'Quando la nonna ballava sotto la pioggia' di Trude Teige: tra memoria e romanticismo forzato


QUANDO LA NONNA BALLAVA SOTTO LA PIOGGIA
Trude Teige
Fazi Editore
307 pagine
10 febbraio 2026


La giovane Juni, in fuga da un marito violento, si rifugia nella casa dei nonni su un’isola norvegese, un luogo ormai quasi disabitato che in lei evoca ricordi felici: è qui che è cresciuta insieme agli amati nonni, che ora non ci sono più. Rovistando tra i loro cimeli, Juni trova una fotografia che ritrae la nonna Tekla da giovane insieme a un uomo che non è il nonno; l’immagine è datata giugno 1945, l’uomo è un soldato e i due hanno tutta l’aria di essere innamorati. Chi è quello sconosciuto? Ormai non c’è più nessuno a cui chiederlo. Juni decide così di intraprendere un viaggio che la porterà fino in Germania in cerca della verità. Si renderà conto che in gioco c’è molto più di una relazione segreta: quella che scoprirà, mettendo insieme un tassello per volta come in un puzzle, è la tormentata storia di una coppia clandestina in un paese devastato dalla guerra. Ma è anche la storia di una donna sola contro tutti: sua nonna. Tekla ha sempre taciuto la sua tragica esperienza, e la realtà che viene a galla minaccia di avere conseguenze sul presente.


Un romanzo che si legge con facilità, incuriosisce per la storia di Tekla e salva il cuore con il personaggio di Otto, ma inciampa in scelte narrative prevedibili e in un romanticismo inserito per dovere.

Ci sono libri che promettono tempesta e poi diventano pioggerella

Il titolo è meraviglioso! Di quelli che ti fanno rallentare, inclinare la testa, pensare: "Ecco, questa sarà una storia che mi scava dentro."

Poi inizi a leggere Quando la nonna ballava sotto la pioggia di Trude Teige e ti rendi conto che no, non sarà una tempesta.
Sarà piuttosto una pioggia educata, costante, scorrevole, ma mai dirompente.

E la cosa buffa - o irritante, dipende dal giorno - che all'inizio ci avevo creduto. Ci avevamo creduto.

Confessione da lettrice: quando capisco che una storia non sarà originale, cerco almeno profondità.
Se non mi sorprendi, almeno scavami dentro.
Qui siamo rimasti in superficie. E non perché mancasse il dolore, ma perché tra noi e la storia si è creato, presto, un sottile distacco.

Tekla: una storia interessante raccontata a metà

Tekla è il cuore del romanzo. Il suo passato, il peso della guerra, le scelte fatte in un'epoca che non perdonava nessuno.

Ci ha incuriositi, più emotivamente che storicamente.
Perché, diciamolo, il piano storico è blando.
Sappiamo in che epoca siamo grazie ai riferimenti, ma tutto resta sullo sfondo, accennato. 

Non è un romanzo storico, non davvero.
È una storia familiare con la guerra come cornice.

La parte più potente è Otto, primo marito di Tekla.
Forse l'unico personaggio che respira davvero.
Tu non sei tedesca, non capisci quanto noi il tradimento che ha rappresentato Hitler. come abbiamo potuto, un popolo intero, lasciarci sedurre da lui? È inconcepibile che non abbiamo capito dove avrebbe portato.
Ecco. Lì sì che c'è verità. Lì c'è carne. Lì c'è una presa di coscienza che vibra.

Otto è umano. Non è un simbolo né un espediente. È dolore che si incrina.
Tekla, invece, resta un passo indietro. La sua storia con Konrad è abbozzata. 

Si incontrano, si innamorano, si sposano. Lui fa da padre alla figlia. Fine.
Ma dove sono le pieghe? Dove sono i conflitti? Dove il lento costruirsi di quell'amore?

È come guardare una fotografia messa a fuoco a metà.

Georg, Juni e il romanticismo da contratto editoriale

Poi c'è il presente.

E qui io e Roby abbiamo alzato gli occhi al cielo nello stesso istante.

Il rapporto tra Georg e Juni è debole. Non necessario.
Lei non ha chiuso con un marito violento e si butta a capofitto in una nuova storia. Senza elaborazione, senza tempo, senza verità psicologica.

Non aggiunge spessore alla trama, non la complica né la illumina.
La riempie.

È quella sensazione fastidiosa che ti sussurra: "Pare che senza una storia d'amore non si scrivano più libri."

E no, non serve sempre.

Tre madri single: scelta simbolica o forzatura?

Tekla. Sua figlia. Sua nipote. Tutte madri single.

Perché?

Non è un'eredità tematica chiaramente sviluppata. 
Non diventa un vero filo narrativo.
È una scelta che si nota. E quando una scelta si nota troppo, diventa artificiale.

Ci siamo chiesti quale fosse il senso profondo, ma non lo abbiamo trovato.

Scrittura: il grande punto di forza (e il grande limite)

La verità è che il romanzo si legge in fretta. È scorrevole. Piacevole. 
Non richiede uno sforzo mentale importante. È una lettura che accompagna.

Ma è anche una lettura che non scava.

La trama è prevedibile in diversi snodi, non c'è vera tensione narrativa.
Non c'è quella scintilla che ti fa pensare: non lo avevo visto arrivare.

E qui nasce il fastidio più grande.
Non per ciò che è, ma per ciò che avrebbe potuto essere.

Lo sguardo di Roby

Ciò che mi ha colpito, più della vicenda in sé, è stato Otto.
È l'unico personaggio costruito con coerenza psicologica e continuità emotiva. Le sue parole non sembrano funzionali alla trama, ma necessario.

Per il resto, la struttura narrativa appare lineare, priva di reale conflitto interno.
Il rapporto tra Georg e Juni non si evolve: si manifesta. E questo indebolisce la credibilità complessiva.

La storia è autonoma. Non lascia sospesi narrativi. Per questo l'idea di ulteriori romanzi pare più editoriale che narrativa. 
Non si percepisce un'urgenza nel continuare.

Romanzo autonomo o terreno sicuro?

Abbiamo scoperto che tra la pubblicazione del primo e del secondo romanzo sono trascorsi ben sei anni.

E ci siamo chiesti - senza malizia, ma con lucidità - se l'autrice abbia sentito il desiderio di tornare su un terreno sicuro o se qualcuno (ciao, editore!) le abbia suggerito di farlo.

Perché il libro finisce.
Potrebbero esserci sviluppi sulla storia di Lilla, ma sono necessari?
Servono davvero altri due romanzi per raccontare questa storia?

Non lo so. E quando mi pongo questa domanda, la risposta è quasi sempre no!

Indagando a fondo (grazie GoodReads e grazie alla Bacci che si è adoperata come traduttrice!), abbiamo scoperto che i due romanzi successivi sono dei prequel che si concentrano, rispettivamente, sulle vite di Konrad e di Tekla molto prima che le loro vite si incrociassero.

3,5 stelle e un pensiero sottile

Per la scrittura che scorre.
Per Otto.
Per un titolo che resta.

Ma non posso ignorare quella sensazione di promessa non mantenuta. Quell'idea iniziale di stare per entrare in una storia forte che, invece, si è rivelata al limite del telefonato.

È una lettura che non pesa, ma nemmeno resta.

E forse la verità è questa: non tutti i libri devono travolgerci.
Ma quando iniziano a danzare sotto la pioggia, ci aspettiamo almeno un tuono.


 

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