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Recensione 'Funne - Le ragazze che sognavano il mare' di Katia Bernardi - Mondadori

C'era una volta una piccola valle sperduta tra i monti. Una valle di quelle selvagge, con alte montagne e pareti di ghiaccio, dighe imponenti e laghi profondi di acqua cristallina. Ed è proprio qui a Daone, in Trentino, che comincia la nostra storia. La storia delle Funne, del loro viaggio e del loro sogno. Funne in dialetto significa donne, e le nostre Funne, ricche di sogni e di voglia di avventura, sono le irriducibili ottantenni del circolo pensionati Rododendro. Per festeggiare il ventennale del loro circolo decidono di fare una gita molto speciale: andare per la prima volta al mare tutte insieme, perché molte di loro il mare non lo hanno mai visto. Bellissima idea, bellissimo sogno. Ma certi sogni per diventare reali devono fare i conti con la cassa, e la cassa del Rododendro purtroppo piange. Sotto gli auspici della Madonna della Neve, e nutrite dall'immancabile fetta di polenta, le idee si moltiplicano: "E se vendessimo delle torte alla sagra del paese?"; "E se facessimo un calendario da vendere come i pompieri?"; "E se facessimo un "croadfanding" o quella roba lì che non so bene cos'è ma che è dentro l'Internèt?". La loro poetica avventura fatta di successi, insuccessi, inaspettata notorietà, gelosie, lacrime e tante risate è raccontata da Katia Bernardi, che su questa storia ha girato un film documentario. Una storia che ha conquistato le prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo, nata in una mattina d'estate, verso la fine di luglio, tra le montagne selvagge.

Titolo: Funne. Le ragazze che sognavano il mare
Autore: Katia Bernardi
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 13 settembre 2016
Pagine: 215

Trama: 3  Personaggi: 3  Stile: 3



Una delle cose più difficili da fare è leggere un libro che ci è stato consigliato senza lasciarsi condizionare dal parere di chi ce lo ha suggerito. Altrettanto difficile è leggere quel libro senza avere delle aspettative alte quando ci si è sentiti dire: <<Ho riso dalla prima all'ultima pagina!>>

Ecco, questo è ciò che mi è stato detto da un amico caro, che non è neanche uno sprovveduto in fatto di libri, visto che coi libri ci lavora. Quindi io ho iniziato questa lettura cercando tra le sue pagine quell'ironia, quella simpatia delle protagoniste, quell'allegria di cui mi era stato detto. Peccato che non sia riuscita a trovarvi nulla di tutto ciò.

Innanzitutto, sono stata spesso irritata dal costante uso del dialetto friulano. Io sono una sostenitrice dei dialetti, trovo che spesso siano necessari a rendere più vive le storie che ci vengono narrate. Ma in questo romanzo si esagera davvero e la lettura ne risente e rallenta in maniera inverosimile.
Partendo già da quella piccola parola che viene usata nel titolo, funne, il cui significato si trova solo nella sinossi (vuol dire donne, ve lo dico io!), non ho fatto altro che cercare la traduzione delle parole su Google.

Le protagoniste di questa storia, le funne per intenderci, sono un gruppo di anziane donne che fanno parte del circolo pensionati "Rododendro" di Daone, piccolissimo paese del Trentino. 
L'autrice ci racconta di come, per esaudire il loro sogno di vedere il mare, queste donne decideranno di fare un calendario con le loro foto e venderlo per raccogliere i fondi necessari per il viaggio.

L'idea di base è molto carina, ma la storia in sé mi è parsa sempre un po' forzata, quasi l'autrice si sforzasse di far apparire verosimili sia le protagoniste che le situazioni.

Un libro che, per fortuna, supera di poco le 200 pagine, altrimenti non sarei proprio riuscita a terminarlo, nonostante io ami immensamente i libri con protagonisti anziani.
Niente da fare, le funne non mi hanno conquistata.

Commenti

  1. Leggendo la trama ho pensato subito "wow, deve essere un libro molto simpatico", poi ho letto la tua recensione e mi si è spento qualsiasi entusiasmo. Certo, ogni libro è soggettivo, però onestamente mi annoierei parecchio a cercare il significato di tante parole su google. Il dialetto si, ma senza eccessi!

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    1. Diciamo che se un dialetto non ci appartiene ed è veramente tanto presente in una storia, si fa fatica!

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  2. Mi dispiace che sia stata una delusione, ma devo dire che la copertina merita almeno mezzo voto in più. Io ho provato un po' lo stesso leggendo Borgo Propizio, che invece avete adorato in tante, quindi immagino che anche questo titolo non faccia al caso mio.

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    1. io ad esempio Borgo Propizio l'ho abbandonato dopo un cinquantina di pagine, mi irritava e non ce la facevo proprio a proseguire. E infatti ci sono rimasta malissimo proprio perché avevo tante aspettative ed era piaciuto a moltissime persone :(

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    2. Borgo Propizio rimane, per me, qualcosa di unico e speciale!

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  3. A me è piaciuto molto ma devo ammettere che i motivi sono vari, il primo è che il dialetto che si parla a Daone è simile a quello che si parla da me (vivo abbastanza vicino) e mia mamma è originaria di quelle zone. Alcune funne le conosce personalmente e addirittura questa storia mi era stata raccontata in anteprima dai miei parenti proprio mentre accadeva. Per quanto riguarda le protagoniste quindi ti assicuro che sono genuine, sono fatte proprio così :)
    Per quanto riguarda lo stile di scrittura quello non ha convinto neanche me, si nota forse che l'autrice è una regista e quindi questo l'ha influenzata. Ammetto però che se non avessi conosciuto già la storia, le protagoniste e i luoghi dove sono ambientati i fatti, forse non l'avrei apprezzato a tal punto.

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