Il giudizio sugli audiolibri è snobismo puro
C’è una frase che, nel mondo dei lettori cartacei duri e puri, gira con una sicurezza disarmante: “Ascoltare audiolibri non è leggere.”
La pronunciano spesso con aria compassionevole, come si parla a chi ha preso una scorciatoia.
Come se l’audiolibro fosse la soluzione per il lettore pigro.
Peccato che non sia così, che questa convinzione non sia amore per la carta, ma snobismo travestito da valore.
Partiamo da una cosa semplice (e scomoda)
Esistono studi che dimostrano che, quando ascoltiamo una storia, nel cervello si attivano le stesse aree della lettura tradizionale.
Comprensione, immaginazione, costruzione delle immagini mentali: tutto lì. Identico.
Ma anche senza scomodare la scienza - che tanto viene ignorata quando disturba - basterebbe l’esperienza.
Perché ascoltare è più difficile che leggere.
Quando leggi con gli occhi, puoi tornare indietro, rallentare, fermarti.
Quando ascolti, devi restare lì. Presente. Attenta.
Un attimo di distrazione e la frase è già passata, persa, andata.
Altro che “facile”.
La scena che non vogliamo vedere
C’è una lettrice in macchina.
Una donna che lavora, che corre, che incastra la vita come può.
Il libro di carta è sul comodino, fermo da giorni. Non per disamore, ma per mancanza di tempo fisico e di silenzio.
Accende l’audiolibro.
E all’improvviso il romanzo torna a vivere: le voci, il ritmo, i personaggi.
La storia entra dove prima non poteva.
Secondo una certa élite della lettura, però, tutto questo non conta.
Perché non stava seduta, non sfogliava e non faceva la cosa “nel modo giusto”.
Il punto vero (quello che dà fastidio)
L’audiolibro viene giudicato perché rompe una gerarchia.Mette sullo stesso piano chi legge in silenzio sul divano e chi ascolta mentre pulisce casa, cammina, guida, sopravvive.
E questo disturba.
Perché se tutti possono accedere alle storie, allora la lettura smette di essere un territorio di prestigio.
E lì scatta il riflesso:
Sì, vabbè… ma non è vera letturaTradotto: non vale come la mia.
Non partiamo tutti dallo stesso punto (ma facciamo finta di sì)
C’è chi ha tempo, chi ha energia mentale, chi concentrazione.Poi c’è chi ha occhi stanchi, dislessia, dolori cronici, giornate che finiscono troppo tardi.
Eppure pretendiamo un solo modo legittimo di leggere.
Un solo gesto. Un solo rituale.
Come se l’amore per i libri fosse una gara a ostacoli.
L’audiolibro per quello che è: un sostituto pratico
Mettiamola così, senza poesia forzata: l’audiolibro non è meglio del libro cartaceo.Ma non è nemmeno peggio.
È un sostituto pratico, una soluzione.
Una porta aperta quando l’altra è chiusa.
E spesso è l’unico modo per continuare a leggere quando la vita si mette di traverso.
Se ti senti minacciata dagli audiolibri, se hai bisogno di dire che “quella non è vera lettura” per sentirti al sicuro… forse il problema non è l’audio.
È l’idea che leggere serva a distinguersi, non a incontrare storie.
Perché no: l’audiolibro è lettura.
E chi legge come può, quando può, sta leggendo davvero.
Il resto è rumore di fondo.
E, guarda caso, quello sì che distrae!
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