mercoledì 9 dicembre 2020

Recension 'Casa Tyneford' di Natasha Solomons - Neri Pozza

 


CASA TYNEFORD || Natasha Solomons || Neri Pozza || 6 febbraio 2020 || 413 pagine

Vienna, 1938. Quando riceve la lettera che la porterà a Tyneford House, sulle coste del Dorset, la diciannovenne Elise Landau non sa nulla dell'Inghilterra. Cresciuta negli agi di una famiglia borghese ebraica - la madre, Anna, è una stella dell'Opera di Vienna; il padre, Julian, un noto scrittore - Elise, in fuga dal nazismo, si trova costretta ad abbandonare l'Austria e ad accettare un visto per lavorare come cameriera alle dipendenze di Mr Rivers. Una volta giunta a Tyneford House, una magnifica residenza signorile con il prato che digrada verso il mare e una facciata di arenaria su cui campeggia lo stemma dei Rivers, la giovane donna non può fare a meno di sentirsi sola e sperduta. Lontana dalla sua famiglia e dalla scintillante Vienna, soltanto un filo di perle donatole dalla madre e una viola di palissandro, in cui è gelosamente custodito l'ultimo romanzo di suo padre, le ricordano chi è e da dove viene. In difficoltà con una lingua che non comprende e con cui fatica a esprimersi e a disagio sia con la servitù sia con il padrone, l'affascinante vedovo Christopher Rivers, Elise tenta, giorno dopo giorno, di non abbandonarsi alla nostalgia e alla preoccupazione per i suoi familiari, bloccati in Austria in attesa del visto per fuggire in America. Finché l'arrivo a Tyneford House di Kit, il figlio di Mr Rivers, non le restituisce la speranza di una rinnovata felicità. La guerra, tuttavia, sta per raggiungere l'Inghilterra, pronta a chiedere il suo tributo di sangue e a spazzare via ogni certezza. Il mondo che Elise ha conosciuto è sull'orlo di un epocale cambiamento e lei dovrà decidere se soccombere alle circostanze o abbracciare un'altra vita e un altro destino.



Elise Landau ha 19 anni quando riceve la lettera che cambierà per sempre la sua vita. Ebrea, appartenente alla borghesia viennese, Elise, figlia secondogenita di Julian e Ann, e sorella di Margot, è una ragazza cresciuta tra gli agi di una famiglia fatta di artisti.
Quando, nel 1938, le persecuzioni razziali nei confronti degli ebrei iniziano ad essere imperiose, i genitori di Elise decidono di mandarla in Inghilterra.
Elise sarà una delle tante ragazze profughe che lascerà una vita fatta di agi e privilegi, per dedicarsi al lavoro di cameriera.

Rotondetta, ingenua, poco carina, viziata, Elise sbarcherà nella fredda e nebbiosa Inghilterra per servire Mr Rivers nella dimora di Tyneford.

Tyneford, come risulta dalla nota finale dell'autrice, è un ibrido tra le piccole città di Tyneham e Worbarrow Bay, nel Dorset, luoghi abitati da poco più di mille anni, lontani dalle strade principali e separati dal resto del mondo da una serie di 17 cancelli di legno.
Saranno proprio questi 17 cancelli a darci il primo senso di distacco che Elise proverà arrivando, a bordo di un carro, a Tyneford.
Quasi fossero un lungo cordone ombelicale che viene reciso pian piano, ogni cancello che si apre davanti a lei per poi essere richiuso alle sue spalle, la allontana sempre di più dalla sua vita precedente, ma anche dal pericolo che corre in quanto ebrea.

La storia ci viene narrata in prima persona, proprio dalla voce di Elise e questo ci permette di percepire tutte le sue emozioni e capire, tramite il suo sguardo ingenuo, quanto il suo mondo cambi giorno dopo giorno.

Ho amato molto la penna di questa autrice ne I Goldbaum: Greta è un personaggio che mi è rimasto nel cuore, tanto da aver desiderato intensamente un seguito della sua storia. 
Ho sperato, pertanto, di ritrovare le stesse emozioni in questa storia, pur consapevole che questo romanzo fosse antecedente a I Goldbaum.
Purtroppo, questa storia ha varie falle, prima fra tutte proprio il personaggio di Elise: l'autrice vorrebbe farla apparire come una ragazza ingenua e priva di talenti in una famiglia in cui l'arte, musicale o scrittoria, la fa da padrona. Purtroppo, la nostra protagonista risulta sempre e solo come una ragazzina viziata, dedita al cibo più che allo studio, che si ostina a chiamare per nome i genitori, tanto da mandarmi continuamente in confusione!

A un certo punto, benché la Solomons ci descriva Elise come una ragazza poco attraente e che certo non spicca per qualità caratteriali, si crea una sorta di triangolo di figure maschili che ruota attorno a lei: tre uomini belli, affascinanti, ricchi, che, nonostante siano circondati da donne bellissime e intelligenti, non si sa per quale strano motivo virano le loro attenzioni su Elise, portando questo romanzo, che avrebbe potuto concentrarsi maggiormente sul risvolto storico della Seconda Guerra Mondiale e la persecuzione ebrea, a diventare una sorta di commediola romantica.

La Solomons ha uno stile molto descrittivo: se nel precedente romanzo i piccoli particolari aiutavano il lettore a immergersi nell'atmosfera che l'autrice voleva creare, qui si arriva all'eccesso: la campagna inglese ha sicuramente un suo fascino, ma quando ci viene descritta per intere pagine, il bucolico sfora nella noia e porta la storia a perdere quel pizzico di vivacità che la teneva in piedi!

E poi c'è l'epilogo: prevedibile è dir poco. Elise porta con sé una viola, dono del padre, all'interno della quale è nascosto l'ultimo romanzo del genitore. Mi sarei aspettata molto di più, un finale che mi facesse, almeno in parte, ricredere sulle pecche d'insieme. 
Invece, ho solo storto il muso e capito che la Solomons ha sicuramente una scrittura piacevole, ma I Goldbaum rimangono incontrastati nella loro bellezza.

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