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Visualizzazione dei post con l'etichetta angolo controintuitivo

Perché il romance è sempre la stessa storia (e fingiamo di non accorgercene)

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Cliché, comfort narrativo e l'equivoco dell'incisività nel genere più difeso da tutti Il romance: ovvero perché se incontro ancora un "lui era alto, moro e tormentato" chiamo le autorità Mettiamo subito una cosa in chiaro: io non leggo romance. Non per snobismo, non perché "io leggo cose difficili". Non li leggo perché dopo un po' il mio cervello anticipa le frasi come quando rivedi un film troppe volte e inizi a recitare le battute prima degli attori. Come a dire che li apro, leggo tre righe e il mio cervello urla: "Aspetta... questo l'ho già letto. Nel 2009. Con un altro titolo." Apri un romance e succede questo: non entri in una storia, entri in un format. Sai già chi si amerà, quando fingeranno di odiarsi, quando scoperanno per la prima volta. La suspense è zero. L'imprevisto è bandito. L'effetto sorpresa in congedo permanente. Il romance non ti racconta una storia.  Ti rassicura che la storia sarà uguale a quella di prima. Sì. ...

Il giudizio sugli audiolibri è snobismo puro

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C’è una frase che, nel mondo dei lettori cartacei duri e puri, gira con una sicurezza disarmante: “Ascoltare audiolibri non è leggere.” La pronunciano spesso con aria compassionevole, come si parla a chi ha preso una scorciatoia.  Come se l’audiolibro fosse la soluzione per il lettore pigro.  Peccato che non sia così, che questa convinzione non sia amore per la carta, ma snobismo travestito da valore.  Partiamo da una cosa semplice (e scomoda) Esistono studi che dimostrano che, quando ascoltiamo una storia, nel cervello si attivano le stesse aree della lettura tradizionale.  Comprensione, immaginazione, costruzione delle immagini mentali: tutto lì. Identico.  Ma anche senza scomodare la scienza - che tanto viene ignorata quando disturba - basterebbe l’esperienza.  Perché ascoltare è più difficile che leggere.  Quando leggi con gli occhi, puoi tornare indietro, rallentare, fermarti.  Quando ascolti, devi restare lì. Presente. Attenta.  Un atti...

I social non stanno rovinando la lettura: stanno smascherando i lettori

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C'è questa frase che gira da anni, come un mantra da circolo letterario con sedie scomode e aria fritta: "Eh, ma i social hanno rovinato la lettura." No. I social non hanno rovinato un bel niente. Hanno semplicemente acceso la luce. E quando accendi la luce, vedi cose che prima erano lì uguali, solo più educate. La superficialità non è nata col BookTok Era già lì. Solo senza hashtag. I libri-merce esistevano anche prima. I lettori che leggevano "perché sì", "perché lo leggono tutti", "perché fa colto" esistevano anche prima. Solo che nessuno li filmava mentre piazzavano ventidue segnapagina coordinati per evidenziare frasi tipo: Il curling è uno sport pericoloso E sticazzi! Il BookTok non ha inventato la lettura superficiale. L'ha resa visibile, seriale, ripetibile. E soprattutto monocorde. Tutti leggono la stessa roba. E no, non è un caso. Apri BookTok e vedi: gli stessi libri le stesse reazioni le stesse lacrime le stesse copertine tenu...