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Il giudizio sugli audiolibri è snobismo puro

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C’è una frase che, nel mondo dei lettori cartacei duri e puri, gira con una sicurezza disarmante: “Ascoltare audiolibri non è leggere.” La pronunciano spesso con aria compassionevole, come si parla a chi ha preso una scorciatoia.  Come se l’audiolibro fosse la soluzione per il lettore pigro.  Peccato che non sia così, che questa convinzione non sia amore per la carta, ma snobismo travestito da valore.  Partiamo da una cosa semplice (e scomoda) Esistono studi che dimostrano che, quando ascoltiamo una storia, nel cervello si attivano le stesse aree della lettura tradizionale.  Comprensione, immaginazione, costruzione delle immagini mentali: tutto lì. Identico.  Ma anche senza scomodare la scienza - che tanto viene ignorata quando disturba - basterebbe l’esperienza.  Perché ascoltare è più difficile che leggere.  Quando leggi con gli occhi, puoi tornare indietro, rallentare, fermarti.  Quando ascolti, devi restare lì. Presente. Attenta.  Un atti...

I social non stanno rovinando la lettura: stanno smascherando i lettori

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C'è questa frase che gira da anni, come un mantra da circolo letterario con sedie scomode e aria fritta: "Eh, ma i social hanno rovinato la lettura." No. I social non hanno rovinato un bel niente. Hanno semplicemente acceso la luce. E quando accendi la luce, vedi cose che prima erano lì uguali, solo più educate. La superficialità non è nata col BookTok Era già lì. Solo senza hashtag. I libri-merce esistevano anche prima. I lettori che leggevano "perché sì", "perché lo leggono tutti", "perché fa colto" esistevano anche prima. Solo che nessuno li filmava mentre piazzavano ventidue segnapagina coordinati per evidenziare frasi tipo: Il curling è uno sport pericoloso E sticazzi! Il BookTok non ha inventato la lettura superficiale. L'ha resa visibile, seriale, ripetibile. E soprattutto monocorde. Tutti leggono la stessa roba. E no, non è un caso. Apri BookTok e vedi: gli stessi libri le stesse reazioni le stesse lacrime le stesse copertine tenu...