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Recensione 'La carta più alta' di Marco Malvaldi - Sellerio

SINOSSI

<>, sbotta disperato Massimo il barrista. Ma è impossibile sottrarsi al nuovo intrigo in cui stanno per trascinarlo i quattro vecchietti del BarLume: nonno Ampelio, il Rimediotti, il Del Tacca del Comune, Aldo il ristoratore. Dalla vendita sottoprezzo di una villa lussuosa, i pensionati, investigatori per amor di maldicenza, sono arrivati a dedurre l’omicidio del vecchio proprietario, morto, ufficialmente, di un male rapido e inesorabile. Massimo il barrista, ormai in balìa dei vecchietti che stanno abbarbicati tutto il giorno al tavolino sotto l’olmo del suo bar nel paese immaginario e tipico di Pineta, al solito controvoglia trasforma quel fiume di malignità e di battute in una indagine. Il suo lavoro d’intelletto investigativo si risolve grazie a un’intuizione che permette di ristruttura le informazioni, durante un noioso ricovero ospedaliero: proprio come avviene nei classici del giallo deduttivo.

TITOLO: La carta più alta (La memoria)
AUTORE: Marco Malvaldi
EDITORE: Sellerio
DATA DI PUBBLICAZIONE: 12 gennaio 2012
PAGINE: 198
ISBN: 9788838926082

TRAMA 9
PERSONAGGI 9
STILE 10
INCIPIT 9
FINALE 9
COPERTINA 7

5 stelle
Piacere Libridinoso ... e mezzo

1748 Letto in 1 giorno


Vi va di tornare in Pineta? Avete voglia di vedere cos’è cambiato al BarLume? Certo che vi va! Perché il BarLume ha questo effetto: dopo esserci entrati per la prima volta, magari in un afoso pomeriggio di fine giugno, ed aver sentito Massimo, il barrista, mandare a stendere l’ennesimo cliente che ordina un cappuccino; dopo aver visto quattro vecchini giocare a briscola come dei professionisti... ecco, al BarLume viene sempre voglia di tornare!
E, quindi, eccoci qui! Sono trascorsi due anni dall’ultima volta in cui abbiamo varcato questa soglia. Il look del bar è diverso, più moderno direi! Il bancone è più moderno, la frutta fresca è esposta e la vetrina con i cornetti è dotata di luce che ne esalta il colore, due cose non cambiano mai al BarLume:
accanto al registratore di cassa c’è ancora un mazzo da 40 carte, così che al momento di pagare Massimo può proporre al cliente di giocare alla carta più alta. Se la prende il cliente, non paga; se la pesca Massimo, paga doppio.
E, ovviamene, immancabili, sotto l’olmo, loro: Pilade Del Tacca, Ampelio, Aldo il ristoratore e il Rimediotti!

Posso dire che, delle quattro storie ambientata in Pineta, sino ad ora, questa è quella che mi è piaciuta di più? Perché lo stile è quello classico di Malvaldi (ed è supremo!) e la storia è quella, col solito morto e la solita indagine; anche se, ad onor del vero, questa volta il morto è un po’ stantio !
Ma... ma io non ho mai riso tanto come durante questa lettura (il che ha aumentato ancora di più, in mio marito, la convinzione che, in fondo, così sana di mente io non sia!).
Partendo dalla vicina di casa di Massimo che frigge anche le tende, per arrivare al torneo di briscola organizzato all’insaputa del nostro barrista del cuore, io ho riso e riso: 198 pagine di puro divertimento!
Raramente mi capita di divertirmi così tanto durante una lettura. Ma Marco Malvaldi ha la grande capacità di stuzzicare la mente del lettore con il classico omicidio da risolvere e, contemporaneamente, farlo divertire grazie ad una cinquina di personaggi che si fanno amare incondizionatamente sin dalle prime righe del primo romanzo!


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