mercoledì 16 dicembre 2020

Recensione 'L'ottava vita (per Brilka)' di Nino Haratischwili - Marsilio


L'OTTAVA VITA (PER BRILKA) || Nino Haratischwili || Marsilio || 11 giugno 2020 || 1148 pagine

La famiglia Jashi deve la sua fortuna (e la sua sfortuna) a una preziosa ricetta per una cioccolata calda molto speciale, destinata a essere tramandata di generazione in generazione con una certa solennità. Gli ingredienti vanno maneggiati con cura, perché quella bevanda deliziosa può regalare l'estasi, ma porta con sé anche un retrogusto amaro... Al tempo degli ultimi zar, Stasia apprende i segreti della preparazione dal padre e li custodisce nel lungo viaggio che, da una cittadina non lontana da Tbilisi, in Georgia, la porta a San Pietroburgo sulle tracce del marito, il tenente bianco-rosso arruolatosi pochi giorni dopo le nozze. È convinta che quella ricetta, come un amuleto, possa curare le ferite, evitare le tragedie e garantire alla sua famiglia la felicità. Ma allo scoppio della Rivoluzione d'ottobre, quando il destino della stirpe degli Jashi cambierà per sempre, capirà che si sbagliava. Tra passioni e violenze, incontri, fughe e ritorni, sei generazioni e sette donne - da Stasia, nata nel 1900, a Brilka, che vedrà la luce nel 1993 - attraversano l'Europa, da est a ovest, fino all'inizio del nuovo millennio, inseguendo i propri sogni e arrendendosi solo alla Storia. Alla ricerca del proprio posto nel mondo, le discendenti del famoso fabbricante di cioccolato percorrono il "secolo rosso", dando vita a una saga familiare avventurosa e tragica, romantica e crudele, in cui per il lettore sarà dolcissimo perdersi, e ritrovarsi.



...fu in quel giorno che intuii che nella storia breve e banale della mia vita erano scritte tante altre storie che avevano un posto accanto ai pensieri e ari ricordi che raccoglievo perché mi aiutassero a crescere.
Otto libri compongono questo romanzo. Otto libri, ognuno dei quali ci racconta uno stralcio di vita di uno dei componenti della famiglia Jashi.

L'ottava vita (per Brilka) è un romanzo che ci permette di attraversare un intero secolo di storia della Georgia e della Russia, attraverso la voce narrante di Niza, una delle ultime donne di questa famiglia in gran parte composta da donne.

L'autrice ci racconta, in maniera dettagliata, non solo le vite dei protagonisti del romanzo, ma anche, e soprattutto, le vicende storiche che hanno contraddistinto la vita russa e georgiana a partire dagli anni Venti del Secolo scorso per giungere ai giorni nostri.
Ogni tassello di questo romanzo, ogni errore, ogni sorriso, condurranno a Brilka, al suo destino e al suo futuro.

Oltre mille pagine ci faranno attraversare avvenimenti tragici e dolorosi che, per fortuna, abbiamo studiato sui libri di scuola e non vissuto di persona.
La dittatura, le lotte sanguinarie, i tentativi di ribellione sedati col sangue e con le armi, le inutili ribellioni che hanno contraddistinto l'URSS, rimangono, nel nostro immaginario, qualcosa di lontano e quasi sconosciuto.
Haratischwili riesce a farci entrare appieno nelle atmosfere di quella terra e nella mente di chi vi è nato e  cresciuto.
La sensazione che si prova durante la lettura è quella di ritrovarsi all'interno di uno di quegli enormi palazzi russi, grigi, freddi, tutti uguali, in cui ognuno pare vivere per sé stesso, spesso anche a discapito degli altri.

La famiglia Jashi, protagonista incontrastata di questo romanzo, prende vita dal Fabbricante di cioccolato, colui che aveva miscelato gli ingredienti per una cioccolata calda perfetta che, però, pare portare con sé, oltre all'idillio del palato, anche una serie di eventi tragici che colpiscono coloro che la bevono.
La ricetta segreta passerà dalle mani del padre a quelle di Stasia, penultima delle figlie, che, dopo essersi resa conto del potere della bevanda, cercherà di tenerla segreta.

Sarà proprio Stasia la prima protagonista, e anche quella che ci accompagnerà sino alle ultime pagine, di questo romanzo.
Stasia che sognava una vita da ballerina, che desiderava calpestare i palcoscenici dei teatri di Parigi. E che, invece, giovanissima, si troverà a crescere due figli da sola.
Stasia è una donna forte, tenace, che durante la narrazione vedremo crescere ed evolversi e poi crollare, rimpicciolirsi e chiudersi come un fiore che, pian piano, perde lo splendore iniziale, vinto dal tempo e dalle intemperie, sino a che il suo profumo e i suoi colori rimarranno solo un ricordo lontano.

Ma la vita delle donne Jashi ruota attorno a quella di Kostja, il figlio maggiore di Stasia, unica e centrica figura maschile di questa famiglia, colui che, col suo potere e col carattere indomito che lo contraddistingue, deciderà più volte il destino di ognuna delle donne che avranno a che fare con lui.
Kostja non sarà un personaggio facile da affrontare, perché racchiude in sé tutte quelle caratteristiche dittatoriali utili a distinguere i personaggi di spicco dell'Unione Sovietica.

L'ottava vita (per Brilka) è una storia in cui non ci viene risparmiato alcun dolore: polgrom, gulag, deportazioni, fucilazioni, bambini strappati dal ventre della madre; ogni cosa ci verrà raccontata senza mezzi termini, con freddezza e crudeltà, esattamente come se noi fossimo parte di quella storia.
Ed è proprio questo il pregio più grande di questo romanzo: il lettore viene catapultato nella trama e ne riemerge solo a fine lettura, stanco, sfiancato, ma anche sazio e arricchito.

La fine, però, è anche la pecca più grande di questa storia. L'ultimo libro, il settimo, quello che ci racconta Niza, colei che ci ha accompagnati in questo lungo viaggio, è anche il libro peggiore
Si arriva sicuramente stanchi alla lettura di queste ultime pagine, ma a fare la differenza è un racconto che risulta ridondante e ripetitivo, superfluo ai fini della narrazione globale, lento e pesante.
Niza risulta, quasi per assurdo, eccessiva in una storia che è stata lei stessa a raccontarci. Il suo libro è quello che fa perdere la magia a una storia che, invece, avrebbe potuto essere perfetta.

L'ottava vita (per Brilka) è un romanzo storico corposo e ricco di avvenimenti. Non ci sono pause e le parti narrative sono alternate al racconto storico vero e proprio, che approfondisce dettagli che, spesso, sono stati ostici anche per me che sono avvezza a questo genere di libri.
A differenza di altri romanzi storici, infatti, per la prima volta non mi sento di consigliare questa lettura a chiunque, soprattutto a chi non ama profondamente questo genere di letteratura.
È un romanzo ostico, lungo, senza mezzi termini: o lo si ama profondamente o lo si odia senza ritorno.
Di sicuro, è una lettura che arricchisce, che riempie, dalla quale si riemerge con una consapevolezza diversa e un bagaglio culturale decisamente ampliato!
Ci lega un secolo. Un secolo rosso. Per sempre e otto. È il tuo turno, Brilka. Io ho adottato il tuo cuore. Il mio l'ho gettato via. Accetta il mio otto.

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