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Dentro la famiglia Bridgerton: i fratelli, nei libri, sono lo stesso uomo


Dopo aver letto i primi quattro romanzi di Julia Quinn, dei fratelli Bridgerton ne ho conosciuti davvero tre: Anthony, Benedict e Colin. E ho scoperto che sono praticamente lo stesso uomo con nomi diversi.

Nel primo articolo di questo ciclo Bridgerton, vi avevo detto una cosa semplice: la serie funziona meglio dei libri.
Dopo aver letto altri due romanzi della saga, posso essere più precisa: la serie funziona meglio dei libri soprattutto quando si tratta dei fratelli Bridgerton.
Perché Julia Quinn, in quattro libri, mi ha dato sostanzialmente un solo protagonista maschile. Declinato in tre varianti.


Il manuale del maschio romance secondo Julia Quinn

Esiste, nei libri di Quinn, un maschio tipo.

Non è difficile individuarlo: basta sovrapporre i protagonisti e vedere cosa rimane uguale.
Primo requisito: un trauma. Possibilmente paterno. Se il padre è morto in modo inaspettato, meglio.
Secondo requisito: il rifiuto ostentato dell'amore. Lui non vuole innamorarsi, lui non ha bisogno di nessuno, lui la sceglie per convenienza, per errore, per scandalo.
Terzo requisito: il cedimento. Dopo aver dichiarato per 200 pagine che non cederà mai, cede puntualmente al capitolo previsto.
Quarto requisito: un finale con gravidanza.

Su questa matrice, Quinn costruisce Anthony. Poi ci costruisce Benedict e infine Colin.

Cambia loro il lavoro - il Visconte gestisce la famiglia, l'artista dipinge, il viaggiatore viaggia - ma lo schema è sempre quello.

È il patto del romance storico, lo so.
Ma è anche il motivo per cui, finito un libro e cominciato il successivo, ho faticato a ricordare cosa distinguesse davvero un fratello dall'altro.


Anthony Bridgerton, il fratello più rigido dei suoi colletti

Nel primo articolo avevo già scritto quanto Anthony, sulla pagina, fosse più rigido persino dei suoi colletti inamidati.

Leggere gli altri romanzi non ha cambiato quella sensazione. Semmai l'ha confermata.
Anthony è il fratello maggiore, il responsabile, quello che ha visto il padre morire e da allora è convinto che morirà giovane anche lui.
Tutto il suo impianto psicologico si regge su questo trauma.
E lì si ferma.

Nel libro è un uomo ossessivo che si ritrova all'altare con Kate per puro meccanismo narrativo. La sua cosiddetta evoluzione emotiva sta tutta in poche pagine finali, compresse come una fisarmonica.
Nella serie, invece, Anthony diventa un personaggio: il tormento, che sulla carta mi era sembrato un alibi per giustificare cento errori, in tv diventa carne, sguardo, silenzio tra una battuta e l'altra.

Non è un caso che Jonathan Bailey abbia conquistato mezzo pianeta e Anthony-dei-romanzi sia il fratello che ricordo meno.


Benedict Bridgerton, il mio preferito (e il più inutilmente sprecato)

Lo ammetto: Benedict è il mio fratello Bridgerton preferito.
Lo è nella serie, lo è nei libri, lo è a prescindere dalle sue effettive qualità letterarie.

È l'artista della famiglia, il pittore. Quello che dorme fuori casa dopo un ballo in maschera e non viene giudicato per questo dai fratelli.

Nel suo romanzo, Quinn decide di raccontarlo dentro una struttura dichiaratamente fiabesca: Cenerentola. C'è il ballo, c'è il guanto al posto della scarpa, c'è la fanciulla povera che lui ritrova anni dopo a servizio in una casa di amici.

La fiaba, nelle intenzioni di Quinn, doveva dare a Benedict un'aura diversa dagli altri fratelli. 
In parte funziona.

Benedict è più tenero, più romantico nel senso antico del termine. Meno ingessato di Anthony.

