lunedì 18 marzo 2019

Recensione 'A cosa servono le ragazze' di David Blixt - La Corte Editore


Titolo: A cosa servono le ragazze || Autore: David Blixt || Editore: La Corte Editore
Data di pubblicazione: 18 ottobre 2018 || Pagine: 558

"A cosa servono le ragazze" è un romanzo che racconta la vera storia di Nellie Bly, la prima giornalista investigativa al mondo, la donna che ha contribuito a rivoluzionare la condizione sociale femminile. La storia inizia nel 1885, quando Elisabeth Cochrane, una mattina, leggendo il Dispatch, rimane colpita da un articolo che tratta del ruolo delle donne, viste esclusivamente come perfette padrone di casa e madri di famiglia. Elizabeth s'infuria e decide di scrivere a sua volta al giornale. La sua voce è forte, totalmente nuova, polemica: e questo non può che piacere al direttore del giornale che, in maniera del tutto inaspettata, le propone un lavoro come giornalista. Nellie Bly sarà il nome con cui inizierà a firmare i suoi articoli diventando una vera icona del femminismo, che si batte contro l'industria dominata dagli uomini, riportando storie che nessun altro vuole raccontare. Non si accontenta di scrivere, ma con una passione e determinazione dirompenti, si cala nei ruoli più diversi per vivere sulla propria pelle e documentare le situazioni e le condizioni delle donne lavoratrici del suo tempo. Fingendosi pazza, arriverà addirittura a entrare nel manicomio di Blackwell's Island, rimanendoci per dieci lunghi giorni. Spogliata, drogata, picchiata, dovrà sopportare dieci notti di terrore e rivivere i giorni più bui della sua infanzia, per riuscire poi a fuggire e raccontare al mondo la sua storia.




Nellie Bly, che negli ultimi mesi pare essere diventata un personaggio di gran moda nella letteratura, era, per me, un nome conosciuto e nulla più.
Quando ho deciso di leggere questo romanzo, pertanto, ho provveduto a documentarmi, cercando, nel vasto mondo del web, qualche notizia su di lei.
Sicuramente, il motivo principale per cui questa donna è assurta alla cronaca e per cui il suo nome è entrato nella storia del giornalismo, è stato la decisione di farsi internare in un manicomio per aver modo di indagare sulle condizioni di vita delle donne che veniva recluse.

Leggendo questo romanzo mi aspettavo di approfondire la conoscenza di un personaggio che, soprattutto per l'epoca in cui è vissuto, ha fatto la storia del giornalismo d'inchiesta.
Nellie Bly, pseudonimo di Elizabeth Jane Cochran nacque nel 1864.
Tredicesima di quindici figli, rimasta orfana di padre quando aveva appena 6 ani, Elizabeth fu presto costretta ad abbandonare gli studi a causa delle precarie condizioni economiche della famiglia.
Trasferitasi a Pittsburgh per cercare di diventare insegnante, diventò giornalista in una maniera abbastanza inconsueta: fu, infatti, grazie ad una lettera scritta in risposta ad un articolo pubblicato sul Pittsburgh Dispatch, che il direttore George Madden decise di offrirle un posto di lavoro.


Elizabeth, con lo pseudonimo di Nellie Bly, entrò a tutti gli effetti a far parte del mondo del giornalismo investigativo.
Come potete intuire dalle mie parole, di materiale per parlare di un personaggio come la Bly ce ne sarebbe parecchio. Il problema, nel caso specifico di questo romanzo, è il modo in cui si sceglie di farlo.
A cosa servono le ragazze risulta essere, infatti, una lunga sequela di fatti corredati da articoli o stralci di articoli della Bly. 
L'autore ci narra di una donna profondamente femminista e indipendente che, però, per come ci viene descritta e per le parole che le vengono attribuite, risulta spesso saccente e indisponente.
Non c'è modo alcuno perché il lettore possa riuscire ad entrare, anche minimamente, in empatia con la Bly.
Il libro si trasforma, così, in una lunga lista di articoli, quasi si trattasse di un elenco da spuntare.

Bisognerà attendere oltre 400 pagine per arrivare a quello che dovrebbe essere il clou del romanzo e, cioè, l'ingresso di Nellie nel sanatorio femminile dell'isola di Blackwell.
Purtroppo, anche questa parte della storia non riesce a risultare apprezzabile; un po' perché si giunge a questo punto del romanzo in preda alla noia, un po' perché la scrittura di Blixt risulta asettica, ci si troverà ad arrancare stancamente sino alla fine del romanzo, che apparirà come una liberazione da quello che è un libro ammorbante.

A rendere la lettura ancora più faticosa, infine, un pessimo lavoro di traduzione e di editing, che infarcisce il romanzo di refusi, congiuntivi abbandonati sull'orlo di un precipizio e termini mai sentiti nella lingua italiana.

Mi rimane, sicuramente, la curiosità di scoprire qualcosa in più su Nellie Bly e di farlo, possibilmente, con una lettura più scorrevole e piacevole.

6 commenti:

  1. Non sono una blogger ma ho avuto modo di leggere questo libro quasi un anno fa. E condivido quasi in toto la recensione: sebbene non posso dire che mi abbia annoiato, il libro risulta effettivamente massiccio e freddo ma soprattutto poco curato con refusi, a volte palesi, in abbondanza ed espressioni trasposte in modo letterale (non si può parlare di traduzione) che non possono non distrarre dalla lettura anche il lettore più superficiale. Non sembra esserci stata alcuna revisione, né della traduzione né della bozza finale. Sembra quasi che la casa editrice non tenesse a questo libro (che d'altronde, uscito quasi un anno fa, è stato pubblicizzato sul sito della CE solo mesi dopo). Di certo non sembra avere una grande opinione dei propri lettori...

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    1. No! Anzi ha un’opinione talmente bassa di noi che è venuta ad insultarmi su Instagram!

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  2. Ciao, mi trovo qui incuriosita dalla vicenda (imbarazzante a dir poco) avvenuta su instagram. Volevo esprimere il mio apprezzamento per te e per la tua recensione. La casa editrice ha sbagliato assolutamente nelle modalità e anche nei contenuti. La tua recensione appare molto ben scritta ed apprifondita, chiarisci perfettamente i punti che ti hanno spinta a non apprezzare il libro e in generale perché non hai goduto dell'esperienza di lettura. Voglio davvero farti i complimenti per tutto, per il blog e per l'onestà con cui ti sei rapportata ai tuoi utenti. Non ti conoscevo,ma sono felice di poterti seguire.

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