mercoledì 2 dicembre 2020

Recensione 'La vasca del Führer' di Serena Dandini - Einaudi

LA VASCA DEL FÜHRER || Serena Dandini || Einaudi || 10 novembre 2020 || 250 pagine

«È possibile per una donna rimanere "un genio libero" e "uno spirito dell'aria" senza pagare nessuna conseguenza?». Un'istantanea in bianco e nero coglie una donna dalla bellezza struggente immersa in una vasca da bagno del tutto ordinaria. Guardando bene, però, in basso ci sono degli anfibi sporchi di fango, e in un angolo, sulla sinistra, un piccolo quadro. Il viso nella cornice è quello di Adolf Hitler, il fango è quello di Dachau; lei, la donna, è Lee Miller: ha da poco scattato le prime immagini del campo di concentramento liberato, e ora si sta lavando nella vasca del Führer. Prendendo spunto da una fotografia che ha scoperto per caso, Serena Dandini si mette sulle tracce di Lee Miller Penrose, una delle personalità più straordinarie del Novecento. La cerca nei suoi luoghi, «dialoga» con lei, ripercorre la sua esistenza formidabile - che ha anticipato ogni conquista femminile - in un avvincente romanzo, una storia vera, tra i fasti e le tragedie del secolo scorso.


A pagina 4 di questo romanzo, ho sentito lo stomaco attorcigliarsi su sé stesso e le lacrime pungermi gli occhi.
Ho pensato di trovarmi davanti a una storia intensa e cruda, di quelle che, arrivati alla fine, mi avrebbe lasciata in preda a un turbine di emozioni che difficilmente avrei dimenticato.
Nulla di più sbagliato.

La storia che ci racconta Serena Dandini è quella di Elizabeth Miller, bellissima modella prima e fotoreporter poi, che negli anni della Seconda Guerra Mondiale documentò le stragi di ebrei nei campi di Dachau e Buchenwald.

Il problema di questo romanzo risiede principalmente nella scelta stilistica della stessa autrice, che lo trasforma in una sorta di biografia raccontata.
Sarà, infatti, la voce prevaricante di Serena Dandini a portarci nelle pieghe di vita della Miller e lo farà attraverso il racconto del suo viaggio alla scoperta di questa donna unica nel suo genere e per la sua epoca.

È stata, purtroppo, proprio questa scelta a rendermi ostica la lettura: mi aspettavo, probabilmente, una biografia, anche romanzata, della vita di Elizabeth Miller; quello che, invece, mi sono trovata ad affrontare è stata una sorta di fiaba, in cui la penna della Dandini prende il sopravvento su tutto il resto.
Si tratta di una penna piacevole, a tratti poetica, nulla da dire, ma è esageratamente ingombrante all'interno di questo romanzo.

La sensazione che accompagna la lettura è un'alternarsi di piacere e fastidio: se da una parte gli occhi dell'autrice ci aiutano a scoprire chi era Elizabeth Miller e quanto "sconosciuta" sia rimasta sino alla sua morte, dall'altra la sua presenza fa sentire il lettore messo da parte, spintonato in un angolo.
Si arriva al termine del romanzo con la voglia di dire all'autrice di farsi da parte, di lasciarci vivere la storia, le emozioni, le parole.
Ma questa è una facoltà che non ci viene concessa! Quindi, giunti all'ultima pagina, è doveroso stilare un bilancio e ci si rende conto di aver annoverato tra le proprie letture uno di quei romanzi che non si possono certo definire brutti, ma che, allo stesso tempo, cadranno presto nel dimenticatoio.

Mi assumo in parte la colpa di questo "fallimento", perché avevo aspettative molto diverse quando ho deciso di affrontare questa lettura: cercavo un romanzo che mi raccontasse la Miller persona e personaggio, pagine in cui scoprire chi fosse davvero questa donna così unica e contro-corrente.
Quello a cui non ero pronta, era la presenza ingombrante, soverchiante dell'autrice.

Credo che in un romanzo, l'autore debba rimanere in disparte, penna silenziosa atta a raccontare, emozionare, cedere al lettore il suo pensiero.
Non ho mai letto altro di questa autrice, quindi non so se sia sua abitudine "infiltrarsi" nelle storie, rendere palese la sua presenza, accomodarsi al tavolo del lettore e narrare con la voce più che con la penna.
Personalmente, sono rimasta abbastanza sconcertata da questa scelta e non credo ripeterò l'esperienza di lettura dei suoi romanzi.


Ringrazio la Casa Editrice per avermi fornito una copia del romanzo

8 commenti:

  1. ho scoperto il tuo blog stamattina, grazie ad una recensione su goodreads con cui mi sono trovata in pieno accordo e sto spulciandolo con la penna in mano, alla ricerca di consigli e sconsigli di lettura. Mi soffermo su questa recensione non solo perché, di nuovo, mi trova d'accordo, ma perché apprezzo l'onestà intellettuale di chi, pur ricevendo una copia omaggio, esprime liberamente e con motivazioni del tutto condivisibili il proprio parere. Dovrebbe essere la regola, in teoria, nella pratica è un'eccezione a cui sono grata, perché mi permette di costruire un rapporto di fiducia con te. A rivederci a presto

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    1. Ciao, Alessandra! Intanto grazie per il tuo commento e scusami per il ritardo nel risponderti, ma, come puoi immaginare, questi giorni di festa lasciano spazio a poco altro!
      Posso dirti che ho fatto dell'onestà intellettuale e, soprattutto, della correttezza e del rispetto verso chi mi segue, la mia bandiera.
      Non faccio differenza tra libri acquistati da me o ricevuti dagli autori o dalle stesse Case Editrici: il mio sarà sempre un parere onesto! Ovviamente, la lettura è una delle cose più soggettive che esistano, ma mai mi permetterei di elogiare qualcosa che non mi è piaciuto.

      Spero di leggerti presto, un abbraccio e tanti auguri!

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  2. credo non volesse essere né un romanzo né una biografia

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  3. L'ho trovato banale e sdolcinato deludente..

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  4. Mi è piaciuto tantissimo. Bravissima Serena nelle descrizioni preziose del tempo in cui si svolge la vita di Lee Miller. Una donna allo sbaraglio, un'artista a modo suo, una pioniera che parte dal sogno di scoprire e diventare se stessa! Brava brava e grazie per la eccellente e documentatissima scrittura

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    1. Non credo che la Dandini passi a leggere il tuo commento. Ti consiglio di provare a contattarla privatamente per porgerle i tuoi complimenti, piuttosto che farlo commentando un articolo che certo non elogia il suo romanzo!

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