Ma è anche il fratello a cui Quinn infligge il comportamento più ambiguo di tutto il primo ciclo: per metà libro Benedict vorrebbe che Sophie fosse la sua amante, non sua moglie. Perché lei non è nobile, perché lui è un Bridgerton.

Qui si vede, in modo quasi imbarazzante, quanto lo schema del genere pesi sull'autrice.
Lo schema prevede che il protagonista all'inizio si comporti come un cretino, quindi Quinn glielo fa fare, anche quando per quel personaggio sarebbe stato più onesto risparmiarcelo.

Nella serie, Benedict ha ancora una strada lunga prima della sua stagione completa. Ma già nelle prime stagioni si intuisce che sarà un altro Benedict: più autentico, meno prigioniero della fiaba.


Colin Bridgerton: ovvero lo stampino camuffato da profondità

Il quarto libro è quello che molte persone, in rete, definiscono il migliore della saga.
È il libro di Colin e Penelope, della rivelazione di Lady Whistledown, del viaggiatore che finalmente si ferma.

E io, leggendolo, ho capito una cosa: Colin è lo stesso maschio romance di Anthony e Benedict, solo che qui Quinn è più brava a camuffarlo.
Perché Colin, in apparenza, sembra diverso: più leggero, più ironico, meno tormentato.

Ma guardate bene cosa succede nel suo romanzo.
Uno: Colin ha un'insicurezza profonda. Si sente superficiale, vuoto, in cerca di uno scopo che non trova. È il trauma, mascherato da crisi esistenziale da trentenne viziato.
Due: quando si rende conto di essere innamorato di Penelope, la prima reazione non è stupore tenero. È rifiuto. Irritazione. Il classico "no, io non posso provare un sentimento per lei". È il cedimento ritardato, puntualmente previsto dallo schema.
Tre: il matrimonio precipitoso, formula canonica.

Colin è un Anthony che ha viaggiato di più, un Benedict senza cavalletto.

Il quarto libro è più godibile degli altri, lo concedo. Ha ritmo, ha il caso Whistledown, ha una dinamica amici-che-diventano-amanti che funziona meglio della media.

Ma la fabbrica è la stessa.


Perché la serie ha dovuto riscriverli

A questo punto una domanda è quasi inevitabile: se i fratelli Bridgerton, nei libri, sono in larga parte la stessa persona, come fa la serie a farceli sembrare diversi?
La risposta è semplice: li riscrive.

Chi sta dietro Bridgerton su Netflix ha dovuto fare quello che Julia Quinn non aveva fatto: distinguere.
Dare ad Anthony un'ossessione per il controllo che si legge nello sguardo prima ancora che nelle parole.
Dare a Benedict un'inquietudine identitaria più vasta della fiaba cenerentoliana.
Dare a Colin un percorso di crescita che parta da un'ingenuità reale, non da un'insicurezza spiegata tre volte in tre capitoli diversi.

Nei libri, quando finisci un romanzo e ne cominci un altro, il protagonista sembra sempre un cugino molto somigliante al precedente. Cambia il nome, cambia il contesto, ma il motore psicologico è quasi identico.

Nella serie, quando una stagione chiude e una si apre, il nuovo fratello Bridgerton arriva in scena con una personalità che non assomiglia a quella di prima.

Questo lo si deve al casting, certo.
Ma soprattutto a una scrittura televisiva che ha scelto di smontare lo stampino invece di replicarlo.


In conclusione: Julia Quinn scrive sempre lo stesso uomo

Dopo quattro romanzi della serie Bridgerton, la mia impressione è che Julia Quinn abbia scritto lo stesso maschio romance sei, sette, otto volte.
Non è necessariamente un difetto: è il patto del genere. Chi apre un romance storico sa cosa sta per leggere: l'alfa tormentato, il rifiuto iniziale, il cedimento, il lieto fine con neonato.
Ma quel patto spiega perché, nei libri, i fratelli Bridgerton tendano a confondersi.

