La felicità sta tra una pagine e l'altra (e un tè caldo)
Piccola, silenziosa, ostinata: una forma di resistenza quotidiana È domenica. Tardo pomeriggio. Quell'ora strana in cui il giorno non è più giorno e la settimana successiva bussa senza ancora farsi vedere. Sono sul divano, accoccolata a Roby. Il tè è caldo, non più bollente. Il libro è aperto, ma non con l'urgenza di chi deve arrivare da qualche parte. Più con la calma di chi sa che può restare. Non succede niente di speciale. Niente foto da postare, niente momenti da segnare come importanti. C'è solo un libro aperto sulle ginocchia, il respiro di Roby che si appoggia al mio e quella sensazione precisa e riconoscibile: pace. Non felicità da fuochi d'artificio. Pace. Quando parlo di leggere come forza di resistenza , è esattamente questo che intendo. Non un gesto eroico, non la lettura come identità da difendere a colpi di storie e statistiche. Leggere, in questo senso, è un atto minuscolo ma ostinato. È scegliere di stare. È dire, senza proclami, che non tutto deve ess...