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Recensione 'Prove di sopravvivenza per una famiglia felice' di Maddie Dawson - Giunti

Segreti di famiglia, relazioni complicate, svolte sorprendenti: la grande autrice della commedia contemporanea torna con una storia piena di sentimento, intelligenza e ironia. Due donne le cui vite si intrecciano: Nina Popkin ha 35 anni, è stata lasciata dal marito e ha appena perso la madre adottiva, l'unica persona a cui era profondamente legata, quando scopre di essere stata adottata e di avere una sorella, Lindy McIntyre. Ma se Nina Popkin ha una vita tutta da reinventare e considera la rivelazione della madre in punto di morte come un segno del destino per affrontare la propria crisi personale, Lindy McIntyre è una persona di successo, dirige un prestigioso salone di bellezza, ha una bella casa, un marito affascinante e tre bambini dagli irresistibili riccioli biondi. E l'ultima cosa di cui ha bisogno Lindy è che una svitata come Nina faccia irruzione nella sua quiete annunciandole che è sua sorella e tentando di coinvolgerla per rispondere alla domanda più scomoda della loro vita: chi è la donna che le ha messe al mondo per poi sparire senza lasciare traccia?

Titolo: Prove di sopravvivenza per una famiglia felice
Autore: Maddie Dawson
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 5 aprile 2017
Pagine: 432

Trama: 3  Personaggi: 3  Stile: 4 



Leggere questo romanzo ha suscitato in me emozioni altalenanti. La prima cosa che ho pensato, arrivata alla fine, è stata che un centinaio di pagine in meno avrebbero sicuramente reso la narrazione più fluida e la storia meno ammorbante.

È una storia forte quella che ci racconta Maddie Dawson, una storia che parla di abbandoni, perdite, solitudine e brama d'affetto. La capacità più grande dell'autrice è sicuramente quella di rendere tutto leggero grazie all'ironia e ad una serie di situazioni che spesso rasentano l'assurdo.

Tre sono le voci narranti di questa storia: Nina, Lindy e Phoebe. Le prime due sono state adottate quando erano molto piccole e una volta adulte, dopo essersi casualmente ritrovate, decideranno di mettersi alla ricerca di Phoebe, la madre biologica.
Il primo motivo che mi ha fatto storcere il naso durante la lettura è stata proprio Nina. Provate ad immaginare una donna di 35 anni, adottata quando ne aveva poco più di uno, cresciuta in una famiglia serena ed affettuosa, che si ritrova improvvisamene sola dopo essere stata lasciata dal marito e aver perduto la madre adottiva.
Nina emana una carenza d'affetto, un bisogno costante di amore, sicurezza e conferme che, sinceramente, sono poco comprensibili nonostante io mi sia continuamente ripetuta che si tratti di una donna che comunque si trascina dietro il fatto di essere stata abbandonata dalla madre naturale.
Ma non c'è nulla da fare: Nina risulta sempre eccessivamente irritante. Conosce la sorella da appena cinque minuti quando comincia a dirle che devono diventare migliori amiche, frequentarsi, sentirsi, coinvolgersi reciprocamente l'una nella vita dell'altra, perché, insomma, loro sono sorelle!
Sempre Nina conosce un uomo di una quindicina d'anni più grande di lei, fresco di divorzio e con due figli sulle spalle. E cosa fa? Prende armi e bagagli e si trasferisce a casa loro, calandosi in un ruolo, quello di moglie e madre che, ovviamente, non le appartiene; per poi lamentarsi perché non le piace il modo in cui lui educa i suoi figli e lei si sente prigioniera in una casa che non le appartiene. Ma pensa!

Credo che sia esplicativo della personalità di Nina il rapporto che si crea tra lei e Indaco, la figlia quindicenne del suo compagno. Mettendo da parte il fatto che si tratti di un'adolescente problematica, indisponente, ribelle, prepotente ed irritante, vedere il modo in cui si rapporta con una donna di venti anni più grande mi ha fatto pensare che l'adulta avrebbe avuto bisogno di quattro sberle ben assestate!

In tutto ciò, mentre Lindy rimane quasi un personaggio defilato, che lotta con la sua quotidianità fatta di lavoro, tre figli piccoli ed un marito che pare non desiderarla più, Phoebe, la madre biologica delle due ragazze, pare essere messa lì per tenere il lettore sulla corda: per quale motivo le ha abbandonate? Perché si rifiuta di incontrarle? Quale segreto si è portata dentro per più di trent'anni?
L'idea potrebbe anche funzionare se non fosse stato per il fatto che l'autrice abbia esageratamente infarcito la storia di dettagli, aneddoti e particolari che non hanno fatto altro che rendere, a lungo andare, la lettura lenta e noiosa.

Il classico happy-ending, con tutta la famiglia finalmente riunita sotto lo stesso tetto, tutti felici, tutti amorevoli, è stato quella ciliegina che ha fatto passare questo libro da interessante a banale.
Si tratta sicuramente di un romanzo ben scritto e ben strutturato, in grado di regalare un paio di pomeriggi di piacevoli, ma che mi sento di consigliare prevalentemente a chi riesce a non irritarsi davanti a personaggi che spesso diventano insopportabili.





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