E perché la serie Netflix, dovendo tenerli insieme sullo schermo e farceli amare uno per stagione, abbia dovuto lavorare molto più di Julia Quinn sulla differenza tra un Bridgerton e l'altro.

Dei libri porto a casa Benedict, con parecchie riserve.
Anthony lo lascio volentieri alla serie.
Di Colin, invece, mi tengo la cosa migliore che Julia Quinn abbia scritto in quattro romanzi: non il protagonista maschile, ma Penelope Featherington.

Ma questa è un'altra storia e la vedremo nel prossimo articolo del ciclo.





4 commenti:

  1. Ho appena finito di leggere l'articolo e a seguire, come è nato il tuo blog. L' articolo mi ha incuriosito per il titolo. E l'ho trovato sagace. Ho cominciato a leggere i libri della saga prima di sapere che sarebbe arrivata la serie televisiva. Per caso. Ovviamente essendo romanzi d'amore (ai miei tempi erano gli Harmony) sono fatti a stampino declinato in centomila varianti. Quello che mi era piaciuto di questa serie, per cui letto il primo, ne sono seguiti altri, era l' ironia dell' autrice e le situazioni esilaranti che riusciva a creare. Dei 3 citati nell'articolo che mi era piaciuto meno era quello che riguardava Benedict. Julia Qeen voleva omaggiare Cenerentola. Non mi è piaciuto. Non amo le minestre riscaldate. La ribollita toscana fa eccezione. Invece mi è piaciuto di più quello di Antony. Perché c'è Kate e non solo. La vicenda di lei e il suo riuscire a superare i suoi traumi aiuta anche Antony a voler guardare i suoi. Peccato che nella serie televisiva questa parte sia stata completamente omessa. Parlando delle serie tv, hai ragione. Le cose cambiano nel bene e nel male. Quello che è stato fatto è prendere l'impianto delle storie e poi stravolgere il resto. Per i personaggi maschili ma anche femminili in meglio. Hanno acquisito personalità distinte e differenziate. L'ironia è comunque presente e le scene esilaranti anche. Senza contare scene, costumi e ambienti da sogno che hanno un peso non indifferente. E il tuo blog? Diciamo che ci risentiremo ancora. Arrivederci 😊 Enrica Busseni

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    1. Ciao Enrica! Intanto grazie, è un piacere leggerti! Anche io, come te, ho amato meno il libro su Benedict e Sophie: dei quattro letti sino ad ora è quello che mi ha lasciata più tiepida. Sicuramente molto dipende dal fatto che ho prima visto la serie tv. I prossimi due che affronterò saranno quelli di cui non sono ancora state trasmesse le stagioni su Netflix (quinto e sesto libro) e sono curiosa di scoprire che impatto avranno su di me senza che io sia in qualche modo "condizionata" dalla trama televisiva.

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  2. Grazie per questa analisi che condivido. Io ho letto solo uno dei libri, quello su Benedict e francamente non mi è piaciuto. L'ho trovato noioso, prevedibile. La serie, fino ad ora, non solo caratterizza meglio i protagonisti ma anvhe i vari personaggi che interagiscono con gli stessi hanno un loro spessore. Quindi autori, sceneggiatori e attori stanno sicuramente facendo un ottimo lavoro. E il risultato è l'ampio seguito che la serie sta riscuotendo.

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    1. Per quanto ho letto io (i primi quattro romanzi, come puoi evincere da questo articolo), il libro su Benedict è davvero il peggiore; non che gli altri brillino per originalità, ma diciamo che questo generi di romanzi non si contraddistingue certo per quello! Però, sicuramente, sono un tantino migliori rispetto a quello che racconta di Benedict e Sophie!
      La serie tv ha fatto un grande lavoro, primo fra tutti dare ampio respiro a tutti i personaggi: i fratelli Bridgerton vivono nella loro totalità, nella forza del legame che li lega e sono complementari quanto diversi l'uno dall'altro. Nei romanzi nulla di tutto ciò appare e traspare: ogni libro ha il suo protagonista; gli altri appaiono solo in quanto esistenti e casualmente nominati.

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