, soprattutto, se valga la pena leggerlo.

E questa è l'informazione che mi interessa. L'unica che mi interessa, in realtà. Perché io ho un numero di ore di lettura limitato - non quanto vorrei, molto meno di quanto meriterei - e non posso permettermi di spenderle su un libro solo perché è primo in classifica.

Ho già abbastanza rimpianti nella vita, non ho bisogno di aggiungere anche i libri.

Il mio rapporto con le classifiche


Onestamente? Le classifiche le guardo con la stessa curiosità con cui guardo le previsioni del tempo: con interesse, scetticismo e con la consapevolezza che quello che vedo non corrisponde necessariamente a quello che troverò.

A volte un libro in classifica è davvero un bel libro. Succede. La popolarità e la qualità non si escludono a vicenda - solo, non coincidono automaticamente e questa differenza è tutto.

Quello che non faccio è usare la classifica come criterio di scelta. Non compro un libro perché è primo, non lo escludo perché non c'è. Non misuro il valore di una lettura in base alla posizione che occupa in una lista di vendite.

Perché i libri che hanno cambiato qualcosa in me - quelli che ricordo, che cito, che non presto neanche se mi implorano - non erano necessariamente in classifica quando li ho letti.
Alcuni non ci sono mai stati.

Quindi no.

Su questo blog non troverete classifiche estive né "i dieci libri più venduti dell'estate". Non troverete suggerimenti basati su cosa sta comprando la gente in questo momento.

Troverete quello che ho letto, quello che ho pensato, quello che vale la pena sapere su un libro prima di decidere se farlo entrare nella vostra vita. Che sia primo in classifica o che non ci sia mai stato.

Buon giugno e buone letture - con ombrellone o senza!


La Libridinosa manda a quel paese i libri da ombrellone


È fine maggio.

Il che significa una cosa sola: da qualche parte, in qualche redazione, in qualche profilo Instagram con la bio che recita "lettrice appassionata ☕️📚✨", qualcuno sta già preparando LA lista.

I libri da ombrellone.

Eccoli. Puntuali come il caldo, fastidiosi come la sabbia nelle mutande, inevitabili come il vicino di ombrellone che mette la musica a tutto volume e poi ti chiede se ti dà fastidio.

Ma qualcuno può spiegarmi cosa sono, esattamente?


No, aspettate. Fermi tutti.

Prima di lanciarmi in qualsiasi discorso, voglio che qualcuno mi risponda a una domanda molto semplice, quella che mi faccio ogni anno intorno a questa data, con una tazza di cappuccino in mano e un sopracciglio alzato: chi ha inventato i libri da ombrellone?

Voglio un nome, un cognome e, possibilmente, un indirizzo.

Perché io continuo a non capire. Ho riletto la definizione in ogni modo possibile e continuo a non trovare un senso logico in questa categoria. Un libro da ombrellone è un libro che si legge sotto l'ombrellone, giusto? Bene! 
E allora, un libro che si legge sul divano come si chiama? Libro da divano? E uno che si legge in treno? Libro da pendolare? E quello che leggiamo in bagno, alle undici di sera, perché non riusciamo a metterlo giù? È il libro da water?

Qualcuno ha stabilito - e lo ha fatto con una sicurezza che mi lascia senza parole - che esistono libri adatti all'estate e libri che, invece, l'estate proprio non la meritano. Come se i libri avessero bisogno di una stagione, come se Guerra e Pace ad agosto diventasse improvvisamente illeggibile perché fa caldo. Come se Dostoevskij in bikini non funzionasse.

Spoiler: Dostoevskij funziona sempre. È Dostoevskij!

La grande ipocrisia del "leggere di più in estate"


C'è poi un secondo livello di questa follia collettiva che mi fa venire voglia di prendere un aperitivo alle undici di mattina, e cioè la narrazione per cui d'estate si legge di più.

Di più rispetto a quando?

Perché io, ad esempio, sotto l'ombrellone non leggo quasi mai. Non perché non voglia, ma perché tra il sole negli occhi, la sabbia sulle pagine, il rumore delle famiglie con bambini che urlano nomi di battesimo con tre vocali consecutive e la voglia di buttarmi in acqua ogni cinque minuti, riesco a malapena a tenere gli occhi sul libro.

E allora cosa faccio? Leggo a casa. Con l'aria condizionata, come una persona civile.
Ma questo, apparentemente, non conta come lettura estiva. Perché in camera da letto non abbiamo l'ombrellone!

I tre imputati


Detto questo, entriamo nel vivo. Perché se esiste una cosa chiamata "libro da ombrellone", esistono anche dei generi che in questa categoria finiscono sempre, ogni anno, con una puntualità che fa quasi tenerezza.

E io ho delle cose da dire su ciascuno di loro.

Il romance con la copertina pastello


Ah, il romance con la copertina pastello! Quello con i colori che sembrano i macarons di una pasticceria francese, col titolo che contiene almeno una delle seguenti parole: estate, amore, Grecia, ritorno, cuore o una combinazione imprevedibile di tutte e cinque.

Ora, attenzione: io non ho niente contro il romance in sé (non ridete!). Ho già detto la mia su Bridgerton e l'ho detto onestamente. Ma c'è qualcosa di profondamente condiscendente nel modo in cui il romance viene confinato all'estate come se fosse un gelato alla fragola. Come se una storia d'amore richiedesse per forza 30° e un mojito per essere letta, come se il romance fosse troppo leggero per l'inverno, quando in realtà d'inverno abbiamo ancora più bisogno di qualcuno che si innamori di qualcun altro in modo irragionevole e bellissimo.
Il romance con la copertina pastello non è un libro da ombrello.
È un libro. Punto.

Il thriller estivo da "non dormire"


Questo mi fa sorridere, perché c'è una contraddizione interna talmente evidente che mi stupisce non venga notata più spesso.

Il thriller estivo viene consigliato come lettura leggera, spensierata, perfetta per la spiaggia.
Ma il thriller - quello vero - è un libro che ti tiene sveglia la notte, che ti fa sentire passi dove non ci sono, che ti fa guardare il tuo vicino di ombrellone con occhi leggermente diversi dopo 200 pagine.

Quindi: è leggero o è inquietante?
È per rilassarsi o per non dormire?

Perché se è per rilassarsi, forse il thriller non è la scelta più ovvia. E se è per non dormire, benvenuti nel club, ma allora non chiamatelo "da ombrellone" come se fosse una passeggiata.

La saga familiare da 700 pagine consigliata per il fine settimana al mare


Questa è la mia preferita! La categoria che mi fa capire che chi compila queste liste non ha mai fatto una vera vacanza in vita sua.

La saga familiare da 700 pagine. Quella con quattro generazioni, due guerre mondiali, un segreto di famiglia tenuto nascosto per cinquant'anni e almeno tre personaggi che si chiamano con lo stesso nome ma in lingue diverse...

"Perfetta per l'estate! La leggerete in un lampo!"

Un lampo. Settecento pagine. In un lampo.

Io impiego tre settimane a leggere settecento pagine e lo faccio con tutta la concentrazione e il rispetto che merita un libro di quella portata. Tre giorni al mare, tra la crema solare, il pranzo al chiosco, la pennichella obbligatoria e la partita a carte con la famiglia, non sono sufficienti per fare giustizia a quattro generazioni di nessuno.

La vera domanda


Il punto - quello vero, quello che mi sta a cuore - non è dire che certi libri sono brutti. Non è questo.
Il punto è che l'etichetta "libro da ombrellone" è condiscendente verso i libri e verso i lettori allo stesso tempo.
Verso i libri perché li riduce a uno strumento di intrattenimento stagionale, come se la loro unica funzione fosse riempire i vuoti tra un bagno e l'altro.
Verso i lettori perché presuppone che d'estate il cervello vada in vacanza insieme al corpo. Che in luglio e agosto non siamo più capaci di leggere qualcosa di impegnativo, qualcosa che ci chieda uno sforzo, qualcosa che ci lasci emozioni addosso.

E invece c'è chi d'estate legge classici perché finalmente ha il tempo per farlo, chi sceglie il saggio che ha rimandato per mesi e chi rilegge qualcosa che aveva amato anni fa. E c'è chi, sì, sceglie un romance o un thriller, ma perché lo vuole, non perché qualcuno ha deciso che è il momento giusto per farlo.

Nessuno di loro ha bisogno di un ombrellone per validare la propria scelta di lettura.

Conclusione (senza ombrellone)


Quindi no, quest'estate non troverete su questo blog nessuna lista di libri da ombrellone.
Troverete libri che vale la pena leggere sempre, in qualsiasi stagione, con qualunque temperatura, in tutte le posizioni - sdraiati, seduti, in piedi su un treno oppure, se proprio volete, sotto un ombrellone.

Ma l'ombrellone non c'entra niente!

E la prossima volta che qualcuno mi manda una lista intitolata "i migliori libri da ombrellone", io lo mando gentilmente - ma con grande convinzione - a fanculo!

Con affetto, come sempre,